Una traduzione dal Daily Mail: Hillary, wikileaks e il mercimonio del potere

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Hillary Clinton, qui ancora Segretario di Stato, col Re del Marocco

Hillary ottiene 12 milioni di dollari dal Marocco per la sua fondazione, in cambio dell’influenza politica che aveva quale ex Segretario di Stato.

Wikileaks e le mails ‘perdute’ finiscono finalmente sui media ufficiali: fine del taboo.

Traduzione necessaria di notizie che in Italia nessuno vi vuol dare. Giornalismo in gramaglia.

‘…Hillary non sa su che pianeta viviamo tutti’.

Julian Assange senza internet. Basterà a fermare le ‘soffiate’? Stay tuned

Per settimane abbiamo assistito alla comparsa progressiva sulla rete di mails aventi ad oggetto sia le dinamiche interne della campagna elettorale democratica che i retroscena di molti avvenimenti recenti della politica estera americana. Protagonisti indiscussi Bill ed Hillary Clinton, alle cui dipendenze, sia pubbliche che ‘private’ – ovvero della fondazione Clinton – lavoravano e lavorano ancora oggi i mittenti ed i destinatari delle mails. Fra tali ‘dipendenti’ spicca il titolare della casella postale oggetto dell’hackeraggio, sfociato nella pubblicazione integrale su wikileaks: John Podesta, dalle chiare origini (e passioni, pare sia provetto cuoco) italiane.  Capo di gabinetto per Bill Clinton e attualmente responsabile della campagna elettorale di Hillary. Egli non ha mai negato la veridicità dell’archivio sottrattogli – che potete trovare qui – come nessuno del suo partito. 

Per settimane tali contenuti, per molti versi sconvolgenti e – laddove confermati – implicanti forse le peggiori commistioni che la storia ricordi dai tempi delle guerre giugurtine – esempio eterno di arricchimento alle spalle della patria  –  sono stati patrimonio esclusivo della rete. Ovvero di chi aveva tempo e cognizione per frugarvi, di blogs e siti di informazione non ufficiale. Rifiutati rigorosamente dalla stampa e dalla televisione, essi consentivano un percorso di valutazione dei due candidati del tutto diverso da quello proposto sui media tradizionali. Spicca, naturalmente in negativo, il caso Italia, ultima fra le nazioni avanzate per libertà di informazione, i cui ‘custodi’ nazionali sono del tutto proni ai desiderata dei proprietari di testate e tv, a loro volta schiavi della politica e delle sovvenzioni statali. Come in precedenza evidenziato, l’unico argomento affrontato nella penisola è stato quello principe della propaganda elettorale democratica. Ovvero ‘Trump il polipone brutale’, con la sfilza di sedicenti vittime, ‘aggredite’ lungo un periodo di tempo non inferiore ai trenta anni, alle quali è stato dato ogni spazio possibile. Il tutto è pervenuto ad una idiosincrasia galoppante fra i giornalisti – che non può non rammentarci la demonizzazione di Silvio Berlusconi, nel 1992 ed oltre – sfociata nei deliranti commenti proposti in tutti i dibattiti presidenziali mandati in onda. Peraltro niente affatto dominati da Hillary, come è stato invece raccontato in ogni lingua.

Non posso evitare di citare al proposito, last but not least, tal Giampiero Gramaglia – @ggramaglia – che ha trasformato l’introduzione al terzo incontro fra Trump e la Clinton, mandato in onda da Skytv, in un’operazione di brainwashing orientata alla denigrazione di un contendente a favore dell’altro, pertanto lontanissima dalla qualità minima dell’informazione giornalistica, che può tollerare preferenze ma non partigianerie implacabili e poveramente motivate. Tale faziosità ha oltrepassato quella mostrata  da quasi ogni rete, giornale, radio statunitense, che già avevano reso inaccessibili rilevanti informazioni al pubblico medio americano. Figuratevi agli italiani.

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Sua amabile eccellenza, l’Emiro del Qatar

Non è qui il caso di trattare ampiamente della miriade di prove e deduzioni di azioni ai confini delle decenza e della legge. E forse oltre. Basti dire che la Fondazione Clinton ha ricevuto in regalo, per il compleanno di Bill, un milione di dollari dall’emiro del Qatar. Personcina deliziosa, oltreché regale, sul cui affetto disinteressato per il Presidente dell’affaire Lewinsky ci permettiamo però di esprimere qualche dubbio. Oppure rammentare che alcuni generosi donatori – sempre della Fondazione, naturalmente – poterono probabilmente godere di canali privilegiati di accesso agli appalti per la ricostruzione della sventurata Haiti, devastata dal terremoto. Cose di cui si vociferava da tempo ma che, incredibilmente, non avevano mai ricevuto l’onore di un’indagine approfondita. Le mails a riguardo sono abbastanza chiare.

E’ il caso invece di sottolineare come alcune di esse siano in queste ore finalmente filtrate dalla rete ai media ufficiali. In questo caso il britannico Daily Mail. Ed è proprio un articolo del Daily Mail che qui traduciamo, in modo da portare un contributo ‘solido’ in lingua italiana – che altrimenti rischierebbe di rimanere per chissà quanto tempo completamente ignoto ai connazionali (non dimenticate i grandi abbracci fra il premier Renzi e l’ex Presidente Obama, anche lui coinvolto da wikileaks) – per la comprensione di quello che pare uno scontro epocale fra il XX secolo – figlio della guerra fredda e del successivo ‘sogno’ globalizzato – e le ‘nuove’ esigenze del Ventunesimo.

Il titolo non lascia spazio ad equivoci, sia in originale che nella traduzione. Buona lettura (riassunto alla fine).

Rivelazione: Hillary ha ottenuto 12 milioni di euro dal Re del Marocco per organizzare un meeting della Fondazione Clinton, offrendo se stessa come contraccambio (e con i suoi finanziatori fra gli invitati)

Hillary Clinton accostò il Re del Marocco perché ospitasse un vertice della Clinton Global Initiative e guadagnò così un sostegno di dodici milioni di dollari per finanziare il sontuosissimo evento, presenziato da tutti i suoi raccoglitori di fondi.
Alcune e-mail hackerate ci rivelano la straordinaria serie di eventi che hanno portato Bill e Chelsea Clinton a trascorrere 5 giorni in un hotel a cinque stelle di Marrakech nel maggio 2015, mentre si teneva il vertice ‘Clinton Global Initiative’ per il Medio Oriente e l’Africa.
Esse ci mostrano come la Clinton abbia lanciato al re del Marocco l’idea di ospitare il vertice  – un’idea non sostenuta dal personale della Clinton Foundation – offrendo se stessa come un quid-pro-quo.
Inoltre rivelano come abbia rinunciato alla partecipazione solo dopo una serie di attacchi pubblici riguardo le violazioni dei diritti umani commesse dalla società mineraria che aveva cofinanziato l’evento con un milione di euro.
L’offerta quid-pro-quo non è mai stata resa pubblica, in qualsiasi forma, ed emerge solo a causa dei messaggi di posta elettronica. Essi  svelano che la collaboratrice della Clinton Huma Abedin ha scritto una mail senza mezzi termini nel gennaio 2015, per cui ‘se HRC non ne fa parte, [il meeting in Marocco] non può nemmeno iniziare‘, poi avvertendo: ‘Lei ha creato questo pasticcio e lei lo sa.‘ Un’osservazione insolita per una confidente, molto nota per la fedeltà alla Clinton, costante e di lunga data.
L’email hackerata era tra più di 4.000 messaggi postati giovedì sul sito dell’organizzazione WikiLeaks. Le e-mail sono stati sottratte dall’account di John Podesta, presidente della campagna elettorale per Hilary.
Podesta ha avvertito che alcuni messaggi di posta elettronica potrebbero essere stati modificati o alterati dagli hacker prima della pubblicazione. Ma i membri della campagna della Clinton devono ancora identificare pubblicamente un’occasione in cui questo sia accaduto.
Nella sua e-mail, Abedin dice a Podestà ed all’attuale manager della campagna, Robby Mook, che la sontuosa  riunione della Clinton Global Initiative nel maggio del 2015 è basata su un impegno diretto del Re del Marocco Mohammed VI.’Il Re si è impegnato personalmente per circa 12 milioni, sia per l’equipaggiamento che per sostenere l’incontro’, scrive Abedin.

I registri della Clinton Foundation non mostrano alcun impegno diretto alla beneficenza, né del Re né del governo del Marocco. Gli impegni finanziari per il programma caritatevole dei CGI (Clinton Global Initiative) sono accordi aventi il solo scopo di sostenere i progetti internazionali del programma, non di finanziare la Fondazione stessa.
Clinton non era più Segretario di Stato, al momento della riunione a Marrakech [viene sotituita da Kerry nel 2013, N.d.T.). Le donazioni fatte dagli sponsor sono state talvolta utilizzate per coprire i costi dei meeting del CGI, il programma di progetti di beneficenza e di sviluppo in tutto il mondo della Fondazione.
Politico ha riferito che l’incontro è stato in parte sostenuto da un finanziamento pari ad almeno 1 milione, proveniente dalla OCP, una ditta marocchina di fosfati la cui amministrazione al tempo includeva diversi ministri del governo del Marocco, tra cui quello degli esteri e degli interni.
Tra gli altri partecipanti menzionati ci sono diverse figure aziendali che avevano incontrato la Clinton quando era Segretario di Stato o suoi storici raccoglitori di fondi per la politica.
Tra di loro il magnate dell’intrattenimento Haim Saban e sua moglie, la psicologa Cheryl, sostenitori della campagna presidenziale della Clinton, che lei aveva incontrato diverse volte durante il suo mandato al Dipartimento di Stato. Altre presenze filantropiche includevano i suoi sostenitori politici Jay Snyder e Steven Wozencraft.
Lo scambio di email tra Abedin, Mook e Podesta rivela che c’era un precedente disaccordo, relativo alla volontà della Clinton di dar vita al meeting in Marocco.

Veniamo alla nostra conversazione con HRC [Hillary]. John [Podesta] ha evidenziato gli stessi problemi che abbiamo discusso noi, Huma [Abedin]. HRC dice che sta ancora valutando‘ scrive Mook [manager della campagna di Hillary]. L’organizzazione della campagna della Clinton non è stata disponibile a commentare a riguardo.
Nel suo messaggio, Abedin diceva che la presenza fisica della Clinton nel corso della riunione in programma era stato l’elemento chiave nella decisione del Marocco di ospitare l’evento.’La condizione su cui i marocchini hanno accettato di ospitare la riunione è stata la sua partecipazione‘ scriveva Abedin. Aggiungendo che ‘CGI [Clinton Global Initiative], inoltre, non stava spingendo per un incontro in Marocco e non era la loro prima scelta.’

Ma qualche giorno dopo che il ruolo della OCP [la ditta di fosfati marocchina] era stato rivelato, Clinton decide di non partecipare. La sua decisione arriva nonostante una e-mail del novembre 2014 in cui Abedin insisteva che ‘qualunque cosa accada, lei [Hillary] sarà in Marocco per la CGI prevista dal 5 al 7 maggio 2015. La sua presenza era la condizione posta dai marocchini per procedere, quindi non si può tornare indietro su questo.‘ Una settimana dopo che la donazione della OCP era di dominio pubblico, la Fondazione Clinton annunciava di star restringendo la sua politica in materia di donazioni provenienti da governi stranieri, accettando regalie solo da sei stati che ne avevano in precedenza sostenuto i programmi su salute, povertà e cambiamento climatico. Quelle nazioni erano Australia, Canada, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Regno Unito.

Nel mese di agosto 2016, l’ex presidente Bill Clinton ha detto che se la moglie sarà eletta la fondazione di famiglia non accetterà altre donazioni da società o governi  stranieri e neppure da ditte statunitensi.

Riassumiamo quanto appreso dalle mails riportate dal noto giornale inglese:

  • Hillary insistette personalmente, contro ogni indicazione del suo team di fedelissimi, per organizzare il meeting marocchino della fondazione Clinton, accettando di esser parte dell’accordo. 12 milioni di euro di ‘contributo’ direttamente proveniente dai reali del Marocco, purché lei, che era stata segretario di Stato fino all’anno prima, fosse presente a Marrakech.
  • La sua presenza non verrà confermata in extremis, perché 1 milione di dollari risultarono versati dalla OPC, una compagnia mineraria di fosfati con pessime credenziali nel campo dei diritti umani ma di proprietà di alti papaveri del reame africano. Che evidentemente ci tenevano ad esser lì, insieme agli altri partecipanti (essenzialmente tutti alleati politici e finanziari dei Clinton, sostenitori della sua attuale candidatura). E naturalmente erano ben conosciuti dall’ex segretario di Stato. Sulla faccenda convergerà all’epoca una serie di attacchi politici: ecco perché nei giorni del sontuoso meeting ci saranno solamente Bill e Chelsea. I Clinton, guarda caso, dichiareranno che da quel momento in poi le donazioni saranno accettate dalla Fondazione solo se provenienti da sei stati, già loro partners.
  • I dodici milioni ricevuti non sono stati registrati a fini di beneficenza né potevano esser contabilizzati ai fini del sostentamento della Fondazione stessa, perché non consentito. In sostanza se ne parla oggi solo a causa delle mails di wikileaks. Si deve supporre che siano stati utilizzati per il meeting, ma la cifra pare esorbitante, come poco chiara resta la loro destinazione finale.
  • Anche da questa mail, come da altre, emerge una Clinton poco trasparente, molto opportunista, non di parola e generatrice di gravi disagi per i suoi collaboratori, che di lei si fidano poco.

Non guasterà leggere queste ulteriori due righe, rivolte sempre a John Podesta da un’altra importante figura del partito democratico.

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Neera, alto funzionario politico, dice apertamente ‘Mi preoccupa di più che lei [Hillary] non sembri sapere su quale pianeta noi tutti viviamo in questo momento‘ . Podesta (forse mentre preparava un risotto ai funghi) le risponde senza affatto scandalizzarsi dell’affermazione appena letta. Anzi aggiungendo ‘Non sono sicuro di crederle‘. Insomma, inaffidabile e potenzialmente insincera su questioni di grande rilevanza, anche a giudizio dei suoi stessi collaboratori.

julian-assange-7Sebbene quel che finalmente possiamo leggere sui media ufficiali non abbia comportato sinora alcun problema legale alla Clinton, è inutile sottolineare quanta rilevanza possa avere nella valutazione della qualità del candidato Hillary, emergente a tinte sempre più fosche dalle mail di wikileaks. Inoltre ciò può aiutarci a capire perché un clima di speciale reticenza abbia sempre circondato le sue comunicazioni. Anche quelle avute in qualità di Segretario di Stato ed oggetto di un’inchiesta del Senato americano, che ancora non ha fatto adeguata chiarezza (Qui il miglior pezzo in italiano sull’intricato caso). Anzi, su cui pendono gravi dubbi, i quali potrebbero essere fugati proprio dai leaks promessi due settimane fa da Assange. Quest’ultimo privato nel frattempo di linea internet per volontà dell’attuale Segretario di Stato John Kerry – e voluto morto da Hilary già anni fa, pare tramite droni.

Stay tuned.

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5 commenti su “Una traduzione dal Daily Mail: Hillary, wikileaks e il mercimonio del potere

  1. […] Una traduzione dal Daily Mail: Hilary, wikileaks e il mercimonio del potere […]

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  2. […] di John Podestà – fra i principali collaboratori di Hillary – di cui siamo fra i pochi ad aver già trattato dettagliatamente in Italia e di cui dovremo riparlare nella seconda parte. Esse riguardano Sanders perché rivelano le […]

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  3. […] Una traduzione dal Daily Mail: Hillary, wikileaks e il mercimonio del potere […]

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  4. […] di mail interne allo staff di Macron, secondo uno schema già intravisto nella campagna americana (dove ebbero gran peso poichè mai smentite, anzi confermate dai fatti). Anche la denuncia di Macron alla magistratura, seguita ad alcune ‘insinuazioni’ della […]

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  5. […] Che forse non sono stati errori, se riflettiamo sul globalismo filocinese degli ultimi 20 anni e alcune notizie certe sui Clinton. Acclarato che solo una complessa ed oscura trama internazionale ha permesso ai dittatori della […]

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