(II) A qualcuno serve altro acciaio? No, grazie

Che bello sarebbe avere dei giornalisti, in Italia. Ma ne faremo a meno.

L’esoterica conversione del decreto, la divinazione degli “acquirenti” di ILVA.

Incerti di legge, incerti di diritto, incerti di processo. Una breve (si fa per dire) lista.

Perché altro acciaio non serve proprio. Se non a restare nel Novecento di Giorgio Napolitano.

Quanti sceicchi… Cordata, se ci sei batti un colpo (dice Scaroni).

Ma un tintinnio fortissimo sale dalle gravine…

Sarebbe davvero bellissimo avere dei giornalisti, in Italia. Differenziandoci dal resto d’Occidente (come ha detto ieri sera Morricone, “vorrei che l’Italia fosse in Europa…”), nutriamo persino uno splendido ordine, che ce li raggruppa dopo averli carestosamente selezionati, sulla base di prove simulate e non (manco fossero top gun): in teoria il massimo. In pratica il massimo del minimo, con qualche piccola coraggiosa eccezione. E quindi tocca far loro da succedanei, anche quando il sole invernale brilla sulle acque dello Ionio, da cui un dì felice vergine nasceva Venere ed oggi invece sbarcano migliaia di disperati, e verrebbe voglia di dedicarsi a ben altro. Anzi, a pensarci bene tocca far da succedanei persino al Parlamento. 

P.s. In data odierna il testo della legge di conversione è finalmente disponibile, almeno sul sito della Gazzetta ufficiale. Ed in vigore.

Prosegue da (I) A qualcuno serve altro acciaio? Il grande taboo di ILVA

Non è forse notizia da darsi con certa evidenza la mancata pubblicazione, ad una settimana dalla conversione in legge nel Senato, dell’ultimo decreto ILVA, noto come “Disposizioni urgenti per la cessione a terzi dei complessi aziendali del Gruppo ILVA”?

disposizioni urgenti ILVA

E invece se non lo leggete qui non lo leggete da nessun’altra parte. Al di là dell’uso avventato del termine “urgente”, tale conversione al Senato risulta avvenuta solo dopo l’importante presa di posizione della Commissione Europea sulle vicende del siderurgico tarantino – che per quanto sibillina di certo non ammette sostegno pubblico delle attività produttive e commerciali. Mentre il testo inviato ai senatori dalla Camera, approvato ben prima dell’indagine europea, attribuiva ai Commissari di Stato centinaia di milioni (di provenienza genericamente ministeriale) per mantenere in piedi il business siderurgico, da anni ormai in enorme e costante perdita. Vediamo la cronologia precisa:

Il testo approvato dalla Camera risultava quindi palesemente in contrasto con la procedura aperta a Bruxelles. Basti ricordare il commento di alcuni deputati del PD all’approvazione in quel ramo del Parlamento:

Con l’approvazione del decreto Ilva abbiamo raggiunto importanti risultati: lo stanziamento di 800 milioni per il risanamento ambientale e le bonifiche; 300 milioni per gli stipendi e i fornitori; 35 milioni per i creditori dell’indotto attraverso il Fondo di Garanzia per le Pmi, ferma restando l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/EOZ1P2

I 300 milioni per gli stipendi ed i fornitori ed i 35 milioni per l’indotto sono infatti senza ombra di dubbio estranei ad ogni bonifica (e anche gli 800 milioni ad essa destinati sarebbero, sempre secondo le parole della Vestager, da farsi rimborsare dall’acquirente).

Napolitano-1

Giorgio Napolitano, ai tempi in cui traghettava il siderurgico tarantino nel socialismo reale. E viceversa.

Insomma, poterlo leggere sarebbe una gran cosa: oltre a rispondere all’urgenza (che poi è il motivo per cui è previsto che un Governo decreti), la mancata pubblicazione viola doveri di trasparenza ed accessibilità peculiari dei sistemi democratici – dei quali evidentemente il nostro paese non fa parte, sebbene ne abbia il nome. Ma non finisce qui. E no. Perché è previsto che gli interessati alla “vendita” manifestino il loro interesse entro il 10 Febbraio. La cosa è certa, poiché è stato pubblicato su giornali anche il pubblico bando. E chi volesse leggerlo LO TROVA QUI.   Continua a leggere

Annunci

Scambiamo migranti con debito pubblico per salvare ILVA? La legge non c’è, ma la UE è già nemica

La finanziaria al momento non esiste (15.10.2015 ore 16).

La “clausola migranti”: incamerare clandestini in cambio di deficit.

E il deficit dove finisce? A finanziare ILVA, un’impresa tanto fallita quanto di Stato.

Massì, sputiamo in faccia alla CECA e chiediamo soldi alla UE.

Renzi guida il paese a passo di carica verso il default. E individua il nemico, sperando di dirottare la rabbia.

Fare i forti essendo debolissimi: Tsipras 2, la vendemmia.

Horribile dictu, la finanziaria twittata da Renzi, o legge di stabilità, a tutt’oggi non esiste. Esistono delle bozze ufficiose che circolano in ambienti riservati dell’etere. E che naturalmente Theleme, grazie al suo Palantir, può intercettare. A spizzichi e bocconi, ma sufficienti a farsi un’idea. L’arcana pietra oggi funziona un po’ meglio, sarà forse per via dello scatenarsi degli agenti atmosferici. Che, ennesimo segno fatale, sono stati impietosi con quel relitto novecentesco dell’ ILVA… e con operai sempre più legati ad un filo, sia per il lavoro che per la salute . Come scritto in precedenza, pare ormai certo che a Taranto dovremo fare a meno di ambedue… nel frattempo godiamoci nuovamente questa centralità nella politica italiana ed europea: infatti i casi siderurgici  ci conducono assai vicino alla strada senza uscita imboccata dal governo e dal suo Presidente del Consiglio.

Il quale, lungi dall’essere un decisionista, è in realtà marionetta obbediente dei tanti meccanismi di potere che si arroccano dietro la sua immagine (ben più di quelli che qui troverete, ma link comunque utile…). Chi proprio abbia voglia di approfondire come la si pensi a Theleme, o diffidi di queste anarchiche opinioni, cerchi da sé “Renzi” in questo umile blog e troverà pane e fonti per i suoi denti. Operazione sconsigliata però ai disonesti intellettualmente e soprattutto a chi lavora nel o per il PD, in quanto potrebbe inquinare l’efficacia della propaganda che tocca loro fare.

Stabilità, sotto i tweet niente

Stabilità, sotto i tweet niente

Ma veniamo appunto al nocciolo. Poiché il presidente del Consiglio si azzarda a parlare per tweet di contenuti tutt’ora in bozza , egli autorizza chiunque ad analizzare la legge più seria e “precisina” dello Stato (parliamo di soldi, bilanci, leve fiscali…) sulla base di illazioni, mezze soffiate, articoli di giornali appena un po’ informati… e appunto tweet. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso: non tutti coloro i quali pensano o scrivono sono al soldo del regime, o lavorano in redazioni/capestro, con linea politica ben delimitata dal certamente compiacente direttore.

A Theleme ad esempio piace chiamare le cose col nome loro. Pertanto riassumeremo l’opinione che ci siamo fatti della fantasmagorica, twitterina, “legge di stabilità” – o meglio “di fiducia”, come Renzi avrebbe preferito chiamarla… la fantasia al potere… poeti al posto dei ragionieri… sarà che davvero l’elettore medio del PD è ancora più tonto di quello a cinque stelle? – nel periodo seguente: Continua a leggere