James O’Keefe, il diario segreto di Ashley Biden e la peggior FBI: il complottismo diventa verità?

copertina

James O’Keefe è una vecchia conoscenza di Theleme, e soprattutto della destra americana. Le sue notevoli inchieste, targate Project Veritas (‘Rigging the elections’, le trovate qui, accluse al post dell’epoca, guardacaso WordPress NON consente di linkare direttamente, nemmeno alla Home page), sono state decisive nel 2016, quando Donald J. Trump surclassò a sorpresa la strafavorita – sui media, i complottisti la davano perdente – Hillary Clinton. La quale è al momento coinvolta in un’oscura trama di ‘fake news’ ai danni dell’odiato Donald, quelle relative al cosiddetto ‘Russiagate’. Non c’è più dubbio che il ‘Russiagate’ fosse una bufala, ampiamente confessata – anche se agli italiani non è dato saperne nulla e gli stessi media USA, dopo aver sfruttato sino all’osso quella ‘fake news’, evitano per quanto possono di parlarne, trattando invece da ‘fake news’ ciò che è autentico, vedi le famigerate mail dell’altro figlio di Biden, Hunter – l’unico interrogativo rimasto in piedi è se tutto ciò provenisse dal ‘clan Clinton’, come molti indizi (ed arresti recentissimi) farebbero credere al procuratore che se ne occupa, tal John Durham.

Giornalista controverso, editore di ‘Project Veritas’, sicuramente più che di parte, O’Keefe è addirittura finito in una retata del FBI del 5 novembre. Infatti mesi fa si era trovato in possesso del diario personale della figlia di Joe Biden, la ‘filantropa’ Ashley, in quanto alcuni ‘mercenari’ avevano cercato di venderglielo. Gli agenti federali, come nei migliori film d’azione, gli hanno messo a soqquadro la casa, nel tentativo di ritrovare il prezioso ‘diario segreto’ della figliuola. Saremo troppo romantici, a noi piace immaginarlo così.

diario ashley

E probabilmente siamo troppo romantici: alcune pagine del diario risultano in qualche modo connesse al caso clamoroso delle mail del fratello, nonché ad alcune vicende a sfondo sessuale vissute in tenera età, oltre che ai noti problemi con gli stupefacenti. All’epoca tacciato di falso con lo scopo di proteggere Joe Biden, questo diario fu in effetti parzialmente pubblicato da siti di estrema destra americana, in prossimità delle elezioni. Sembra davvero che il complottismo, invece di travisare la realtà, la descriva. Tutto è in effetti molto trash, nei fatti. L’accaduto potrebbe avere dei risvolti importanti, considerato il singolare atto di forza dell’FBI – guardato con inevitabile sospetto persino dai più fedeli custodi dei valori democratici – tale da suggerire sia la massima urgenza nel recuperarlo sia ovviamente la veridicità del diario. Per documentare l’attualità, al momento non troviamo di meglio che tradurre direttamente dal sito di ‘The National Desk’, importante trasmissione giornalistica americana:

Nella prima intervista da quando l’FBI ha fatto irruzione nella sua casa, il fondatore del Project Veritas James O’Keefe ha detto di aver vissuto “uno stato di shock”, mentre gli agenti federali perquisivano la sua residenza di New York per oltre due ore venerdì.

O’Keefe è apparso con il suo avvocato in “Hannity”[celebre appuntamento televisivo USA] della rete Fox, lunedì sera. In due hanno ribadito l’affermazione che Project Veritas non ha fatto nulla di illegale nel ricevere un diario presumibilmente appartenente alla figlia del presidente Joe Biden, Ashley.
Quando Sean Hannity gli ha chiesto se Project Veritas, o lui O’Keefe, avesse idea della provenienza del diario, O’Keefe ha ribadito che “La fonte che ci ha fornito le informazioni ignorava se fosse stato rubato o meno. Non lo sappiamo”.

In seguito alle presunte ‘incursioni’ FBI di venerdì, O’Keefe ha spiegato in una risposta pubblicata sul sito Web Project Veritas che il suo gruppo è stato avvicinato da “informatori” che non avevano mai incontrato prima, circa un anno fa. Gli “informatori” avrebbero indicato a Project Veritas che il diario era stato abbandonato in una stanza in cui la figlia di Biden era stata in precedenza.

O’Keefe ha detto ad Hannity che dal momento che non poteva autenticare il materiale originale, Project Veritas alla fine ha scelto di non pubblicare la storia ed ha consegnato il materiale alle forze dell’ordine. “Cos’altro avrei potuto fare se non evitare di pubblicare la storia e avvisare le forze dell’ordine?” O’Keefe ha detto ad Hannity. “Non so cosa avremmo potuto fare di più”.

Le tattiche sotto copertura tipicamente utilizzate da Project Veritas sono considerate controverse, ma O’Keefe e il suo avvocato hanno sostenuto lunedì sera che i precedenti della Corte Suprema sono dalla loro parte.

Durante gli anni ’70 la Corte Suprema degli Stati Uniti stabilì nel caso ‘Pentagon Papers’ che il New York Times aveva il diritto di pubblicare documenti rubati. Quando Hannity ha domandato delle somiglianze tra ciò che sta accadendo con Project Veritas e il caso Pentagon Papers, l’avvocato di O’Keefe ha risposto che “ciò completamente assimilabile”.

Un portavoce dell’FBI ha confermato al New York Times che attività delle forze dell’ordine si sono verificate nell’appartamento di O’Keefe a New York City, che secondo O’Keefe è stato perquisito insieme alle case di altri giornalisti di Project Veritas il 4 novembre. Il National Desk ha contattato l’FBI per ulteriori informazioni sul caso, ma non ha ricevuto risposta prima della pubblicazione.

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