Donald Trump versus Hillary Clinton: analisi accurata del voto possibile (I)

moore-trump

Michael Moore e Donald Trump

La disinformazione in Italia colpisce sempre più duramente. Dalla propaganda alla menzogna bella e buona.

I sondaggi americani dicono tutto ed il contrario di tutto: alla ricerca di qualche criterio di orientamento.

In primis le primarie. Ecco come andarono: #NeverHillary

Gli elettori invisibili della Clinton. Pochi agli incontri, pochi sulla rete.

Nella seconda parte:

Che accade su internet. Twitter, un semplice confronto. 

Quelle inchieste che fanno milioni di spettatori su youtube.

La censura di wikileaks sui media ufficiali volge al termine. Potenza della rete o inseguimento della realtà? 

Il formidabile argomento ‘toccata di culo sessista’ varrà davvero l’elezione del Presidente? 

I media nostrani si sono fatti un punto d’onore nel rappresentare ed analizzare faziosamente le prossime elezioni americane, con contenuti che vanno dall’aperta propaganda alla banale menzogna. La lista sarebbe lunghissima, ma sceglierei come esempio per tutti l’alterazione della demografia statunitense scelta come ‘arma partigiana’ dal sedicente sito di informazione ‘Lettera 99’, che prova a piegare il mondo alle ossessioni del progressismo. Notoriamente, infatti, gli USA sono composti da un 77% di ‘bianchi'(scorporando la componente latina, proveniente dal Sudamerica, scendiamo al 63%). Al 99% detta popolazione è genericamente di matrice cristiana. Ovvero cattolica, protestante (luterani, calvinisti, evangelici, testimoni di Geova etc.), mormona. Ma anche escludendo i bizzarri mormoni – circa 6 milioni negli USA – le cifre rimangono quelle che leggete, gli islamici restando un’assai piccola minoranza. Potete agevolmente rintracciare sulla rete quello che avete appena letto. Gli atei rappresentano il 3% della popolazione, con un 5% di agnostici. Anche fossero gli atei/agnostici americani tutti ‘bianchi’, avendo già eliminato latinos e mormoni, la componente ‘bianca’ resta di gran lunga maggioranza. Il livello di credibilità dell’informazione nel nostro paese è ormai questo. Ovvero nullo.

Per trarre qualche notizia passabile sul progresso della campagna elettorale e sul possibile esito finale, è stato quindi necessario approvvigionarsi da fonti estere – come in altri casi, vedi il disastro italiano in Libia di questi ultimi mesi, di cui quasi nessuno ha potuto saper nulla mentre perdevamo ogni cosa, pozzi ENI inclusi- in questo caso statunitensi (alcune linkate nel testo). Ma anche lì si cade abbastanza male. Ad esempio i sondaggi, 9 su 10 commissionati da giornali e televisioni che hanno fatto già da mesi endorsement per Hillary: le differenze fra loro, giorno dopo giorno, sono talmente forti da privarli praticamente di ogni validità e farne intendere la volontà ‘orientativa’ dell’elettorato. A riprova di questo feeling portiamo qui la testimonianza freschissima di un osservatore di lunga data della politica internazionale, americana in specie – vedasi il suo avatar 🙂

olimpio.JPG

Giusto, passiamo ad altro… ma cosa può essere ‘altro’? Abbiamo fonti private, che da mesi confermano un forte interesse per Trump. E’ però argomento troppo personale per esser interessante. Direi allora di iniziare questa complessa analisi dal percorso elettorale dei due candidati.

Trump ha letteralmente polverizzato i suoi avversari. Bush, Rubio e Cruz sono stati apertamente sconfessati dalla base elettorale repubblicana, che pure aveva ad esempio la palese avversione dei vertici del partito per quel ‘maverick’ grossolano. Già il 4 Maggio, dopo le inutili resistenze dei suoi avversari – che avrebbero potuto senza dubbio ritirarsi già 2 mesi prima (ma non lo fecero per sporcarne la vittoria) – Donald Trump era il vincente delle sue primarie, iniziate con ben 17 contendenti. Per mesi tutti i più grandi media americani ipotizzarono ogni possibile modo di arrestarne il successo. Dichiarandosi certi della sua sconfitta e ripescando tecniche oligarchiche quasi dimenticate, risalenti agli inizi del ‘900. Di cui pensammo tutto il male possibile, sin dagli inizi. E badate bene che son gli stessi media dei sondaggi odierni, come già scrivevamo.

formiche-polls

Risultato finale, 14 milioni di voti per il maverick, cifra elevatissima. La mappa lo dimostra ampiamente: l’afflusso repubblicano alle primarie segna inoltre il record assoluto, con 10 milioni di votanti in più che nella turnata precedente.

american-trump-primary

Hillary Clinton, figura presente per ben 24 anni ai vertici della politica americana, si è invece comportata assai diversamente contro l’unico vero avversario che era candidato in tutti gli stati, Bernie Sanders. Hillary risultò vincente solo l’otto giugno. Non perché Sanders insistesse sterilmente, ma perché i risultati furono in effetti altalenanti sino alla fine. Tanto è vero che ancora ad Aprile ed ai primi di Maggio non pochi commentatori lasciavano qualche chance a Bernie. Il voto democratico alle primarie è peraltro calato di 7 milioni rispetto a quel che fu con Obama.

hillary-american-primary

Come si può evincere, fu il texano Cruz, vincente in 11 Stati, l’equivalente repubblicano di Sanders, che però prevalse in ben 23. Mentre, se sommiamo Rubio e Kasich a Cruz, arriviamo a soli 15 stati in cui non fu Trump a primeggiare. Ma non solo. Mentre il programma di Cruz risultava abbastanza simile a quello di Trump, al netto di un’ulteriore accentuazione destrorsa (riduzione drastica dello Stato centrale, enfasi sull’importanza della fede e del mondo militare, maggiore attenzione alla moralità sessuale, ossessione antiabortista) quello di Sanders era lontano anni luce dalle idee di Hillary, in quanto erede della visione politica tradizionale DEM, quella anni ’60 e ’70 per intenderci. Nel primo caso, potremmo quindi immaginare agevolmente che i voti alle primarie di Cruz divengano anche voti di Trump alle presidenziali, checché ne dicano tante fonti ‘interessate’.  Il texano ha fatto regolare endorsement pro Trump, del resto, proprio come Rubio. Il caso Hillary-Bernie è invece molto più complesso: occorre guardarci un po’ meglio.

Noi europei, italiani in specie, sappiamo bene quanto le concezioni della sinistra novecentesca – al netto delle valutazioni sulla proprietà privata – somiglino a quelle della destra: stataliste, operaiste, ideologiche, populiste. La variante ‘sinistra liberal’ americana, più recente, è incarnata ben maggiormente da Hillary che da Sanders. Infatti se si va al nocciolo della programmazione economica e geopolitica, la verità – molto bene intesa da tanti commentatori americani, più o meno silenziati dai grandi media – è che i programmi di Donald e quelli di Bernie si tocchino molto più di quanto si scontrino. Valga per tutti la posizione di Michael Moore – figura di notissimo regista e intellettuale antisistemico, per nulla incline ai repubblicani – il quale ci regala una recente prolusione in cui è Trump il paladino dell’America proletaria e low-middle class (le più numerose, come ovunque in occidente), non la Clinton amica di Wall Street e dei potenti della Terra:

In breve, egli sostiene che è Trump l’unico candidato ad essersi interessato alle persone disagiate e a quelle che avvertono sempre maggiori difficoltà a conservare il loro tenore di vita: ad esempio promettendo apertamente di cancellare i trattati commerciali che hanno messo in ginocchio le manifatture americane (e gli operai, a milioni). Secondo Moore, Trump non è quindi amato dalle elites finanziarie del paese, cui pure appartiene (come una recente serata di gala, ampiamente riportata dai media, ha mostrato ancora una volta). Un voto per lui sarebbe ‘il più grande vaffanculo ai potenti nella storia del mondo’. Non dimentichiamo che il core business di Trump è tradizionale, reale, americanissimo: costruzione e compravendita di case, grattacieli, villone, alberghi, show business, casinò, beni di largo consumo. Né virtuale, né finanziario. Non a caso tutto il mondo delle piattaforme web, nato e cresciuto sotto l’egida democratica, gli è pubblicamente avverso. Rammentate questo aspetto della faccenda, si rivelerà importante in seguito.

Ma torniamo ora a Sanders ed ai suoi tenaci sostenitori. Accennare alle vicinanze fra il suo programma e quello di Trump non basta. Vediamole più nel dettaglio:

  • le proposte sugli accordi commerciali internazionali sono quasi indistinguibili
  • ambedue usano una forte retorica anti Wall Street
  • ambedue favoriscono una tassazione maggiore sui molto ricchi
  • ambedue vorrebbero un salario orario minimo più elevato
  • entrambi spingono per una drastica riforma normativa sul finanziamento delle campagne elettorali
  •  ambedue hanno sempre demonizzato Hillary
BernieSanders.jpg

Bernie Sanders il ‘rosso’

Certo, su aborto ed inquinamento sono ad esempio antitetici. Converrete però che non è affar di poco, la somiglianza. Ed a confermare questa teoria arrivano le mails di wikileaks, provenienti dall’account di John Podestà – fra i principali collaboratori di Hillary – di cui siamo fra i pochi ad aver già trattato dettagliatamente in Italia e di cui dovremo riparlare nella seconda parte. Esse riguardano Sanders perché rivelano le tecniche deplorevoli con cui il Partito Democratico lo ha svantaggiato nella corsa delle primarie. Ma non solo. Segnalano pure la fortissima avversione della moglie di Sanders a che il marito facesse endorsement per Hillary, cosa che si è in effetti verificata tardivamente… proprio perché  la base elettorale di Sanders è costruita intorno al medesimo #NeverHillary di Trump. E adesso ha enormi difficoltà, forse insormontabili, ad ingoiare il rospo. Risultando una candidata perfetta a dividersi fra astenuti e vergognosi votanti per ‘Donald il polipone’.

A proposito di elettori vergognosi, chiudiamo questa prima parte con qualche immagine suggestiva tratta dai raduni elettorali (rally) che Trump va freneticamente tenendo in ogni Stato americano, da mesi. E che la Clinton ha invece concesso con grande parsimonia, sino a cessare del tutto. Se li cercaste da voi, cosa che invito a fare, scoprireste quanto sia facile trovarne di Trump. E quanto arduo reperirne di Clinton. Chissà come mai.

media-caught-lying-about-the-crowd-size-of-hillary-clinton-rallysclinton-rally-vs-trump-rally

 

Non solo… i sostenitori di Hillary sembrano assai vergognosi a mostrarsi anche sui social. Ma di questo parleremo nel prosieguo.

Stay tuned.

Prosegue con

https://abateditheleme.wordpress.com/2016/11/04/donald-trump-versus-hillary-clinton-analisi-accurata-del-voto-possibile-ii/

 

Annunci

5 commenti su “Donald Trump versus Hillary Clinton: analisi accurata del voto possibile (I)

  1. premesso che ieri non conoscevo gli ultimi sviluppi, mi permetto di fare qualche osservazione sulla tua analisi.
    è vero che la composizione demografica è quella che citi tu, ma non è uniforme sul territorio nazionale in quanto le minoranze sono presenti soprattutto in alcuni stati che tra l’altro sono spesso quelli decisivi, una dimostrazione è che un tempo la California era uno swing state, mentre oggi non lo è più, ma soprattutto in un paese in cui l’affluenza al voto è abbastanza ridotta basta poco per cambiare gli equilibri.
    Secondo me Trump non ha vinto per quello che dici tu, ma perchè il fronte avverso ha presentato maree di candidati, infatti soprattutto all’inizio poche volte Trump ha preso il 50%.
    Per quello che riguarda i sostenitori di Sanders esistono quelli da te citati, ma sono una minoranza molti sono persone che volevano spostare a sinistra l’asse del partito democratico e molti sono obamiani(categoria che odia la clinton alla morte).
    La clinton poi non è liberal è centrista, obama è liberal

    Mi piace

    • Abate di Theleme ha detto:

      Grazie per l’intervento preciso e puntuale.
      A mio modo di vedere, però, Obama è solo un prodotto marketing dei Clinton. Intravedere grandi differenze fra di loro è velleitario. A quanto pare le minoranze non sono mai state decisive nelle elezioni americane, tranne in rarissimi casi.
      Peraltro, nemmeno quando i candidati repubblicani si sono ridotti a tre e due è mai esistita alcuna vera resistenza a Trump.
      Se come tu dici (ma non credo) gli ‘obamiani’ odiano Clinton a morte, ancor peggio per lei. L’abbraccio di Michelle li avrà disgustati.
      A breve pubblicherò la seconda parte, sto attendendo ulteriori fatti decisivi.

      Mi piace

  2. […] Prosegue da Donald Trump versus Hillary Clinton: analisi accurata del voto possibile (I)  […]

    Liked by 1 persona

  3. […] impossibile, tirando le somme, comprendere in anticipo quel che i francesi faranno, domani, a differenza di quel che accadde in USA. Troppe variabili, troppi taboo, troppe consonanze e dissonanze, troppe novità tutte insieme. Non […]

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...