“L’Italia è un paese povero pieno di gente ricca”. Sinora.

O si comanda o si obbedisce (più spesso la seconda)

Graziano è più liberale di Renzi

Forte è in questi anni il dibattito sullo stato etico, che tutte le democrazie continentali occidentali conoscono molto bene. Un pò meno forte da noi, che lo viviamo sulla pelle. Parliamone.
Storicamente, nella modernità, esso è il portato naturale dell’idea di stato così come fuoriesce dalle pagine hegeliane.
Entità sovraindividuale, fonte del diritto, superiore ad ogni altra autorità; avente il potere, anzi il dovere, di premettere all’interesse del cittadino quello dello stato. E’ evidente che entro certi limiti, e se si intende per stato la collettività, posto che qualcuno riesca a definirla, il discorso fila. Del resto, la politica non è altro se non ricerca asintotica di contemperazione ed equilibrio tra gli opposti interessi dei consociati. Una volta attribuito alla totalità della popolazione maggiorenne il potere di decidere delle sorti della nazione tramite la democrazia rappresentativa, il problema della fonte del potere politico non dovrebbe sorgere. Se non a livello pratico, ovverosia della effettività (parola cara a Kelsen) dell’esercizio di tale potestà. Che, ad esempio, potrebbe essere inficiata dalla eccessiva povertà di alcune zone o dal loro isolamento culturale. O, anche, da un diffuso astensionismo. O da un’informazione integralmente asservita agli interessi del potere (mal) costituito. Ma questa è altra questione. Facciamo un passo indietro.  Continua a leggere

Annunci