Malagò presenta al CIO la candidatura di Roma. Ecco come mai è ancora possibile!

Ultime puntate del melodramma olimpico. Che Malagò sarebbe senza il suo comitato e che partitocrazia senza il suo Malagò?

Eppure la Raggi ha detto no… ed anche il consiglio comunale. Come può proseguire la faccenda?

Può, può. Vi avevamo detto non sarebbe finita così.

La lettera misteriosa e le complicità interne. Decisione prefettizia in arrivo?

Abbiamo già più volte adombrato, motivandola ad abundantiam, sia l’oscura posizione della Raggi e del suo stretto entourage che le possibili conseguenze di ciò sull’amministrazione romana, in buona parte verificatesi. Una di queste conseguenze è la gestione della vicenda olimpica. Che dovrebbe esser ormai considerata morta e sepolta, stante il NO espresso dal sindaco e confermato in consiglio comunale. Ma, prima di cominciare questo resoconto, non possiamo evitare di ribadire nuovamente che il significato psicologico ed il valore venale del percorso olimpico sono molto significativi, per l’intero, malato, sistema Italia:

tornando allo specifico del Coni e delle Olimpiadi del 2024, c’è da rilevare come siano fondamentali per la partitocrazia. Quasi quanto la vittoria del SI al referendum (improbabile). Esse infatti fornirebbero sangue fresco al vecchio vampiro dell’oligarchia nepotista italiana, con cui tentare di campare alla giornata sperando nel miracolo e sfuggendo alla sicura, rapida morte per esaurimento. Non si starà esagerando? Pare di no: fra i sintomi più evidenti dell’agonia in corso, spiccano i casi ILVA ed MPS, che ai meno accorti possono sembrare lontani fra loro ed invece evidenziano ambedue la stessa carenza di risorse reali del potere, per come costituitosi negli ultimi 50 anni. Finanza clientelare e industria di Stato si sono ridotti, non a caso, ad aggrapparsi a quel capo della propaganda spacciatoci da Presidente del Consiglio che, per venderci sorti magnifiche e progressive, si imbarca in continue improvvide dichiarazioni. Fra le varie:

Inutile infierire, sappiamo bene come è andata e come va ad ambedue queste ‘grandi risorse del paese’.

Quindi ci attendevamo una grande resistenza – che per noi continua ad esser presente ed è l’argomento di questo testo – al definitivo accantonamento del progetto di candidatura. E in effetti costatiamo che c’è stata e c’è: Malagò prosegue imperterrito, presentando nei tempi dovuti la candidatura romana al CIO. Che ha accettato la presentazione. Ne dobbiamo dedurre che Malagò è folle… oppure c’è qualcosa di non chiaro e di truccato, dentro le mura del Campidoglio, che continua a giocare quella partita disonesta iniziata con le elezioni romane, da cui è emersa vincitrice fra i grillini una perfetta candidata – per curriculum e relazioni – di Forza Italia? 

No, per noi Malagò non è folle ed ha qualche ragione a giocare fino in fondo la sua (o la loro) partita. Vediamole.

  • E’ vero, il consiglio comunale ha votato a stragrande maggioranza per il rifiuto della candidatura. Il voto è stato sempre citato dai media come ‘definitivo’. Ma lo è davvero? No. Un punto del dibattito interno al consiglio ha generato la possibilità – e la realtà – di un ricorso al Prefetto. E sapete quale punto? Guarda caso quello relativo alla richiesta – da parte delle opposizioni (nello specifico del braccio destro di Marchini… e chi dice Marchini dice clero e palazzi) – del voto segreto in aula, secondo quanto previsto dal regolamento. Dopo aver negato l’esistenza di tale possibilità – ed aver ricevuto in risposta la lettura dell’articolo in cui invece compariva – il presidente del consiglio comunale romano non concedeva comunque lo scrutinio segreto. A questo punto Alessandro Onorato
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    Alessandro Onorato, a sinistra Alfio Marchini

    dichiarava le ragioni, non peregrine, della richiesta: poiché Grillo ha fatto firmare ai consiglieri un ‘contratto’ – naturalmente nullo per illiceità dell’oggetto, ma nessuno ha mai saputo o voluto dirlo – in cui o i consiglieri si attengono ai patti stipulati o diventano oggetto di pesantissime penali, essi non sono liberi di prendere in libertà e serenità decisioni come questa, pertanto si ricadrebbe nei casi previsti dal regolamento per il voto segreto. Egli affermava che un doveroso ricorso sarebbe stato certamente presentato al Prefetto, rimettendo a lui la valutazione sul rispetto delle norme. E quindi la regolarità del voto. E quindi l’esito scaturitone. Ergo, in caso di decisione avversa il voto andrebbe ripetuto. A scrutinio segreto, rendendo ancora possibile quel che avevamo immaginato in tempi non sospetti, ovvero che:

il rifiuto della Raggi è, infatti, essenzialmente obbligato dalla campagna elettorale condotta. Sarebbe stato impensabile un aperto voltafaccia: l’immediata reazione dei consiglieri non si sarebbe fatta attendere, determinando certo la caduta del sindaco, fra feroci insulti di nemici apparenti (che sono amici) ed ex amici ingannati, divenuti nemici. Ma, se immaginiamo che il desiderio occulto di Virginia sia invece il medesimo della partitocrazia – ovvero che il Comitato Olimpico prosegua il suo corso, fra poltrone e finanziamenti vari – una soluzione potrebbe essere comunque a portata di mano: demandare tutto ad un voto consiliare, di cui infatti i giornali di regime iniziano a favoleggiare come necessario, che finisca per sconfessare ‘a sorpresa’ la decisione del sindaco. Magari mediante un accordo sottobanco di qualche consigliere M5s con Marchini – leggete qui, c’è uno storico (Dagospia) –  o chi per lui. In tal modo tutto potrebbe andare come deve, conservando anche parte della faccia. Considerato l’elettorato medio grillino, potrebbe anche funzionare.

Infine, non è proprio un amico di Alessandro Onorato ad esser stato scelto come assessore al bilancio del Comune di Roma? Già, Andrea Mazzillo… ma quant’è piccolo il mondo e quanto prossimi alla tradizionale partitocrazia sono tutti gli assessori chiave scelti dalla Raggi… come lei stessa, d’altronde, passata da Previti a Sammarco a Panzironi.

  • A conferma di un’ambiguità di fondo, eccoci alla famosa lettera che la Raggi avrebbe dovuto inviare al CONI, negando definitivamente la disponibilità del comune di Roma ai giochi del 2024, per concorde volontà di sindaco, giunta e consiglio. Giorni fa abbiamo appreso che tale lettera non è stata mandata al suo naturale destinatario, il CONI Italia, che intanto può in realtà comportarsi come la decisione non sia ufficialmente notificata. Esattamente ciò che il buon Malagò fa in queste ore. Ma non basta: era stato detto che tale lettera fosse stata irritualmente inviata al CIO mondiale, saltando il soggetto effettivamente intitolato a rapportarvisici, il CONI insomma (rendendo tutto confusionario e meno solido, all’apparenza incomprensibile). Invece oggi scopriamo che nemmeno il CIO l’ha mai ricevuta. E anche l’avesse ricevuta, sarebbe ‘inutile’:

raggi-lettera

Non c’è bisogno di aggiungere altro. Continue e protratte prese per i fondelli romane ci paiono quotidianamente poste in essere ai danni degli elettori pentastellati. E non solo. Tenetevi forte. Noi continueremo a seguire, unici e soli, le trame disperate della partitocrazia morente.

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Questa voce è stata pubblicata in politica.

Un commento su “Malagò presenta al CIO la candidatura di Roma. Ecco come mai è ancora possibile!

  1. Candy ha detto:

    Yeah that’s what I’m talking about baicn–bye work!

    Mi piace

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