Sir David Amess e l’Iran, il Mek e la Somalia di Ali Harbi: rompiamo il silenzio dei media

L’assassinio di Sir David Amess rimane interamente avvolto nel mistero: la stampa, specie italiana, poco documenta e ancor meno analizza. Ma è davvero così? Che i governi non scoprano le carte fa parte del gioco. Che i media non sappiano nulla, o non dicano nulla quando conviene, fa parte di una trama che froda la democrazia.

L’Iran ed il Mek: storia di sette, despoti e assassini. Gli episodi europei più recenti ed il silenzio strategico più inquietante. La Somalia di Al Shabaab fa da ponte per armi ed uranio. Rispunta l’Etiopia del DERG.

Chi voleva morto il buon Amess e perché? Quando la storia si ripete…

Nel 2018 Sir David Amess, parlamentare conservatore inglese di lungo corso, era a Parigi, insieme ad una nutrita schiera di colleghi provenienti da tutta Europa. Lo scopo della riunione? Quello di ribadire l’appoggio alle forze antagoniste della feroce dittatura teocratica iraniana, auspicando sorti meno oscurantiste per l’antica Persia. Fra queste spiccava il MEK, movimento politico militare di matrice mistica, guidato da Mariam Rajavi (in foto) – vedova, ma i seguaci ne ritengono il marito, nonché fondatore del MEK, piuttosto che morto asceso in cielo, proprio come l’Alì cugino e cognato di Maometto che è profeta dello sciismo duodecimano – unica formazione capace, negli ultimi decenni, di porre una seria minaccia interna, a colpi di bombe ed assassinii si intende, al regime degli Ayatollah.

amess rajavi

Leggiamo le sue parole dell’epoca:

La resistenza iraniana sta espandendo le sue attività all’interno del Paese. A livello internazionale è emerso come l’unica alternativa democratica al regime teocratico… oggi non vogliamo parlare della condanna dei crimini dei mullah. Vogliamo parlare di un cambio di regime che è finalmente alla nostra portata. Vogliamo parlare di un futuro Iran con il piano in 10 punti di Maryam Rajavi”.

Insieme ad altri 24 membri del Parlamento, David Amess riuscì poi a far depennare dalla lista della organizzazioni vietate in Inghilterra proprio il MEK (o PMOI, organizzazione dei mujaeddin del popolo iraniano). Ed il giorno prima di essere barbaramente ucciso aveva pubblicamente dichiarato che laddove l’attuale Presidente dell’Iran si fosse recato in Gran Bretagna per il summit globale sul clima di Glasgow avrebbe dovuto essere arrestato, in quanto responsabile – e ciò è accertato anche dall’ONU – dei noti e terribili massacri di Stato di 30 anni prima. Capirete che affetto abbiano covato per lui, in questi anni, i despoti iraniani del Velayat-e Faqih.

raisi-khamenei

Del resto, non è che avessero preso granché bene la famosa riunione parigina del 2018. Tutt’altro. Sentite qui che cosa (per poco non) accadde, direttamente dalle pagine dei giornali:

Un diplomatico iraniano è stato processato e condannato nell’Unione europea per aver pianificato un attentato terroristico. Questa mattina, il tribunale belga di Anversa ha condannato Assadollah Assadi a 20 anni di carcere con l’accusa di aver tentato un attacco, poi sventato, contro il gruppo di opposizione iraniano Mujahedeen-e-Khalq (Mek), a Villepinte, vicino Parigi, nel 2018. Che un funzionario iraniano venisse processato e condannato in Europa non era mai accaduto dal 1979, anno della rivoluzione contro il regime dello Scià Mohammad Reza Pahlavi che portò all’ascesa al potere dell’Ayatollah Ruhollah Khomeyni e all’instaurazione del regime islamico.

Gli eventi risalgono al 30 giugno 2018, quando gli agenti della polizia belga, informati dai servizi di intelligence su un possibile attacco contro l’incontro annuale del Mek, fermarono una coppia che viaggiava su una Mercedes. Nel bagagliaio, furono trovati 550 grammi di esplosivo Tatp e un detonatore. L’unità di smaltimento delle bombe belga spiegò che il dispositivo era di tipo professionale e che avrebbe potuto causare una considerevole deflagrazione e panico tra i circa 25 mila partecipanti al raduno del Mek dove, tra i tanti, c’era anche Rudy Giuliani, l’avvocato personale dell’ex presidente Usa, Donald Trump, nonché ex sindaco di New York, l’ex portavoce conservatore della Camera Usa, Newt Gingrich, e l’ex candidata colombiana alle presidenziali, Ingrid Betancourt. Assadi, all’epoca diplomatico iraniano di stanza a Vienna, venne arrestato il giorno dopo in Germania e trasferito da detenuto in Belgio.

Nel processo dell’anno scorso, Assadi, che ora ha 49 anni, si è rifiutato di testimoniare e ha invocato lo status diplomatico. La Corte ha respinto la sua richiesta di immunità e i pubblici ministeri hanno chiesto la pena massima di 20 anni per tentato omicidio terroristico e partecipazione alle attività di un gruppo terroristico. Insieme ad Assadi, che ha contestato tutte le accuse contro di lui, sono state condannate anche altre tre persone. La coppia fermata nell’auto contenente l’esplosivo, Nasimeh Naami e Amir Saadouni, che hanno avuto rispettivamente 18 e 15 anni di prigione. E il poeta iraniano residente in Belgio Mehrdad Arefani che, complice di Assadi, avrebbe dovuto portare la coppia alla manifestazione: ha avuto 17 anni. “La sentenza mostra due cose”: la prima che “un diplomatico non ha l’immunità per atti criminali” e la seconda è “la responsabilità dello Stato iraniano in quella che avrebbe potuto essere una carneficina”, ha detto ai giornalisti fuori dal tribunale di Anversa il pubblico ministero della procura belga, Georges-Henri Beauthier.

Che l’Iran non vada troppo per il sottile, è poco ma sicuro. E non solo in campo nucleare, dove spicca per malcelata propensione all’acquisizione di armi atomiche, allo scopo di dominare ancor più lo scenario mediorientale, col rischio concreto di scatenare una guerra preventiva da parte di Israele. Ma in questo caso direi la notizia non fosse da trascurare, avrebbe meritato un passaggio nei TG di ogni nazione: uno Stato che usa diplomatici per esportare bombe, da far esplodere nelle capitali europee, per ammazzare parlamentari ed oppositori, non pare un bruscolino. Non è colpa vostra, quindi, se non ne sapete nulla: è che l’Unione Europea vorrebbe tanto rigenerare, insieme con il mondo DEM statunitense, il famoso accordo nucleare di Obama, il quale a nulla servì se non a dare il tempo a Teheran di vendere abbastanza petrolio da pagarsi la proiezione militare in Siria, libano, Iraq e Yemen. Oltre ad innumerevoli contatti con ogni formazione terroristica paramilitare antioccidentale del globo. Questi pasticciati eurobond made in Bruxelles ci si augura qualcuno li compri, prima o poi, oltre alle nostre stesse banche e fondi pensione: una volta ripristinato l’accordo, magari grazie all’Unione Europea, l’Iran potrebbe ricominciare a far parte della comunità economica e finanziaria internazionale e ricambiare l’appoggio con petroldollari, cosa che l’Italia desidera grandemente – ricordate le statue ‘coperte’ da Renzi e Franceschini in servile omaggio a Rohani? – ed il Vaticano ancor più: fra papi ci si intende.

statue nude

Capirete quindi quanto si preferisca non dar spazio a notizie tali da gettare ombre su questi nostri amiconi inturbantati, che sono peraltro punto focale di passaggio per la via della seta cinese, pallino di Pechino nonché di Roma e Berlino. Come questa, assai recente, che segue:

Nel pomeriggio di giovedì scorso (8 luglio) l’aeroporto di Bruxelles è stato evacuato per un allarme bomba, rientrato dopo circa due ore. A far scattare le misure di sicurezza è stato, come spiegato dalla procura di Halle-Vilvoorde, un bagaglio abbandonato da una donna iraniana poi partita per Doha, in Qatar. Appena individuata, l’aereo su cui si trovava è stato fatto rientrare nella capitale belga mentre era nei cieli e la donna è stata interrogata e poi lasciata andare. Secondo l’esperto di sicurezza israeliano Ron Ben-Yishai, intervistato dal sito Ynet, l’incidente sarebbe un test dei sistema di sicurezza dell’aeroporto a opera dell’Iran. Teheran, infatti, starebbe cercando modi per attaccare Israele all’estero, dopo le difficoltà a contrastare gli attacchi israeliani contro il programma nucleare e le forniture di armi ai gruppi terroristici.

In realtà proprio a Bruxelles era atteso da lì a poco il ministro israeliano Lapid, per parlare di Iran. Ed in effetti dal 2016, dopo i fatti catastrofici di Zaventem Airport, il Mossad aiuta il Belgio in campo di sicurezza aeroportuale.

Ora, l’assassino di Sir David è un somalo. La Somalia, ex colonia italiana, è da decenni perenne campo di battaglia ed usbergo di pirati, banditi, signori della guerra, politici canaglia e feroci islamisti. Ha una storia etnica e religiosa complessa, tradizionalmente sufi, ma da qualche anno la formazione paramilitare e terroristica Al Shabaab, assai contigua al Boko Haram nigeriano, in quella che è una penetrazione geopolitica dell’Africa da parte del sunnismo fondamentalizzato turco, e più in generale dei ‘Fratelli Musulmani’ – non possiamo entrare qui in dettagli, si tratta di fenomeni estremamente intricati e per nulla recenti – ha sopraffatto quasi del tutto la matrice originaria sufi, sviluppando legami sempre più stretti con gli sciiti iraniani. Teoricamente le ‘fedi’ non coinciderebbero, ma i rapporti reciproci con la Turchia sono ottimi. E poi, in cambio del sostegno di Teheran, dalla Somalia può arrivare uranio in Iran ed armi a Ghaza e soprattutto agli Houti, spina nel fianco dell’Arabia Saudita in Yemen, tramite la famigerata piattaforma del Puntland. Una cartina geografica mostrerà agevolmente le relative vicinanze fra i luoghi appena menzionati.

puntland

Ali Harbi Ali, questo il nome del venticinquenne, risiede in Inghilterra da anni, abita a Londra da poco ed è figlio di un noto politico somalo. Secondo il governo inglese sarebbe un ‘terrorista fai-da-te’, un ‘lupo solitario’, estremizzatosi ‘durante il Covid’, ma anche pensassero tutt’altro non lo racconterebbero, specie nelle immediatezze del fatto. C’è da rilevare che in Somalia v’è al momento grande trambusto, per possibili coinvolgimenti nella grande guerra che infiamma l’intera Etiopia – di cui naturalmente non saprete nulla, molto meglio occuparsi di fascismi e vaccini e non del primo grande conflitto per l’acqua – ed uno scontro frontale fra Presidente e Primo Ministro, spalleggiati ovviamente da contrastanti potenze straniere. Così come c’è da rammentare che da circa un anno francesi ed inglesi, direttamente (vedi ex operazione Barkane) o attraverso loro ex colonizzati, eliminano politicamente i leader delle nazioni africane meno prossimi ai loro scopi, o meno adeguati a conseguirli. Al tempo stesso eliminando fisicamente i capi delle organizzazioni islamiste africane che, fiancheggiate da Turchia – e Cina, più alla lontana – tentano di sostituire i francoinglesi nel ruolo di padrini del ‘Continente nero’. Questo è Abubakar Shekau, l’ultima ‘vittima’ di questa perdurante opera di ‘rimozione’:

shekau Possiamo quindi vagliare tante ‘buone’ ragioni – non necessariamente escludentesi l’un l’altra, anzi – per cui un somalo possa oggi assassinare un parlamentare conservatore, molto avverso al regime iraniano ed appartenente ad una nazione straniera così influente a casa sua. Possiamo anche vedere il ‘movente iraniano’ come abbastanza scoperto, posto ciò che abbiamo appena detto, e quindi assai rischioso per l’ipotetico committente, forse troppo, tanto da lasciare spazio al dubbio che qualcuno ne abbia approfittato, per sui motivi oscuri: non sarebbe certo la prima volta nella Storia. Possiamo anche ipotizzare che per un ‘lupo solitario’ sarebbe alquanto strano individuare in Sir Amess la vittima a cui sacrificare in galera i migliori anni della propria vita. Considerato che, al netto degli sciiti iraniani, il parlamentare era molto benvoluto dalla comunità islamica del suo distretto elettorale, al punto da essere abitualmente invitato ad incontri e addirittura inaugurazioni di moschee. Né Amess fu mai molto in vista, né mai rivestì incarichi di governo di alcun tipo: difficile immaginarlo come simbolo da abbattere, per un venticinquenne integralista.

amess 2

Ciò che viene invece arduo immaginare è cosa i media mainstream rappresentino oggi nel mondo occidentale. Certo non una fonte adeguata di notizie o di analisi, né tantomeno un esempio di professionalità ed imparzialità che possa ergersi a giudice della credibilità, o meno, di fonti meno ufficiali e alternative. Ci torneremo presto, in particolare quando sarà tempo di affrontare l’allucinante caso ‘Hunter Biden’.

Chiudiamo ricordando un altro parlamentare inglese che fu barbaramente ucciso, pare da un’organizzazione terroristica irlandese di matrice marxista. Correva il 1979, lo stesso anno in cui per la prima volta si candidava ad un seggio nella Camera dei Comuni l’allora ventisettenne David Amess, decano degli onorevoli inglesi per presenze in Parlamento. Si chiamava Airey Neave, fu anche lui tory, e protagonista della ‘guerra fredda’. Altro periodo feroce e tortuoso, in cui spesso non si moriva nel proprio letto, per ragioni ancora oggi quasi sempre oscure. Contemporaneamente in Italia, scoccava ad esempio l’ora di Mino Pecorelli.

neave

Un commento su “Sir David Amess e l’Iran, il Mek e la Somalia di Ali Harbi: rompiamo il silenzio dei media

  1. […] attraverso il Puntland. Qui potrebbe persino far capolino l’omicidio di Sir David Amess, di cui abbiamo già scritto. La mappa darà idea immediata del […]

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