Lo Zambetti e il suo destino: una storia milanese, alla Gaber

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Arriva la condanna per l’ex assessore alla Regione Lombardia Zambetti. La decadenza di Milano, capitale progressista d’Italia.

Ripeschiamo dal passato recente un testo thelemita che aiuta ad inquadrare i fatti: “Zambetti u’ pisciaturu”, parola di Boss.

Gaber il grande, parola di Abate.

Nell’ormai lontano 2012 rimanemmo colpiti dalla grama vicenda politica e criminosa di Domenico Zambetti, all’epoca assessore della Regione Lombardia nella famosa giunta Formigoni ma oggi galeotto condannato a 13 anni di reclusione per quel che accadde allora. Credemmo, infatti, di vedervi l’ennesima traccia della rapida decadenza di quella che era stata la città trainante del Paese negli anni ’80 e ’90. Riportiamo il testo del 2012 certo non per volontà di infierire su chi ha già assai da pagare: siamo sicuri ben pochi giornali ricorderanno gli aspetti più inquietanti e drammatici del caso, che rappresentano invece la vera materia di riflessione. Buona lettura.

Da Corporeus corpora dell’undici Ottobre 2012

C’era una volta Milano… la nostra città più evoluta, in senso progressista, europeo.

Giardini mantenuti con decenza, una metro accettabile, i tram che circolavano senza inciampi, tante attività aperte e sovente floride, il campari, la galleria, il figo Shangai sotto i viadotti della stazione, quel che restava del fascino secolare di Cova, il geniaccio ostile di Marchesi, la zona leccatissima della moda (modelle incluse), i ghisa in divisa, le Blueshouses, Il tosto Rolling Stone, piazzale Maciachini fonte di musica alternativa, il Leonka dove potevi beccare James Senese senza ancora dentiera, in via dei fiori chiari c’erano i fiori, porta Venezia non ancora un bivacco, Piazza Insubria povera ma non certo una casbah, i navigli frequentati a tutte le ore dal pubblico del Grillo e de Le scimmie, la Scala ancora patria di grandi maestri, il Piccolo saldamente in mano a Strehler, L’Hollywood in cui incontravi Eva Herzigova e non solo travesta sudamericani, un profluvio di battone che facevano colore, situate in tutte le zone chiave, da Corso Buenos Aires alla periferia, rulli di Tamburi al parco Sempione, qualche museale resto della streppa anni ’70 ed ’80 a piazza Vetra non recintata, le colonne di San Lorenzo dove si cantavano le osterie e non si finiva a bottiglie rotte, l’un contro l’altro armati… e via discorrendo.

Quel che oggi sono questi luoghi non val la pena di raccontarlo, bisogna viverli.
Ma ancora una volta la cronaca, ben inquadrata, da il polso esatto della situazione e aiuta a riflettere. […]
E’ evidente che a Milano, come vado dicendo da qualche anno, si è ormai compiuto il processo di napoletanizzazione. Quando invece sarebbe stato ben più auspicabile, senza togliere la propria specificità ad alcuno, milanesizzare Napoli. Che si sta all’opposto somalizzando, in una gara infinita verso il caos, l’anarchia deteriore, la criminalità, l’abuso, l’inefficienza, la povertà.
Diciamo, con colpevole brevità, napoletanizzazione intendendo l’assunzione al nord di prassi tipicamente e genuinamente meridionali.
Quali il condizionamento diretto della malavita di clan sulla politica locale.
Di queste prassi a Milano gli ultimi mesi son stati ricchissimi… in un profluvio di scandali, arresti, intercettazioni, corruzioni, sanità, appalti, che culmina oggi nelle vicende di quello che definirei bausciamente Lo Zambetti.

Lo Zambetti, assessore alla regione, contrae il patto col diavolo e scopre ciò che Terronia Tellus (evviva la goliardia, qui sta per Sud) sa da sempre: finché non scendi a patti aperti con le mafie verrai visto come un potente assessore con cui faranno i conti, nel bene e nel male… se cerchi appoggi, invece, li avrai perché sei utile…però con la considerazione che merita chi si è immischiato, senza palle sufficienti, in un gioco soggetto alle loro (feroci) regole.

Leggete un pò che dicono dello Zambetti i boss e affini, in intercettazioni sempre generosamente filtrate dai tribunali, a meno che non si tratti di… ma lasciamo perdere, è altra storia….
Il Messaggero online così scrive:
“Costantino e Ciro Simonte (anch’egli arrestato) gli consegnano una lettera-pizzino predisposta dalle famiglie mafiose contenente la ricostruzione dei rapporti di Zambetti con i calabresi, degli accordi, delle sanzioni e ritorsioni in caso di mancato rispetto degli impegni assunti. «Hai visto quel pisciaturru (uomo di poco conto) come ha pagato…eh… lo facevamo saltare in aria. Una lettera talmente scritta bene – commenta Costantino – che si è messo a piangere davanti a me e a zio Pino».[…] In un’intercettazione ambientale del 18 marzo 2011 Costantino rievoca con piacere la disperazione dell’assessore durante uno degli incontri con gli uomini del clan: «S’è messo a piangere, e piangeva per la miseria, si è c….o sotto, c….o completo, totale, ogni tanto solo così possiamo prenderci qualche soddisfazione. Perché il potere lo hanno i politici e la legge, però ogni tanto, vaff…, con l’aiuto degli amici ogni tanto una soddisfazione ce la prendiamo»”
Povero pisciaturu (termine presente in ogni dialetto meridionale, con varie forme e frequenza d’uso, il cui significato stretto è pisciatoio, cantaro, vaso da notte), in che mare s’era messo l’inane Zambetti, l’apprendista stregone bauscia alle prese con la durezza enotria.Nelle mani di grandi scrittori, dalla ferina potenza letteraria primeva (“Una lettera talmente scritta bene che si è messo a piangere davanti a me e a zio Pino”), cui un Antonio Moresco può solo sperare di giungere, rimanendo però lontano…
Appunto, questo è solo l’ultimo dei casi lombardi e milanesi… direttamente dalla giunta regionale ecco a voi indagati Roberto Formigoni (Pdl); Davide Boni (Lega); Penati (Pd), Franco Nicoli Cristiani (Pdl); Massimo Ponzoni (Pdl); Angelo Giammario (Pdl); Romano La Russa (Pdl); Nicole Minetti (Pdl); Daniele Belotti (Lega); gli ex Renzo Bossi  e  Monica Rizzi (Lega).
Se volete vederli in faccia andate a fare un salto all’ ANSA, che ce li mostra tutti!
Come noterete, solo PdL e Lega, a parte il mitico Penati…
Ma sarà mai possibile che in questo paese abbiamo un partito di galantuomini, il PD, e non lo facciamo governare?  Certo che qualche eletto all’opposizione ce l’hanno no? Come del resto in Lazio… e nessuno sapeva? Nessuno vedeva, nessuno censurava, nessuno strillava, nessuno opponeva? Quindi, questi non sapienti, non vedenti, non censuranti, non opponenti perchè dovremmo immaginarli con piacere al governo di enti locali e nazionali?
Avrà per caso avuto ragione anni fa chi definiva l’arco costituzione italiano quale composto da “capaci di tutto e buoni a nulla?”
Si, aveva proprio ragione Marco Pannella. Nel 2017 lo possiamo dire forte, se pensiamo che anche il governatore Formigoni sullo Zambetti – come su tanti altri – ha mentito. Ma già lo cantava il grande Giorgio Gaber nel suo album testamento del 2003. Pieno di eccellenti testi in musica, rimossi rapidamente dalla coscienza collettiva perché feroci, impietosi, amarissimi. Insomma, veri. Ripeschiamone uno, dal non ambiguo titolo di ‘Non insegnate ai bambini la vostra morale’, e salutiamoci così, meneghini o meno.
 

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