(I) Brancaleone alle consultazioni: Il Senato secondo Di Maio

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Che ne è stato dei candidati di cui c’eravamo occupati?

Dai candidati agli eletti. Il Senato è ancora una volta campo di battaglia.

Il gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle.

Casta e pura? Incontriamo i senatori VIP.

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Nel tentativo ingrato di inquadrare le vicende elettorali del Movimento Cinque Stelle, indecifrabili come non mai, avevamo dato una rapida scorsa all’elenco dei candidati, nominati all’uninominale direttamente dai ‘vertici’, al proporzionale selezionati con scremature del tutto arbitrarie. Finendo per reperire una serie di nomi che saltavano all’occhio per avere poco o nulla a che fare con la storia, le finalità e le parole d’ordine del ‘grillismo’. E molto a che fare con altri percorsi noti della politica italiana, paradossalmente vicini a quella ‘casta’ centrista additata eternamente quale responsabile criminale dei disagi nazionali e pronta a ogni camaleontismo per arrivare in Parlamento. E infine governare, allo scopo di gestire poteri e denari, possibilmente eternandosi sulle poltrone e strafottendosene del ‘popolo’. Prima di procedere con l’analisi approfondita – che non lesinerà sorprese – di chi è effettivamente stato eletto al Senato sotto la bandiera a cinque stelle,  diamo conto dei risultati elettorali della inquietante pattuglia di candidati di cui avevamo scritto in precedenza.

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Il Mattarella Blues pervade l’Italia: l’agonia pentatonica di Gentiloni

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John lee Hooker e  Mattarella, ovvero il blues e la trick bag democristiana.

Lo shopping fra le lapidi dell’oligarchia italiana, ritmato dalle consultazioni: it serves you right to suffer!

Paolo Gentiloni Silveri, detto ‘l’africano’: da Rutelli al burning hell libico.

Ma la figura al di sotto delle parti potrebbe essere un’altra. Cercasi the Healer che agevoli Forza Italia, se il PD si divide.

Suona the same old blues again e l’Italia sembra inabissarsi: i tempi saranno maturi per il Boom Boom di Grillo? (Non prima del Settembre 2017)

Chiudiamo con Sciascia.

Il No alle mediocri riforme costituzionali ha rigettato la consolatoria, evirata melodia de ‘Il volo’ – tutta per il SI – e si è tuffata in un maschio blues economico, politico sociale che non farà prigionieri. Il blues è infatti espressione di una malinconica sofferenza che trova però all’interno il vigore necessario per esorcizzarsi e superarsi. il-voloUna struttura ipnotica, incardinata nella scala pentatonica, che fu definita la musica del diavolo, ai tempi di Robert Johnson e non solo. Blues e rock sono stati sempre massimamente malvisti dai clericali, sino ai nostri giorni: come dimenticare la crociata di Mattarella contro Madonna, in combutta con numerosi vescovi… e correva l’anno del signore 1990. Insomma, energia, emozione, azione nel blues vengono incatenate e scatenate di battuta in battuta, con cromatismi capaci di neutralizzare la monotona cromatina e brillantina di cui sono ricoperti calzari e capelli dei malnati e canuti eredi degli Andreotti, dei Piccoli, dei Fanfani, dei Forlani. Quale migliore guida alle vicende politiche in corso, quindi, di John Lee Hooker, auctoritas fra le maggiori di Theleme? Sarà un po’ lui il nostro Virgilio, nell’inferno democristiano di questi giorni. Pur non essendo indispensabile, si consiglia caldamente al lettore l’ascolto dei brani inframmezzati al testo, in un inedito e interattivo pastiche politico – musicale: con crescendo non rossiniano, essi ci condurranno in superficie, ‘a riveder le stelle’. Le cinque stelle che ci attendono al varco per vergare l’epitaffio del post fascismo repubblicano: Se il paese non avrà saputo tagliare di netto col passato, avrà bisogno della dinamite grillina. Che farebbe Boom Boom.   Continua a leggere