(I) Brancaleone alle consultazioni: Il Senato secondo Di Maio

Brancaleone Di Maio 2

Che ne è stato dei candidati di cui c’eravamo occupati?

Dai candidati agli eletti. Il Senato è ancora una volta campo di battaglia.

Il gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle.

Casta e pura? Incontriamo i senatori VIP.

– Continua –

Nel tentativo ingrato di inquadrare le vicende elettorali del Movimento Cinque Stelle, indecifrabili come non mai, avevamo dato una rapida scorsa all’elenco dei candidati, nominati all’uninominale direttamente dai ‘vertici’, al proporzionale selezionati con scremature del tutto arbitrarie. Finendo per reperire una serie di nomi che saltavano all’occhio per avere poco o nulla a che fare con la storia, le finalità e le parole d’ordine del ‘grillismo’. E molto a che fare con altri percorsi noti della politica italiana, paradossalmente vicini a quella ‘casta’ centrista additata eternamente quale responsabile criminale dei disagi nazionali e pronta a ogni camaleontismo per arrivare in Parlamento. E infine governare, allo scopo di gestire poteri e denari, possibilmente eternandosi sulle poltrone e strafottendosene del ‘popolo’. Prima di procedere con l’analisi approfondita – che non lesinerà sorprese – di chi è effettivamente stato eletto al Senato sotto la bandiera a cinque stelle,  diamo conto dei risultati elettorali della inquietante pattuglia di candidati di cui avevamo scritto in precedenza.

Risultano eletti alla Camera: Caiata, De Giorgi, Vitiello, Mura, Penna, Spadafora, Cillis, Carelli, Tasso. Caiata, Tasso e Vitiello sono iscritti al gruppo misto, in compagnia di altri grillini, poichè ‘espulsi’. Si intende dal gruppo capitanato da Giulia Grillo, non certo dall’aula e dal ruolo, a nulla valendo le risibili scritture private, ‘inventate’ da Casaleggio & Co. per imbonire un elettorato poco ‘edotto’ in Diritto Pubblico. Al Senato troviamo invece Di Piazza, Paragone e L’Abbate.  Bonisoli e D’Alessandro non sono stati eletti, ma si consolano: il primo col ruolo di ‘ministro in pectore‘ e la seconda di probabile ‘consigliera’ personale di Di Maio, sempre nell’equipe del Fregoli Spadafora.

I numeri del Senato

E’ il tempo di concentrarsi sugli eletti al Senato. La camera ‘alta’ sarà infatti decisiva per la formazione del governo, come nella passata legislatura, perchè le differenze numeriche fra i gruppi, e quindi le teoriche maggioranze, si contano sulle dita delle mani. E laddove c’è un margine molto risicato l’instabilità fa sempre capolino. Una volta sottratti dai numeri del gruppo M5s i senatori Martelli e Buccarella, espulsi per non aver ‘restituito’ parte dei loro emolumenti, il totale fa 109. Queste comunque le cifre finali, dal sito ufficiale del Senato, tenuto conto che i senatori, inclusi quelli ‘a vita’, sono in tutto 321 e la maggioranza si raggiunge con 162 seggi.

senatori gruppi

All’interno del M5s la nutrita presenza di personale politico proveniente dalla ‘casta’ o dalle sue immediate vicinanze – cioè con pregressa esperienza politica o professionale assai contigua al potere che da decenni ha avuto in mano l’Italia – potrebbe ad esempio condizionare pesantemente un governo che se ne volesse discostare in modo rilevante. Non concedendo la fiducia o non votando i suoi provvedimenti, oppure addirittura subendo la fascinazione di ‘accordi’ indipendenti, magari suggeriti dal Presidente della Repubblica (‘governo Frankenstein’). Alla stessa maniera, ma in direzione opposta, potrebbero operare i folcloristici ‘attivisti’, che naturalmente – e, se vogliamo, più onestamente – non mancano. Ma non precorriamo i tempi, necessari alla conoscenza di questa armata Brancaleone. Anzi, riprendiamo le mosse dal già pluricitato Steni Di Piazza: avevamo bene intuito al riguardo. Non aveva l’aria di un novellino, nè di un Masaniello. E ‘sapeva’ di Mattarella. Subito dopo le elezioni – mai prima, ci mancherebbe – qualcuno s’è ricordato di scrivere il perchè.

steni trizzino

Casta e pura? O solo casta?

Per nulla solitario nella grande devozione – basti pensare alla senatrice sannita De Lucia, prontissima a rispondere agli appelli dell’Azione Cattolica – dei sodali DC d’un tempo lo accompagna Giorgio Trizzino, che come potete leggere è eletto alla Camera e quindi off topic in questo post. Può interessare, però, che Trizzino provenga da un Ospedale del Sud, perchè questa matrice si dimostrerà non rara, fra i parlamentari ‘grillini’ (se così possiamo ancora chiamare tali attempati professionisti). Al di là di ogni valutazione sulle capacità individuali, per cui non vi sono grandi riprove a favore nè a sfavore, al netto del premiante voto popolare, è notorio quanto la Sanità italiana sia storicamente feudo democristiano, data anche la presenza massiva di personale e case di cura riconducibili direttamente al Clero. Sovviene il senatore Di Marzio, direttore sanitario del Cardarelli di Campobasso. Malelingue locali lo davano in quota a Michele Iorio, nume tutelare della DC molisana, tracimato prima nell’Ulivo e poi in Forza Italia. Oppure ‘rinchiuso nella torre d’avorio’, come in effetti capita a tanti influenti membri del Rotary, della cui locale sezione proprio il Di Marzio è Presidente (nella foto incontra i giovani del Rotaract: siamo nel 2017, anche se sembra il 1989).

di marzio

Egli ha negato entrambe le insinuazioni, con la medesima decisione mostrata dall‘avvocatessa Vono nel confutare ogni accostamento alla massoneria. Ma non la presenza a simposi indetti dai Lion’s, nè il più che documentato fiancheggiamento del PD calabrese, sia in veste di assessore che di ‘grande elettrice’. Per carità, nessun reato, nessuna infamia… ma un perfetto inserimento trasformista nella società VIP della provincia, certamente non scevra da gravi responsabilità nel degrado inarrestabile del Sud, quello si, è innegabile. Altrettanto bene inserito sembrerebbe il Senatore Ciampolillo, titolare di ben tre emittenti radiofoniche pugliesi, che però ha ceduto alla mamma dopo la sua prima elezione, nel 2013. Dice blitzquotidiano che:

Mentre il network radiofonico riceve finanziamenti pubblici e paga le bollette a prezzi politici, il senatore è contemporaneamente membro della Commissione Trasporti e Comunicazioni e della Commissione  Vigilanza Servizi radio-televisivi. E’ in conflitto di interessi? Un tema sensibile per i 5 Stelle. Lui risponde che no, non c’è conflitto.

Tema scivoloso, per un grillino. Una fortuna che i media non se ne siano per nulla occupati. Ma non erano feroci nemici del Movimento Cinque Stelle, sempre pronti a dare addosso? Alfonso Ciampolillo sarebbe stato un soggetto ideale, non risultando parco nemmeno coi ‘rimborsi’. Anzi, secondo il quotidiano di Puglia, egli deterrebbe

‘…tra i parlamentari del Movimento cinque stelle, il record assoluto di spese per il soggiorno negli alberghi (65mila euro), per gli spostamenti in taxi (22mila euro) e per consulenze varie (ben 103mila euro, più del doppio rispetto alla seconda in classifica, la salentina Barbara Lezzi)’.

Quel che conta, alfine, è la sua rielezione. Rieletta è anche la deputata Barbara Lezzi, che ha assunto la figlia del compagno quale addetta alla comunicazione. Esattamente come la senatrice salentina, Daniela Donno. Mentre la senatrice campana Moronese, forse legata a un uomo senza prole, ha scelto di stipendiare direttamente il compagno. Una parentopoli grillina?? Parrebbe… ma torniamo a più sugosi intrecci ‘di casta’. Nella categoria ‘sospette contiguità’ col PD (+ o – L, si intende), troviamo il senatore Dall’Olio, socio in affari col capo di gabinetto della giunta Emiliano, Stefanazzi, uomo davvero molto vicino al governatore. La società in questione si occupa di consulenza sulle rinnovabili, simile a quella del senatore Ruggiero Quarto, segnalatosi per aver dato l’OK tecnico alla installazione delle pale eoliche nel golfo di Manfredonia, a cui il M5s era da sempre fieramente avverso. Paradossale, certo, ma non per gli elettori che l’hanno premiato. Sempre in Puglia si possono rintracciare altre singolari prossimità del M5s col PD oppure con rilevanti lobbisti del territorio. E’ il caso del senatore tarantino Mario Turco, docente a contratto per l’università del Salento, che ha presentato uno studio sul dissesto del comune di Taranto commissionato dalla Camera di Commercio. Il cui Presidente è direttamente interessato al caso, in quanto una sua società è ancora oggi in contenzioso col Comune, al fine di incassare presunte somme dovute da quest’ultimo.

Curioso anche il caso del rieletto senatore Vito Petrocelli, geologo, il quale è marito della responsabile ambiente, sicurezza e qualità della Tecnoparco ValBasento di Pisticci, società che si occupa dello smaltimento delle scorie petrolifere dell’ENI e a cagione di ciò soggetta a indagini della procura per abnormi prassi aziendali, denunciate da fonti plurime, agenti di polizia, dipendenti e giornalisti. Il Petrocelli non sembrerebbe aver applicato al colosso petrolifero nazionale – cliente dell’azienda per cui la moglie lavora – quella tanto proverbiale quanto teorica inflessibilità pentastellata sulle questioni ambientali. Nè aver mai avvertito l’intima contraddizione fra le battaglie del M5s lucano – che egli rappresenta da anni ai massimi livelli – e la posizione della consorte, stipendiata dalla ValBasento. Saremo prevenuti, ma queste modalità, ancora una volta, paiono riportare all’Italietta di sempre, non a quella del futuro promesso da Grillo. Lo stesso si potrebbe pensare del senatore Iunio Valerio Romano (il nome di battesimo rammenta assai qualcuno, facile papà e mamma lo sapessero…), accusato dall’avversario Vitali d’essersi abusivamente avvalso del suo ruolo di funzionario a scopi elettorali:

Un ispettore del lavoro che convoca formalmente i consulenti del lavoro per la propria campagna elettorale: altro che slogan “Onestà! Onestà! Onestà!”… Il M5S, ormai è sempre più evidente, non può davvero insegnare niente a nessuno

C’è da ricordare che Iunio ha replicato all’accusa, dispiaciuto per i modi e per non esser stato interpellato direttamente, ma senza negare i fatti, in base a quel che si legge. Dal funzionario risaliamo verso il dirigente, la sarda Maria Vittoria Deledda Bogo: suoi gli uffici frugati dai carabinieri, che le hanno sequestrato un computer e dei documenti, in seguito a una denuncia avanzata presso la procura di Nuoro. Per carità, può accadere a tutti… meno comune è che, pochi giorni dopo i fatti menzionati, quel piccoletto tutto pepe del marito – siamo in Sardegna, ajò! –  abbia messo KO due inviati de ‘Le iene’,  proprio durante la video intervista che erano andati a farle.

Di interviste immaginiamo se ne intenda un navigato giornalista abbruzzese – ben più del collega varesotto, senatore Luigi Paragone, cresciuto nella ‘Padania’ leghista – Primo Di Nicola (in foto) ex direttore de ‘Il Centro’, nonchè collaboratore de ‘l’Espresso’ e ‘Il Fatto’. Presentato dal M5s come un ‘ribelle’, sarebbe stato rimosso dall’ultimo incarico a causa delle sue posizioni scomode e delle sue battaglie. Che risultano però ardue da reperire, disperse nelle nebbie del passato e nebbiose esse stesse, tipo quella che portò alle dimissioni del Presidente Leone. Più agevole, invece, trovare la risposta piccata della redazione del quotidiano abruzzese, che parla di semplice incompatibilità coi colleghi.

Primo Di Nicola-2

Le sorprese non finiscono qui, perché allo stigma della ‘casta’ non sfuggono i sindacati, contro i quali Di Maio ha rivolto spesso parole durissime. Eppure inutili ad evitare la candidatura di un’oscura sindacalista Alitalia, Giulia Lupo. Assistente di volo prima di esser senatrice, non vede l’ora che Alitalia venga rifinanziata, per l’ennesima volta, con i soldi degli italiani. Beninteso per salvare un enorme valore, i dipendenti, e non per avvantaggiare i soliti dirigenti faccendieri che i partiti mettono alla guida della compagnia di bandiera. Oppure, peggio, i banchieri che si arricchiscono alle spalle di tutti.

Ex consulente giuridico alla Presidenza del Consiglio di Ciriaco De Mita, Franco Castiello è banchiere, in qualità di Presidente del Credito Cooperativo del Cilento, istituto di credito locale che ha finito per assorbirne altri più piccoli. Lo potete vedere in questo video, mentre sponsorizza la candidatura di Vincenzo Pepe, storico assessore al turismo di Agropoli, famoso per una serie di ‘proposte nudiste’ – quali lasciar passeggiare ‘le belle ragazze’ in topless per le via cittadine – che non ebbero mai riscontro, ahinoi, nella quotidianità campana. Un uomo ‘culturalmente astratto’, nelle parole del senatore Castiello, perfetto per la direzione del Parco Nazionale del Cilento:

Oltre alla Lupo, opinione pessima delle banche ce l’ha Sergio Puglia. Non ispettore del lavoro nè sindacalista, questa volta, bensì consulente del lavoro. Con ‘un cuore che batte a sinistra’, subito sotto la spilletta cinque stelle. Eppure non sa rinunciare all’eterna cravatta nemmeno per un secondo, in quanto ‘napoletano’ (!?). Sergio Puglia, al secondo mandato, è la testimonianza – ma altre ne seguiranno – che fra i grillini un’idea e il suo opposto possono sempre convivere, ancor meglio se in un’unica testa. Nemico acerrimo della libera concorrenza, vuole una compagnia assicurativa pubblica, stile INA, che però pratichi prezzi concorrenziali. Nega Napoli abbia più incidenti di Torino e vede nella Banca d’Italia una cricca. Ma perchè descrivere, quando si può ascoltare?

Chissà che penserebbe il banchiere Castiello, canuto demitiano, di codesti ‘argomenti’. Oppure di ‘espressioni’ del pensiero, tanto vernacolari quanto multimediali, rivolte a vituperare Presidenti del Consiglio in carica (Renzi), con una voce che ha poco da invidiare a Lello Arena: ‘Pinocchie… Mister Bean.. magnat’ o’limon’… o’ limon’ mo’ t’ha magnà…’. Per chi è amante del bizarre, mettiamo a disposizione questa preziosa clip:

Una simile manifestazione, in perfetto stile grillino delle origini, è la migliore introduzione a quel che vedremo nella seconda parte: integralisti, trasformisti, fratricidi, folclorici… ovvero le numerose altre modalità in cui Casaleggio, Di Maio e Grillo hanno scelto di declinare il Senato a cinque stelle.

Nel frattempo non resta che chiedersi se ‘la casta dell’anticasta’ saprà essere pura o sarà solo casta. Ciascuno può ben rispondersi da sè, ma prima di abbandonarsi all’ottimismo rilegga bene… e consideri che siamo solo all’inizio.

 

                                    – Continua –

 

 

 

 

 

 

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8 commenti su “(I) Brancaleone alle consultazioni: Il Senato secondo Di Maio

  1. […] P.s. Per chi volesse sapere che fine hanno fatto alle elezioni i tanti candidati di cui ci siamo occupati, è disponibile una nuova serie di post, dedicati questa volta agli eletti. […]

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  2. […] carro dei grillini, il 4 Marzo è arrivata un bel po’ di casta ‘locale’ – leggere per credere – oltre a tanta altra fantasmagoria? Avete controllato chi vi rappresenta nelle aule, cari […]

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  3. […] a un margine che ha già mostrato tutti i suoi limiti di tenuta? E ciò senza andare a fondo su chi siano, poi, i senatori del M5s… pattuglia che definire eterogenea è dir poco. In cui, sicuramente, sono presenti decine di […]

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  4. […] a un margine che ha già mostrato tutti i suoi limiti di tenuta? E ciò senza andare a fondo su chi siano, poi, i senatori del M5s… pattuglia che definire eterogenea è dir poco. In cui, sicuramente, sono presenti decine di […]

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  5. […] Eleggere, in barba ai militanti della prima ora e alla democrazia diretta (2/3 dei candidati è stato cooptato, non votato), tanti nomi poco noti al pubblico, ma conosciuti ai micropoteri locali, di matrice centrista… un’armata Brancaleone di potenziali ‘responsabili’; […]

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  6. […] dei suoi stessi vertici. Almeno a giudicare dalle analisi, prima dei candidati e poi degli eletti. Leggere per […]

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  7. […] raggranellare una maggioranza ‘responsabile’, fra PD, FI e potenziali profughi del M5s (le cui bio abbiamo raccontato più volte). Ciò avrebbe però esposto la presidenza ed il governo all’astio popolare. E al gioco di […]

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  8. […] Openpolis spiega in dettaglio, sia perché al loro interno sono presenti candidati che rispondono sia all’area PD (nel M5s) che all’area FI (i cosiddetti maroniani della Lega). Sarebbe molto, troppo, facile […]

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