Trump – Biden: regolari elezioni USA o ‘the big lie’ di Mike Lindell? (I)

Da Maricopa al Cyber Symposium, il caso delle ‘elezioni più sicure della Storia’ è abbondantemente riaperto, malgrado Twitter. Una grande patacca??

Screenshot_20210811-004049_Chrome 2Nel Gennaio del 2021, per la seconda volta e senza altra motivazione se non quella di limitare la libertà di pensiero e di opinione politica – tutto ciò che la Costituzione italiana, come pure ogni altra occidentale, proibisce apertamente, al massimo grado, in quanto antitetica a qualsivoglia democrazia e diritto umano – Theleme è stata privata dell’account Twitter dell’Abate. Questa volta la vera motivazione, più che evidente negli screenshot che seguono, risiede nell’aver ragionato criticamente, sempre partendo da dati consolidati, sulle origini del virus covid (che pochi mesi dopo sarebbero tornate alla ribalta persino nel mainstream) e sull’efficacia dei provvedimenti governativi italiani. Ma ancor più nell’aver messo in discussione la narrazione mediatica – lontanissima dal presentare i fatti e poi riflettervi, anzi tutta rivolta ad un costante filtro dell’altrui opinioni, se non direttamente dei fatti…un giornalismo onnisciente, figlio bastardo dello Stato Etico – sulle elezioni americane del Novembre 2020. L’ottica di Theleme è infatti quella di procurarsi quanti più fatti possibile, frugando nelle pieghe dell’informazione, per dipanare fra di essi un filo logico che, in numerose occasioni, si è dimostrato tanto robusto da permettere previsioni assai azzeccate. Ecco qualche testimonianza twitter del tempo, fra le poche salvatesi dalla mannaia social:

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Il link che non potete vedere rimanda ad una straordinaria deposizione di fronte alla Commissione parlamentare del Michigan, rilasciata dalla funzionaria comunale di Chicago, Jessy Jacob, oriunda indiana. Al tempo stesso dettagliatissima e commuovente, NON fu mai vagliata da alcuna Corte, con la giustificazione che non fosse precisa e dettaglia, ovvero l’opposto di quel che è. La Jacob non fu MAI ascoltata in tribunale, Rudolph Giuliani finì deriso ed ogni affermazione penalmente rilevante del tutto trascurata. Sorprendentemente anche dagli accusati, con tanto di nome, cognome, ruolo, data dei fatti: la Jacob non fu mai querelata. Eppure il video è integralmente reperibile su youtube, ha centinaia di migliaia di visualizzazioni e rappresenta, laddove le accuse fossero false, una diffamazione gravissima ed eterna, meritevole di giganteschi risarcimenti e sanzioni. La potete visionare cliccando QUI. Allego ancora altri esempi di quanto appena dettovi…potrete notare come siano state addirittura rimosse le immagini dai post. Nemmeno fossero state pedopornografiche. La loro colpa consisteva invece nell’evidenziare l’insicurezza delle elezioni americane, almeno secondo gli standard europei. Per fortuna sono ancora nell’archivio abbaziale, e le troverete dopo i tweet. 

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Le ‘foto inutili’, la ‘fuffa’ fu invece giudicata sufficientemente seccante da esser cancellata il prima possibile. Perché nessuno, o quasi, potesse vedere coi suoi occhi quello che era accaduto in America.

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La narrazione per cui voti postali ed ‘absentee’ c’erano sempre stati in America si infrangeva in realtà sulla notizia – celata – che le norme che regolavano tali strumenti, già di per sé stessi forse troppo russoianamente fiduciosi nella natura buona dell’uomo, erano state pesantemente stravolte con l’alibi del Covid, senza il debito passaggio in Parlamento nazionale che la Costituzione yankee palesemente prevedeva. Fessi noi italiani, che votiamo nel chiuso di edifici con piantone di carabinieri, infiliamo la scheda in un’urna, con le nostre mani, dopo averla siglata con la matita speciale che ci viene data dopo il controllo rigoroso dell’identità…e siamo ragionevolmente sicuri che quella scheda rimarrà là, guardata tutta la notte dal piantone, per essere aperta solo dal presidente di seggio e dagli scrutatori, alla presenza dei rappresentanti di lista. Troppo si è scritto, spazio alle immagini della ‘Democrazia nel Parco’ che tanto stanno in uggia a Twitter:

Ma anche Fulton, devo dire, se la cavò in modo abbastanza avventuroso, nelle modalità del ‘voto anticipato’. Immaginate quanta ‘sicurezza’ può esserci nel consegnare schede a sconosciuti, all’aperto o in furgoni, che poi, passando per un numero imprecisato di mani, arrivino nei centri di raccolta delle contee. Eppure anche in Georgia andò come vedete, con tutto l’entusiasmo del rispetto del distanziamento sociale:

Queste immagini furono inviate e reinviate dall’Abate di Theleme, insieme a tanto altro materiale oggettivo, ad economisti, giuristi, intellettuali, politici, cittadini qualunque, a dimostrazione che forse, nei dubbi di Trump, vi fosse qualcosa di vero, o quantomeno di non immediatamente etichettabile come calunnia e follia. Che se ne ottenne? Nulla, come non fossero. Ed eccovi una testimonianza tangibile, politica ai massimi italici livelli, della cosa:

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Immaginate che accadrebbe se qualcuno proponesse ad Enrico Letta, segretario del PD, di adottare simili metodi per le elezioni a Milano, o Bari, o Firenze…due pesi e due misure, questa è la cifra dell’antifascismo militante contemporaneo, quello che i fascisti a stento li ha sbirciati sui libri di scuola. Come per la privata cittadina ScarletRoss del tweet di pocanzi, anche per Letta basta ed avanza ‘la storia personale’ del fascistone aranciocrinito (un tempo). Nonostante i voti anticipati e postali siano guardacaso stati, nelle elezioni del 2021, il 46% del totale!!! Infinitamente più che in ogni altra precedente, quindi assolutamente DECISIVI. Ma facciamola corta, i risultati di questi sforzi di documentazione, unici allora come oggi nella nostra nazione ‘d’evirati cantori allettatrice’, furono solo quelli che potete ammirare: uno degli ultimi post thelemiti, seguito dall’inesorabile condanna senza appello.

Per completezza, il ‘ricorso’ proposto fu esperito senza alcuna risposta se non la petizione di principio della sospensione. Ovvero, essa fu ribadita e nessuna motivazione fu addotta. Ad ulteriore risposta da parte del ‘sospeso’, calò assoluto silenzio, altro che cinguettii. Un nuovo tentativo, piuttosto recente, ci ha reso noto che ‘i tempi per opporsi sono scaduti’. Niente male, considerato che Mr. Twitter si è sentito nella condizione di privare persino un ex Presidente degli Stati Uniti, votato da 75 milioni di americani, del suo account, in quanto sobillatore di antidemocrazia… 

Questo detto, anche la Suprema Corte federale attese quanto necessario perché i ricorsi sopravvissuti fossero ‘uditi’ dopo l’elezione formale di Joe Biden. Di conseguenza, in base al diritto americano, essenzialmente pragmatico, i Justices poterono direttamente dichiarare la causa ‘moot’. Ovverossia inutile, incapace di ottenere risultati pratici. A Capitol Hill si sa come andò… ma non si sa perché e nell’interesse di chi – alfine Donald Trump perse l’ultima possibilità, dopo i dinieghi delle corti, di far ascoltare agli americani i dubbi che i senatori stavano infatti presentando a Mike Pence, riguardo alla certificazione dei grandi elettori – e quel dramma riverbera ancora oggi nella misteriosa serie di suicidi che hanno afflitto i poliziotti presenti quell’infausta sera (siamo a quattro, alcuni recentissimi). 

capital hill maledizione

Avrete correttamente dedotto, immagino, che in questi mesi Theleme NON abbia mai smesso di seguire tali vicende, sebbene privata della possibilità di diffondere agevolmente quanto appreso, scoperto, dedotto. Nulla è stato più pubblicato su ‘La Diceria’, da lungo tempo. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ed è inutile sgolarsi, almeno tanto quanto, evangelicamente, risulta disutile dar sempre perle ai porci. Ma i tempi sono ormai maturi per riprendere il filo mai spezzato. Quanto c’è oggi da sapere – e non v’è stato detto – per prepararsi a quel che potrebbe venire a breve, è il vero argomento dell’articolo, come da titolo. E ne parleremo adesso, sia pure sinteticamente.


Quando i media rifiutarono di dare alcun credito alle tante testimonianze raccolte dai alcuni repubblicani; dopo che le corti statunitensi, inclusa sorprendentemente la Corte Suprema, fecero lo stesso, senza mai entrare nel merito della questione; e se pure il Senato americano finì per violare la medesima procedura costituzionale prevista per la certificazione politica finale dei grandi elettori, nelle tristi ore dell’assalto disarmato ad una Capital Hill difesa solo da pochi poliziotti e senza Guardia Nazionale, sembrava davvero che le possibilità per Trump – e per chi come lui credeva nei brogli o quantomeno nelle gravissime illiceità ed irregolarità elettorali – fossero ridotte a zero. Siamo personalmente convinti, e non pochi media lo scrissero, che nelle segrete stanze trumpiane, con Flynn ed altri, si pensò addirittura alla dichiarazione di stato di emergenza, che trovava un precedente importante in nientemeno che Abraham Lincoln, il quale giunse addirittura all’ordine di arresto per il Presidente della Corte Suprema e, comunque, ne disapplicò totalmente sentenze e pareri. E che Lincoln sia per eccellenza il ‘padre della patria’ ce lo dice un uomo al di sopra di ogni sospetto di fascismo o simpatie trumpiane, Barak Obama.

Per fortuna, tale proposito, se pure passò per la mente, fu subito abbandonato. Joe Biden venne ufficialmente eletto Presidente degli Stati Uniti, senza tradizionale stretta di mano e senza consegna diretta della valigetta nucleare presidenziale, che vedemmo partire invece in volo con Trump verso MAR-a-lago. Per i mai convinti della liceità delle elezioni sembrava a quel punto non vi fosse altra speranza, si accenava prima…anche Theleme si scervellò a lungo, senza esiti. Persino il suo Palantir taceva, oscuro. In soccorso venne però la suprema saggezza dei costituzionalisti liberali, illuministi ed illuminati, del secolo di Voltaire, Beccaria, Buonarroti, Blackstone. Se il cuore della Democrazia antitirannica ed antioligarchica risiedeva nel conferire la parola finale al Popolo, ovvero ai suoi eletti, essi idearono la possibilità, quale extrema ratio, di conferire poteri giudiziari ai parlamentari. Nell’ipotesi grama – che quei dotti uomini di Mondo però ben potevano prevedere – in cui tutti o quasi i ‘colletti bianchi’ dello Stato, tutte le magistrature, tutti i burocrati, tutta l’elite, fossero concordi nel negare verità e diritti al popolo inerme. Qualcosa di simile esiste in ogni democrazia liberale, in Italia le chiamiamo ‘Commissioni parlamentari di inchiesta’. E le abbiamo ampiamente usate, per la verità con esiti assai alterni, nelle tante questioni misteriose e drammatiche della nostra storia, in cui parve evidente come giudici, militari, grand commis, servizi, tacessero quel che avrebbero invece dovuto svelare. Questo ci dice la Treccani al riguardo:

Le commissioni di inchiesta procedono alle indagini con gli stessi poteri e gli stessi limiti dell’autorità giudiziaria (Magistratura. Diritto costituzionale): possono, quindi, acquisire documenti e/o interrogare testimoni, anche in forma coattiva. A questo proposito, si è posto il problema se le Commissioni di inchiesta istituite con legge possano avere maggiori poteri di quelli dell’autorità giudiziaria (la l. n. 579/1979, istitutiva della Commissione bicamerale di inchiesta sul c.d. caso Moro rendeva infatti inopponibili alla Commissione il segreto di Stato, il segreto di ufficio e il segreto bancario): la dottrina maggioritaria lo ha negato, ma non sono mancate opinioni in senso diverso. Inoltre, sempre in virtù del parallelismo con l’autorità giudiziaria, ci si è chiesti se le commissioni di inchiesta siano tenute, nello svolgimento dei propri lavori, all’osservanza del segreto, oppure se debba prevalere il principio della pubblicità dei lavori: la prassi è stata oscillante (nel caso della Commissione di inchiesta sulla loggia massonica P2 tutte le sedute erano pubbliche, ma ci sono stati molti casi in cui è stato imposto il segreto), mentre la giurisprudenza costituzionale ha riconosciuto che le commissioni siano libere di organizzare i propri lavori «in funzione del conseguimento dei fini istituzionalmente ad esse propri».

Bene, nel suggestivo stato dell’Arizona, che risuona ancora dell’epopea del west, un’insieme di condizioni estremamente favorevoli hanno condotto alla nascita di qualcosa di molto simile. Governatore Repubblicano, maggioranza repubblicana nelle due camere, avvocatura dello stato repubblicana ed un precedente segretario di stato repubblicano che aveva servito l’Arizona per due legislature (quindi seguendo personalmente due elezioni presidenziali), Ken Bennett, insieme alla Presidente del Senato e della Commissione, Karen Fann – assolutamente integerrimi: nessuno scheletro nell’armadio, nonostante infiniti tentativi, è stato loro trovato – hanno reso possibile l’esperimento di una ulteriore indagine conoscitiva sugli esiti elettorali della Contea di Maricopa. Dopo le precedenti, condotte dall’amministrazione stessa e ahinoi dall’esito scontato. Avvalendosi dell’attività periziale di una poco nota società di consulenza informatica (in realtà con vasta esperienza nel campo), la Cyber Ninja, dopo aver battagliato per mesi in tribunale con i funzionari elettorali della Contea, i quali si rifiutavano di collaborare, essi sono riusciti a farsi consegnare QUASI ogni elemento utile all’indagine, dalle schede fisiche alle macchine della Dominion, società NON americana dal curriculum assai singolare. Per ulteriori mesi tali schede sono state controllate millimetro per millimetro, riprese da decine di telecamere in diretta – sul sito proprio e altri canali internet – scannerizzate e fotografate in 5k. Ogni dettaglio è stato controllato, ogni voto duplicato confrontato con i numeri seriali del suo originale, persino la pressione esercitata dai segni sulla carta è stata vagliata, per eliminare dubbi di compilazione automatica. Nelle audizioni pubbliche guidate da Bennett, di fronte alla commissione, sono emerse e documentate innumerevoli manchevolezze, che ammontano a decine di migliaia di schede, quando i numeri ufficiali parlano di una affermazione di Biden per soli 12.000 voti nell’intera Arizona. Di ciò diamo due brevi esempi, ripresi dalla diretta dell’ultima audizione pubblica. Nel primo, Bennett contesta la mancanza della ‘chain of custody’ delle schede, ovvero la mancata dimostrazione, richiesta a pena di nullità dalla legge ai funzionari elettorali, di documentare ogni passaggio di mano dei voti. Nel secondo, più lungo e tecnico, l’argomento è la mancanza di ogni certezza riguardo ai voti ‘duplicati’ (perché l’originale veniva rifiutato dalla macchina Dominion e quindi si apriva una procedura di sostituzione manuale), che in migliaia di casi potrebbero essere stati moltiplicati o mutati, considerata la mancanza del numero seriale corrispondente. Come noterete, non difetta l’esibizione in diretta. Mai nessun media, americano o straniero, è entrato minimamente nel dettaglio, né ha documentato le censure, sia pure per negarle.

Anzi…media nazionali ed internazionali hanno dapprima deliberatamente ignorato tutto, poi, di fronte alla realtà del cosiddetto ‘audit’, protetto da sentenza avversa ai funzionari della Contea, hanno iniziato una campagna di infinita denigrazione, che non ha arrestato il procedere dell’indagine. Tutte le schede sono state infine ricontrollate da macchine automatiche, che fossero da check sia per l’operato dei funzionari – inspiegabilmente avversi, se pensiamo alla certezza che mostrano sulla correttezza del loro operato – sia per quello della Cyber Ninja. Queste fasi sono state ultimate nell’ultima settimana, ma difettano ancora le password per il controllo dei routers delle sezioni elettorali, che si teme – ma è appunto da dimostrare – siano stati collegati alla rete durante le elezioni, potenzialmente permettendo ogni alterazione dei risultati finali. Ovvero quel che Mike Lindell sostiene di aver già provato col suo ‘Cyber Symposium’, di cui appunto vedete un’immagine in copertina e di cui POTETE SEGUIRE LA DIRETTA SUL SITO, inserendo una semplice mail ed un numero di telefono (o che somigli) di 10 cifre:

https://frankspeech.com/

Non precorriamo però i tempi, rimaniamo a Maricopa, Arizona. I funzionari elettorali della Contea hanno sostenuto, in audizione presso la Commissione del Senato, che tali password per l’accesso più elevato, da amministratori, non siano nella loro disponibilità, bensì in quella esclusiva della Dominion, ribadiamo società privata NON americana, fornitrice delle macchine elettorali, già più volte censurate, negli anni precedenti, per il loro esser prone a forzature internetiche. E non da giornali e politici repubblicani. Qui il Wall Street Journal ripreso da un sito politico DEMOCRATICO, nel 2018:

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Dopo lunghissima attesa e numerose sollecitazioni, la Presidente Fann ha utilizzato i suoi poteri, obbligando funzionari statali e personale della Dominion, a quanto pare i veri padroni delle elezioni USA, a fornire senza ulteriori indugi quanto richiesto. L’avvocato generale dello Stato dell’Arizona ha quindi imposto a tali individui di aderire alle richieste, o fornire adeguate spiegazioni per il rifiuto, ben diverse dai toni irridenti ed immotivati della loro ultima risposta al Senato. In caso contrario taglierà ogni fondo al Board elettorale della Contea, che essi compongono. Si attende un’estrema, ennesima, difesa in tribunale, di ardua spiegazione e motivazione, nel tentativo di resistere all’ingiunzione…ma i tempi sono stretti. Ne sapremo di più a breve: certamente, nel frattempo, i risultati delle prime fasi di controllo fisico delle schede, umano e meccanico, sono in arrivo. E come potete qui ascoltare con le vostre orecchie, l’integerrima Presidente Fann è certa che, qualunque sia il responso finale del suo Audit, esso sarà quello VERO, nonostante la ‘scandalosa ed inspiegabile opposizione dei funzionari elettorali dello Stato’:

Proprio in queste ore, Mike Lindell, milionario amico di Trump e patron della nota azienda americana My Pillow, con cui sembra aver piazzato uno o più cuscini nella casa di ogni concittadino, considerati i quattrini fatti, è in diretta costante, durante i giorni 10, 11 e 12 Agosto 2021. Accompagnato da numerosi esperti, dà prova del suo istrionico talento di fronte ad una platea proveniente da tutti gli States (e non solo, come scoprirete nella seconda parte), affermando di esser certo che le elezioni di Novembre 2020 siano state ‘the big lie’, la grande menzogna, l’enorme patacca. Perché:

  • le elezioni presidenziali del Novembre 2020 sono state corrotte e taroccate
  • ciò è avvenuto mediante un piano globale che tocca ogni stato americano
  • i responsabili principali sono Dominion ed il suo mandante, la Cina
  • i media sono stati parte attiva ed indispensabile nella truffa
  • i veri risultati elettorali sono alla sua equipe noti, ed infatti ne mostra continuamente schermate come quella di copertina, che vi riproponiamo
  • è così certo di quanto afferma da offrire 5 milioni di dollari a chi riesca a smontare la sua tesi

screenshot_20210811-004049_chrome

Questo – e tanto altro – sarà però argomento della seconda parte del post. Theleme si rimette in ascolto della diretta del MYPILLOWGUY ed aggiorna alla seconda parte.

Vale et ego valeo.

P.s. Ogni affermazione contenuta in questo post rispecchia fonti presenti sulla rete e non, più volte controllate, incrociando dati e testimonianze. Chiunque necessiti delucidazioni in merito ha i commenti a disposizione per domandare.

PROSEGUE CON ‘Trump – Biden: regolari elezioni USA o ‘the big lie’ di Mike Lindell? (II)’

Un commento su “Trump – Biden: regolari elezioni USA o ‘the big lie’ di Mike Lindell? (I)

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