Polonia vs UE: Niente Polexit, ma per l’eurocrazia è back to MEC!

Back to MEC: La miopia della burocrazia europea ha affondato il progetto comunitario. Contro la Polonia ed i suoi molti amici non esistono leve reali ed ormai è troppo tardi per tornare indietro. Chiunque lo desideri potrà retrocedere al Mercato Comune Europeo. Visegrad (ed Austria) hanno già vinto la guerra, anche sui migranti. Le conseguenze reali.

mec

Torniamo presto ad occuparci di Polonia ed Unione Europea. Siamo stati fra i pochissimi, quasi unici, a documentarci per mesi sullo scontro culturale e politico in atto fra Bruxelles e Varsavia, e quindi a poter fornire un sunto aggiornato (di cui suggeriremmo la lettura), per preparare alle sentenza, poi in effetti emessa nella giornata di ieri, 7 ottobre 2021, relativa alla preminenza della legge Costituzionale nazionale sulla legge europea. Tale preminenza, già sottintesa in recenti precedenti molto significativi, è stata DEFINITIVAMENTE ribadita dalla corte e dalla sua Presidente, Julia Przyłębska, con maggioranza schiacciante: 12 voti favorevoli e soli 2 contrari.

La totalità dei media europei aveva preferito far finta di nulla, nella speranza – eh si, dobbiamo parlare apertamente di posizioni ideologiche e politicizzate nella selezione dei contenuti operata dalla grande stampa – che tutto si sgonfiasse prima che si rendesse necessario dar conto del micidiale attrito fra Polonia e Commissione Europea. Nei pochissimi casi in cui qualche accenno era emerso, i media avevano sempre preferito la versione più comoda, più rassicurante: alla fine Il Governo polacco e la Corte polacca avrebbero abbozzato in cambio di qualche concessione, di qualche vantaggio in più. Ma, attenzione, i fatti, da mesi parlavano di tutt’altro, questo scrivevamo pochi giorni fa, nell’attesa della sentenza, rinviata più volte dalla Corte polacca:

In sostanza, la risposta all’interrogativo sembra a tutt’oggi essere a favore della preminenza nazionale: a tutt’oggi il tribunale speciale, nonostante ogni censura europea e l’avversione aperta di parte cospicua della magistratura, continua ad istruire procedimenti ed a sentenziare sui giudici polacchi. Contrariamente a quanto scritto da tutti i media internazionali, fonti governative affermano che non esiste al momento alcuna prospettiva politica e legislativa che ne preveda l’abolizione od anche solo la riforma.

Un’ulteriore nefasta accelerazione in tal senso è stata certamente data dalla decisione improvvida dei burocrati europei – non dimentichiamolo mai, provenienti dalle peggiori sentine delle politiche nazionali – di collegare apertamente l’approvazione dei piani del recovery fund all’accettazione della supremazia giuridica delle norme europee. Di tale demenziale impostazione (attenzione, demenziale non per giudizio morale, che tal cosa, in politica, non trova spazio, demenziale in termini di rapporti di forza e quindi pragmaticamente) era stato grande pioniere il Conte Paolo Gentiloni, quel lungimirante diplomatico che a 3 settimane dalla vittoria di Donald Trump del 2016 gridò appena sbarcato a New York un sonoro ‘Forza Hillary!’, a nome di tutti gli italiani. Egli quasi un mese fa aveva appunto sbandierato il ‘ricatto’, a cui però erano seguite mezze smentite di altre fonti europee, molto meno sicure che tale strada fosse davvero da intraprendersi. Poi erano seguite ipotetiche sanzioni per il mancato adeguamento della Polonia – che intanto incassava la solidarietà, più o meno dichiarata, di tutto il mondo ‘Visegrad’ – ed infine, nemmeno 48 ore fa, la goccia che deve aver evidentemente fatto traboccare il vaso, piovuta dalle labbra della stessa Von Der Lyien:

Nella legislazione del Recovery fund “c’è un principio: non bisogna solo investire ma anche fare le riforme” e “ci aspettiamo” che gli Stati membri per i quali sono state formulate “raccomandazioni specifiche sullo stato di diritto, per esempio sull’indipendenza della magistratura o la lotta alla corruzione, rispondano alle richieste nei loro piani”. Rispondere alle raccomandazioni specifiche Ue “è una pre-condizione” per il via libera, ha aggiunto.

Bene, l’ufficializzazione del ricatto ha addirittura accelerato, come temevamo, la risposta polacca, arrivata stavolta con grandissimo tempismo, il sette di Novembre. Ecco che di colpo si svegliano tutte le grandi testate dormienti, pronte ad informare solo a fatto compiuto, se ciò che avviene è contrario ai loro auspici. Dovesse essere favorevole, qualsiasi rumor diventa notizia certa. Eh si, i nostri media son fatti proprio così, alterano le informazioni per gabbare il popolo.guardian rule of law

Non possiamo far di meglio che rielencare – anche perché nessuno lo farà – le ragioni per cui le colpe di questo disastro ricadano quasi interamente sulla euroburocrazia e sui governi progressisti dell’Europa occidentale, da un punto di vista politico e non morale, quest’ultimo del tutto trascurabile in politica ed ancor più geopolitica. E come mai l’ex Visegrad abbia avuto gioco facile a prevalere:

La realtà sottostante, di cui nessuno vi parlerà, risiede nel fatto che gli stati dell’Est europeo, specie quelli un tempo rientranti nel mondo austroungarico, mostranti solidarietà aperta o tacita alla Polonia – vedi Ungheria, Slovenia, Repubblica Ceca – hanno la possibilità di trattare da una posizione di forza, dovuta alla buona crescita economica, alla frugalità delle popolazioni, al basso debito pubblico ed alla struttura legale e politica della Unione Europea. La comunità NON era nata per affrontare un blocco di nazioni così poco omogenee rispetto al nucleo originario, e la sua architettura richiede tuttora l’unanimità della volontà di ogni singolo stato per ogni scelta importante, non inclusa nei trattati già siglati. Kaczynski si è espresso nitidamente: la Polonia vuole conservare piena sovranità, facendo cernita fra le direttive comunitarie, senza per questo uscire dall’Europa. Una posizione di comodo che prevediamo possa in effetti realizzare, considerati i rapporti di forza di cui abbiamo appena parlato: non dimentichiamo che la voce grossa della Commissione potrò ben difficilmente trasformarsi in azioni concrete, posto che non esiste una procedura per espulsione di stati membri dall’unione, che non esiste un vero enforcement di sanzioni, che stati come la Polonia possono oggi, paradossalmente anche grazie alla Unione Europea, resistere anche alla privazione dei fondi del recovery. L’Ungheria non a caso ha dimostrato di saper raccogliere senza problemi, ed a tassi molto convenienti, risorse finanziarie importanti, tramite l’emissione di bond in euro e dollari. Non ultimo viene anche il vulnus inferto all’Unione dalla Brexit, che ha privato il gruppo di parte fondamentale del suo budget, del mercato comune e della proiezione geopolitica. Altri colpi risulterebbero inferti ad un edificio già traballante….

Le previsioni sono state rispettate. La Polonia ha irrevocabilmente deciso. Cosa, in soldoni? Il suo ritorno al MEC, al Mercato Comune Europeo. Intenzione dichiarata del Premier polacco non è infatti ‘uscire’ dalla Comunità Europea, ma continuare a partecipare al Mercato Unico conservando piena sovranità politica e legislativa. Persino sulla separazione dei poteri, sulla parità di genere, sulle scelte energetiche – carbone e non – sull’immigrazione (ovvero le ragioni di scontro che han portato alla sentenza), come pure sulla politica economica della banca nazionale, che alza i tassi per combattere l’inflazione e rendere più appetibile prestare in Polonia. Non a caso ritroviamo una perfetta sincronizzazione, in queste decisioni di tre giorni fa:

polonia tassi

Come non cogliere una rotta diametralmente opposta a quella della Commissione e della BCE? La cosa più significativa è che l’atteggiamento polacco, ovvero il capitombolo all’indietro verso il mercato comune – ben colto da Enrico Letta (‘un ritorno indietro’, cattivo italiano ma si capisce), il quale per il resto non afferra nulla delle reali posizioni di forza, basterebbe pensare alle sue certezze sull’impossibilità della Brexit – è spalleggiato dal solito ‘blocco’ orientale europeo, che vede comunque nell’antica potenza dominante, l’Austria, un faro geopolitico (non a caso proprio in queste ore un’indagine della procura viennese obbliga Kurz a dimettersi, per difendersi e contrattaccare, insomma una ‘mani pulite’ austriaca, con tempismo perfetto rispetto ai fatti qui raccontati, chissà se poi la Polonia ed il suo tribunale speciale son del tutto ingiustificati). Basti pensare alle parole chiare e nette di Jansa e di Orban, seguite alla sentenza. Il primo è anche presidente di turno del Consiglio Europeo e più volte ha messo in imbarazzo le istituzioni ‘sorelle’. 

letta x

Cosa è in effetti una Comunità Europea in cui gli stati possono permanerne nel perimetro, evitando di implementarne le normazioni se in contrasto con le supreme leggi nazionali? Un mercato comune. Siamo già tornati da dove eravamo partiti, del resto una procedura di espulsione di stato membro non esiste e la privazione del diritto di voto richiederebbe la totalità dei voti meno quello del ‘punito’ e ciò mai avverrà. Quindi certamente NON vedremo Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia uscire, ‘cacciati’. E soprattutto non vedremo più alcuni stati entrare, come la Serbia. Con sospetta contemporaneità, 12 nazioni europee sono arrivate al punto di domandare formalmente alla Commissione risorse per costruire muri fisici contro le migrazioni. Di nuovo, Polonia, Ungheria, Austria, Danimarca, Cipro, Grecia, Le baltiche… e questa volta la risposta UE non è un’indignata censura morale, ma ‘… fatelo coi soldi vostri’. Chissà che ne avrebbe pensato il povero Jan Hecker, braccio destro della Merkel e mastermind europeo nei rapporti con la Cina e nelle politiche migratorie. Purtroppo non è più fra noi, è morto da ambasciatore tedesco a Pechino, pochi giorni dopo il suo insediamento. Ma nessuno sa bene dove, come, perché, quando. 

hecker Biden Merkel - Copia

Qualcuno inizierà a pensare ad un’Europa a due velocità… ma immaginate che sarebbe del peso geopolitico della Comunità se perdesse, dopo l’Inghilterra, anche quel minimo di crescita che le danno gli stati dell’ex mittleuropa, e si ritrovasse le frontiere di nuovo sul Danubio. E pensate all’angoscia olandese e danese nel ritrovarsi sempre in meno, al tavolo, con Italia, Spagna, Grecia, Portogallo a batter infinita cassa. Lo stesso recovery fund, con le complesse procedure che attribuiscono singolo diritto di veto ad ogni stato membro – vincolate ufficialmente, come abbiamo letto, alla ‘rule of law’ e comunque fondate su di una coesione messa sempre più pesantemente in discussione, anzi in Polonia da oggi negata – è ormai coinvolto e apertamente messo a repentaglio. 

Ecco perché alcune reazioni sono così veementi, in Francia e Germania, alla decisione polacca. Un nuovo capitolo è definitivamente aperto, e quasi nessuno, nei media e nella politica, vorrà leggerlo. Eppure vi sarà. 

Un commento su “Polonia vs UE: Niente Polexit, ma per l’eurocrazia è back to MEC!

  1. […] come si è sviluppata nei mesi, suggeriamo di utilizzare questi collegamenti ipertestuali: UNO e DUE . Anche perché vi sono ben poche alternative, avendo i media mainstream quasi completamente […]

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