Tramonta l’opzione cioccolato:L’ILVA agli Ilvaliani!

Ecco il parere richiesto da Willy Wonka.

Un vero mercato in crescita, quello del cacao, a fronte della catastrofe economica e giuridica che ruota intorno ad ILVA.

“Banane, non tubi”, le opinioni dei tecnici sulla qualità degli acciai.

Ma di chi è ILVA? i Riva e gli Amenduni. Promessa di fatto di terzo, vendita di cosa altrui. Chi compra in effetti non compra nulla.

Gnudi non balla: tramonta la riconversione al cioccolato. Di amaro restano solo i cazzi.

L’Italia agli italiani, l’ILVA agli Ilvaliani!

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Willy Wonka se ne va: L’ILVA agli Ilvagliani!

A seguire, copia del parere giuridico/economico, esperito a richiesta di Willy Wonka, in merito all’acquisizione dello stabilimento siderurgico ILVA di Taranto, col fine di realizzare il ciclo continuo del cioccolato, di cui nel precedente post: Continua a leggere

Ilva: Guidi, Galletti e De Vincenti apprendisti stregoni

A Taranto non si possono pagare nemmeno gli stipendi, nel porto ILVA è sinonimo di lavorare aggratis.

Lo strumento legislativo si trasforma progressivamente in formula magica. Un’evocazione (fallita) dopo l’altra.

Dopo Clini, Bondi, Gnudi, Guerra, Renzi arrivano De Vincenti e Galletti, apprendisti stregoni. E la sacerdotessa Guidi.

Le banche non ci stanno più. E nemmeno le commesse. Come agevolare i compratori ponendogli a carico miliardi di spesa.

Sarà forse la Libia, oggetto di nuove bislacche speranze, a salvare ILVA?

Un suggerimento natalizio per Renzi e la compagine di Governo, “E vatt’ a curcà…”

Nonostante la vicenda del siderurgico si trascini da anni, c’è da ammettere che è ancora oggi capace di suscitare forti emozioni. Infatti, essendo la madre di tutte le battaglie del cattocomunismo essa da un lato catalizza gli sforzi dell’oligarchia moribonda della nazione, dall’altra rappresenta di quest’ultima uno straordinario sunto sociale, economico, politico.

Abbandonato ogni contatto con la realtà, cullato dal sonno della ragione che genera mostri, il paese viene scosso sin ne precordi dalla prepotente realtà di un’industria gigantesca – con un indotto gigantesco – senza più chance di vendere il suo prodotto e di sostenere i suoi giganteschi costi. E non solo, commissariata, sequestrata, indebitata, processata. Un tarlo incessante, che da anni trapana le propagande più varie. Un tafano mostruoso per cui sul pianeta non esiste insetticida selettivo che eviti di portare con sé anche l’intera baracca italiana del novecento, basata sulla grande industria di Stato che diviene banchetto per sindacati, imprenditori appaltanti, politici locali e nazionali, chiesa (con la c minuscola), malavita e perché no popolazione.

Della condizione generale della siderurgia in Italia, in specie a Taranto, abbiamo parlato spesso. Una nostra traduzione dal The Economist spiega assai bene lo stato dell’arte. Conferma ne siano le notizie che giungono dal Porto mercantile e dalle banchine di uso esclusivo ILVA: sempre più frequenti i casi di liberi professionisti che si rifiutano di prestare la loro necessaria opera, in quanto ripetutamente non pagati. La medesima difficoltà si incontra oggi nella corresponsione degli stipendi di Dicembre agli operai, essendo terminate a Novembre sia le somme prestate per l’ennesima volta dalla banche – ormai determinate a non sovvenzionare più un simile pozzo senza fondo… e che si perdano pure i soldi già investiti) – sia le risorse che FINTECNA aveva conservate per danni ambientali provocati dall’industria pesante italiana. Per non parlare dell’indotto, già “andato”. Questa la vera ragione dell’urgenza del nuovo “atto legislativo” di cui stiamo per occuparci: evitare di non saldare gli stipendi degli operai a Natale. Continua a leggere

Redde rationem (inutile) sulle prescrizioni AIA: All’ILVA carta canta, ma non suona mai.

Districhiamo la lunga tela delle prescrizioni AIA per ILVA: Una truffa di Stato.

Le opinioni dei tecnici e politici, per nulla rassicuranti. Clini, Bovino, Bonelli, Venosi.

Come e perché dalla carta nasce solo carta (straccia) e quel che di concreto si prescrive non si fa mai.

Si salvi chi può, in primis dalle discariche.

il 9 maggio 2014, dopo anni di tribolazioni normative, amministrative e politiche, entrava in vigore il cosiddetto “piano ambientale” per l’ILVA di Taranto. Siffatto piano essenzialmente non ha fatto altro che riprendere le prescrizioni precedenti, dando loro un nuovo timing. Fondamentale è comprendere il complesso meccanismo che ha condotto a questo punto, analizzato con occhio oggettivo, grazie alle opinioni che, a nostro parere, son risultate infine più interessanti per dare coerenza a quel che viene in genere narrato malamente, propagandisticamente e parzialmente. Questa coerenza ci conduce ad affermare come il modo più realistico di guardare al futuro business della siderurgia tarantina – ed alle inerenti attività di bonifica – sia a tutt’oggi quello della “truffa di Stato”. Una truffa che ha coinvolto, infangandoli, tutti i poteri e le istituzioni, dalle presidenze della Repubblica al TAR, dalla Consulta alle stesse procure, in primis quella milanese (autrice della bufala “obbligazionaria”). Come pure montagne di sedicenti giuristi e tecnici in rem propriam.

tramonta il siderurgico, fra mille balle blu

inesorabile tramonto del siderurgico tarantino, fra mille balle blu

Il suddetto piano è proprio in queste ore soggetto alle verifiche degli enti incaricati, ARPA ed ISPRA. Indipendentemente dall’esito che avrà la verifica, proviamo a comprendere quali, quante e di che qualità siano quell’ 80% di prescrizioni che ci trasciniamo da un quinquennio, già da attuarsi entro l’agosto 2015. E che affidabilità e credibilità abbia tutto il sistema che ha prodotto quel che di seguito leggerete.

Verrebbe da prender le mosse dalle “bonifiche” serie, che per esser serie sono da immaginarsi su scala talmente ciclopica da non risultar fattibili. Ad esempio, la famigerata “copertura dei parchi minerari” (per adesso affidata alle “collinette”, miti declivi prospicienti il parco, notoriamente del tutto inadeguati al contenimento… non più del voler versar del brodo nel piatto con la schiumarola). Continua a leggere