Trump – Biden: regolari elezioni USA o ‘the big lie’ di Mike Lindell? (II)

Da Maricopa al Cyber Symposyum, il caso delle ‘elezioni più sicure della Storia’ è abbondantemente riaperto, malgrado Twitter. Una grande patacca?? Ultimi aggiornamenti e prime ammissioni, attendendo domani. UNICA FONTE EUROPEA. Post Scriptum: il report è stato divulgato, quasi 60.000 voti annullabili e sub judice!

Prosegue da ‘Trump – Biden: regolari elezioni USA o ‘the big lie’ di Mike Lindell? (I)’

Ci eravamo lasciati circa un mese fa, con i primi aggiornamenti e riflessioni sulla vicenda elettorale statunitense, troppo frettolosamente definita ‘la più sicura della Storia’ e soprattutto troppo presto immaginata quale ‘trascorsa’ ed indiscutibile, al di là di ogni interesse dei cittadini americani. Le ragioni di quanto qui leggete NON risiedono affatto nella testarda volontà complottista di Theleme, e non possono subire alcun debunking, oppure essere declassate a fake news. Per quanto difficile sia da digerire per il mondo sedicente ‘progressista’, basta leggere la prima parte di questa lunga dissertazione per comprendere come organi istituzionali ufficiali di più stati americani, e fondazioni di ogni genere, abbiano cercato di approfondire il tema, senza fermarsi alle assai superficiali decisioni delle infinite corti adite da cittadini ed esponenti del Partito Repubblicano: superficiali nei FATTI, non nelle opinioni. Suggerisco quindi di iniziare da lì, per chi non l’avesse già letta, o non ne ricordasse bene i contenuti, la faccenda è intricata, e di approfittare dei tanti link forniti: ogni affermazione porta la sua fonte, qui. Ma veniamo all’oggi.

Il Cyber symposium e quei 20 milioni di elettori in più

Il cosiddetto ‘Cyber Symposium’, organizzato da Mike Lindell, si tenne nei giorni previsti e realizzò, in realtà, i veri risultati che s’era proposto. Sulla rete purtroppo è possibile reperire esclusivamente una massa di articoli in inglese il cui unico scopo, evidente sin dal tono usato, è sempre stato quello di denigrare, mai di informare. Coloro i quali si raccontano come feroci avversari del pensiero unico e audaci difensori della Democrazia, in realtà sono al tempo stesso i più strenui fautori del pensiero unico, purché sia il loro, e della negazione della pluralità d’opinione. Tornando al ‘Symposium’, il suo vero scopo non era certo quello di chiarire, anzi dimostrare senza ombra di dubbio, le frodi elettorali del Novembre precedente. Non dimentichiamo che Lindell è un ‘materassaio’ – secondo alcuni, fra cui Trump, molto innamorato del suo Paese, secondo altri molto innamorato di Trump – ed il suo stile non poteva che essere quello del banditore. E ci sentiamo di giustificarlo, considerata la cortina censoria scesa ovunque, su qualsiasi atto o fatto o opinione potesse mettere in discussione l’elezione presidenziale in cui AMBEDUE I CANDIDATI SONO RISULTATI I PIU’ SUFFRAGATI IN ASSOLUTO DELLA STORIA REPUBBLICANA AMERICANA. Primo con 80 milioni, Biden. Ottimo secondo, con 74, Trump. Ambedue davanti ad ogni altro Presidente eletto della Storia, e di gran lunga. Perché ciò sia possibile – ricordiamo un eccezionale tasso del 46% di voti POSTALI, non in presenza, snelliti di tante importanti prescrizioni, finalizzate a ridurre il rischio di errori e frodi (mi dilungo nella prima parte), per via della pandemia – hanno dovuto votare molti milioni di americani che MAI l’avevano fatto prima, in vita. Per una percentuale di afflusso senza precedenti, con un balzo fra la precedente elezione e l’ultima che la storia repubblicana contemporanea non conosce, ovvero MAI verificatasi in alcuna nazione occidentale, prima d’ora: 20 Milioni di nuovi elettori rispetto al 2016. Interessante come ciò NON coincida con campagne elettorali travolgenti o con personalità NUOVE ed affascinanti, come fu per Obama, ad esempio, bensì con un voto postale – via lettera, per intenderci, e non nell’urna – decuplicato. Purtroppo in Italia non abbiamo simili modalità di voto ‘agile’… chissà, le avessimo, se anche da noi improvvisamente il popolo italiano scoprirebbe una voglia irresistibile di votare, mai mostrata prima… ma queste sono squallide illazioni, torniamo ai fatti. Dal 1984 al 2008, 24 anni, passiamo da 91 milioni di voti a 129, 38 milioni in più. Dal 2016 al 2020, in soli 4 anni, sono 20 i milioni in più. Ovvero quei 4 anni valgono quanto 12 della fase precedente. 

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Per dare un’idea di che significhino questi numeri, dobbiamo pensare che il numero complessivo degli aventi diritto al voto, ovvero tutti i maggiorenni negli USA – detratti i non cittadini, gli inabili, i grandi criminali – è cresciuto in questa ragione: 35 milioni in più, dal 1984 al 2004. Con 38 milioni di voti effettivamente espressi in più, abbiamo appena visto. I due numeri si somigliano, come era logico attendersi. 

Dal 2016 al 2020 la crescita del numero dei maggiorenni con diritto di voto è stata invece dai 231 milioni ai 239. Quindi 8 milioni in più di aventi diritto. Ma il numero di voti effettivamente registrati alle elezioni del 2020 è stato di 20 milioni in più, i due numeri divergono drasticamente, come NON era affatto logico attendersi. Impressionante? Sicuramente. Unico? Certamente. Dubbio? Probabilmente, ma lo lascio dire a voi. Al vostro posto, però, la prima domanda che mi porrei è come mai un raffronto tanto banale, eppure sicuramente significativo, non sia mai stato proposto, da nessun media, mai. Nonostante gli spunti infiniti, offerti dalle grandi contestazioni. 

Draghi e Lindell, gemelli diversi

Alcune innegabili esagerazioni di Lindell sono più che scusabili, in quanto indispensabili a rompere il silenzio collettivo ed utili ad attrarre pubblico per le sue dirette, inclusive di vendita di cuscini, ovviamente. Del resto, quando Draghi fa coincidere apertamente il vaccinarsi col non contrarre il virus, non trasmetterlo e non finire in ospedale, fa lo stesso: racconta una menzogna, dimentica la scienza, per ottenere un risultato che gli pare indispensabile: far vaccinare quanti più possibile, alla faccia della verità. In fondo, chi vende titoli di nazioni fallite non è poi tanto diverso da chi smercia cuscini miracolosi, MyBondGuy & MyPillowGuy. E se perdoniamo l’uno, potremmo anche perdonare l’altro, anche perché tutto ciò è stato realizzato con denari personali, suoi, e con la collaborazione di fondazioni ed associazioni libere e private. Qualcosa che in Italia è del tutto incomprensibile: cittadini che si mettono apertamente CONTRO il potere politico del momento, cavando soldi dalle proprie tasche per cercare di dimostrare la validità dei loro argomenti... strabiliante, per la nazione di un Mattarella che firma ripetutamente decreti assai simili fra loro, allo scopo di saltare a più pari le prerogative del Parlamento, volute dalla Costituzione di cui è garante, senza alcuna urgenza o pericolo imminente, tanto è vero che il Parlamento nel mentre discute emendamenti da rendere legge, sul medesimo tema. E dal pulpito di tali illeciti costituzionali, come pure dell’inerzia di cittadini e giuristi, pretendiamo di giudicare un grande paese di grandi tradizioni repubblicane, come gli USA, che non ebbero mai un Mussolini, né un Draghi, né un Conte né un Mattarella. L’unico somigliante agli ultimi tre è proprio Joe Biden, non a caso parla sempre e solo di vaccini e quando si allontana dal tema in genere se ne pente, Lo sanno anche i Koala. Sempre non a caso, è passato un anno e siamo ancora qui a raccontare le inchieste ufficiali ed ufficiose sulla sua elezione, che si moltiplicano in tutti gli States. 

I veri scopi (raggiunti) del Symposium

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Non volendo davvero dimostrare sul palco, in diretta, la grande frode, ‘the big steal’, con tanto di mani sporche della Cina – chi avrebbe potuto, del resto? – qual era quindi lo scopo di Lindell? Inquinare le acque al soldo (in realtà suo) di Trump, come sostengono senza posa i suoi avversari? O c’è dell’altro? Chi ha seguito il suo Symposyum, e non si dedica solo a denigrare ed omettere, lo sa benissimo:

  • Ottenere la presenza di rappresentanti dei parlamenti di tutti gli Stati americani per instillare in loro il dubbio sulla regolarità delle elezioni, in specie sul comportamento della Dominion, società privata divenuta – questa non è opinione, è realtà, come dimostrato già nella prima parte, ma ci torneremo presto – deus ex machina delle elezioni americane, e quindi della necessità di ulteriori ‘audit’, stile Arizona, che necessitano di Commissioni parlamentari di inchiesta;
  • Dimostrare l’esistenza di una rete occulta di istituzioni parapolitiche poco note, che muovono i fili delle scelte editoriali di grandi media nazionali ed internazionali, ed ancora più dei Social, selezionando ciò che si può dire e ciò che no;
  • Offrire al pubblico degli esperti informatici non solo la conferma in astratto di una nozione già ampiamente conosciuta (vedere prima parte), ovvero l’illusorietà della sicurezza assoluta di macchine elettorali dotate di routers, ma anche i software, i codici sorgente ed insomma l’architettura del sistema informatico usato dalla società Dominion nei tanti stati americani che si avvalgono dei suoi servizi
  • Chiedere al ‘mondo informatico’ dei riscontri oggettivi della sua teoria, ovvero la possibilità, per intanto teorica, di frodi e malversazioni da parte della Dominion

Del secondo rilevantissimo punto – chi ha letto la prima parte sa che lo scrivente lo ha sperimentato direttamente sui propri account – dovremo occuparci separatamente. Pubblicheremo traduzioni dal lunghissimo intervento del dottor Shyva Ayadurai. Non interessano qui le sue opinioni su virus e vaccini – che però non paiono più folli di altre, considerata la caratura professionale e scientifica del dottore, bensì difformi da quelle della maggioranza dei suoi colleghi – interessa egli sia stato in grado di PROVARE, processualmente prima e sul palco poi, l’esistenza di tale sistema di controllo globale, nato in USA. Sistema per nulla, dico per nulla, democratico: una sorta di ‘polizia accademica lobbystica segreta’ con potere assoluto di selezione dei contenuti sui media e sui social. Per intanto ne godano gli anglofoni: ecco il video del suo discorso, di apprezzabile lucidità. Del resto, Shyva è EFFETTIVAMENTE accreditato dell’invenzione della e-mail, in competizione con ARPANET, a soli 14 anni… forse questi i motivi che lo vedono selezionato a prendere parte alla procedura di controllo del voto in Arizona e, nel futuro prossimo, in Winsconsin. 

Passiamo quindi agli altri tre scopi. Tutti i parlamenti degli stati USA erano in effetti rappresentati, e la maggior parte degli onorevoli presenti ha seguito con attenzione quanto per giorni detto e ridetto. Il punto chiave non essendo le grandi schermate con ‘i voti veri’ ed ‘i voti falsi’, colpi di teatro per dare un’idea, tangibile e senza se né ma, della frode che Lindell ritiene avvenuta, confermato in ciò dai tanti ‘hackers’ pagati coi suoi denari. Il punto, molto più sottile, è che nei fatti la società Dominion è stata riconosciuta responsabile UFFICIALMENTE, almeno in un caso, della cancellazione di dati elettorali che avrebbe invece dovuto conservare per legge per anni. E che tale cancellazione è stata scoperta in concomitanza con gli accessi del suo personale, per ‘aggiornamenti’ al software delle macchine elettorali utilizzate a Novembre 2020, senza alcun controllo diretto delle autorità elettorali degli stati. Un tale comportamento, a detta degli esperti saliti sul palco di Lindell, avrebbe comportato ‘la rottura della fiducia’ nei confronti della Società privata, a cui è affidato un compito così delicato per la democrazia, e quindi un’ottima ragione per dar vita, ciascuno nel proprio parlamento, ad iniziative rivolte a replicare l’Audit di Maricopa, ovvero a controllare indipendentemente, ed in estremo dettaglio, fisico e virtuale, gli esiti elettorali ‘gestiti’ con enorme autonomia dalla Dominion. Non a caso, dopo il Symposium, in moltissimi stati è iniziata una pressione parlamentare a tale scopo, ed in più d’un caso nuovi audit sono stati effettivamente legiferati. Uno fra tutti, la Pennsylvania, peraltro cruciale ‘swing state’, ovvero ‘pencolante’ e decisivo per la vittoria di Biden. Inutile dire che l’immediata campagna di denigrazione, già vista in Arizona, si ripete anche lì, con le medesime ‘parole d’ordine’… il che, per chi dichiara d’essere convinto della assoluta sicurezza e legalità elettorale, pare eccessivo. Alla fine si tratterebbe di un ulteriore controllo, cosa ci sarebbe mai da temere (lo scopriremo nel prosieguo, abbiamo un gran finale)…

Intanto, anche in Georgia un’investigazione parlamentare ufficiale è in corso, e si avvicina ai primi risultati, destando l’attenzione della magistratura locale. Il Wisconsin segue il medesimo filone: un audit è in corso da qualche tempo ed è arrivato al punto di minacciare i funzionari di ricorrere al subpoena per ottenerne la collaborazione. L’Arizona, proprio come Lindell si augurava, ha fatto scuola. Al lettore non decerebrato potrebbe anche sovvenire una domanda su come mai nulla, dicasi nulla, sia emerso al riguardo sui media, in questo anno evidentemente denso di dubbi e contestazioni, di indagini ufficiali in così tanti stati ‘cruciali’. E debba scoprire ciò per la prima volta qui, con tanto ritardo… non alludiamo solo a ‘curiosi’, ‘trumpiani’ o semplici appassionati di vicende a stelle e strisce, ma anche ad amministratori delegati di aziende che magari commerciano con gli USA e con la loro amministrazione… i quali, con le loro tasse italiane, contribuiscono a pagare stipendi di giornalisti edotti solo – e malamente – di vaccini e femminicidi. Ma andiamo oltre: il primo risultato Lindell lo ha raggiunto, eccome. Passiamo ai successivi. Consapevoli del fatto che la rete è PIENA di idiozie come questa che segue, raccontate con tono stolidamente irridente, e che TUTTO quanto leggete qui è invece stato ascoltato e vagliato personalmente, riportando esempi, fonti e risultati. Come state per scoprire, c’era assai poco da ridere.

Lo strano caso di Tina Peters: un game changer

Durante l’eterogeneo meeting voluto e pagato dal buon Mike non è mancato nemmeno un autentico colpo di scena, davvero all’americana: l’apparizione di Tina Peters (in foto con MyPillowGuy), ignota funzionaria degli uffici elettorali del Colorado, assurta di colpo agli onori delle cronache – invero non massimi, perché non c’è stato e non c’è alcun desiderio di far capire come e quanto tale presenza sia stata importante nella vicenda delle più contestate elezioni USA della Storia, e quindi quanto il ridicolo ‘materassaio’ baffuto, o meglio colui il quale doveva esser reso ridicolo ad ogni costo, abbia in realtà inciso – per essere salita sul palco del Symposium e soprattutto per aver permesso a tal Gerald Wood di eseguire una copia conforme dell’hard disk dei sistemi informatici della Contea di Mesa ed Antrim. In quest’ultima contea, peraltro, l’esito era stato originariamente capovolto: da una vittoria di Trump si era passati ad una vittoria di Biden, ma un candidato repubblicano s’era accorto che non gli erano pervenuti nemmeno i 6 voti della sua famiglia, avendone certificati solo 2, quindi i funzionari avevano finito per ammettere ‘grandi errori’ e ridato la vittoria a Trump, naturalmente tutto ciò per ‘errore umano, non malfunzionamento delle macchine Dominion’. Tale copia è stata clamorosamente presentarla in pubblico, con tutto il suo corredo di password e codici (non sono un informatico, chi è del ramo e voglia approfondire lo faccia e magari ci scriva, o lasci pure un commento, ad ogni modo a breve leggerete un parere made in Silicon Valley).

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Quel colpo di scena non era solo teatro: in brevissimo dal Colorado sono partiti ordini di arresto per la funzionaria – che si è rifugiata in case di proprietà dello stesso Lyndell, in altro Stato – ed i media americani hanno dovuto ammettere che ciò che era stato mostrato, finito poi su siti di destra, era effettivamente autentico e proveniente dall’hard disk originale, ormai esposto alle capacità benevole o malevole degli ‘hackers’, in grado di conoscere quasi ogni dettaglio delle macchine Dominion del Colorado, come pure degli altri stati, considerata l’architettura molto simile utilizzata ovunque dal brand. La Peters, ancora uccel di bosco, è stata licenziata e misure stringenti imposte per evitare future fughe… ma intanto il ‘danno’ era fatto, chi voleva sapere poteva sapere. Un altro obiettivo cruciale di Lindell era stato conseguito, e forse non a caso le cronache riportano un’aggressione da lui subita all’uscita del suo albergo, mentre si recava all’ultima giornata del Symposium, tenuto in South Dakota. 

Le elezioni più insicure della storia, parola di Silicon Valley 

Nonostante la stampa abbia fatto di tutto per tacere le conseguenze reali ed importanti di tale divulgazione, ed evidenziare invece la ‘criminalità’ dell’atto della Peters – che ha consentito la copiatura dell’hard disk, non la sua sottrazione, infatti il caso è ancora sub judice – abbiamo reperito un importantissimo parere, autogeneratosi nella Silicon Valley, Eldorado d’ogni bit, e riportato dall’influente Los Angeles Times. Un gruppo di autorevoli ricercatori informatici, specializzati in sicurezza elettorale, ha infatti inviato al segretario di Stato della California una lettera in cui si chiarisce che i dubbi sempre esistiti sulla sicurezza delle macchine elettorali – li trovate nella prima parte – sono stati enormemente amplificati da ciò che era emerso durante il Simposio di Lindell, ovvero dopo l’esibizione pubblica dell’hard disk del Colorado, che ‘usa sistemi informatici molto simili a quelli della California’.

Tale gruppo indipendente, per nulla legato a Trump o a Lindell, si è spinto al punto di chiedere una revisione stile Arizona delle elezioni californiane, citando fra le altre anche l’opinione di un celebre docente di scienza informatica del Michigan, Alex Haldermann, il quale sostiene che senza dubbio

‘tali macchine hanno falle al punto in cui un elettore qualunque potrebbe inserire del malware nelle macchine durante i ballottaggi, con pochissima probabilità di essere scoperto… malware che rapidamente potrebbe propagarsi ovunque, anche a livello centrale, inidentificato’, data la connessione fra esse.

Ma non solo, aggiunge Richard De Millo, il presidente della Scuola tecnologica di cybersecurity della Georgia, ‘le aziende di informatica elettorale hanno usato per anni il mantello dell’invisibilità per sottrarre il loro prodotti ai rischi che ogni giorno aggrediscono le debolezze di qualsiasi sistema informatico… ma oggi questo mantello, che non era mai davvero esistito, è lacero ed in pezzi’. Questo ‘oggi’ è l’indomani del Cyber Simposium. Come potete ben capire, ridere di Lindell è stata una vera coglionata. Probabilmente non l’ultima, a cui nessun grande media si è sottratto. Ed i resoconti del suo evento tutti fake news, appannaggio tradizionale della grande stampa amica del potere, la cui storia potete leggere QUI. Il pensiero torna spontaneamente al dottor Ayaddurai.

Dominion vs Complottisti, con contorno di finto fact checking

La famigerata Dominion (il nome è evocativo, ammetterete) per due mesi è rimasta sostanzialmente inerte, di fronte al profluvio di accuse, illazioni, offese, turpiloquio, mediante cui è stata ad essa attribuita, dalla destra trumpiana e dai cosiddetti ‘complottisti’, ogni possibile perversione, crudeltà, affinità con tutti i nemici degli Stati Uniti, passati, presenti e futuri. Ovverossia ha mostrato pochissimo desiderio, detto in altro modo, di reiterare vicende processuali che l’avevano vista sostanzialmente salva, o meglio mai sondata, in quanto nessuna delle accuse mosse aveva incontrato il minimo interesse dei collegi giudicanti, di ogni genere e grado. Anzi ogni accusa, anche la più circostanziata (vedi deposizione della Jacobs, nella prima parte), era stata ripetutamente derubricata a complotto folle e fazioso. Solo dopo i fatti di Capital Hill, che segnano la definitiva impossibilità di procedere alle decertificazioni dei grandi elettori, parte la denuncia contro la Powell. Bisogna attendere Febbraio, ovvero già a 4 mesi dalle elezioni e dalle prime ferocissime diffamazioni, proprio quando il Senato repubblicano dell’Arizona vinceva la decisiva causa per la prosecuzione dell’Audit – che lo vedeva opposto, paradossalmente, ai funzionari repubblicani della Contea di Maricopa (leggi Phoenix) – perché la Dominion inizi a trascinare davvero in giudizio, prima Giuliani, poi, più recentemente, lo stesso Lindell. Le richieste economiche per danni sono stratosferiche, ma proprio Giuliani – dipinto per mesi dalla stampa come un vecchio pazzo e rincoglionito, dopo anni di gloria quale baluardo della sicurezza pubblica e principe del foro – ha sempre sostenuto si tratti di strategie per spaventare gli sciocchi e che il processo per diffamazione sarà ideale allo scopo di poter finalmente sostenere le sue accuse in un tribunale, col giudice obbligato, dal contenzioso in atto, ad ascoltare anche la sua versione ed i suoi testimoni, sino ad allora MAI ammessi nelle aule. La sua attuale linea difensiva è, infatti, quella di aver detto la verità su chi in concreto svolge una funzione pubblica, per quanto privato. E che ciò è tutt’altro che reato. Provate a cercare queste notizie, in qualsiasi lingua. Scoprirete che è quasi impossibile reperirle, anche dopo aver saputo cosa cercare. Immaginate prima. Se invece volete godervi scenette comiche e denigratorie nei confronti dell’anziano legale e politico, beh… le trovate persino su tik tok. Del resto, se si arriva a bandire da twitter l’account di Theleme… figuratevi dar spazio alle parole di Rudy Giuliani, ‘nemico del popolo’. Sistemi sovietici. 

giuliani sue

Con sorprendente timing rispetto alla prossima pubblicazione dei risultati della Commissione di indagine parlamentare sul voto in Arizona, proprio in queste ore media di infimo livello rimbalzano rumors di sedicenti ‘documenti interni’ alla Campagna elettorale di Trump, da cui si evincerebbe come ogni accusa nei confronti della Dominion sia destituita di fondamento e tutti ne fossero al corrente già dal Dicembre 2020. Naturalmente non chiedete a tali media di mostrare tali documenti… fonte unica è l’avvocato di Eric Coomer, ovvero un dipendente della Dominion, chiamato in causa da molti testimoni come complice dei presunti brogli. Cioè chi ha interesse massimo a che si pensi in tal modo, per lucrare un risarcimento che altrimenti non potrebbe mai ricevere, occorrendo ai fini della sentenza risarcitoria il dolo manifesto. Quando si tratta di Giuliani & co. sono certamente ‘balle’ di parte, prive d’ogni senso… se si tratta invece dei loro avversari – che, interpellati, non rispondono sul merito della faccenda – ciò che sostengono diventa subito realtà, titolo, certezza del ‘puzzonismo’ trumpiano. In Italia, come pure nel mondo anglosassone – che ci precede in tutto ed anzi, direbbe il dottor Shyva, ci indica la via – sono molti i siti che svolgono tale attività di propaganda, spacciata per difesa santa della verità. Ce ne siamo occupati ampiamente riguardo al Covid, citando ‘Facta’. Qui la segnalazione tocca a ‘Giornalettismo’, utilissimo per conoscere i fatti, in quanto basta credere al contrario di ciò che si sforza di affermare, o negare, per avvicinarsi di molto alla realtà. Ma anche utile, in questo caso, per abbandonare momentaneamente Lyndell e i suoi colleghi di diffamazione al loro destino, e tornare in Arizona, dove, guardacaso, nelle stesse ore della ‘soffiata’ di Coomer c’è ben altra ‘sostanza’ da raccontare. Fatti sonanti che nessun ‘Giornalettismo’ vi menzionerà, se non rovesciati. Qui invece si tiene la dritta, costi quel che costi. 

giornalettismo

Laggiu’ nell’Arizona, terra di sogni e di chimere… 

Claudio Villa, uno che aveva la voce e la vita di 24 cantanti trap messi insieme, ha mostrato in questo frangente il dono della profezia canora: il tango delle capinere di Bixio ci introduce col giusto ritmo alla fase finale del famoso Audit di Maricopa, croce e delizia della politica americana da molti mesi, inconfessabile incubo, o sogno, di tanti papaveri yankee. Avevamo lasciato la Senatrice Fann e la sua ‘liason’ Bennett impegnate nell’ultima tenzone con i funzionari della Contea, per ottenere quel che sino ad allora, nonostante i poteri manifesti della Commissione e le cause perse, gli era stato sempre negato. Adducendo ragioni sempre diverse – alcune assai improbabili – nonché la sconsolata constatazione di non possedere le chiavi accesso al sistema informatico elettorale, pretese dal Senato, in quanto riservate ai soli dipendenti della Dominion. La confessione, insomma, di NON essere in grado di controllare l’operato della compagnia privata – come sempre sostenuto da quei pazzi pericolosi di Trump, Giuliani, Lyndell – rimasta autentico arbitro delle elezioni nella nazione più importante del Mondo. Persino l’Emile figlio della penna di Rousseau avrebbe avuto delle riserve, al riguardo. C’è voluto invece l’intervento pesantissimo dell’avvocato generale dello Stato, Mark Brnovich, per indurre quei dipendenti statali ad accettare di fornire le informazioni richieste dai Senatori del loro stesso Stato, dopo mesi di assurda ostruzione. E quando dico pesantissimo intendo la minaccia, concreta e formale, di privare la Contea di quasi un miliardo di contributi statali, nel caso non avessero adempiuto ai loro doveri. Laggiù nell’Arizona, chi fa gli interessi dello Stato li fa davvero – e rapidamente – quaggiù nella valle dei timbales, fra peones, marones, salmones, ladrones, tutto diviene, appunto, sogno e chimera. Colpiti da tale maglio, i supervisori della contea hanno firmato un accordo col Senato, per cui non consegneranno routers e accrediti alla odiata agenzia informatica ‘Cyber Ninja’ – che i media fingono essere sprovvista di qualsiasi seria credenziale nel campo, dando quindi ai senatori la patente di minchioni o truffatori – ma bensì ad un ‘soggetto terzo’, reperito fra i politici repubblicani NON trumpiani, che farà da ‘filtro’ fra gli uni e gli altri e selezionerà alcuni esperti informatici diversi dai Ninja. Essenzialmente un’ennesima vittoria del Senato e dell’Audit, che può così iniziare la fase finale della sua indagine, rinviata per mesi per ingiustificato ostruzionismo dei funzionari. I quali, tutti in coro, hanno per un anno deriso i senatori, infamato la Cyber Ninja e negato la collaborazione, poiché ‘tutto era stato legale, senza pecche, ordinato’ e due precedenti controlli – interni, si intende – avevano dato esito più che positivo. Un vergognoso spreco di denaro – in realtà anche questo per buona parte privato, raccolto da fondazioni – finalizzato a stupide accuse, buone solo a costringere la contea a cambiare macchine elettorali, profanate dalla Cyber Ninja, e a contentare quel cialtrone di Trump: ‘abbiamo cose serie da fare, e poco tempo per sollazzarci in questa avventura in terre illusorie‘. Sino ad oggi, almeno. Perché abbiamo un colpo di scena dell’ultima ora. Ed anche uno della penultima. Ma procediamo con disordine.

Una ‘conversione’ pubblica e indesiderata: Mr. Chucri

L’unico caso noto di conversione – peraltro parziale – di pubblico funzionario alle teorie ‘complottiste’ di Trump, riguardo alle elezioni del 2020, era sinora quello di Gerry Raffensperger, relativamente clamoroso ma sottaciuto dai media, segretario di Stato della Georgia. Dopo essersi difeso dalle pressioni di Trump riguardo alle elezioni – c’è una famosa telefonata dell’epoca – sostenendo l’assoluta regolarità di quanto avvenuto, improvvisamente, molti mesi dopo, ci ha regalato questo tweet. Seguito dall’effettiva sostituzione del board elettorale della città di Fulton, di cui abbiamo parlato nella prima parte. Donald Trump tuttora insiste con lui, riguardo alla decertificazione dei risultati di allora, ma ciò ha importanza modesta. Resta il fatto che nessuno ‘del settore’, sino ad oggi, al netto di quanto appena ricordato, aveva mai espresso dubbi sulle elezioni che era stato chiamato a certificare. 

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Da ieri le cose sono cambiate. Indovinate dove? In Arizona. Uno dei cinque membri del board dei supervisori dell’ufficio elettorale di Maricopa, che peraltro ne è stato presidente nel 2015, ha infatti confessato – registrazione di Marzo nota solo adesso – tutta la sua avversione alla decisione del resto del board di ostacolare ad oltranza le richieste del Senato. Ma non solo, ha anche affermato chiaramente, a pochissime ore dalla prevista divulgazione dei risultati dei riconteggi, che secondo lui ci sono state frodi elettorali e che i suoi colleghi ostacolavano l’audit senatoriale per ragioni di interesse personale. Il giorno dopo l’emersione di tale audio, Steve Chucri si è dimesso dal board, dichiarandosi dispiaciuto, pentendosi di aver detto, in un momento di ‘trambusto’, ciò che pensava, e quindi comprendendo le reazioni furiose dei colleghi. Del resto l’audio esiste ed è chiaro, anzi, ascoltandolo, francamente non sembra percepibile un gran ‘turbolent time’, honestly. Theleme non poteva farvelo mancare: noi ragioniamo su fatti, non inventiamo debunking. Questa è la prima parte:

Steve aggiunge che nelle precedenti indagini del suo ufficio solo il 2% delle schede era stato effettivamente controllato, insomma un finto check per poter dichiarare che tutto era a posto. Addirittura, durante una telefonata, insinua che si sia trattato di una truffa ‘molto sfaccettata’, in cui hanno ‘votato molti morti’. Ci sono stati ‘reperimenti di voti inesistenti’, ‘finti elettori’… insomma, una tragedia. Quest’uomo che sino a ieri assicurava ogni legalità e correttezza degli scrutini la pensava invece esattamente come Trump! Nel dare le dimissioni ha cercato di negare ciò che potete ascoltare, facendo addirittura i complimenti ai colleghi, dei quali aveva detto il peggio, aggiungendo che Biden ha comunque vinto le elezioni… un piccolo uomo finito in un gioco molto, molto più grande di lui. Restano però le sue parole, molto precise. Vedremo presto se i risultati dell’Audit di Maricopa confermeranno questa montagna di dubbi e di sospetti, proveniente addirittura dall’interno del sistema elettorale.

Nel frattempo, il caso Chucri ci viene utile per ribadire, ancora una volta, quello che non vorremmo sentire. In quanto obbliga alla grande fatica del dubbio, al periglio di immaginare la democrazia quasi tanto infida quanto il totalitarismo. In TUTTI gli articoli su Chucri NON viene mai riportato il contenuto CLAMOROSO dell’audio del funzionario, che E’ il motivo delle sue dimissioni, quelle sì riportate con dovizia di particolari, specie le frasi in cui afferma che ‘Biden ha comunque vinto’. Dell’audio al massimo si accenna, per dare un minimo di senso ai fatti, quale ‘denigratorio per i suoi colleghi’. La VERA notizia, insomma, è completamente omessa, sostituita da fatti accessori. Bene, questa è ormai la regola del giornalismo mainstream, non appena si affrontano questioni ‘sensibili’. Pensate in Italia si sappia poco di ciò perché son fatti lontani? No, no. Si sa appunto poco anche in America. I media globali HANNO INTERESSE PRIVATO, esattamente come i funzionari dei Maricopa secondo Chucri, a che ogni dubbio sia negato, ogni fatto sgradito ignorato. Se la verità dovesse rivelarsi quella che Trump afferma, a loro – che vivono dell’altra parrocchia – NON interesserebbe affatto e cercherebbero di negarla, occultando il possibile e l’impossibile. Se si trattasse della società italiana, sarebbe sicuramente una partita vinta. Tutti i colletti bianchi ed i media da una sola parte significa, in Italia, potere garantito, al di là di ogni verità. Ma negli USA non tutti sono dipendenti dallo Stato. E questo retaggio liberale fa la differenza. Come il penultimo colpo di scena chiarirà ancora meglio.

I canvassers dell’Arizona e la Dominion presa in trappola

Quando la Commissione Parlamentare di inchiesta definì il suo campo di indagine inserì, dietro suggerimento dei suoi periti, un controllo ‘fisico’ non solo dei ballottaggi e del voto postale ma anche dell’esistenza e dell’identità effettiva dei mittenti di tali lettere di voto. Ovvero un sopralluogo ‘porta a porta’ presso gli indirizzi degli elettori/mittenti indicati nelle buste. Il Dipartimento di Giustizia americano, sordo ad ogni evidenza di insicurezza del voto elettronico – nonostante i tanti richiami al riguardo, nel corso degli anni – si mostrò immediatamente sensibilissimo al ‘vulnus’ della privacy che tale controllo avrebbe comportato. Il Senato dell’Arizona, per evitare ulteriori lungaggini e conflitti giudiziari – che per mesi ne avevano già rallentato le azioni – depennò allora tale check dall’elenco delle attività peritali previste. In Italia sarebbe finita lì… ed invece ‘qualcuno’ (certamente del giro informatico dei ‘dubbiosi’, ma sconosciuto) mise a disposizione di eventuali volenterosi cittadini una App studiata per permettere un’agevole identificazione dei mittenti, offrendo la possibilità di recarsi, a titolo personale, presso quelle abitazioni, bussare e domandare. Atti formalmente distinti, senza un soggetto organizzatore potenzialmente soggetto a sanzione, in cui è difficile ravvisare reato, al massimo breve ‘molestia’, non superiore a quella del piazzista di prodotti per la casa. Ma da dove provennero i dati che finirono nella APP dei ‘canvassers’? Non erano forse nella esclusiva disponibilità del Senato e dei suoi periti? In verità – e dobbiamo approfondire il punto, perché questo precedente inchioderà la Dominion alle sue responsabilità, nel senso di obbligo a fornire ogni materiale in suo possesso al Senato ed al Popolo – alcune associazioni legate ai DEM avevano citato in giudizio Senato e contractors, in primis la Cyber Ninja, allo scopo di ottenere subito, senza attendere, i risultati delle loro indagini sulle schede, insieme a TUTTO quanto fosse stato necessario allo scopo, persino le mail interne aziendali. Il Senato si è opposto sino alla fine, come pure i loro contractors – forse al mero scopo di ottenere un precedente vincolante, in quanto comunque a breve avrebbero rilasciato i dati richiesti, anche senza obbligo giudiziario – ma i tribunali hanno statuito che una azienda, per quanto privata, se lavora col pubblico, a maggior ragione in un campo così cruciale, NON può sostenere di non essere ‘pubblico’ allo scopo di nascondere le sue attività, il suo workflow, i suoi dati, al popolo sovrano. Se ci pensate, l’analogia è perfetta: la Cyber Ninja, azienda privata affidataria delle operazioni peritali per conto della Commissione senatoriale, viene definitivamente obbligata a consegnare TUTTO al Senato; la Dominion, azienda privata affidataria delle operazioni peritali per conto dell’ufficio elettorale della Contea, deve quindi consegnare TUTTO a tale Ufficio se questo ultimo ne fa richiesta, come in effetti è, perché a sua volta a ciò lo obbliga il Senato, con cui ha concluso il patto di cui sopra. Ed il circolo si chiude: nel diritto anglosassone il precedente è legge, né la Contea di Maricopa né la Dominion, dopo tale sentenza, potranno continuare a nascondersi dietro il ‘privato’. Potente eterogenesi dei fini. 

Tornando alle attività ‘porta a porta’, esse si sono svolte per qualche mese, con centinaia di volontari, anche alla presenza della Stampa, ed un primo report su casi molto dubbi è già stato reso pubblico. Naturalmente la vicenda ha attirato moltissime critiche – ma pochissimo interesse mediatico, curiosa contraddizione – resta però il fatto che 4.500 controlli campione sono stati effettuati da volontari, senza alcuna violazione di legge, che ci sono centinaia di casi di indirizzi potenzialmente fasulli e ‘voti mancanti’, ancora da chiarire – riportandoli all’intera popolazione diverrebbero decine di migliaia, e ricordiamo che Biden ha vinto in Arizona con 10.000 voti di scarto – e che l’Arizona ha nuovamente fatto da battistrada al resto degli USA, aggirando le preoccupazioni strabiche del Dipartimento di Stato. In Colorado, infatti, è partita un’iniziativa molto simile, tale da costringere il Segretario di Stato ad un comunicato assai preoccupato. Del resto, nonostante il tentativo di ridicolizzare di tali sforzi, in molti stati è emerso UFFICIALMENTE che esistono ‘voti mancanti’ (missing votes), ovvero voti spediti ma mai ricevuti, in numero largamente superiore al margine di vittoria del presidente Biden. Per chi ha dubbi su quanto diciamo, non proponiamo gogna mediatica né li riteniamo nemici. Semplicemente alleghiamo le fonti:

Conclusioni, in attesa del report della Commissione 

Questo lungo viaggio ci ha portato alle soglie della data della pubblicazione dei risultati dell’Audit di Maricopa relativi al controllo FISICO dei voti in persona, anche anticipati. Parliamo del 24 Settembre, Venerdì, ore una postmeridiana locale (ora italiana, le 22 del 24 Settembre). Per i voti postali gli esiti ritengo siano incompleti, poiché gli involucri di questi ultimi sono pervenuti a tranche, l’ultima nemmeno un mese fa, e gli involucri sono INDISPENSABILI per controllare se il voto postale ha rispettato gli obblighi di legge, quali indirizzo leggibile, firma elettore, firma testimoni, etc. a pena di nullità… forse per questo aspetto toccherà attendere, ad ogni modo sapremo meglio domani. Ma si dovrà attendere soprattutto per gli esiti peritali del controllo sui routers e sugli accessi al sistema Dominion, non ancora consegnati, che secondo la Cyber Ninja presentano indizi pesanti di collegamento alla rete internet – e quindi di possibili abusi – durante i giorni delle elezioni. Ma la giornata di domani resta comunque decisiva per comprendere cosa è emerso sinora. 

Per adesso sappiamo con certezza che:

  • i media globali hanno sin dall’inizio volutamente occultato tutto quel che avrebbe creato dubbi sulle elezioni del Novembre 2020, ed esaltato tutto ciò che poteva confermarne la ‘sicurezza’, sistematicamente omettendo un numero molto cospicuo di fatti oggettivi. L’uso costante della derisione e della denigrazione è manifestamente dovuto alla volontà di non entrare mai nel merito delle vicende, simulando anzi che non esista un merito e vi sia invece solo truffa e follia di una parte politica, mentre l’altra, probabilmente amica, è monda da ogni peccato 
  • L’Audit di Maricopa è frutto della volontà del Senato dello Stato dell’Arizona, i rappresentanti del Popolo, nel pieno dei suoi poteri, come più sentenze hanno dimostrato
  • Esso ha visto alla guida un integerrimo ex segretario di Stato, ed ogni operazione di controllo è stata assoggettata a registrazione continua, per mezzo di decine di telecamere, mentre ogni singolo voto era maneggiato secondo maniacali procedure, fotografato da ogni lato in 5k
  • I funzionari elettorali della Contea di Maricopa si sono rifiutati sin dall’inizio di rispondere al Senato del loro stesso Stato, per quanto munito di ogni potere di inchiesta, dileggiandone le legittime richieste. Ed hanno via via consegnato il dovuto solo di fronte a condanne ed esercizio di pesante pressione giudiziaria, culminata con la minaccia dell’Attorney General di privare la Contea di 800 milioni di dollari di sovvenzioni. Singolare comportamento di chi si ritiene in perfetta buona fede, sicuro del proprio operato
  • Il Symposyum di Mike Lindell, lungi dall’essere una buffonata, ha sortito ogni effetto desiderato, persino quello, probabilmente oltre i confini del lecito, di divulgare una copia esatta dei sistemi informatici della Dominion
  • La Dominion, pur essendo una società privata, è la vera ‘padrona’ delle elezioni americane, per ammissione stessa degli uffici elettorali, e se qualcosa si sa oggi dei loro sistemi e delle infrazioni commesse – quantomeno del dovere di custodia – è solo grazie al Symposyum, che li ha svelati alla comunità informatica americana, ed all’Audit di Maricopa, che a breve otterrà ciò che è suo diritto ricevere, nell’interesse dell’integrità elettorale, dopo mesi di assurdi dinieghi
  • In molti stati americani l’esempio dell’Arizona è stato messo a frutto, determinando altri audit ed altre ingiunzioni a carico degli uffici elettorali, di cui sapremo gli esiti nel prossimo futuro
  • Un supervisore della Contea di Maricopa ha ‘confessato’, in audio registrato qui accluso, il massimo dubbio sulla qualità e gli scopi dei suoi colleghi, come pure sulla liceità delle elezioni nella sua Contea e sulla validità dei controlli interni precedentemente eseguiti dal suo ufficio. Tale notizia viene palesemente occultata
  • Le elezioni ‘più sicure della Storia’ sono una palese, comprovata idiozia fattuale. Sia per le modalità vetuste del voto americano, figlio della frontiera, sia per le nuove trovate tecnologiche, che aumentano a dismisura i rischi di brogli, evitare i quali è invece da sempre, in tutto il mondo, lo scopo principale delle procedure elettorali
  • Non capirlo è da coglioni 
  • In poche ore ne sapremo assai di più, come ci fa sapere il sempre compito Ken Bennett:

Questo detto, ci aggiorniamo a dopodomani mattina con Karen Fann, Doug Logan, Ben Cotton & tutta l’allegra brigata, la cui storia non agevole e non breve abbiamo cercato di raccontarvi, strappandola all’intenzionale oblio mediatico. STAY TUNED!

P.s. Il report non ha deluso le attese, è stato monumentale – 3 ore – e documentatissimo. Come potete vedere coi vostri occhi:

Le idiozie che leggerete, riguardo alla conferma della vittoria di Biden, si fondano su di una truffa mediatica, simile a tante altre. Il numero di voti di cui i media cianciano, molto simile fra conteggio ufficiale ed effettuato dalla Cyber Ninja, è solo quello indicato dal riconteggio meccanico delle schede, quindi mostra i voti APPARENTEMENTE attribuibili a Biden e Trump. La parte rilevante del report sta invece nello stabilire quanti di quei voti rispettano le norme che regolano i ballots, e quindi quanti fra quei voti possano essere considerati validi ed efficaci per determinare il vincitore.
La sezione successiva del report, CHE INFATTI NON VI VIENE MOSTRATA, CHIAMATA ‘CRITYCAL FINDINGS’, è dedicata proprio a questo punto cruciale, ed il livello di probabilità di nullità di quei voti è catalogato in ALTO, MEDIO, BASSO. E’ solo dal numero delle schede elettorali indicate dalla Cyber Ninja come ad alto, medio o basso livello di irregolarità – che può dipendere dal tipo di segno, artificiale e non umano, oppure dalla mancanza dell’involucro della busta del voto postale, oppure dalla mancanza del numero di serie del duplicato, etc. – che possiamo conoscere l’esito REALE delle elezioni. Si parla di quasi 60.000 voti annullabili – per le ragioni più varie – e di sistema informatico utilizzato ‘del tutto illegale ed insicuro’. Ogni elemento è già nelle mani dell’Attorney General – che ha già dichiarato la massima disponibilità a pretendere il rispetto delle norme elettorali, se violate a Novembre – perché prenda provvedimenti. Nel mentre i funzionari della Contea dovranno consegnare routers, password, ulteriori dati e fornire – se mai riusciranno – tantissime spiegazioni. Theleme, unica in Europa, vi terrà certamente aggiornati su ciò che vi si vuole palesemente nascondere. CLICCANDO QUI trovate una serie di immagini molto significative riprese direttamente dallo streaming del 24 Settembre. 

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5 commenti su “Trump – Biden: regolari elezioni USA o ‘the big lie’ di Mike Lindell? (II)

  1. […] PROSEGUE CON ‘Trump – Biden: regolari elezioni USA o ‘the big lie’ di Mike L… […]

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  2. […] If you want to read the real story, since the beginning, click here! Se vuoi leggere la vera storia,… […]

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  3. […] you could discover the full story of the Audit, strictly linked with Mike Lindell’s Symposyum, in OUR ITALIAN VERSION – please use automatic translator –without the terrific bias you find in the mendacioous mainstrem medias. Stay […]

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  4. […] foto, Karen Fann, Presidente del Senato dell’Arizona e dell’Audit di Maricopa, e l’Attorney General Mark Brnovich, ovvero il Procuratore capo dello […]

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  5. […] destino degli Stati Uniti d’America, che si sono affidati a Leslie…pardon, Joe Biden, dopo le elezioni più controverse della Storia americana. Durante il Cop26, Biden ha raggiunto il culmine d’una carriera presidenziale molto breve, ma […]

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