In Siria Bannon l’influencer e Trump il wrestlemaniac ce la fanno sotto il naso?

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La propaganda di guerra, un’antica e valida arma di offesa. Quasimodo e l’uomo del suo tempo.

Dalla poesia alla pratica: gli attacchi chimici di Assad e la risposta telefonata degli USA.

Una rondine non fa primavera, in specie se di plastica: Bannon maestro d’illusioni alla corte di Trump.

La rete internazionale antiamericana, media in prima fila, ingabbiata nella sua stessa gabbia. Nell’attesa di vere azioni contro Nord Corea (e quindi Iran).

I cazzottoni simulati del Wrestling, che fanno impazzire la gente e forse le nazioni.

Dulcis in fundo, quel video che vale da solo la fatica di leggere l’Abate…

Uno dei più gravi errori della seconda metà ‘900 è stato immaginare un mondo completamente nuovo, irrevocabilmente rivolto al superamento di ogni limite, non solo tecnologico, ma addirittura antropologico. Come se di colpo la voce di migliaia di grandi pensatori – che da secoli presentavano assai ardua l’elevazione del singolo individuo, figuriamoci quella di comunità, stati e loro apparati – fosse divenuta solo l’eco di un passato lontanissimo. Eppure Salvatore Quasimodo ci ammoniva, ancora nel 1947…

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.

Ed aveva ragione. Esempio macroscopico di ciò che qui più ci interessa é  la propaganda – di guerra o meno – quell’informazione faziosa rivolta ad incidere sia sul teatro delle azioni belliche che sul pubblico di casa che sui rapporti fra le potenze d’ogni tempo. Arte nota da millenni. Da Pisistrato agli Acta Diurna di Cesare, da Luigi XIV – che pare fosse già addentro all’arte di accaparrarsi i ‘giornalisti’ dell’epoca – a Martin Lutero, dai servizi segreti britannici di Daniel Defoe a Hitler. Sino ai nostri giorni.

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Acta diurna

Ingannare il nemico, le potenze avversarie, gli altrui e propri concittadini, allo scopo di favorire la credenza in ciò che viene utile alla propria parte e disutile all’altra, è stata sempre la regola di ogni buon capo politico o stratego che dir si voglia. Dare per scontato che questo sia inattuale nel XXI secolo, per via di un’accresciuta ‘bontà’ di massa o per via del controllo democratico esercitato sui governi dai media o dai social, è patetico, più che sbagliato. Naturalmente i mezzi di propaganda si sono straordinariamente affinati e dinamizzati… più che subendoli, approfittando degli incredibili sviluppi tecnologici dell’ultimo secolo. L’impatto emotivo diretto della visualizzazione di immagini di cronaca (o presunta tale) sugli smartphone è ancora tutto da studiare, ma sicuramente influisce molto sugli utenti dei social, conferendo a dette immagini un crisma – illusorio – di ‘verità’ direttamente evidente, non mediata da canali ufficiali. E quindi è già sfruttato ampiamente, da chi ne vuol trarre vantaggio. Ma veniamo al dunque.

Abbiamo ‘saputo’ di un attacco chimico, per via aerea, compiuto in Siria – fonte millennaria di grandi guai, fra cui il decesso dell’ONU – dalla forze governative di Assad, alleato tradizionale di Russia e Iran (e Francia). Le fonti prime, ovvero quelle che han riportato la notizia in prima battuta – corredata da video e immagini – sono tutt’altro che imparziali. Legate alla Fratellanza Musulmana  – formazione islamista del tutto peculiare, influentissima in molti stati arabi, fra cui la Turchia, quest’ultima nemica della fazione di Assad e dei Russi, i quali appoggiano truppe curde, nemiche di Istanbul, in funzione anti ISIS (sorvoliamo su cosa sia davvero ISIS, qualche informazione sulla Fratellanza ed i suoi talora insospettabili amici la trovate qui) – si raccolgono intorno alla rete ‘ Osservatorio siriano per i diritti umani’ ed ai cosiddetti ‘Caschi Bianchi’, che scopriamo fondati in Turchia dal britannico Le Mesurier. Ma leggiamo cosa scrive Daniele Raineri su ‘il Foglio’ a riguardo, per toglierci ogni dubbio sull’inconfermabilità della ‘notizia’, pur battuta coi toni della certezza da quasi tutta la stampa mondiale (ricordate Luigi XIV?):

Per dare un esempio eloquente della situazione: uno dei dottori che ieri riceveva le vittime dell’attacco chimico è il volontario britannico Shajul Islam, che oggi lavora in ospedale ma nel 2012 era pro Stato islamico e fu coinvolto nel primo sequestro del reporter inglese John Cantlie. Per questa ambiguità letale e diffusa, oggi esperti e giornalisti stranieri non possono raggiungere il sito dell’attacco

E’ così impensabile immaginare che Assad, negli ultimi mesi in progressione militare inarrestabile, non sia l’autore del bombardamento chimico o che addirittura esso non sia avvenuto nei temini descritti da testimoni a lui avversi? E’ così assurdo che immagini, audio e video siano manipolati e diventino ‘la verità’, grazie a media e social, quando è impossibile recarsi in loco a controllare? La storia ci dice che non lo è affatto. Non sarà inutile rammentare, inoltre, quanto i rapporti fra Russia e Inghilterra, patria di Le Mesurier e Shajul, siano eternamente gelidi, in virtù dei molti attriti che la rispettive posizioni geografiche, unite alle ambizioni imperiali di entrambe, producono di generazione in generazione, per tutta la storia europea e mondiale. Sicuramente una delle difficoltà maggiori per l’amministrazione Trump è mantenere in piedi il rapporto storico con l’ex madrepatria insieme al nuovo con gli eredi dell’URSS. Eh si, perchè una cosa sembrava evidente, sin dalla campagna elettorale: che il neo presidente immaginasse una svolta decisiva nelle relazioni statunitensi, rivolta al ridimensionamento commerciale ed espansionistico della potenza cinese attraverso una seria di intese con altre potenze (vedi l’India), il cui culmine doveva essere proprio il riappacificamento con la Russia, molto avversata dalle precedenti amministrazioni Clinton e Obama. Di tanta magnitudo era stata la svolta che a tutt’oggi il Presidente Trump fronteggia accuse molto gravi di interferenze del Cremlino nella sua elezione, indagate ed in parte accreditate dalla stessa CIA, al punto di far ciancia… ehm, parlare di impeachment. Il bombardamento dell’importante base siriana di Shayrat (usata anche dai russi), tramite tomahawk lanciati da una fregata americana, sembra però andare in direzione diametralmente opposta. In sostanza, in base ad una notizia non sufficientemente confermata, il presidente americano avrebbe ordinato – saltando il Congresso – un fulmineo bombardamento su Assad, pupillo di Mosca e possibilissimo futuro leader siriano restaurato (come le parole stesse dell’ambasciatore USA all’ONU, pochi giorni prima, facevano intendere). Tutto ciò mentre un crinale di altissima tensione si ravvisava in Corea del Nord…

In che modo è possibile spiegarsi tale patente contraddizione? Un impeto di violenza contro il supposto mostro criminale? Un ghiribizzo del Presidente impresentabile? Un cambiamento improvviso ed irrevocabile nella linea politica intrapresa? Non pochi giornali italiani hanno preferito l’ultima ipotesi, senza attendere minimo riscontro nei fatti… a voi un esempio di stampa, fra i tanti, che si spinge già ad immaginare la Russia abbandonata dagli USA. E pronta a mendicare l’amicizia della Cina, di recente e non a caso raffreddatasi assai, dopo anni in cui aveva tenuto banco… ma una rondine, in specie di plastica, non fa Primavera.

Quella che pare la ragione possibile di questi ‘slanci giornalistici’ lasciamola al prosieguo. Per intanto constatiamo come persino nelle versioni che hanno preso per buona sia la notizia dell’uso degli agenti chimici da parte di Assad che del bombardamento punitivo antirusso di Trump, si debba accennare ad alcuni fatti apparentemente inspiegabili. E’ pacifico, infatti, che nè i siriani nè i russi abbiano fatto uso di sistemi antimissile SAM, di cui pure dispongono, al fine di abbattere i tomahawk. E non finisce qui. E’ altrettanto noto che Washington abbia avvisato Mosca dell’attacco imminente. Tanto è vero che i siriani avrebbero fatto a tempo a rimuovere i loro veivoli efficienti, secondo fonti libanesi. Sul fatto che i danni non siano stati ingenti è concorde buona parte della (assai) informata comunità di twitter, oltre che molti media internazionali. Ecco una ‘fonte’ social interessante:

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Possiamo quindi provare a formulare un’ipotesi alternativa a quasi tutto quel che si è visto e sentito, capace di spiegare le apparenti contraddizioni per sommicapi evidenziate:

Usare armi chimiche non sembra essere negli interessi di Assad, in questa fase del conflitto che lo vede in netto vantaggio. Le fonti che han parlato della strage – fornendo materiale video e immagini non confermati – sono vicine ai suoi nemici. A quel punto, gli Usa, alleati della Russia – che intravede inoltre il pericolosissimo risveglio del mondo turcomanno – contro la Cina pompata dalla globalizzazione, hanno preso più piccioni con una fava. Invece di contestare la verità dell’ipotetico accaduto, che aveva comunque lasciato nel pubblico mondiale un’odiosa impressione difficilmente rimuovibile, l’amministrazione USA ha preferito concordare il bombardamento con russi e siriani alawiti. Trump in tal modo coglie la palla al balzo e si toglie di dosso l’accusa d’essere uomo di Putin alla Casa Bianca, insieme costringendo i suoi stessi nemici geopolitici a dirgli ‘bravo’ e creando un precedente buono per la vera guerra possibile, contro la Nord Corea, storica alleata dell’Iran. Anche nel senso di azione compiuta senza autorizzazione preventiva del Congresso. In più, per quanto una simile operazione ‘ false flag vs false flag’ non vada certo nella direzione auspicata dalla Turchia, può rappresentare comunque la garanzia occulta che gli USA non consentiranno una lesione insopportabile  agli interessi di Ankara nella zona, avendo tutti gli strumenti per impedirla e la volontà di usarli. 

Se questa teoria – confermata dai primi fatti – dovesse essere corretta, assisteremo ad una guerra di sole parole fra Russia, USA ed altre potenze, mentre sul campo siriano proseguirà inalterata la strategia di lungo periodo adottata a partire dall’elezione di Trump. Ovvero di una sostanziale disponibilità a lasciare l’ultima parola a Putin (e alla Francia) sulla Siria. In effetti una certa conflittualità verbale è stata riscontrata, ma è presto per sapere se vi saranno conseguenze pratiche. Quel che pare invece certo già da ora è che la Corea del Nord sembra aver percepito ‘l’aver parlato a nuora perchè suocera intenda’ cui accennavamo prima. Le dichiarazioni del portavoce del crinito Leader, infatti, lasciano poco all’immaginazione:

L’attacco USA in Siria giustifica l’atomica… atteggiandosi arrogantemente a superpotenza gli Stati Uniti hanno solo scelto di colpire Paesi senza armi nucleari e l’amministrazione Trump non fa eccezione alcuna… L’attacco siriano ci rircorda con durezza che solo la nostra potenza militare ci proteggerà da un’aggressione imperialista.

E qui va detto che la Nord Corea, lungi dall’essere del tutto isolata come la si presenta, gioca da decenni una complessa partita fra Russia, Cina e Giappone (che la vede come arcinemica, ma al tempo stesso preferisce assai le coree rimangano due, un po’ come Andreotti diceva delle due Germanie…), cui essa somma un’alleanza tecnologica militare di lunga data con l’Iran degli Ayatollah, dai quali si fa finanziare i programmi missilistici e testare le ogive, condividendo poi gli esiti (in pratica i missili iraniani sono quelli nordocoreani, con nome arabo). Agli Stati Uniti, acclarata la non disponibilità della Cina a ‘far ragionare’  Pyongyang, serve quindi ogni disponibilità almeno di Giappone e Russia: ridurre i contenziosi con quest’ultima è pertanto fondamentale. Si aprirebbe qui la necessità di affrontare il tema dei blocchi geopolitici contrapposti, che al momento vede le elites dominanti in Cina, Nord Corea, Venezuela, Messico, Bolivia, Sudan, Iran, Qatar, Turchia, Corno d’Africa, Germania, Italia (ma più in generale la UE, schiacciata fra Russia e USA) – e sino a poco tempo fa anche India, Libia, Brasile e Russia, usciti dalla partita per motivi diversi – accomunate dalla resistenza all’elemento ‘Atlantico’ (in cui l’Inghilterra cosmopolita non sembra però appieno volersi identificare) e da relazioni, talvolta occulte, di carattere culturale, etnico, finanziarie, interreligioso  e settario (neosalafismo, sciismo, cattolicesimo ‘della liberazione’, ebraismo…), estremamente complesse e assolutamente determinanti nel mondo dell’informazione globale. Magari proprio quella che prende per buone e divulga le immagini di stragi di bambini mediante agenti chimici. Di particolare importanza è anche il riapparire, dopo circa duecento anni, dell’elemento turcomanno, ancora frammentato in tanti -stan ma risvegliato dal sapiente usbergo di Erdogan ad una nuova – spesso sanguinaria (pensate ai responsabili di tanti recenti attentati) – centralità fatta di risorse energetiche ed integralismo, motivo di ansia crescente per Mosca, come per Vienna e circonvicini, ed ulteriore spinta ad un patto con Washington. Invece passiamo la mano, sia per la vastità dell’argomento – cui abbiamo talvolta accennato in passato – sia perchè la novità della tecnica militare-mediatica che noi riteniamo esser stata impiegata in Siria, ‘false flag versus false flag’ per intenderci, ci impone di rintracciarne il brillante ideatore. Qualcuno che conosca benissimo la potenzialità dei social; che veda il mondo diviso in blocchi contrapposti e sia paladino della ritrovata potenza americana; che immagini nella Russia l’alleato obbligatorio e nella Cina l’avversario da controllare; che sia vicino al Cristianesimo ortodosso e pronto a giocare le carte più spregiudicate contro l’Islam jahdista; che abbia già dimostrato di riuscire a capovolgere ogni pronostico durante le elezioni, a vantaggio del ‘progetto Trump’.

Bene, questo sembra il ritratto di Steve Bannon, tutt’altro che fuori dai giochi, come tanta stampa mediocre ha affrettatamente decretato negli ultimi giorni. Segnalatosi per aver lasciato il Consiglio per la Sicurezza Nazionale, in cui aveva trovato posto pro tempore grazie ad equilibri tutti interni all’amministrazione Trump, senza possederne gli abituali requisiti (essenzialmente esso è un organo tecnico su scelte di carattere militare, quando Bannon è in realtà un film maker ed ‘influencer’, secondo il Corriere), Steve Bannon sembra invece la mente di un’operazione di propaganda essenzialmente riuscita, che fa prudentemente un passo indietro da un tavolo di cui era ospite eccentrico e su cui ha già giocato la sua carta migliore.

trump wrestling

Trump dopo aver scazzottato Mac Mahon al Wrestlemania XXIII

Ma voglio concludere con un’ultima suggestione, suggeritami da corrispondenti internetici di vaglia. Finanche divertente. Ricorderete certo il Wrestling, quello pseudo-sport americano tutto coreografie, bulli, pupe e cazzottoni finti come il trucco dei (fantastici) wrestler? Quel mondo virtuale di rivalità immaginarie, faide fra manager, soubrettes, omoni forzuti, che tanto ci piacque e ancora tanto piace agli americani? Bene, Trump nè è grande appassionato, sino a sconcertanti episodi superkitsch che lo videro impegnato in prima persona (imperdibile il video che trovate in fondo). E non solo: La moglie dell’uomo da lui rasato per scommessa, Mac Mahon, (a sua volta figlio del fondatore del wrestling americano) è attualmente il ministro Linda Mac Mahon dell’amministrazione Trump. Nonchè, naturalmente, ex amministratrice delegata della lega wrestling americana. Immaginarli a cena dai Trump, magari in compagnia dei signori Bannon, magari di fronte a svariati Martini è tutt’uno. E magari da qualche cazzotto di scena si può arrivare a qualche missile di scena… Buona visione.

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2 commenti su “In Siria Bannon l’influencer e Trump il wrestlemaniac ce la fanno sotto il naso?

  1. […] Adesso resta poco tempo per impedirlo: Kim è vicino alla sua ‘assicurazione atomica’ . Avevo già accennato al problema, imminente, quando tutti s’emozionavano per la (finta) rappresaglia americana in Siria. Di […]

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  2. […] da lui sottoposte a Donald Trump. La Russia, impegnata in una sorta di teatrino con gli USA – ampiamente dimostrato dai fatti di Siria e confermato dai recenti ‘scontri’ diplomatici, che si risolvono in parole – ha […]

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