Il vero Renzi: da Kevin Spacey a Totò, da Ryiad a Taranto

L’americano de noantri e la Rai di Campo Dall’orto. Nuovo canone, vecchio imbonimento.

Altro che House of Cards. Per capire Renzi serve Totò, suo palese ispiratore.

ILVA come la fontana di Trevi. Totò, Nino Taranto e Deciocavallo ci spiegano tutto il “piano Scaroni” (o chi per lui).

Iraq o Iran, pari sono. L’Italia finalmente degradata a macchietta comica, dice il Gufo.

Ricordare il Renzi esordiente leader del suo Partito Democratico è cosa assai simpatica. Quel giro italiano con le slide e gli slogan, più l’ostentata matrice yankee, da Kennedy ad Obama (per inciso, passò anche  da Taranto, senza ammettere domanda alcuna). Quanto di americano potesse esserci a Rignano, dispersa nell’agro toscano, ce lo rivelò poco dopo la spettacolare padronanza dell’inglese del nostro Matteo, squadernata di fronte ad una basita platea anglosassone. I video di quell’evento fanno da anni milioni di visualizzazioni, nonché la surreale gioia di Fabrizio Rondolino meglio noto come “il senza vergogna”. Strapperà un sorriso, forse, rammentarlo:

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(I) A qualcuno serve altro acciaio? Il grande taboo di ILVA

Non solo Willy Wonka, anche Sergio Marchionne si defila di corsa dal salvataggio.

Sui media volteggiano dei nomi altisonanti, ma si sa che ILVA sarà solo degli Ilvaliani.

Mille e una ricetta per preparare un appetitoso acciaio. Il migliore? Forse quello al metano… ma chi lo vuole vuol chiudere l’ILVA.

Il grande taboo: qualcuno ha ancora fame o son tutti sazi, oggi come domani? La risposta è arcinota. Ne parliamo meglio nella seconda parte.

Dopo l’abbandono di Willy Wonka, un altro big dell’industria mondiale taglia corto sulla faccenda del siderurgico. Sergio Marchionne, insensibile allo sproloquio di Renzi durante la quotazione della Ferrari alla borsa di Milano, ieri si è così espresso con chi gli faceva domande sul possibile intervento del suo gruppo nel siderurgico tarantino:

“No. Deve essere competitiva”. “Abbiamo fatto quello che possiamo”.

La notizia, ovviamente, è stata passata del tutto sotto silenzio. Altrettanto l’occupazione del comune di Genova da parte degli operai ILVA, preoccupati dalla conferma di quasi 4000 esuberi (che correttamente ritengono ormai destinati a non più rientrare). Altrettanto l’inseguimento e lo svillaneggiamento del segretario del PD di Genova, Terrile (Qui splendido video), invero sintomatico del pochissimo controllo che ha ormai il governo delle dinamiche industriali e sociali inerenti alla siderurgia. E del pochissimo rispetto che ne deriva.

settante per cento

“Ce ne sbattiamo il cazzo del vostro 70%”, operai ILVA di Genova, rivolgendosi al segretario locale del PD, Terrile. Primo ad esser trattato così. Ma non certo ultimo.

I media italiani hanno ben altre frecce nel loro arco: la loro faretra infatti la riempie direttamente il governo, il primo interessato alla massima e protratta controinformazione sull’argomento. Esistono 2 tipi di frecce. Quelle coi tanti big “in gara”: mi soffermerei qui sulla sempreverde Arcelor Mittal, l’eterna promessa sposa; sulla new entry coreana Posco ed addirittura sull’ENI. Bene, nessuno di loro è interessato: riscontri seri non ve ne sono, i soggetti in questione non rilasciano alcuna dichiarazione ufficiale o ufficiosa a nemmeno 30 giorni dalla data finale per la raccolta delle manifestazioni di interesse e per di più esiste un ampio storico di “soffiate”, tutte piuttosto simili fra loro, che si sono sempre squagliate a distanza di nemmeno una settimana dai pezzi di lancio.

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