Italia, nazione di santi, navigatori, poeti… e pezzi di merda.

Urs fischer

J’accuse.

Lottizzazione intellettuale/universitaria: breve storia.

I ‘nuovi significati’ dell’essere italiano, in contrapposizione all’essere inglese.

Fantozzi, che come tutti sanno ha una figlia, celiava sulla ‘Cupola’. Il destino cinico e baro di Valeria Fedeli.

Demeritocrazia e servilismo, chiavi di lettura del Paese.

Vivere prendendosi per il culo, la missione degli italioti.

Oswald Spengler, Dalì e Fischer in Piazza della Signoria: quel che ricacciamo nell’inconscio si materializza nella veglia.

Siamo ormai ‘Una cagata pazzesca’, figlia del pensiero – e forse dell’intestino – debole?

Monito per le anime belle: questo testo contiene turpiloquio e scatologia. Il sommo Dante insegnava come il registro linguistico debba essere adeguato al tema. Nell’Aldilà – se trattasi di Inferno – ci sta anche una sonora scorreggia (XXI canto), Figuratevi nell’ Aldiquà. 

Quando Emile Zolà scrisse il famoso ‘J’accuse’ contro l’ipocrita status quo francese dell’epoca egli non era nemmeno lontanamente consapevole del degrado che il mondo occidentale avrebbe subito nei secoli a venire. Di tale degrado l’italia rappresenta un increscioso apice, nella pretesa di conservare integralmente le peggiori consuetudini medievali e barocche, ricoperte da una patina sempre più sottile di modernità post illuminista e ‘capitalista’. Un popolo becero, assistito, riempito di cazzate dall’oligarchia arcigna che lo governa fa ormai da specchio all’elite intellettuale, selezionata in base a criteri nepostistici, clientelari, egoistici, meschini, al tempo stesso confluiti e tracimati in una sorta di ideologia dello squallore e della prostituzione che non ha eguale nel mondo sviluppato. E in realtà nemmeno nel mondo sottosviluppato, il quale spesso non ha i mezzi per rendere così sistematica e consolidata l’indecenza. 

Lo spunto è dato dalle recenti indagini, arresti ed intercettazioni, prodotti da un’inchiesta sull’Università italiana, relativamente alle cattedre di diritto tributario. Ma potrebbe essere estesa a qualsiasi campo noto dell’umano agire e formare. Stiamo però allo spunto, molto sapido. L’Università italiana risente naturalmente della società e mentalità italiana. Vero è che i nostri grandi luminari furono tutti ‘Baroni’, da tempo immemorabile. Ma quando la generazione dei Croce e dei Gentile e dei Pareto e dei Golgi – degna erede di Odofredo Denari, Giambattista Vico, Genovesi e Falloppio – cedette definitivamente il passo, quella selezione ‘individuale’ ed arbitaria – sino ad allora temperata dall’alta coscienza della propria funzione e delle sua dignità, dall’assenza di bisogno materiale originario, dall’elevatissimo standard culturale – divenne campo di conquista per le ideologie dell’epoca. Ma il capolavoro si compì nel dopoguerra, quando clericalismo e comunismo prevalsero su ogni altra espressione nazionale, lottizzando ogni posizione apicale nelle Università italiane. Da allora, ininterrottamente, generazioni di docenti si sono susseguite a generazioni di docenti per motivi del tutto slegati alla qualità accademica, in una grande quantità di casi. Incapace e nolente a trasformare la cooptazione diretta in meccanismo di selezione più moderno – magari mutuato dai paesi anglosassoni (vedremo a breve il riconoscimento ‘a contrario’ di tale nozione), legati alla produzione scientifica ed al merito – il mondo universitario italiano organizza da decenni delle farse concorsuali, formalmente paragonabili a quelli di altri paesi ma nella sostanza vesti morigerate che coprono le più famigerate baldracche. Dotate di ogni connivenza politica, naturalmente in cambio di servilismo e, alla bisogna, favori. Proprio la catena di complicità e sudditanza che si voleva imporre, con naturalezza, al povero ricercatore angloitaliano. E che lo sventurato rifiutò, reagendo come diritto e dignità imporrebbero. Quindi, all’opposto del consueto. Il risultato è clamoroso, nel senso che l’indegna, notissima prassi finisce per una volta sotto i riflettori . Leggiamo insieme:

«Con che criterio sei stato escluso dal concorso? Col vile criterio del commercio dei posti. Non è che tu non sei idoneo, è che non rientri nel patto del mutuando»

«Che fai, ricorso? Però così ti giochi la carriera. Qui non siamo sul piano del merito Philip. Smetti di fare l’inglese e fai l’italiano»

«A ogni richiesta di un commissario corrispondono tre richieste provenienti dagli altri commissari: io ti chiedo Luigi e allora tu mi dai Antonio, tu mi dai Nicola e tu mi dai Saverio»

 «Non è che si dice è bravo o non è bravo. No, si fa: questo è mio, questo è tuo, questo è tuo, questo è coso, questo deve andare avanti per cui…»

A tale ineccepibile logica del Professor Russo risponde l’appunto fatto dal Commissario Fransoni, che naturalmente boccia il candidato angloitaliano, rifiutatosi di ritirarsi.

«Io non ho capito la tua scelta di restare dopo che ti era stato dato il messaggio di ritirarti, cioè se uno ti dà il messaggio il motivo c’era, una consapevolezza di com’era orientata la commissione»

Certo, sono indagini, sono intercettazioni, il beneficio del dubbio si applica ad ogni indagato non condannato in via definitiva… quindi non ci saremmo mai permessi di fare paragoni fra questo andazzo e quello di una ‘cupola’ mafiosa… ma per fortuna ci aiuta a tagliare la testa al toro lo stesso ex ministro Fantozzi (…o superba gloria della Repubblica antifascista…) che invece non si fa scrupolo di usare le parole più calzanti, conoscendo i suoi polli:

fantozzi

Qui si aprirebbe il discorso della faida Tesauro – Fantozzi e delle relative corruttele possibili nel campo universitario…

Un meccanismo che, come emerge dalle intercettazioni, ruotava intorno a un inossidabile gioco di favori, il «do ut des», la «logica di scambio», spietate «partite trasversali» e il «prezzo da pagare». Pur essendo schierati su due fronti distinti, l’Associazione italiana professori diritto tributario e la Società studiosi diritto tributario, i presunti professori corrotti, membri della commissione, stringevano inciuci a tutto spiano lasciandoli «in eredità» ai colleghi tra il 2013 e il 2015. Da una parte Fantozzi e la cordata «romana», dall’altro il gruppo di Francesco Tesauro dell’Università Milano Bicocca.

Le strade della corruzione sono molteplici e varie. Per convincere Carlos Maria Lopez Espadafor, professore di Diritto tributario presso l’Università De Jean in Spagna, membro Ocse, quinto membro della commissione che ha concluso i lavori della tornata 2013, gli vengono offerti «un soggiorno a Venezia con falsa attestazione di una riunione accademica per coprire l’assenza in Spagna, la promessa di un aiuto per la revisione in italiano dei suoi articoli e un intervento in un incontro accademico da organizzare a Venezia, un incarico di visiting professor all’università di Bologna in cambio del proprio voto». Tra i docenti interdetti c’è anche Livia Salvini, della Luiss Guido Carli di Roma, nonché membro del Cda del Sole 24 Ore.

Ma ringraziamo ‘La Stampa’ per il vasto materiale offerto alla lettura e proseguiamo col succo del discorso. ‘Fare l’italiano’ è cosa distinta dal ‘fare l’inglese’ o, aggiungiamo noi, il tedesco, l’olandese, il norvegese. E non è luogo comune e tutto il mondo non è paese… perchè qui parliamo di docenti universitari di lungo corso che conoscono bene l’estero. Come lo conosce, evidentemente, l’ormai mitico anglo italiano Laroma Jezzi (peraltro quasi cinquantenne, eh, non crediate che si tratti d’un ragazzino… bensì di uomo maturo che s’è rotto i coglioni perchè il suo cazzo di turno non arrivava mai).

‘Fare l’italiano’ significa oggi  – lo insegnano nelle Università, appunto -essere servile, connivente, meschino, ricattabile, senza dignità, omertoso. E magari riprodurre questo schema sui prossimi studenti al giro successivo, vendicandosi così della tirannia subita con altra tirannia. Inculando non chi ci ha inculati, che sarebbe rischioso, ma il sublaterno che chi ci capita sotto tiro. ‘Fare l’italiano’ non ha la valenza del buongustaio, dell’elegantone, dell’emotivo, del latin lover, no. Ha più che altro quella del ‘pezzo di merda’, diciamolo francamente. Che si tiene a galla proprio in virtù del suo essere stronzo (potente e realistica metafora). A differenza del ‘fare l’inglese’, ovvero attendersi regolarità, correttezza e spazio per il merito. Riflettendoci bene, santi poeti e navigatori hanno una cosa in comune: fuggono dal quotidiano. Chissà se proprio l’alto tasso di pezzi di merda sia caratteristica storica, peculiare al nostro popolo, tale da spingere eternamente i migliori verso l’emigrazione, l’ascesi, la torre eburnea dell’arte.

Lasciamo però cotanta filosofia per tornare alla fredda cronaca:

Ai domiciliari sono finiti Fabrizio Amatucci, docente alla Federico II di Napoli, Giuseppe Maria Cipolla (Università di Cassino), Adriano di Pietro (Università di Bologna), Alessandro Giovannini (Università di Siena), Valerio Ficari (Università di Roma 2), Giuseppe Zizzo (Università Carlo Cattaneo di Castellanza, Varese), Guglielmo Fransoni (Università di Foggia). A Bologna, oltre all’arresto del professor Adriano Di Pietro, insegnante di diritto tributario e finanziario, ai domiciliari, i finanzieri della polizia tributaria hanno eseguito anche due misure interdittive a carico di altrettanti docenti dell’ateneo. Una decina le perquisizioni, tra abitazioni, studi e uffici universitari

Tra i 59 indagati, invece, anche l’ex ministro Augusto Fantozzi. Per Fantozzi, anche lui docente di diritto tributario, i pm Paolo Barlucchi e Luca Turco hanno chiesto l’interdizione e il gip, Antonio Pezzuti, si è riservato la decisione all’esito dell’interrogatorio, che verrà fissato nei prossimi giorni.

Altri 22 sono stati colpiti dalla misura dell’interdizione dalle funzioni di professore universitario e da quelle connesse ad ogni altro incarico accademico per la durata di 12 mesi

7 arresti, 59 indagati e 22 interdetti. L’ex ministro Fantozzi, che scherzava sulla ‘cupola’, è fra gli indagati e potrebbe essere anche interdetto, dopo l’interrogatorio. Non c’è che dire, possiamo fidarci ad occhi chiusi dei nostri politici come dei nostri tecnici. E ancor di più di chi fu tutti e due. Fantozzi è stato anche anche Commissario Alitalia, la famosa azienda di successo che ancora oggi va avanti coi soldi pubblici e le pezze al culo. Quegli stessi soldi pubblici che, a milionate, furono versati all’ex ministro nonchè a studi legali vicini – uno dei quali dava lavoro alla celeberrima figlia di Fantozzi –  per compensarlo dell’alto servigio recato allo Stato. Almeno così scriveva, all’epoca, il Fatto Quotidiano.

Ma perchè non dovremmo ugualmente fidarci dei nostri sindacalisti, poi divenuti politici? Come non credere a Valeria Fedeli che, guardacaso, stava or ora procedendo ad un’operazione trasparenza sui concorsi accademici – di cui nessuno sapeva sino ad oggi – e che un destino cinico e baro ha voluto preceduta da tanta infame cronaca. Queste le salvifiche parole ministeriali:

“Per la prima volta da sei mesi stiamo lavorando con l’Anac per inserire l’università in uno specifico focus del piano anticorruzione e stiamo completando questo lavoro. Entro ottobre avremo questa normativa che ovviamente mette al centro il fatto di rendere più trasparenti i concorsi universitari…

La conclusione giudiziaria poco importa. Non immaginiamo certo dure sanzioni, nè carcerarie nè pecuniarie. Quel che conta è come tutto questo sia arcinoto a chiunque abbia frequentato le Università, anche solo per passar due anni a farsi gli spinelli in trasferta. Insomma, quasi a tutti. Basterebbe ‘fare un po’ gli inglesi’ per interrompere questo infame ciclo… ma l’italiano, si sa, pensa solo ai cazzi suoi e degli amici suoi. E’ un familista amorale. In tal modo, in 70 anni, ha distrutto per questioni di fazione e di interesse una lunghissima storia, fors’anche un po’ datata, di straordinario spessore. Quella delle Universitates Studiorum, nate nel medioevo e capaci di sfornare per secoli migliaia delle menti più brillanti che il Mondo abbia mai conosciuto. Per di più, l’italiano-tipo ama simulare, agli altri ma pure a sè stesso, che così non sia, pronto a piegarsi ancora a tali prassi suicide, come un asino col basto. E potrebbe anche reagir male, se gli fai notare l’ovvio. Perchè non ha più le palle per affrontare la realtà. E senza palle, anno dopo anno, il danno è stato reso ormai insanabile. L’Italia è in mano ai peggiori. Una vera peggiocrazia, destinata al fallimento economico, culturale e morale. Solo la rimozione forzosa di coloro i quali detengono etichette ed emolumenti che non gli spettano, siano professori, funzionari, sindacalisti, ministri, ricercatori paraculati. potrebbe raddrizzare la barca. Ma capirete bene che si tratterebbe di una rivoluzione. Dovremo attendere la fame perchè possa avvenire: per adesso la UE ci consente – a debito – di non patirla a sufficienza.

fischer merda

Fischer in piazza della Signoria. Una cagata pazzesca (cit. Fantozzi)

Eppure la consapevolezza di essere merda, stipata un pò da da tutti nei recessi della psiche – come ci possono spiegare Freud ma anche Andreoli  (il quale parla apertamente di un ‘Paese da ricoverare’) – deve essere arrivata a tal punto da sfondare non solo la ‘censura onirica’ ma pure quella vigile del mondo diurno. Un’enome cagata è apparsa in questi giorni in Piazza della Signoria, a Firenze. Proprio la Firenze dell’Università da cui è partita la serie di indagini sui concorsi truccati. E’ arte moderna, racconta quello che il soggetto osservante ritiene di vedere, diffida per sua natura da ogni oggettività. E’ pensiero – forse anche intestino – debole. E a noi, ma non solo a noi, pare proprio questo: Una cagata pazzesca. E’ destino che un Fantozzi eccheggi sempre, in questo post. Quest’opera del tedesco Fischer, vagamente ‘alla Dalì’, crediamo apra per l’Italia una fase storica spengleriana di Zivilisation, certo non di Kultur, morfologicamente identificabile come ‘fase terminale, o della merda’.

Turiamoci il naso, insomma. Ma non quando andiamo a votare.

 

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