Il maschio è una bestia che uccide. Achtung, Frauen!

tiger and the lamb

Homo sapiens sapiens, che bel pezzo di grande mammifero.

Ma chi sono i grandi mammiferi? Il maschio della specie.

L’uomo di Cheddar ci ricorda la lunghissima filogenesi umana. Ma anche la cronaca.

Attente donne, milioni di anni non si dimenticano leggendo libri. O andando dallo psicologo.

Blake e Quasimodo, the tiger and the lamb.

N.B. Lo scopo di questo post non è attribuire la precisa modalità di comportamento a tutte le specie citate e nemmeno essere esaustivo o scientificamente impeccabile. Ma sottolineare una specificità dei grandi mammiferi sociali, che riguarda anche l’uomo. E credo sarebbe bene non dimenticare, alla luce della cronaca più recente. Quel che per secoli s’è temuto non è privo di fondamento. Rivediamo, non rimuoviamo. Rimuovere è pericoloso. 

Noi umani siamo grandi mammiferi. La specie è denominata Homo sapiens sapiens. Non è solo l’antropocentrismo culturale – declinato in varie forme presso tutte le civiltà umane e progressivamente massimizzato, com’è logico, da quelle che maggiormente s’allontanarono dallo ‘stato di Natura’ – a dirci che siamo l’organismo più complesso ed ‘evoluto’ partorito dalla vita sul pianeta Terra, nonchè l’unico ad essere pienamente consapevole del suo destino mortale e a desiderare, in parte riuscendoci, di comprendere l’Universo. Dicono lo stesso le scienze naturali, la medicina e l’etologia, ovvero la disciplina che si occupa di studiare il comportamento degli animali. Incluso il nostro. Siamo animali che non si sentono animali, in perenne bilico fra materia e forma. Ciò non toglie che per la classificazione tassonomica la nostra famiglia sia quella dei primati, all’interno della classe dei (grandi) mammiferi. Euteri e carnivori oppure onnivori. Ma chi sono gli altri? Li conosciamo tutti abbastanza bene… felini, ursidi, pinnipedi, canidi…. Non a caso son quelli che ci colpiscono di più, sin da bambini. E con cui abbiamo da sempre le maggiori ‘relazioni sociali’.

Bene, in tutte questi ordini tassonomicamente prossimi, dai più vicini a noi (es. primati) ai più lontani (es. pinnipedi), esiste un profondo dimorfismo sessuale: il maschio e la femmina della specie sono notevolmente diversi. Non è affatto necessario sia così, in Natura. Basti pensare ai pesci. Questa grande diversità è dovuta ad una precisa scelta operata dalla selezione naturale, che ha finito per ‘attribuire’ delle mansioni marcatamente differenti ai due sessi, per migliorare le chance di successo. La femmina del grande mammifero partorisce il figlio vivo, in una placenta particolarmente sviluppata, dopo una gravidanza più o meno lunga. E dedica alla prole lunghe ‘cure parentali’. Talvolta insieme al maschio, ma soprattutto da sola. E comunque con compiti distinti. Ciò potrebbe apparire una limitazione, se vagliata con l’occhio della cultura umana, specie alla luce di decenni, se non secoli, di ‘questione femminile’. E in effetti lo è. Ma nel senso opposto a quello che si immaginerebbe a prima vista. La femmina del leone, della tigre, dell’orso, dell’orango, dello scimpanzè, infatti, fa ben più di quanto faccia il maschio. Almeno nella quotidianità. Non solo si occupa della prole, ma procaccia in generale più cibo ed è molto più attiva socialmente. Esistono grandi distinzioni fra i comportamenti di tutti questi animali, ma i tratti appena menzionati sono comuni a quasi ogni specie in oggetto. Fra queste specie è bene concentrarci, brevemente, su alcune fra quelle che presentano la struttura sociale più sviluppata, ovvero meno solitarie, a differenza di altre che, essenzialmente, hanno rapporti fra conspecifici solo a scopo riproduttivo.

scimpanzè.jpg

Insomma, a che si dedica il maschio in questi casi? In primo luogo dobbiamo notare che ha dimensioni maggiori dell’altro sesso ed è ben più forte fisicamente. Ma non più intelligente, anzi. Almeno in media. Ciò induce ad affermare che abbia bisogno di più risorse, spaziali ed alimentari, per sopravvivere. Infatti è così anche per la specie umana. Le calorie necessarie all’uomo superano di circa il 30% quelle necessarie a una donna della stessa età e popolazione. Idem per i leoni… eppure la stragrande maggioranza del cibo a loro disposizione proviene dalle attività di caccia delle leonesse. Ma al di là dei leoni, che sono il caso più celebre e limite, ciò vale anche per le altre specie. Approssimandoci a homo sapiens, gli scimpanzè – con i quali condividiamo il 98% del DNA – hanno una dieta prevalentemente composta da frutta e vegetali, ma non disdegnano la caccia. A caccia vanno quasi esclusivamente individui maschi. Solo il 3% del tempo impiegato a consumare cibo è dedicato però alla carne. Quindi la caccia produce un esito limitato, ma apprezzato. Teniamo anche conto del fatto che gli scimpanzè maschi ne ‘regalano’ alle femmine, oltrechè agli ‘amici’, allo scopo di mostrarsi simpatici e graditi (anche sessualmente, va da sè). Un’usanza certo non ignota alla specie umana. In sostanza si va a caccia per variare la dieta, per poter beneficare qualcuno e per svolgere un’attività maschile di gruppo. Tutto sommato le stesse motivazioni che attribuiamo a ominidi e ‘uomini delle origini’. I quali  praticavano la caccia con strumenti molto limitati e quindi riuscivano a catturare un numero molto limitato di prede, non possedendo nè la forza del leone nè l’agilità dello scimpanzè. Mai avrebbero potuto alimentare sè stessi e men che mai il loro branchi, prole inclusa, con le prede. Durante la battuta di caccia le femmine continuavano naturalmente a raccogliere frutti e radici, a nutrirsene e nutrirne i figli e finanche a condividerli con i ‘cacciatori’, al rientro dopo una spedizione faticosa e spesso poco, se non nulla, produttiva.

mantide

Mantide, femmina e maschio.

In conclusione, al di là dell’aspetto riproduttivo, i maschi dei grandi mammiferi quasi sempre non paiono svolgere alcuna azione rilevante. L’apporto alle necessità dei conspecifici è invero ridotta e sovente sono loro a beneficiare dell’apporto femminile. In realtà, però, un’importante funzione ulteriore c’è. In caso contrario non sarebbero affatto così grossi e costosi, in termine di risorse. Proprio come avviene laddove la funzione del maschio sia esclusivamente riproduttiva (divertitevi a prendere in considerazione il caso limite dell’insetto Mantide). Il Maschio dei mammiferi, specie dei grandi mammiferi carnivori od onnivori, serve a proteggere il territorio. Da solo o in gruppo con altri maschi deve spaventare gli intrusi, o i veri e propri predatori. Sino a ferirli o ad ucciderli, naturalmente. Il maschio della specie va a caccia anche perchè ciò lo intrattiene, o meglio da sfogo a quella potenzialità assassina che è in lui, istillata dall’evoluzione allo scopo di servire alla sua specie ed al suo gene, di cui è noto l’egoismo. E ciò ben al di là del ritorno che ne riceve, in termine di successo predatorio e quindi esito alimentare.

Il maschio della specie umana, discendente di ominidi assai simili alle attuali scimmie antropomorfe, non è l’eccezione che conferma la regola. Anzi, si dimostra da sempre particolarmente bellicoso, persino nei confronti dei conspecifici, cosa davvero rara nel mondo dei mammiferi. Il maschio della specie umana è una bestia assassina. Non che le donne non possano uccidere, eccome. Ma la pulsione omicida che si tramuta in concreto atto mortifero è infinitamente più nelle corde filogenetiche ed etologiche del maschio. Poche migliaia di anni di ‘civilizzazione’ non hanno potuto intaccare questa molla primordiale. Se l’uomo di Cheddar – ritrovamento preistorico datato 12.000 anni fa – pare conservasse caratteristiche genetiche somatiche prossime a quelle delle origini africane della specie umana – sebbene qui non si concordi con alcune conclusioni esagerate, opinabili – risalenti al Pliocene, immaginate quanto poco a fondo possa avere inciso il Cristianesimo, religione (o filosofia) non violenta che ha appena 2.000 anni di vita. Giusto per fare un esempio, di agevole comprensione, fondamentale nella vicenda culturale dell’Occidente.

Le donne dovrebbero pertanto riflettere a riguardo. Senza naturalmente cedere a timori eccessivi o insensati. Ma considerando che la molla della violenza, insinuata dalla natura matrigna (vedi Leopardi) nel DNA di ogni maschio del pianeta, non è un cimelio, non è un ricordo. Sottoporre i ‘maschi’, a torto o a ragione, deliberatamente o con nuncuranza, a forti sollecitazioni sgradite, magari reiterate, implica un rischio latente di non piccola entità. Restare a tiro di un uomo che sa di esser stato ‘tradito’ – senza con ciò esprimere alcun giudizio di valore – o che è stato sottoposto a intensa pressione psicologica, volta a coercire e/o ad ottenere, oppure a fortissima stimolazione sensoriale, magari di carattere sessuale, è pratica potenzialmente pericolosa. La cultura e la formazione aiutano non poco. Ma la cronaca d’ogni tempo ha insegnato che non bastano. Il mondo di oggi non è, infine, un altro mondo. Gli insegnamenti di millenni non hanno perso ogni valore. Non è bene che una ragazza finisca per convivere con un uomo a lei estraneo, sposato o meno. Nella stessa stanza. Le pulsioni sono dietro l’angolo, la violenza anche. Purtroppo, talvolta, persino la morte.

the-lamb-and-the-tyger-2-638

Siamo stati concepiti per riprodurci (N.B. lo scrivente è di sesso maschile, laddove non fosse chiaro), difendere il territorio, proteggere la prole che porta il nostro DNA e più in generale il nostro ‘entourage’. Abbiamo imparato a ‘pensare’ molto, molto più tardi. Abbiamo dei sogni, delle utopie. Ci evolviamo, miglioriamo, certamente. Facciamo però attenzione, usiamo però cautela. Non vi spiaccia se concluda rinnovando una citazione di Quasimodo. È anche utile a ricordare che possiamo essere – e siamo – poeti e scienziati. E pacifisti. Ma altrettanto che ‘the tiger’ and ‘the lamb’ chissà per quanto ancora marceranno uniti in un corpo solo. Secondo William Blake, per sempre.

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...