Il Biotestamento scatena la corsa all’urna: in Italia si muore al top

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L’Italia è finalmente alla pari con le grandi democrazie. Grazie a radicali e PD (e M5s), il biotestamento è legge.

La morte non offre più la sola vita eterna, ma tanti diritti: quale strenna è più bella?

Un successo enorme, i numeri lo dimostrano: E’ partita (da un po’) la corsa all’urna!

 Che meravigliosa danse macabre… Chi non muore s’arrangi!

La legislatura volge al termine – ma non il premierato di Gentiloni, almeno nei desideri più pavidi – ed è sempre il fondo del barile a riservare il distillato più dolce. L’Italia ha da oggi una legge sul cosiddetto ‘biotestamento’. Ovvero un insieme di norme che regolano i diritti e i doveri degli ammalati e dei moribondi, nei confronti di sè stessi e del prossimo. Per una prima analisi di questa novità – che si allontana dal tradizionale vuoto legislativo italiano sul tema (considerato appannaggio curiale, escatologico), anche grazie alla lunga pressione dei radicali (ma soprattutto alla necessità elettorale di presentare qualche straccio di esito ‘progressista’ ad un pubblico di sinistra sempre meno persuaso della bontà dei suoi rappresentanti) – potete leggerne qui un resoconto essenziale, pubblicato da Sky.

In sostanza, il malato, il moribondo o il suo fiduciario hanno il diritto di decidere delle proprie o altrui ultime ore con assai maggior ampiezza che in passato. Chi sta per trapassare ha più diritti e possibilità di prima. Più di quanti ne avesse da vivo e da sano. Da oggi la morte non offre solo la speranza della vita eterna, ma anche numerose opzioni accessorie. 

Finalmente un bel morire, va. Quale migliore strenna natalizia potevano augurarsi gli italiani? Certo, qualche gufo potrebbe sostenere che una promulgazione pasquale sarebbe stata più adatta, che l’Italia ha urgenze vive a cui non si presta la medesima attenzione concessa a quelle morte… ma ad Aprile le elezioni sembravano così lontane e poi le battaglie di principio, si sa, sono molto più prestigiose (ed economiche) …

Sia come sia, il successo della legge sul biotestamento spazza via ogni obiezione. Più che a una corsa alle urne, verso cui procediamo invero a rilento, in questi mesi abbiamo assistito a un’autentica corsa all’urna, sicuramente attribuibile all’aspettativa del biotestamento. Il 2017 è, in questo senso, un anno da record: ci ha consentito di superare i già strabilianti picchi degli anni precedenti. In Italia si cresce molto meno che nel resto d’Europa, ma in compenso si muore assai di più. Un successo che ascriveremmo volentieri in toto al Governo Gentiloni, ma invece è da spartirsi con l’arcinotoria stravecchiezza della popolazione italiana. Oggi morire conviene molto più che in passato, dobbiamo riconoscerlo. Ed è del tutto logico approfittarne. Le fonti sono concordi, parlano di record che cancellano altri record. Qui una per tutte:

A fine 2015 si è attirata l’attenzione, proprio da queste colonne (Avvenire 11 dicembre 2015), sul sorprendente incremento del numero di morti che andava concretizzandosi nel corso dell’anno, fornendo anticipazioni su una realtà allarmante che avrebbe poi trovato conferma ufficiale nel bilancio demografico diffuso dall’Istat all’inizio del 2016. ‘Attenti ai morti’, titolava il fondo di allora, e chiudeva invitando a una riflessione sulle cause dell’inatteso picco di mortalità sia la comunità scientifica, sia il mondo della politica, della pubblica amministrazione e del welfare. «Diamo ascolto a questo rialzo, accogliendolo come evento straordinario» – si scriveva allora – «perché vorremmo tanto che restasse tale».

A distanza di due anni, e alla luce dei nuovi dati che vanno emergendo, non ci sembra tuttavia di poter affermare che quel nostro auspicio abbia avuto realmente seguito.

[…]

Tra gennaio e luglio del corrente anno le statistiche segnalano 389.133 decessi, un valore che supera di 28.174 unità quanto registrato nei primi sette mesi del 2016. Su base annua, qualora l’aumento sin qui osservato (+8%) dovesse trovare conferma nel bilancio demografico finale, in tutto il 2017 si conterebbero 663.284 morti, con un incremento di ben 48 mila casi rispetto allo scorso anno e circa 16 mila in più rispetto al dato del 2015, a suo tempo indicato come il valore più alto mai riscontrato dal secondo dopoguerra. Tra l’altro, si tratta di un livello di mortalità che, combinandosi con l’ulteriore verosimile caduta del numero di nati (stimati in circa 4 mila in meno rispetto al record di minimo dello scorso anno), porterebbe l’Italia ad avere nel 2017 un saldo naturale negativo – più morti che nati – che giunge a sfiorare la soglia simbolica delle 200 mila unità.

Finalmente ogni residuo dubbio è fugato: in Italia è molto meglio morire che nascere. Ci sono molto più tutele, c’è più entusiasmo, c’è più attenzione del legislatore. La penisola è tutta una danse macabre, un trionfo della grande mietitrice. I bambini non nascono, i giovani se ne vanno… i vecchi possono finalmente rimanere soli, senza nessuno che suoni la chitarra nel locale sottostante, senza noiosi pianti di mocciosi o giovanili – e ansiogeni – ardori di cambiamento. Liberi da pericolosi concorrenti per pappine e pannolini, hanno la chance di godersi l’attesa della dipartita in santa pace e con ogni potestà. Votando a tutte le primarie antifasciste che vogliono. Sostendendo movimenti guidati da coetanei – prossimi sodali nel loculo – che li proteggano dalle crudeli fake news che quel maledetto web, immemore dei Vespa, Curzi e Biagi, inocula nelle loro retributive orecchie, per il tramite dei parenti ancora non morenti.

Del resto, se nascere in Italia non conviene – sia ai nascituri che ai loro genitori, aggrappati alle pensioni dei nonni – ancor meno è una buona idea vivere. Ingrigire anzitempo nel parastato, inseguire per 20 anni un credito in tribunale, attendere anni per una visita specialistica alla ASL, mendicare un posto all’asilo, essere perseguitati in quanto titolari di una partita IVA, perdere ore per andare al lavoro su mezzi da terzo mondo e rientrare in quartieri dormitorio dove spadroneggia la malavita… no, non è granchè. Ecco che il biotestamento viene incontro non solo ai moribondi, ma anche ai tanti aspiranti. I quali – come le statistiche insegnano – non vedono l’ora di approfittare di questa apertura alla modernità. E chi non muore e nemmeno è prossimo o lo desidera, si arrangi!! Lo diceva anche la Fornero, i giovani italiani sono ‘choosy‘. Vadano a scoprire cosa significa in Inghilterra, mentre i loro avi se la fanno nelle mutande per la Brexit!

Nessuno si permetta più di definire poco lungimirante la sinistra italiana.

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3 commenti su “Il Biotestamento scatena la corsa all’urna: in Italia si muore al top

  1. […] numericamente ogni possibilità di governo. E, per colpa di nostra sorella morte corporale, più il tempo passa più il centrismo italiano torna alla casa del Padre, senza adeguati […]

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  2. Gianni Benedetti ha detto:

    A proposito dell’incremento della mortalità in Italia ho una spiegazione, pur parziale e di mera evidenza empirica che sottopongo all’attenzione dell’Abate. Preciso che vivo nelle Marche, ambiente tranquillo e dotato di buone strutture sanitarie.
    In tale contesto, nel 2011 il mio anziano padre colpito da ictus ha concluso serenamente i suoi giorni in una locale struttura di lunga degenza. E’ la ruota della vita. In tale struttura ASL il mio babbo è stato ricoverato in camere doppie (alcune triple), tutte al completo dei pazienti.

    La ruota della vita ha girato ancora, e due mesi fa stesso destino è toccato a mia madre, ultra novantenne: pari trattamento e ricovero nella suddetta buona struttura ASL di lunga degenza di mio padre. Ma qui ho avuto una sorpresa: adesso le camere sono semi vuote o vuote del tutto! Credo di aver scoperto la causa di tale importante variazione statistica: attualmente l’ASL chiede, dopo il secondo mese di ricovero (ricordare che si parla di lunga degenza!) euri 42,50 al giorno.

    Cosa possa significare tale ticket lo lascio alla sensibilità del lettore, e qui concludo la mia testimonianza.

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  3. […] e di riequilibrio. Ecco perchè il voto in Italia – ma non solo – si sta polarizzando intorno all’età anagrafica. Lo scontro non è fra sinistra e destra, entrambe decedute, ma fra novecento e duemila, fra […]

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