Has has Savona! Ma dietro le quinte i problemi sono ben altri…

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Paolo Savona, fra Enrico Toti e Masaniello?

No, fra Ezio Greggio e D’Angelo. Prosegue la strategia Has Fidanken, che tanto ha già dato all’Italia a cinque stelle.

Il grand commis banchiere, allievo di Carli e Ciampi, presidente di quasi tutto e re degli europeisti. Due parole di Maccarrone.

L’amico di Mattarella che diviene nemico alla bisogna. Storia di una visita speciale. La sindrome di Stoccolma del M5s.

Dopo tanta wikipedia un salto sulla Treccani farà bene.

Conte, Savona, Massolo, Moavero, Mattarella, Casellati… tutto torna: il primo Conte è il secondo Monti. Ambedue figli di Frankenstein.

Tiriamo le somme con Jessica Rabbit.

 

Fra Toti e Masaniello…

In questi giorni è salito alla ribalta della cronaca il dottor Paolo Savona. Oggetto di una fantomatica ‘lotta’ fra europeisti ed antieuropeisti che vede schierati Di Maio e Salvini (soprattutto il secondo) contro il presidente Mattarella. Paolo Savona sarebbe insomma un mix fra Masaniello – aitante, col berretto frigio in testa, alla testa del popolo inferocito contro la casta – ed Enrico Toti, patriota antigermanico, capace di lanciare la stampella sugli austriaci. Un eroe in grado di ‘spirare baciando il piumetto della sua divisa da bersagliere’, come raccontano le cronache dell’epoca.

Alchè a Theleme ci siamo chiesti… ma è davvero il Paolo Savona che conosciamo noi? O un omonimo ignoto? Prima di ri-scoprire chi sia, il professor Paolo Savona (figura di indubbio spessore, al di là di ogni considerazione politica che andremo a trarre), non possiamo trattenerci dal menzionare nuovamente il mitico cocker Has Fidanken e il suo ‘promotore’ Armando/D’Angelo, miglior viatico all’Italia politica e mediatica odierna.

La strategia ‘Has Fidanken’

Della strategia ‘Has Fidanken’ avevamo lungamente trattato in passato, relativamente all’oscura vicenda del Movimento cinque stelle:

…Monti, Letta, Gentiloni altro non sono che degli Has Fidanken spinti dai media, mai riusciti a convincere il pubblico votante che quei cocker fossero davvero i fenomeni le cui gesta, inventate dai tantissimi ‘Armando’ di redazione, campeggiavano su giornali e telegiornali per mesi e mesi.

La medesima tecnica ‘Has Fidanken’, rovesciata, è stata adottata per lanciare il Movimento Cinque Stelle. Questa volta con esito assai migliore dei precedenti, appena citati. Una volta compreso che il popolo italiano, per quante volte gli si ripetesse ‘Has, has Fidanken!’, non riusciva più a digerire grigie figure centriste di sistema – probabilmente perchè la paura di cambiare ce l’ha chi ha qualcosa da perdere e forse chi ha da perdere non è oggi maggioranza nel Paese – si è puntato su di una protesta ‘costruita in laboratorio’. Fortissima nei toni ma nulla nella qualità delle proposte alternative, tutte di carattere illusorio, fantastico e irrealizzabile, e ancor più nulla nella selezione degli uomini incaricati di rappresentarla.

Compito dei media … è stato quindi accreditare i Cinque Stelle di un elevato potenziale ‘rivoluzionario’, mai in realtà posseduto, proprio grazie al tacciarli senza sosta di incontrollabilità e ‘pericolosità’ per quella ‘casta’ e quella ‘stabilità’ che però gli italiani, evidentemente, non gradivano più.

Il cocker, spacciato per dogo argentino, è quindi apparso agli occhi del pubblico come un’indomabile fiera… Insomma una recita, un gioco delle tre carte – con compare – che è finalmente riuscita nello scopo desiderato: Impedire che la deriva antisistemica degli italiani potesse pervenire a risultati incontrollabili, fornendo una valvola di sfogo preconfezionata…che poi, all’atto pratico, portasse in Parlamento e al Governo esattamente quel che c’era prima. Con un gattopardesco cambiamento di facciata, fiancheggiato proprio dai quei media che fingevano di ‘aggredire’ il M5s per esser poi da loro ‘fintamente’ aggrediti.

Avrete capito già che riteniamo stia avvenendo lo stesso per Savona e, più in generale, per ogni altro ministro ‘tecnico’ di questo governo, incluso (eccome!) il premier incaricato. Passiamo quindi a dimostrarvi come mai, più che fra Masaniello ed Enrico Toti, vediamo bene l’anziano grand commis fra Ezio ‘Letta’ Greggio e Gianfranco ‘Mattarella’ D’Angelo. Quelli in copertina. Chi volesse rivederli in azione, ha solo da fare un salto qui.

Storia breve di Paolo Savona

Paolo Savona è assai presente nelle vicende ‘importanti’ della politica e del ‘capitalismo all’amatriciana’ italiani sin dagli anni ’80. Dice il Fatto:

Ministro 25 anni fa con Carlo Azeglio Ciampi, presidente di società come Banca di Roma, AdR, Generale Immobiliare e Salini Impregilo e del famigerato Consorzio Venezia Nuova del Mose, prima però della fase degli scandali, Savona è il classico uomo per tutte le repubbliche.

L’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga lo inserì insieme ad altri manager destinati a luminosa carriera come Franco Bernabé, nel 1992 in una commissione che si occupava della ristrutturazione dei Servizi segreti. Anni dopo lo propose come Governatore della Banca d’Italia al posto di Antonio Fazio e presentò un’interrogazione parlamentare contro i magistrati di Monza che avevano osato intercettarlo e indagarlo. Vale la pena rileggere la richiesta di archiviazione di quel caso firmata dal procuratore Walter Mapelli il 2 aprile 2007. I pm avevano intercettato nel 2004 alcune telefonate tra Savona e il suo amico e co-autore di libri, Carlo Pelanda, nelle quali si parlava della gara per il Ponte sullo Stretto, poi vinta dal consorzio guidato da Impregilo, il cui presidente era Savona.

E già qui viene spontaneo qualche dubbio il professore possa essere adeguato rappresentante di un movimento anticasta come quello grillino (per inciso, sembra che anche Bernabé sia ormai pazzo per il M5s). Ma lasciamo il Fatto, che se non mette sempre in mezzo Dell’Utri non è soddisfatto… e proseguiamo con altre nozioni salienti. Non gli difetta la frequentazione della Comunità Europea, è stato Capo del Dipartimento delle Politiche Comunitarie della Presidenza del Consiglio dei ministri e Coordinatore del Comitato Tecnico per la Strategia di Lisbona. Ad dire il vero non è che grazie a lui le cose siano state granché rivoluzionate, nei rapporti con la UE. Ma proseguiamo. E’ stato anche Presidente del fondo interbancario di tutela dei depositi. Che è oggi talmente solido da dipendere completamente dalla buona volontà – niente affatto scontata – dell’ Unione Europea, in caso di tracollo di un Istituto maggiore. Almeno così la pensa l’attuale Presidente Maccarrone, che ha parole (e cognome) ben poco rassicuranti:

“Le casse sono vuote e contribuiscono a renderle tali questi provvedimenti di ristoro degli obbligazionisti delle quattro banche” aggiungendo che “Non credo che il nostro sistema economico e civile sia pronto… Nel caso di una banca in liquidazione non verrebbero pagati i depositanti” – Fonte: Reuters 5 maggio 2016

Insomma, parrebbe che Paolo Savona abbia avuto molti modi per rendersi decisivo e innovativo, nella sua nazione. Che non gli ha mai lesinato posizioni di rilievo… ricordiamolo anche nelle vesti di alto funzionario di Bankitalia e direttore generale di Confindustria. E’ di tutta evidenza non vi sia mai riuscito. Chissà, forse perché distratto dalle infinite ed eterogenee presidenze e collaborazioni. Dall’Aspen alla Luiss. Immaginare che faccia ad 82 anni quel che non fece a 50 è pensare molto positivo. O semplicemente dadaista.

Sergio e Paolo, nemiciamici

Sicuramente surreale è sentirlo narrare ‘nemico’ di Mattarella – e viceversa – per quasi un mese. Infatti non solo sono coetanei e di area attigua – Mattarella è un DC di sinistra, Savona un Repubblicano, cioè un mix liberal-cattolico-progressista, in sostanza contiguo, a sinistra, alla DC… come vedremo, riguardo l’Europa questa matrice conta molto – ma devono nutrire reciproca stima. Eh si, perché Paolo Savona, cagliaritano, nella sua libidine presidenziale è anche Presidente del comitato scientifico di una fondazione alquanto dorotea, la Nemetria. Non ci crederete, eppure Sergio Mattarella si è recato di persona nel 2017 a renderle omaggio. E’ qui che la microstoria di Foligno ci soccorre nell’analisi.

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Acclarata la conoscenza, la stima, l’area politica non distante, la carriera tranquilla di grande burocrate… perché mai dovrebbe Mattarella opporsi fieramente alla sua nomina a Ministro del Tesoro? E perché mai Salvini insistere così tanto? Per non parlare del M5s, che nella realtà ha un’innegabile passione per la casta, dopo averla combattuta a parole per decenni. Quasi una sindrome di Stoccolma. La risposta all’apparenza è semplice: Paolo Savona è contrario all’euro. E’ nemico dell’Unione Europea. Vuole uscire dalla moneta unica. Almeno questo è quello che raccontano i media, incessantemente.

Il re degli europeisti

Così però non è. Il Professor Savona – coerentemente alla sua storia di Repubblicano (frammassone) e quindi mazziniano (non dimenticate chi partorì per primo l’idea!), poi allievo di Carli e Ciampi – è forse il più acceso europeista d’Italia. Le sue contestazioni all’Unione Europea derivano dal non essersi già tradotta in Stati Uniti d’Europa. Savona non vuole solo l’euro, vuole l’unione politica. Vuole che tutto, o quasi, sia deciso a Bruxelles molto più d’oggi. Non ci credete? Bene, ascoltatelo mentre lo spiega. Non a Fabio Fazio, alla Treccani: ‘più potere alle istituzioni Europee’. Correva il 2014, non il 1984. Difficilmente ad 82 anni la si pensa molto diversamente che a 78.

Tutto ciò assevera l’assunto iniziale: il professor Savona è l’ennesimo Has Fidanken e Mattarella – con tutto il codazzo di Di Maio, Casaleggio, Salvini e tutti i media – gli fa da ‘Armando’. E’ vero che Paolo Savona s’è talvolta espresso drasticamente nei confronti del governo tedesco e delle sue politiche europee… ma non è il primo, non è il solo e basterebbero due scuse, per aver ecceduto (ad esempio sul ‘Terzo Reich’)… oppure, sarebbe sufficiente indicare ministro un suo allievo meno esposto, compromesso molto più tollerabile di tanti altri già accettati dalla Lega, senza fiatare. Paolo Savona non è insomma Elena di Troia, la donna più bella del mondo per la quale combattere una guerra senza quartiere (semmai è Jessica Rabbit, come si vedrà). Né Mattarella è un reale ostacolo, l’abbiamo visto. Trattasi di un gioco delle parti che verrà replicato finché il popolo ci casca. Basterebbe riflettere, come acutamente fa Carlo Alberto Maffè, sul fatto che la stessa idea di fondo – risibile – in base a cui sorge il cosiddetto contratto di governo – ovvero quella dei ministri ‘meri esecutori del programma’ – imporrebbe una molto maggiore indifferenza nei confronti del nome dell’esecutore.

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E invece no, tutto appeso al nome di Savona. O Savona o morte. Non esiste alcuna logica in quel che avviene da mesi, per come lo si racconta. Crediamo però ne esista un’altra, mai narrata. Tutto sommato, sempre la stessa.

Primo Conte o secondo Monti?

Giuseppe Conte: ennesimo professore di diritto in politica, di sinistra per sua espressa ammissione, vicinissimo alla curia romana, inserito nella burocrazia statale (sembra quasi un clone, un po’ più tarocco, del Presidente Mattarella… nevvero?), egli è inspiegabilmente il candidato per eccellenza di due movimenti euroscettici, populisti e persino xenofobi. Avrà cambiato idea negli ultimi due anni, da quando s’è allontanato dal giro renziano col quale aveva non poca frequentazione fiorentina? Non so se avete ascoltato con attenzione il suo discorso da appena incaricato. Come Marco Molinari ha  correttamente chiosato su SkyTG, ‘nemmeno Monti aveva parlato mai tanto d’Europa’. Non ci credete? Riascoltiamo Conte…

Avete sentito bene, ora? Mettiamolo nero su bianco, nella parte che più interessa al filo logico che seguiamo:

 …così come sono consapevole della necessità di confermare la collocazione europea e internazionale dell’Italia. Il governo dovrà cimentarsi da subito con i negoziati in corso sui temi del bilancio europeo, della riforma del diritto d’asilo e del completamento dell’unione bancaria.

Se ci pensate bene, questi sono i passi necessari per incrementare il livello di Unione fra gli Stati Europei. Lasciamo perdere la fattibilità, molto discutibile… confermare la collocazione europea, il bilancio europeo, la riforma del diritto d’asilo (leggi anche ‘quote’, eterna tiritera della sinistra a cui Conte, appunto, appartiene… ricordate Renzi e Boldrini?), il completamento dell’Unione Bancaria… è esattamente quello che desidera Paolo Savona, passi indispensabili verso gli Stati Uniti d’Europa. Ma anche Massolo, possibile ministro degli esteri, andreottiano e berlusconiano, riformatore dei servizi segreti – cui non è alieno nemmeno Savona, se ricordate – molto vicino ai francesi. E certamente Enzo Moavero, sodale di Mario Monti, uomo delle istituzioni UE. Oltre ad essere tutti praticamente democristiani, son tutti iper europeisti. Lo spread sembra infine salire più per l’enorme incertezza politica e il caotico programma, che per i rischi inerenti ai nomi. Assolutamente rassicuranti. l’OCSE e il Commissario UE Moscovici hanno fatto capire di aver mangiato la foglia, non a caso.

E non finisce qui. Perché anche il Presidente Mattarella è democristiano. Ed anche la seconda carica dello Stato, è rivestita da una cattolica centrista, in quota Berlusconi, la dottoressa Casellati. Se andiamo quindi a guardare con attenzione, Salvini e Di Maio, con la scusa del cambiamento, spalleggiati dai media a libro paga, hanno dato vita al governo più centrista degli ultimi anni. Siamo in presenza, nei nomi, nelle biografie, nei discorsi, ad un Monti bis. La favola del ‘contratto di governo’ è buona per i tanti incolti e illusi. Non ha alcun valore. Ciò che ha valore è la squadra dei ministri, ma soprattutto il Presidente del Consiglio. Unico, secondo la Costituzione, ad essere il promotore delle politiche di governo. Giuseppe Conte potrà sostituire chi vuole, ma non essere sostituito. Se non con la sfiducia. Quindi con la caduta del Governo. In tal caso la palla ripasserebbe a Mattarella. Un bel guaio, per leghisti e grillini. Non esiste quindi alcun ‘esecutore’, se non nella testa degli incolti e nella penna dei pennivendoli. Così come non esiste alcun governo del cambiamento, bensì della massima conservazione.

Conclusioni: ruoli effettivi e problemi reali

In realtà, grazie alla Lega – per ambizione miope, errore di calcolo o partecipazione consapevole alla messinscena del ‘regime’ – il M5s ha potuto sopperire al fallimento dell’ipotesi su cui tanti lavoravano da ben prima delle elezioni. Ovvero un governo con il PD e con LeU. Il pessimo esito di questi ultimi e l’opposizione lungimirante di Renzi avevano obbligato Mattarella ad assumersi l’ingrato ruolo del despota, dando vita al governo Frankenstein di cui abbiamo tanto parlato. Una compagine destinata a languire senza fiducia per qualche mese, sino alle elezioni di Dicembre. Oppure a raggranellare una maggioranza ‘responsabile’, fra PD, FI e potenziali profughi del M5s (le cui bio abbiamo raccontato più volte). Ciò avrebbe però esposto la presidenza ed il governo all’astio popolare. E al gioco di sponda della Lega. Per loro fortuna, il M5s è in realtà ‘la stampella del potere‘. Il vero grande beneficiario della strategia ‘Has Fidanken’. Ed è riuscito a convincere la Lega a dar vita al secondo governo Monti. Togliendo le castagne dal fuoco a tutti. Tranne che a Salvini, nel prossimo futuro. Un’alchimia ancora più straordinaria di quella che avevamo previsto: Governa la DC, come sempre e al modo di sempre e con le persone di sempre (seconda fascia, per non dar troppo nell’occhio al popolo bue)… ma la faccia ce la mettono i due sedicenti ‘partiti antisistema’, legati a maggioranze risicatissime. Buone appena per strappare una fiducia, non certo per governare. Quindi dipendenti dalla ‘tolleranza interessata’ di Forza Italia e Partito Democratico, senza cui ben poco potrebbero camminare.

Se Paolo Savona non sarà infine ministro, certamente non sarà stato Mattarella a vetarlo. Se questo governo in formazione ha un serio ostacolo, questo non è Paolo Savona. Potrebbero esserlo, molto più razionalmente:

  • l’estrema difficoltà per Giuseppe Conte nel darsi una scaletta di priorità che non rompa immediatamente la fragile alleanza. Da dove si inizia, dal reddito di cittadinanza o dalla flat tax? Il carico finanziario e normativo di ambedue, contemporanemente, suonerebbe come follia pura;
  • I numeri molto risicati al Senato, da noi sempre rammentati: pare che vi siano seri mal di pancia fra gli onorevoli del M5s… e che faranno i maroniani? Una fiducia magari si strappa, ma se fosse già molto debole segnerebbe in modo irrevocabile il percorso della legislatura;
  • La questione ILVA: le risorse economiche (pubbliche) con cui il siderurgico di Taranto simula d’essere ancora sul mercato si esauriscono a Giugno. Arcelor Mittal è in gara sino alla fine dello stesso mese. Fioramonti, responsabile economia per il M5s, s’è espresso con grande nettezza per la chiusura programmata. A Taranto fra gli operai si diffonde l’idea che sia meglio finirla qui, tanto c’è il reddito di cittadinanza. La Lega si dice invece altrettanto nettamente contraria. Giuseppe Conte è chiamato ad esprimersi subito dopo la fiducia, non può attendere. Se si deve chiudere, non si vende. Se non si chiude si sconfessa il principale azionista del governo e vanno comunque immediatamente iniettate altre risorse pubbliche ‘a fondo perduto’. In perfetta continuità con Forza Italia e Partito Democratico.

Temiamo che tutto ciò sia ben più urgente, pericoloso e letale della nomina di Paolo Savona, che sembra fare da paravento. Cattivo, ma solo perché lo disegnano così.

P.s. 27 Maggio h.12, Il professor Savona ha poi fatto esattamente quel che immaginavamo qui. Una dichiarazione chiarificatrice sul suo europeismo. Confermandosi tutt’altro che euroscettico: La quantità di poteri che si ripromette di trasferire a Bruxelles, esattamente come dicevamo, è impressionante. Da notare, però, che il Premier incaricato Conte non s’è recato di corsa al Quirinale. E’ evidente che i nodi vanno oltre l’anziano docente. Due conferme che non avete perso tempo leggendo questa analisi. Ma che spesso ne perdete dietro le sirene dei media ufficiali. 

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Proposte principali di Paolo Savona riguardo alla UE. Dal suo comunicato stampa.

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3 commenti su “Has has Savona! Ma dietro le quinte i problemi sono ben altri…

  1. […] sulla figura di Paolo Savona, che ha finito per nascondere i reali, insormontabili inciampi. Chi volesse approfondire, può leggere QUI. Ma ancora più clamoroso è che il Quirinale abbia chiamato immediatamente Carlo Cottarelli, […]

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  2. […] politiche divergenti non possono dar vita ad alcuna maggioranza stabile, lo spread conferma che Savona e Conte poco c’entravano e Mattarella da vita al suo ‘Governo Frankenstein’, pronto da un […]

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  3. […] il ministro ai rapporti con la UE, l’ormai mitico Paolo Savona, un grand commis di Stato che non ha mai rivoluzionato nulla nella sua vita, ex repubblicano vicinissimo a Cossiga e notorio massone ‘atlantico’; al […]

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