Nord Corea per dummies: Dunford parla di guerra ai cinesi (traduzione)

Dunford

il Generale Dunford, Capo di Stato Maggiore della Difesa USA

Breve introduzione confidenziale al caso Corea del Nord.

L’inquadramento geopolitico REALE (mai proposto dai media italiani). 

‘Migliaia di morti? Se devono essere, meglio là che qui’, dice Trump. 

La traduzione letterale del comunicato odierno del Dipartimento della Difesa americana: una guerra più che possibile. 

Lo vedete quel signore in foto? Notate qualche vaga somiglianza con Clint Eastwood, John Wayne o altri ‘duri’ di mille film di guerra americani? Direi di si. Bene, non siamo al cinema, ma il ‘duro’ resta duro. In Europa l’abitudine è considerare la guerra un evento più che improbabile, se non impossibile. Per evitare il quale ogni compromesso, anche il più indegno e dannoso, viene presentato come oro. Dopo secoli di fuoco e fiamme è comprensibile. Ma si tratta solo di un’immensa ipocrisia svenduta al popolo, se pensiamo che il mondo intorno a noi è in fiamme, dalla Libia all’Afghanistan, spesso a causa dei nostri interessi materiali, diretti e indiretti. A dire il vero la Francia e l’Inghilterra – al di là della retorica buonista – continuano a sapere di che si parla. E a menare le mani. Ma questo è altro discorso.

Sono però gli Stati Uniti ad essere i veri ‘gendarmi del mondo’, come accadde ad ogni potenza egemone che la Storia ricordi. Assiri, Franchi, Spagnoli, fate voi. Al di là delle incessanti idiozie sventolate da organi politici camuffati da media – valga per tutte il risibile ‘Trump vuole la guerra perchè deve distrarre dal Russiagate (che peraltro è un anno che non decolla, per carenza oggettiva di prove)’ – la questione della Nord Corea si risolve in: 

  • Il regime nordcoreano è palesemente prossimo a dotarsi di una testata nucleare veicolabile su di un missile balistico intercontinentale. Suo interesse è farlo sapere quanto più possibile, perchè trattasi della sua assicurazione sulla vita. 
  • Al di là di ogni considerazione sulle ‘qualità’ di simili armamenti (molto bassa, diciamo paragonabile ai primi anni ’70 russi), un missile così armato rappresenta comunque una minaccia tremenda. Più che per i lontani USA, per i vicini suoi alleati. Cioè Corea del Sud e Giappone. Ma non solo. L’ipotesi di Kim così rafforzato determinerebbe – e in parte sta già determinando – una corsa alle armi dell’intero circondario. Convenzionali e nucleari. Aumentando enormemente il rischio di un conflitto incontrollabile. 
  • Sappiamo, senza eccedere nella propaganda anti-Kim, che la nazione asiatica è in mano ad un ferocissimo regime comunista, residuato del peggior Novecento.
  • E’ noto che la Corea del Nord ha stretta cooperazione, di lunga data, con l’Iran. Specie nella missilistica. Risultato: Stessi rockets, con nomi diversi. Gli upgrading coreani sono, pertanto, anche upgrading iraniani. Colpire uno vuol dire colpire l’altro. Non a caso l’Iran proprio in questi giorni parla sempre di missili
  • Nonostante quel che si è scritto – allo scopo di indebolire la linea di Trump – la Corea del Nord oggi NON dispone ancora di un’ogiva nucleare su balistico. 
  • La Cina è il partner senza cui la Corea del Nord non sopravviverebbe più di sei mesi. Vende e compra tutto quasi quello che entra ed esce dal paese (circa 90%). In qualche modo, Kim Jong-Un è suo emissario (ma la questione è più complessa). 

Quali sono le conclusioni? Che gli Stati Uniti, come più volte ripetuto anche dallo stesso Trump, NON consentiranno mai che la Corea del Nord si doti di tale armamento. In questo senso, le amministrazioni Clinton ed Obama sono state assai inefficienti (ci sarebbero anche dei – tremendi – perchè, ma il discorso è troppo lungo). Adesso resta poco tempo per impedirlo: Kim è vicino alla sua ‘assicurazione atomica’ . Avevo già accennato al problema, imminente, quando tutti s’emozionavano per la (finta) rappresaglia americana in Siria. Di conseguenza, esistono solo 2 alternative: 

  • Il regime della Corea del Nord, di sua sponte o piuttosto obbligato dalla Cina, abbandona rapidamente SIA il programma missilistico che quello atomico. E ne da prova certa – pubblicamente o, se preferisce, segretamente – a inviati USA. 
  • Il regime della Corea del Nord, fra un lancio, un test ed un rinculo spacciato per irrisione (vedi mancato lancio su Guam), cerca di guadagnare tempo – con la Cina complice o giù di lì – per arrivare finalmente all’obiettivo: il super missilone nuclearone – stile banda TNT,  a gasolina, a giroscopio, a manovella – ma che può fare tanto tanto male. In tal caso, quando e se sarà prossimo a farcela, verrà letteralmente disintegrato dalle forze armate statunitensi, che mostreranno INCREDIBILI capacità militari. Portando purtroppo con sè all’inferno, come si usava dire prima del politically correct, centinaia di migliaia (eh si, questo è il rischio se non la certezza) fra nord e sud coreani e giapponesi. Da qui l’estrema cautela e riluttanza nell’intervenire in Nord Corea. 

L’ebetismo europeo, in specie italiano, tenderebbe a escludere quindi la possibilità di un conflitto, a tale prezzo di vite umane. E invece Trump è stato chiaro: al peggio,

‘se devono esserci migliaia di morti, meglio là che qua’.

Così ragiona il leader di una grande potenza, dai primordi della Storia del Mondo. Anzi, direbbe Macchiavelli, così DEVE ragionare. Scandalizzati? Concordo con voi, servirebbero più santi sulla Terra, Ma quelli che ci son stati sono ancora così famosi proprio perchè ne abbiamo sempre visti pochi.

Corea del nord

Tornando in Asia, non solo il conflitto non è escluso, ma è opzione azionabile tanto quanto la pressione diplomatica. Quest’ultima, peraltro, ha sempre avuto bisogno di cannoni alle spalle per funzionar bene. Ecco perchè diventa indispensabile tradurre, alla lettera, ciò che oggi ha detto il ‘duro’ Dunford, durante la visita in Cina, ai fini di illustrare il vero scopo della sua missione. Di militare. Cioè quello di immaginare un futuro senza Kim, possibilmente insieme alle potenze d’area. Ed evitare un indesiderabile allargamento del conflitto. Parole – come quelle prima citate di Trump – che i nostri media, succubi della mediocrità (e delle alleanze perdenti scelte da Vaticano ed Italia trenta anni fa), mai vi riporterebbero. Per la semplice ragione che evidenziano quanto l’intera impostazione culturale della Unione Europea sia irrealistica e la sua proiezione geopolitica, di conseguenza, più che nulla. 

P.s. Da notare come il Generalissimo Dunford sia stato in Sud Corea, Giappone e Cina. Non in Russia, vicinissima, importantissima, interessatissima. Con la Russia, infatti, l’amministrazione Trump, pur senza poterlo ammettere pubblicamente, ha ormai stretto un patto geopolitico di grande respiro, dalla Siria al Mar della Cina. Non essendo coinvolta direttamente in una possibile occupazione post bellica, non c’era da aggiungere nulla al già detto. Lo stesso vale per l’India, da qualche anno nell’orbita delle più strette amicizie americane. Sempre in funzione anticinese. Leggete un po’, se volete, i più recenti scambi di cortesie fra queste iperpopolose potenze. E’ questa rete di accordi che ha reso possibile al presidente Trump l’affermazione per cui, in caso di mancato appoggio cinese, gli USA sono in grado di procedere da soli. 

Ecco la traduzione, direttamente dal sito del Dipartimento della Difesa

SHENYANG, Cina, 16 Agosto 2017: Gli alti ufficiali statunitensi e cinesi non si stanno prendendo a pugni  (‘stanno trattando onestamente e senza nascondersi nulla’) mentre discutono di argomenti di comune preoccupazione, incluso il problema posto da una Corea del Nord dotata di armamenti nucleari; questo ci racconta oggi il Capo di Stato Maggiore della Difesa. Il generale dei Marines Joe Dunford dice che gli incontri con la sua controparte cinese, il generale dell’esercito Fang Fenghui, sono stati interessanti e franchi. Il Capo di Stato maggiore ha parlato ai giornalisti dopo aver osservato un’unità cinese di fanteria dimostrare capacità di manovra militare combinata al campo Haicheng del Comando del teatro Nord. Il Comando del teatro Nord è il comando unificato cinese più vicino alla Corea del Nord. Dunford ha detto che gran parte delle discussioni con i funzionari cinesi hanno riguardato la Corea del Nord. Egli ha affermato di aver discusso l’approccio americano, basato sulla pressione diplomatica ed economica. “Ho anche affrontato il fatto che stiamo sviluppando opzioni militari nel caso in cui la pressione diplomatica ed economica fallisse”, ha detto.

Gli Stati Uniti vogliono costringere il leader del Corea del Nord Kim Jong Un ad accettare la denuclearizzare del suo Paese e la cessazione dei suoi test missilistici. Questa è la condizione finale preferibile, ha comunicato il Capo di Stato Maggiore ai leader cinesi. “Ma avevamo bisogno di seria conversazione su ciò che potrebbe succedere laddove vi fosse un’azione militare“, ha detto Dunford. Ha dichiarato inoltre che gli USA sono soddisfatti del voto recente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che ha approvato all’unanimità una risoluzione sanzionante la Corea del Nord per i suoi programmi nucleari e missilistici. La Cina, unica alleata della Corea del Nord e con potere di veto delle Nazioni Unite, ha votato a sostegno della misura.

“Crediamo che se la Cina impone davvero queste sanzioni – se la comunità internazionale impone davvero queste sanzioni – si possano impostare le condizioni per ottenere la denuclearizzazione”, ha detto il generale. “È un passo importante.” Il Capo di Stato Maggiore ha anche comunicato ai funzionari cinesi che il presidente Donald J. Trump si aspetta che egli disponga di opzioni militari credibili nel caso in cui la pressione diplomatica ed economica non riesca a raggiungere la denuclearizzazione.

Il mio messaggio a Seul, Pechino e Tokyo è stato che il momento adatto per avere alcune prime conversazioni su quale aspetto potrebbe avere una contingenza nella penisola coreana [la guerra, insomma. N.d.T.] è prima che si verifichi la contingenza“, ha detto. “Sarebbe utile anche per noi avere efficaci meccanismi di comunicazione in atto; quindi, nel corso di una crisi, poter parlare immediatamente ed evitare errori di calcolo e l’allargamento della crisi “.

Durante la visita di Dunford, lui e Fang hanno siglato un accordo per aumentare la comunicazione operativa tra gli Stati Uniti e le forze militari cinesi e mitigare il rischio di errori di calcolo. “È un passo incoraggiante”, ha detto il presidente. “Non abbiamo mai avuto qualcosa di simile prima. Per noi avere una conversazione è parte del framework“.

il Joint Staff’s director of strategy and policy, generale dell’esercito Richard Clarke, rappresenterà il lato americano del tavolo e la prima riunione è prevista per Novembre a Washington.

Il dialogo sarà molto importante per diminuire le probabilità di incomprensione o di errori tra le due nazioni, ha dichiarato Dunford.

 

Prosegue in la Cina cala il suo asso: Kim di Corea. Ma Trump è di casa a Las Vegas…

 

 

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Un commento su “Nord Corea per dummies: Dunford parla di guerra ai cinesi (traduzione)

  1. […] a metà, per evitare una possibile riunificazione, potrebbe non esser più sostenibile. Il Generale Dunford, massimo esponente militare americano, ha detto chiaramente ai cinesi che è arrivato il tempo di […]

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