Mattarella l’alchimista: l’ora è fatale, arriva il Governo Frankenstein!

fotomontaggio mattarella flick - Copia

Frankenstein Mattarella e ‘la creatura’ Flick: fenomenologia d’un’alchimia centrista. By courtesy of Mel Brooks. 

Prima di avanzare, riavvolgiamo il nastro. L’esito previsto e l’impossibilità di coalizzarsi.

‘Solve et coagula’ (PLAY!): non resta che l’alchimia.

Nuova missione di Sergio Mattarella fra gli avelli DC. Il sepolcro imbiancato e pentastellato.

‘Casellati, facce vedè er Fico…’ le consultazioni più ‘telefonate’ di sempre.

L’amaro destino del M5s: Grillo – con Di Battista – fila via sulla scialuppa di salvataggio?

Flick o Flock? (Ma ridar vita ai morti l’è dura).

Il Frankenstein che verrà: un arto qui un cuore là, nell’attesa dei Draghi? Tutti traditi.

Importante post scriptum, 27 Maggio 2018.

Il post che segue fornisce una visione esaustiva di quanto accaduto alla politica italiana negli ultimi 4 mesi, secondo una specifica interpretazione – quella di Theleme – che ha trovato progressivo riscontro. Chi non avesse tempo o volesse semplicemente andare al dunque, scorra in basso sino a ‘Mattarella l’alchimista’ e legga a partire da lì. 

Riavvolgiamo il nastro

Prima di tentare il disvelamento degli arcani futuri, è opportuno ripercorrere brevemente la strada che ci ha portati all’inconcludente data odierna. Iniziando dall’inizio. Ovvero dai mesi precedenti alle elezioni del 4 Marzo. Theleme, novello Pollicino, ha disseminato la strada che porta a casa dell’alchimista di gustose molliche di pane politico… la prima indirizzava – in sintonia con varie segreterie, ma nessun sondaggio – verso un futuro prossimo in cui fra Berlusconi e Salvini alla fine avrebbe prevalso il secondo. Molto più giovane, più centrato sui problemi di maggior rilevanza ‘pubblica’ (o populista, se volete, non fa poi tanta differenza), candidabile ed eleggibile. All’epoca era già evidente a tutti i pensanti – ma non ai media – come fosse irripetibile un governo centrista, considerato che la somma dei consensi di Forza Italia e Partito Democratico, principali eredi dell’equilibrio PCI-DC, era largamente inferiore alla 50%. In assenza di premi di maggioranza, nemmeno sommando interamente i seggi dei due partiti – altro che la sparuta pattuglia di Alfano – si sarebbe potuta perpetuare la tradizione morotea italiana. Anzi, i numeri proponevano una maggioranza numerica innovativa e diversa, nemmeno antitetica nell’impostazione e nei programmi. Almeno teorici. Quella costituita da M5s, Lega e Fratelli d’Italia. Uno scenario, insomma, in cui la Lega avrebbe avuto una posizione sicuramente vantaggiosa.

Dieci giorni dopo, però, la seconda ‘mollica’ aveva tutt’altro sapore: probabilmente partendo dal medesimo ragionamento che si faceva a Theleme, qualcuno stava tramando per ottenere un esito ben diverso. Ovvero un governo centrista, pur in assenza del consenso necessario. Nomi importanti e vetusti della tradizione partitocratica, finiti in quasi ogni schieramento dopo la diaspora di ‘Mani pulite’ – da Letta a Scotti allo stesso Mattarella a Napolitano – si adopravano in tal senso, secondo varie fonti. Ma come fare? Come aggirare lo scoglio delle percentuali di voto che sarebbero divenute seggi in Parlamento? Sommando i prevedibili consensi di Forza Italia, del PD, di LeU e di altri dal misto e simili, rimaneva pur sempre un ‘buco’ di almeno quaranta senatori (fermo restando che, come abbiamo scritto più e più volte, il Senato è la chiave anche di questa legislatura). ‘Buco’ incolmabile, considerate le posizioni pubbliche a riguardo di M5s, Lega e FdI. Almeno in teoria.

La terza ‘mollica’ rammentava che la carenza di risorse economiche con cui praticare il ‘voto di scambio’, rituale irrinunciabile dagli anni ’60 in poi, sarebbe stata la pietra tombale per i partiti della ‘stabilità’. Credere di poter proseguire con gli equilibri di sempre in assenza di regalie, magari sostituite da generiche promesse, era stata un’enorme ingenuità. Sembrava evidente che le forze ‘destabilizzanti’ – almeno all’apparenza – ne avrebbero tratto inevitabile giovamento. E in effetti il voto del 4 Marzo aveva finito per confermare tutto, o quasi. La Lega sopravanzava Forza Italia di 3,5 punti, il M5s giungeva alla stratosferica cifra del 32,7%, il PD crollava ben sotto il 20% e sommando l’intera coalizione di Centrosinistra a FI – e persino a LeU – si rimaneva lontanissimi dalla maggioranza parlamentare. Insomma, un’epoca pareva tramontata. Ma se ne apriva davvero un’altra? No.

Tutta l’ambiguità del M5s

Infatti, ad un’analisi attenta – cui abbiamo dedicato tre importanti post, ultime ‘molliche’ pre elettorali – il Movimento cinque stelle ribadiva alle urne la sua natura ambigua. Anzi la esaltava addirittura, sino a configurarsi quale autentica ‘truffa’: Al di là delle tante belle parole di Casaleggio, Di Maio, Grillo & friends, all’atto pratico il Movimento Cinque Stelle aveva messo in lista un numero elevato di candidati che non presentavano palesemente alcuna affinità col suo progetto e la sua propaganda: Politicanti di lungo corso (quasi tutti democristiani), fiancheggiatori del Partito Democratico, VIP appartenenti alle ‘caste’ locali, massoni, dirigenti pubblici lavativi, inquisiti a vario titolo, finanche pregiudicati, oltre ai ricandidati nonostante la violazione di importanti regole statutarie.

caiata elettosteni trizzino

Un’accozzaglia accomunata dal sentore di trasformismo, innumerevoli volti di possibili ‘responsabili’. L’indiscutibile dato, confermato poi dalle notizie raccolte sugli eletti al Senato, era rafforzato dai nomi che venivano proposti da Di Maio quali ‘ministri in pectore’: chi non era uscito dall’inquietante Università Link di Vincenzo Scotti –  secondo Mieli uno dei 6 vicerè democristiani di Napoli, con Gava, De Lorenzo, Pomicino etc. – si occupava di aggiornare le leggi scritte da Prodi, o quantomeno era sostenitore di Renzi, del PD e di quella legislazione scolastica che il M5s aveva per anni giurato di far abolire immediatamente, una volta al Governo.

M5s renzi e giuliano

Giuliano, ministro della scuola in pectore per il M5s, si fa un selfie con Renzi.

Nulla di meno adatto per cercare un accordo con l’altro ‘vincitore’ riconosciuto, la Lega. Qualcuno può davvero credere che, con una simile squadra di parlamentari e ‘ministri’, Casaleggio e Grillo avessero mai avuto la reale intenzione di rimanere neutrali fra sinistra e destra, cercando accordi per ‘rivoluzionare’ il paese?

In realtà, il M5s, nato assai oscuramente, ancor più oscuramente era cresciuto, accreditato di una carica di onestà, trasparenza e volontà di trasformazione del tutto illusoria, confezionata per i grillini come un abito sartoriale da tutti i media. Questi ultimi, mostrando di far loro guerra spietata, conferivano invece l’aura dei combattenti, dei ribelli, degli integralisti, necessaria a renderli i beniamini dell’elettorato. E ora che l’operazione era riuscita si potevano muovere passi decisi verso i veri obiettivi:

  • Eleggere, in barba ai militanti della prima ora e alla democrazia diretta (2/3 dei candidati è stato cooptato, mai votato in alcuna parlamentaria), tanti nomi poco noti al pubblico, ma conosciuti ai micropoteri locali, di matrice centrista… un’armata Brancaleone di potenziali ‘responsabili’;
  • Sovraordinare loro dei riferimenti presi dal mondo dell’accademia e del giornalismo vicinissimi all’area cattocomunista, vedi Fioramonti, Pesce o Della Cananea, amico e collega dei figli di Mattarella e Napolitano;

della cananea mattarella

  • Condurli a un accordo col PD, senza Renzi ma con ‘Liberi e Uguali’, partito che non a caso aveva puntato su Grasso, notoriamente gradito agli ipergiustizialisti a cinque stelle.

Ha deposto molto a sfavore dell’onestà intellettuale e politica del M5s il grave fatto, acclarato oltre ogni dubbio, della manipolazione del programma pubblicato sul sito del Movimento. Ai testi stabiliti attraverso la tanto decantata democrazia diretta digitale, votati insomma dai militanti, sono stati sostituiti altri, assai difformi, ad esempio improvvisamente inclini alle posizioni europeiste del presidente della Repubblica e del PD. Ma alla corte di Casaleggio si sanno fare le pentole, non i coperchi. I risultati delle elezioni, sebbene molto lusinghieri per il Movimento, non hanno agevolato queste trame occulte di governo, sin dall’origine condivise fra la partitocrazia e la sua ‘stampella’, per dirla sempre con Dezzani (da leggere, insisto!). Ciò era già avvenuto nel 2013: Prima delle elezioni i vertici del M5s erano persuasi che il PD avrebbe comunque ottenuto la maggioranza. Invece Berlusconi buggerò tutti e obbligò i grillini ad un’ordalia di incontri obbligati – e sgraditissimi – che mostrarono rapidamente tutti i loro limiti umani e teorici. Poi ‘l’inciucio’ del Nazareno li salvò da ulteriori guai, consegnandoli all’opposizione tanto sterile quanto gridata per cui esso è nato, in quanto ideale a raccogliere i consensi e orientare la rabbia, di modo da annullare i rischi per il sistema che si fingeva di combattere. Oggi, col loro 32%, risultano centrali in ogni ipotesi di governo. Anche nell’ultima, forse la sola rimasta, di cui parleremo alla fine. Ma tutte le possibilità concrete risultano indesiderabili alla stragrande maggioranza del ‘caldo’ elettorato grillino.

Renzi e Berlusconi, criptonite per grillini

Renzi è andato alle elezioni da Segretario del Partito Democratico. E’ stato decisivo nella scelta dei candidati e dei seggi. Siedono quindi in Parlamento numerosi parlamentari più fedeli a lui che ad un partito in piena rotta. Al Senato c’è una pattuglia di 15 ‘pretoriani’, che va da Lotti a Nannicini alla Boschi. Matteo Renzi non ha mai nascosto in alcun modo l’avversione per il Movimento Cinque Stelle.

Quest’ultimo non ha mai perso occasione di ricordare che Renzi e i suoi sono espressione del malaffare, del ladrocinio, dell’ipocrisia e soprattutto di un patto, segreto e sordido, con l’odiatissimo Cavaliere Berlusconi. Basta ascoltare Grillo nel gennaio 2018. ‘Il panda non sarà mai carnivoro, mangia solo cuore di bambù’:

Liberi e Uguali, dal canto suo, ha fatto un super flop. Accreditato del 6% dai sondaggi, s’è ridotto a quasi la metà. E quindi a 4 senatori. Il suo contributo al progetto di governo sopra delineato è ridottissimo, ininfluente. Anche aggiungendo i senatori a vita e il gruppo della autonomie alla massa dei sostenitori di una maggioranza PD – M5s, una volta che si esclude la pattuglia renziana i numeri non ci sono. E che la pattuglia renziana sia da escludersi dalla conta è certo. A rifletterci un attimo, i vantaggi sono elusivi, gli svantaggi concreti e molteplici. Sia per i vertici del M5s che del PD renziano. La base di ambedue è, inoltre, decisamente avversa.

Ancora più improbabile l’ipotesi di un governo con il centrodestra. Una volta acclarato che Fratelli d’Italia non si sarebbe separato mai da Forza Italia, all’inesistenza nei fatti del ‘primo forno’ è seguita l’inesistenza del secondo… Lega e M5s, anche volessero sul serio fare un governo da soli, godrebbero di una maggioranza di 5-6 senatori. Considerate le abitudini voltagabbana della politica italiana (non dimentichiamo le famose ‘compravendite’); la menzionata presenza di numerosi parlamentari pentastellati di matrice ipercattolica, comunista e ‘sensibili’ al sostegno dei ‘migranti’; la vicinanza di non pochi onorevoli leghisti al Cavaliere; le tante regioni amministrate dal centrodestra; ed infine quanto accaduto alle elezioni dei Presidenti delle Camere (ovvero numerosi ammanchi di voti, abbondantemente documentati), par proprio si parli di nulla. Idem, anzi peggio, per un governo che veda seduti allo stesso tavolo il famigerato ‘caimano’ Berlusconi e il ‘puro’ grillino Di Maio. Ribadiamo poi che PD, FI e LeU nemmeno si avvicinano alla soglia minima. A chiudere il cerchio, né Fratelli d’Italia né la Lega governerebbero mai col PD, a differenza di Forza Italia. E’ tutto arcinoto. Perché allora si seguono da mesi strade la cui sterilità è evidente sin dalla prima settimana dopo le elezioni? Ci sta che nessuna forza politica sia chiara al riguardo, se pensiamo che mentre si finge di cercare accordi ci si scambiano colpi bassi. Vedi Rotondi su twitter, col suo stesso ‘alleato’. Certo non ne sa meno di noi…

rotondi governoColpi che magari si spera possano fruttare alle amministrative: non dimentichiamo che in Molise il M5s è passato dai 70.000 voti delle politiche ai 46.000 delle regionali, perdendo un terzo di elettorato in nemmeno due mesi… e Forza Italia ha tenuto sulla Lega, sebbene tramite largo uso di liste civiche. Quel che potrebbe invece stupire è come mai nemmeno i media ragionino di simili questioni, molte meno improbabili di altre.

casellati theleme

A Theleme politica e goliardia s’incontrano…

Non stupisce solo se pensiamo che grazie alla loro complicità – premiata con numerose candidature – il M5s è riuscito a sembrare il contrario di quel che dimostra di essere. Qual’è lo scopo di questo occultamento? Dove si vuole andare a parare se ogni soluzione discussa appare impossibile? Perché non si torna alle urne, restituendo il diritto di voto al cittadino, come sarebbe logico ed auspicabile? Come mai il M5s non assume una posizione netta in questo senso? Che buona parte delle consultazioni mancassero di concretezza i social network l’avevano afferrato subito: il giorno stesso in cui veniva affidato l’incarico alla Casellati, Twitter se ne infischiava, mantenendo per ore in tendenza le ipotesi di accordo M5s-PD, ovvero dando per scontato il nulla di fatto e l’incarico successivo a Fico. Per dare una risposta credibile a questo ‘giallo’, ci tocca rispolverare un po’ d’alchimia democristiana.

Mattarella l’alchimista

Gli alchimisti, smarritisi fra chimica e negromanzia, sono gli antenati dei moderni scienziati. Trasmutare della matera, eternare la vita – o restituirla – evocando le forze primordiali della creazione, sono gli scopi di questa antica e fumosa ‘arte’. Avevamo già accennato alle qualità alchimistiche e medianiche indispensabili a Sergio Mattarella – figlio e padre di Bernardo – in un precedente post, molto blues, dedicato all’ardua riesumazione della Democrazia Cristiana, eterno oggetto del desiderio. Da Casini a Renzi, passando per Monti e Letta. Così ne scrivevamo:

Mattarella tombe

Nella foto di copertina Mattarella cammina fra gli avelli, come un Keats qualunque. Essi contengono le anime dipartite dei suoi politici di area, che egli ha il compito di rievocare dal regno dei morti di democrazia… […] Ma lasciamo Mattarella alle sue notti insonni nel gelido Quirinale, perché il rito vodoo fra i sacelli ha avuto un primo esito. L’incarico di formare il governo è infine affidato a Paolo Gentiloni Silveri. Sarà davvero lui il Baron Samedi traghettatore dei defunti centristi oltre l’assicella del settembre 2017, quando i parlamentari di ogni formazione politica avranno finalmente acquisito il diritto al vitalizio? […]

Perché una prova crudele attende il vero incantatore chiamato a riunire sotto di sé i democristiani, per troppo tempo nascosti in formazioni politiche sedicenti laiche, di destra e di sinistra. […] La prova consiste nel riuscire in ciò che fallì sempre a Matteo Renzi, tanto nel palazzo quanto nel paese: dare un’unica bandiera baciapile ai centristi del Partito Democratico (ovvero l’appassita Margherita) ed a quelli presenti di Forza Italia, in parte già palesatisi con Alfano e Verdini.

Sappiamo com’è andata. Gentiloni non c’è riuscito, similmente a ogni altro prima di lui. L’Italia non ne vuole proprio più sapere di centrismo, erede della DC e del PCI più ‘soft’. Men che mai dopo il 4 marzo, se pensiamo che nel 2013 il PD, FI e SEL rappresentavano insieme ancora il 50% dell’elettorato. Oggi appena il 35%. In che modo far si che tutto cambi senza cambiar nulla? Dove trovare il 20% che manca all’agognata maggioranza partitocratica, considerato che la Lega e Fratelli d’Italia non si presterebbero mai – l’han detto e ripetuto sino alla nausea e se ne intuisce agevolmente la ragione elettorale – se non nel Movimento Cinque Stelle, che senza dare nell’occhio s’è riempito di potenziali ‘responsabili’ ? I consiglieri di Di Maio – ambedue onorevoli – sono esempi preclari di vicinanza, quasi consustanzialità, col Vaticano più politico. Vincenzo Spadafora (Pecoraro Scanio, Rutelli, Balducci, Udeur, gesuiti), certo… ma anche Emilio Carelli, il giornalista di Sky, che non scherza coi santi, anzi ci va a parlare di governo… Quale sepolcro più imbiancato e quindi più adatto, per la missione ‘Frankenstein’? Nonostante Di Maio potrà sempre difendersi, dicendo d’esser stato tradito dalle sue truppe, i veri traditi sarebbero gli elettori grillini. Un tradimento da cui difficilmente si salverebbe l’intero progetto pentastellato.

Non sembra un caso che, poco prima delle elezioni, Beppe Grillo abbia separato il suo celebre blog dalle piattaforme del Movimento, accentuandone le caratteristiche ‘visionarie’ (ma potremmo anche dir folli) di comunismo new age. Idem Di Battista, talmente defilato da partire per un lungo viaggio intorno al mondo… proprio quando Di Maio e Casaleggio iniziano a incarnare la massima ‘normalizzazione’ partitocratica del M5s. Potrebbero venire utili in un secondo tempo? Se brucia una barca – varata proprio per essere bruciata, dopo aver compiuto la missione ‘responsabili’? – resta l’altra. Tutto torna ad avere senso, secondo l’antica pratica alchimistica del ‘Solve et coagula‘. Declinata col proporzionale, ‘sciogli i partiti, coagula i parlamentari’.

Il Governo Frankenstein 

Esaurita, a causa dell’insuccesso elettorale di Liberi e Uguali, la possibilità di formare il famoso ‘governo M5s-PD-LeU ma senza Renzi’, su cui molto avevano puntato i burattinai di entrambi i fronti, non rimane che un’ultima chance, quella del ‘Governo Frankenstein‘. Sul cui tavolo ecumenico può giocare tutta la partitocrazia, Gianni Letta & Co. in primis. I quali prenderebbero due piccioni con una fava: dare tempo a Berlusconi e Renzi di ‘inventare’ qualcosa di meglio del PD e di FI, ormai impresentabili, e conservare una squadra di ‘amici centristi’ al potere. Non esiste infatti la sola strada di un governo politico, c’è anche il famigerato ‘governo tecnico’. Se Mattarella – con Napolitano, si intende, ovvero i due massimi rappresentanti del binomio eterno DC PCI – proponesse un nome ‘tecnico’ – sicuramente ripreso dalla nutrita casta di burocrati/giuristi di scuola cattocomunista, meglio se prodiana… che sia un Flick o un Calenda o un Della Cananea poco conta, trattasi di gocce d’acqua il cui scopo sarebbe non fare nulla di più che occupare le poltrone per impedire vi si possano sedere altri – egli potrebbe esser votato da SINGOLI o da GRUPPI di onorevoli, senza un legame diretto con le scelte politiche di partito. ‘CE LO CHIEDE IL PRESIDENTE’… a quel punto sì che arriva in soccorso la pattuglia dei renziani. Oltre ai berlusconiani, ai bersaniani, al resto del PD (Martina ha spesso ripetuto il mantra del Colle), a qualche sparuto leghista molto devoto… Le politiche non sono sommabili in alcun modo, s’è visto. Ma le persone si. Una particolare variante di ‘governo tecnico’, quindi. Non necessariamente costituito da partiti ‘viventi’, ma da membra ad essi staccate da ‘morti’. Un governo di cui nessuna ‘scuola politica’ sarebbe responsabile e per cui nessuno può esser accusato di ‘inciuci’ col detestato avversario del giorno prima. Da qui il nome scelto per definirlo. Si intende che l’unica vera finalità di Frankenstein sarebbe mantenere al governo dei centristi, imboscati in ogni partito (senza quel maquillage non sarebbero mai stati eletti) e scattati sull’attenti al momento giusto, per mummificare a oltranza l’Italia. Principale molla attiva sul campo, molto potente, la minaccia di sciogliere immediatamente le camere se ‘Frankenstein’ non viene votato. Per tanti, forse troppi, le prime armi potrebbero diventare subito le ultime. A cominciare dagli eletti nel M5s, che perderebbero ovunque l’effetto sorpresa del 4 Marzo, quando nessuno sapeva chi fossero, nemmeno i militanti. Non solo, parecchi di loro sono già al secondo mandato, quindi incandidabili secondo statuto. Vedi Di Maio stesso. Con una simile spinta il governo potrebbe ricevere un arto qui, il cuore là, il fegato a sinistra, la milza a destra. Quello che sicuramente non riceverebbe è il crisma della volontà popolare. Sarebbe, anzi, l’opposto di essa. L’antitesi delle ragioni di voto di qualsiasi elettore. Premier né Grasso, né Berlusconi, né Salvini, né Meloni, né Di Maio, né Renzi… e nemmeno Fico o Casellati. A sostenerlo, parlamentari che votano scevri da ogni considerazione politica e da ogni contenitore partitico, che però troneggiava sulle schede elettorali. Con tanto di programmi. Prima delle elezioni, avevamo già accennato a una simile possibilità, che include l’apparizione di Mario Draghi alla fine del percorso. Due mesi dopo le elezioni, non troviamo parole migliori di allora per concludere questo post.

Teniamoci pronti al peggio, quindi. Augurandoci ciò non avvenga, perché i risultati delle elezioni non lo consentano o perché si desista, l’ipotesi è sul campo. E si fa via via più minacciosa. Le conseguenze sulla tenuta dell’ordine pubblico, oltreché sulla credibilità dell’intero panorama politico e infine istituzionale, potrebbero essere molto gravi: truffare praticamente tutto l’elettorato è un azzardo senza precedenti.

Dovremmo solo augurarci che l’Italia sia capace di alchimie diverse, di più proficui ‘Solve et coagula’, finalizzati alla nascita di movimenti politici credibili, non truffaldini, non clericali e adeguati ad affrontare le sfide del 2018.

P.s. 27 Maggio 2018 h 20: la fragilità enorme del ‘forno’ M5s – Lega, a cui abbiamo dedicato spazio qui e in precedenza, s’è dimostrata pienamente, con ulteriore cospicua perdita di tempo e vaneggiamenti sulla figura di Paolo Savona, il quale ha finito per nascondere i reali, insormontabili inciampi. Chi volesse approfondire, può leggere QUI. Ma ancora più clamoroso è che il Quirinale abbia chiamato immediatamente Carlo Cottarelli, un’ora dopo la remissione del mandato da parte di Giuseppe Conte. E’ quindi Cottarelli ‘la creatura’ dell’alchimista Mattarella! Non dimentichiamo infine che Salvini, rompendo per primo il patto stretto col Cavaliere (‘la Lega non va sola col M5s e FI non appoggia da sola un governo del Presidente’) gli ha slegato le mani. Ora Silvio può, più agevolmente e senza recriminazioni, far parte di tale operazione. 

cottarelli chiamato.JPG

 

Prosegue in ‘Da Frankenstein ad Arlecchino…’

 

 

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14 commenti su “Mattarella l’alchimista: l’ora è fatale, arriva il Governo Frankenstein!

  1. […] Per chi volesse approfondire la scottante prospettiva qui ipotizzata: Mattarella l’alchimista: l’ora è fatale, arriva il Governo Frankenstein! […]

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  2. Gianni Barbato ha detto:

    Caro Abate le cose andranno esattamente come da te previsto . IL podestà straniero ai partiti è proprio Giovanni Maria Flik. Ecco un sunto biografico sulla sua persona .
    1) Ha studiato presso l’Istituto Sociale, la scuola dei Padri Gesuiti di Torino. Iscritto all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1958, ha vinto una borsa di studio che gli ha permesso di studiare presso il Collegio Augustinianum. In giovinezza ha militato nella Fuci.
    2) Nel 1980 diviene professore ordinario di Diritto penale alla Luiss
    3) Nel 1996 è stato nominato Ministro di grazia e giustizia del governo guidato da Romano Prodi.( al quale è legatissimo di una fraterna amicizia di lunghissima data)
    4) Osannato dal popolo di sinistra e forse da tutto il popolo Italiano per il famoso caso Priebke confermando sotto la pressione della folla dei parenti delle vittime naziste gli arresti di Pribke —Da Archivio . AdnAgenzia . 1996 . 08 . 06 “o’Sul caso Priebke rifarei esattamente tutto quello che ho fatto convinto come sono di aver agito nel rispetto della legalita’. Del resto il ministro deve applicare la legge al di la’ delle polemiche”. Lo ha dichiarato il ministro di Grazia e Giustizia Giovanni Maria Flick nel corso di un breve incontro con i giornalisti dopo la visita fatta nel carcere di San Vittore. Il ministro ha poi ricordato come ieri mattina abbia chiesto il mantenimento dell’arresto provvisorio disposto dall’autorita’ giudiziaria per Priebke. ”
    5)Il 14 febbraio 2000 è stato nominato giudice della Corte costituzionale dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
    6)Dopo l’esperienza di ministro, è stato scelto dal governo D’Alema I come rappresentante italiano nella Commissione per i diritti umani europea.
    7) Fautore del NO al Referendum Costituzionale
    8) Ottimi rapporti con Giorgio Napolitano .

    Si può dire di no a quest’uomo In nome della cosiddetta “responsabilità ” quando sarà proposto come premier super partes ? Facendo ventilare ai parlamentari l’ipotesi di ritornare alle urne e perdere così 13000 e più euro mensili ?

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    • Abate di Theleme ha detto:

      Caro Gianni, la ringrazio per l’attenzione con cui ha letto le umili ipotesi dell’Abate… che messe insieme fanno però una teoria. Del potere italico. Ancor più la ringrazio per le utilissime informazioni. Ero a conoscenza delle pie consuetudini del Professor Flick, ma non lo sapevo così prossimo ai gesuiti. Guarda un po’, come il Papa, il consigliori Spadafora e tanti grillini amici di Al Banna…
      No, forse non si potrà dir no, in Parlamento. Ma il Paese potrà ben dir no. E poiché coloro i quali hanno qualcosa da perdere son sempre meno, sempre più single e meno padri di famiglia, sempre meno abbienti e sempre più indebitati e senza speranza, chi dovesse tentare davvero questa strada sappia che è molto, molto rischiosa. Anche perchè gli sponsor internazionali sono ormai quasi tutti fuori gioco. E, pensando al ‘povero’ Napolitano, anche molti fra quelli nazionali…
      Continui a leggermi, ne vedremo delle belle.

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      • Gianni Barbato ha detto:

        Caro Abate certo che continuerò a leggerla . Ho conosciuto da poco il suo sito, non ricordo più per quali vie traverse ci sono arrivato,e sto cercando di mettermi a pari leggendo TUTTI gli scritti da Lei postati . Anche io sono sicuro che ne vedremo delle belle . E’ mia ferma convinzione che il M5S ha fatto di tutto per boicottare un Governo CDX –M5S e questo da subito . Ricordiamo come si era impuntato per escludere Paolo Romani dalla elezione di Presidente del Senato ,adducendo il motivo di peculato del candidato ,mentre mantiene nelle sue file Salvatore Caiata accusato di riciclaggio . Insistere poi
        su un eventuale Governo Lega–M5S con voti risicati ,ha il solo scopo di frantumare politicamente il CDX . Ma Salvini lo ha capito e va ripetendo che a lui non interessa andare al Governo con numeri risicati.

        Buona Vita .

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      • Abate di Theleme ha detto:

        a lei. Suoi commenti saranno sempre graditi.

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  3. Gentile Abate,
    ho da qualche tempo iniziato a seguire con grande interesse le Sue illuminanti “ipotesi”.
    Sarebbe sommamente utile al sottoscritto (e immagino anche ad altri lettori) avere a disposizione, magari in formato e-book, la raccolta dei Suoi scritti da consultare off-line. Pensa sia possibile?
    Grazie e cordiali saluti
    Ludi Magister

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    • Abate di Theleme ha detto:

      Troppo gentile.
      Come tutte le abbazie che si rispettino, Theleme non può esimersi dalla pubblicazione dei testi sapienziali. Che è effettivamente in programma. Ma non sarà gratuita, a differenza della libera consultazione sul sito. On demand, se ne potrà ordinare anche la versione in marocchino rosso. Stay tuned.

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  4. […] fornendo una valvola di sfogo preconfezionata… che poi, all’atto pratico, portasse in Parlamento e al Governo esattamente quel che c’era prima, con un gattopardesco cambiamento di facciata, fiancheggiato proprio dai quei media che fingevano […]

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  5. […] di ‘accordi’ indipendenti, magari suggeriti dal Presidente della Repubblica (‘governo Frankenstein’). Alla stessa maniera, ma in direzione opposta, potrebbero operare i folcloristici […]

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  6. […] incontrollabili, fornendo una valvola di sfogo preconfezionata…che poi, all’atto pratico, portasse in Parlamento e al Governo esattamente quel che c’era prima. Con un gattopardesco cambiamento di facciata, fiancheggiato proprio dai quei media che fingevano […]

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  7. […] stabile, lo spread conferma che Savona e Conte poco c’entravano e Mattarella da vita al suo ‘Governo Frankenstein’, pronto da un mese, che durerà con o senza fiducia sino almeno ad Ottobre – è necessario […]

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  8. […] eravamo lasciati nel timore della nascita del ‘governo Frankenstein’. Per ben due volte siamo stati la là per assistere a un governo del Presidente. E in ambedue le […]

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