Lìnguine alla Trump: Theleme celebra in cucina l’inauguration day

img_20170122_150511_editDonald Trump si insedia infine alla Casa Bianca.

Dallo Scappi all’Abate, un grande piatto per un grande evento: L’anagogia culinaria.

Ecco a voi la ricetta geopolitica che fa già impazzire la destra globale: grab them by lìnguine!

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Al di là di ogni analisi contraria altrui, avevamo previsto la netta vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali dell’otto Novembre 2016 – che possiamo apprezzare nella sua pienezza visualizzando la mappa degli States suddivisa per contee e prevalenza politica (la trovate dopo la ricetta). Ed il 20 Gennaio 2017 il miliardario americano più discusso di tutti i tempi s’è finalmente accomodato alla Casa Bianca, sloggiando Barack Obama. Sarebbe interessante riflettere sul discorso inaugurale, alquanto simile a quelli elettorali, da lui tenuti in ogni angolo del paese prima delle elezioni. E forse ancor più analizzare le  reazioni scomposte, in specie italiane, a tale esempio di coerenza, del tutto inusitata in una nazione come la nostra. Che non solo mette in conto ma esige da un politico la smaccata presa per i fondelli del suo elettore. Intitolato, quest’ultimo, a chieder al suo rappresentante denaro, lavoro, finanziamenti, favori, baci e abbracci… ma mai conto di ciò che dice o fa. 

Invece siamo qui a tutt’altro scopo, nel solco della migliore tradizione italiana: ad ogni grande evento politico si sono accostate, per secoli, originali mirabilie culinarie. Piatti speciali, ideati dai più grandi chef, presentati trionfalmente durante i banchetti che suggellavano quei celebri accadimenti. Uno fra tutti, quello per l’intronazione di Papa Pio V, organizzato, preparato e raccontato dal rinascimentale Bartolomeo Scappi, cuoco che tanto diede all’arte culinaria. E da lì in poi copiato e preparato in chiave minore nelle dimore più ‘di mondo’. Non saremo al livello dei celebri ‘Porcelletti, cioè storioncini piccoli scorticati, tagliati in pezzi; arrostiti allo spiedo, serviti con uva passa cotta nel vino e zuccaro e cannella sopra’… del resto Trump non c’è parso tipo da cento portate barocche, come usava all’epoca. Siamo certi però che le nostre “lìnguine alla Trump” avranno il posto che meritano quale gastronomico e geopolitico memento. Altrettanto, non sarebbero certo spiaciute a padre Rabelais e a fratello Gargantua.

Lìnguine alla Trump: l’anagogia culinaria

Iniziamo dai significati profondi, anagogici per così dire, della ricetta. In primo luogo, non ci troviamo in presenza di banali linguìne. Esse sono piuttosto “l’ìnguine“, parte del corpo amatissima dal Presidente americano, come tutti sappiamo grazie al celebre video amatoriale in cui egli dichiarava di ‘grab them by the pussy’, ovvero di prenderle [le donne] per … l’inguine, diciamo. In più le abbiamo scelte nella varietà al peperoncino, spezia vasodilatatrice dalle decantate virtù afrodisiache. Indispensabile nel significare la volontà fornicatoria del magnate e nel conferire al piatto il caratteristico colore arancio, tipico della sua capigliatura. La cipolla di Tropea omaggia invece il rosso del Partito Repubblicano Americano, mentre lo scalogno ed il cumino dei prati integrano la tradizione culinaria della grande madre Russia di Putin, da Trump abbondantemente preferita alla scialba Germania tutta crauti della Merkel. Il candore del burro non può se non parlarci di quei WASP, white anglo saxon protestant che fecero

bollinger

Accompagnamento lepenista…

grande l’America più vicina al cuore di Donald. Un mezzo bicchiere di ‘Jack Daniel’s riserva‘ introduce invece agli spazi selvaggi del Tennesse, cuore del mondo hillbilly – detestato dal multiculturalismo democratico – che tanta parte ha avuto nella vittoria. Ed eccoci al tartufo nero (invernale, considerata la data delle elezioni), che rappresenta Obama. E non solo per banale affinità cromatica, ma perché ‘tartufo’ ha il significato letterario di ‘ipocrita’ (il ‘tartufo’ di Moliere, per citarne una), in quanto si sviluppa sottoterra, non visto… e quando si rivela è marcio: spesso Donald Trump si è rivolto ad Obama censurandone la, a suo dire, ipocrisia e mendacità. Infine, last but not least, l’abbondante spolverata di grana padano che giunge baldanzoso a coprire il tartufo. Un DOP di quella terra lombarda che rimanda al protezionismo, alla xenofobia di casa nostra ed al suo leader indiscusso, Matteo Salvini. Possibilmente il tutto accompagnato da buon Champagne rosè, ovvero quel pizzico di futura leadership Lepen (al femminile) che accompagna degnamente la degustazione trumpista. Ma eccoci qui di venti Gennaio nelle cucine di Theleme, in versione eccezionalmente aperta a presenze muliebri. Veniamo alla ricetta.

 

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Ingredienti (foto 1)

Ingredienti per quattro/cinque persone appetenti (sei gourmet)

  1. una piccola cipolla rossa di Tropea
  2. uno scalogno
  3. 50g burro di panna fresca
  4. due cucchiai da cucina, rasi, di cumino di prato
  5. mezzo bicchiere di jack Daniel’s riserva
  6. un grosso tartufo nero invernale (uncinato) – opzionale
  7. 150g di salsa di tartufo nero di alta qualità.
  8. 100g di Grana Padano Dop
  9. 500g di linguine al peperoncino
  10. sale fino e grosso Q.B.

Attrezzatura necessaria: Tagliere, pentola grande, padella con fondo alto, scolapasta, mortaio o tritatutto, coppa grande per mescolare, mestolo o pinza per spaghetti, spazzolino e piccola grattugia per tartufo (opzionali), mestoli, tegame piccolo e tegame grande per ‘bagnomaria’.

Preparazione

Mondate il tartufo nero con uno spazzolino e uno strofinaccio (opzionale). Grattugiate 100 grammi di Grana Padano. Mettete a bollire abbondante acqua in una pentola capace, su fiamma grande e alta. Tritate finemente lo scalogno e la piccola cipolla rossa di Tropea.

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scalogno e cipolla tritati (foto 2)

Pestate in un mortaio il cumino di prato (va bene anche il tritatutto, ma non polverizzate i semi). Mettete la padella sulla fiamma media e portate il burro a temperatura, di modo che intingendovi il mestolo sfrigga. Quando sarà al punto, versate il trito di scalogno e cipolla e proseguite la cottura sinché non brunirà. Dopodiché alzate la fiamma al massimo e versate il mezzo bicchiere di Jack Daniel’s, che sfumerà subito raddensando il soffritto. L’effetto dovrebbe essere come da foto 3. A questo punto potete spegnere la fiamma sotto la padella, addizionando sale fin quanto basta. L’acqua per la pasta avrà raggiunto l’ebollizione, vanno pertanto aggiunti sale grosso Q.B. e  poi le linguine, avendo cura di mescolarle per almeno un minuto onde si mantengano separate fra loro e dal fondo della pentola. Quindi verserete la salsa di tartufo nero in un primo tegame piccolo, che a sua volta poggerete all’interno di un secondo più grande, sul cui fondo avrete precedentemente versato due dita di acqua (foto 4). Ponete il tegame più grande – ed il suo contenuto – su fiamma medio bassa, di modo che la salsa si riscaldi ma senza perdere umidità. Attenzione, non deve andare in ebollizione, solo diventare ben calda.

Quando la pasta sarà cotta – possibilmente al dente – la si scoli nello scolapasta, conservando mezzo bicchiere della sua acqua di cottura. La si versi poi nella coppa, insieme al soffritto della padella ed ai semi di cumino macinati. Mescolate finché il tutto non si amalgama, eventualmente aggiungendo un po’ dell’acqua di cottura. E’ arrivato il momento di impiattare. Col mestolo per spaghetti poggiate le linguine sul piatto, dopodiché versate sopra un quarto (o un sesto, etc. dipende da quanti siete) della salsa tartufata calda, grattugiate sopra il tartufo (opzionale) ed infine ricoprite con abbondante grana padano. Ripetete l’operazione per tutti i commensali ed i piatti saranno pronti (foto 5)!

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Lìnguine alla Trump (foto 5)

Non resta che servirsi delle posate per mescolare delicatamente e finalmente introdurre nel cavo orale le fatidiche forchettate delle vostre Lìnguine alla Trump. Coi migliori auguri di Theleme, che le ha trovate buonissime. E ci ha bevuto su parecchio.

vittoria Trump, risultati per Contea USA.JPG

In rosso le contee americane dove Donald Trump ha prevalso

 

 

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