Propaganda for dummies:#Boschiscappa (ma torna). E pure Renzi.

La strategia per il si al referendum, messa a punto da teste non pensanti, giunge a risultati non pensati.

Fugge la Boschi. Ma poi ritorna, bontà sua.

Renzi invece fugge e basta.

Dove troveranno la miniera di oppositori brocchi per evitare una Caporetto al giorno?

Morte di un’oligarchia esangue.

salvini-boschi-tweet

Analizzando i due dibattiti televisivi dedicati al referendum, avevamo evidenziato come si palesasse una specifica strategia del governo – ideata a tavolino – finalizzata ad inviare ministri nei principali media nazionali per confrontarsi con opponenti scelti appositamente di modo da far risaltare le (poche) tesi a sostegno del SI. Zagrebelsky quale appartenente alla categoria ‘anziani professoroni disabituati alle arene pubbliche’ e Stefano Parisi a quella dei ‘politici compiacenti’. La prima analisi la trovate per esteso QUI – insieme ad una prima rapida disamina della questione riforme – la seconda invece QUI – con gli aggiornamenti del caso.

Questa strategia aveva ed ha però dei notevoli punti deboli. Al di là del fatto oggettivo che argomenti così tecnici, inadatti ad essere oggetto di un’indistinta volontà popolare, possono attrarre ben pochi spettatori ed ancor meno mantenerli desti per tutta la durata dei dibattiti, lo scegliere sistematicamente politici di medio livello che si prestino a perdere, alternandoli con anziani e svampiti docenti, di sicuro abbassa ulteriormente il livello di interesse. Quindi gli ascolti e infine l’efficacia della propaganda stessa. Possiamo dedurne che, tanto per cambiare, il PD non disponga più di teste pensanti – quelle crimaste, pur nel loro veteromarxismo, sono infatti ormai su sponda alla renziana – e quindi si arrivi ad esiti non pensati, non voluti. 

Quello che è accaduto oggi con il clamoroso rifiuto della Boschi- mai motivato – a partecipare ad una trasmissione già organizzata su LA 7 sembra dimostrarlo ampiamente. Soprattutto perché tale rifiuto è stato più tardi superato dal tweet con cui la ministra è ritornata sui suoi passi, altrettanto clamorosamente. Il problema – che noi avevamo già intravisto –  è sicuramente la presenza contemporanea di Matteo Salvini. Un nome adeguato, purtroppo, alla dimensione politica di questo paese ed in grado di richiamare pubblico televisivo. Il guaio, per il PD, è che Salvini non è anziano, non è professorone, non è compiacente. Cretino nemmeno. Quindi in grado di sopraffare dialetticamente Maria Elena Boschi nell’arena televisiva, per la banale ragione che le tesi del NO sono molto più numerose e palesi di quelle del SI e che egli volendo saprebbe evidenziarlo con una comunicazione efficace rispetto alla platea. Politico anche lui, può benissimo iniziare dalla disamina dell’articolo 70, simbolo insuperabile di non semplificazione e di avversione per il cittadino, quest’ultimo messo in condizione – a differenza che in passato – di non comprendere più il funzionamento del SUO Parlamento; per proseguire con la camera non abolita, col doppio ‘munus’ dei sindaci resi ubiqui. Oppure col PD che alle politiche ha preso tanti voti quanto Destra e quanto Cinque Stelle ma – grazie al premio di maggioranza dichiarato incostituzionale, quindi facendo leva su di un ‘illecito’ – vorrebbe imporre al paese una riforma solo sua. Per la cui realizzazione la Carta Costituzionale, concepita peraltro in tempi di proporzionale, chiedeva non a caso due terzi del Parlamento. E si potrebbe proseguire a lungo. Non dimentichiamo, infatti, che Renzi giocò la carta della personalizzazione – ‘me ne vado’ – non solo perché non conosce il paese ed è megalomane, ma in quanto oggettivamente era impossibile catalizzare l’attenzione e la volontà della massa su problematiche simili, con una posizione assai debole nel merito: chi è per il SI non può nemmeno affermare, senza certa smentita, di aver abolito una camera. Essa sopravvive eccome, anzi le sue modalità operative si sono ingarbugliate. E’ stata abolito solo il potere di sceglierne i membri, che non è più del popolo sovrano ma di chissacchì e chissaccome: servirebbe un’altra legge per scoprirlo, in un futuro impecisato.

Tornando alla Boschi, costatato l’effetto assai negativo che comportava la sua mancata partecipazione al previsto dibattito con Salvini, la ministra è stata certamente indotta dai (pessimi) spin doctor a presentarsi comunque. E a giocarsi il tutto per tutto. Se ne potrebbe anche dedurre – e qui ne siamo persuasi – che simili confusione ed azzardo implichino notevole distacco fra i due fronti. Confermate da moltissimi sondaggisti. Ultimo il fido Cattocom Mannheimer.

Insomma, si scappa ma poi si ritorna… oppure a volte si scappa e basta. Questo pare sia accaduto a Renzi, invitato ad un’altra discussione, ma radiofonica, con un ulteriore professore senior. Forse troppo vivo e vegeto, per essere utile alla causa del SI. Eccovelo in una precedente occasione:

Essenzialmente, se i ministri calorosamente invitati a dibattere dal Premier – e lui stesso – non possono scegliersi lo sparring partner, cercano di svicolare. Conferma più plateale e aprioristica della scarsa consistenza della posizione assunta dal governo non ve ne potrebbe essere. Superiore anche al trucchetto, ahimè formalmente legale, di compilare le schede di voto con un quesito nettamente sbilanciato in favore del SI e senza precedenti nella storia elettorale italiana.

In attesa di dar conto delle prossime evoluzioni, che riteniamo si manterranno sulla falsariga già intuita, resta solo da farci un’inquietante domanda. Ma dov’è questo serbatoio di ‘finti avversari’ e di ‘prof rimba’ da cui la propaganda renziana vuol tirar fuori i campioni perdenti? E tutto questo per ben due mesi? Ne servono almeno una ventina, mica roba da poco. Immaginiamo quanto si stiano scervellando le teste non pensanti del PD – ed i vertici di Forza Italia – anche loro più o meno occultamente favorevoli alla conservazione, gattopardescamente spacciata per riforma – come pure i mediocri direttori delle testate della stampa di regime, i gabinetti confindustriali, le sacrestie romane, i consigli regionali cattocomunisti, le sedi sindacali…

Avere la possibilità di vedere dal vivo il crollo di un’oligarchia esangue, incapace di trovare al suo interno capacità sufficienti a preservarne il potere, non è cosa da tutti i giorni. Potremo raccontarlo ai nipoti.

 

Annunci

Un commento su “Propaganda for dummies:#Boschiscappa (ma torna). E pure Renzi.

  1. […] con le elezioni americane. Lo sforzo concorde di quasi tutto l’apparato di propaganda – oppositori inclusi – non è bastato a rimuovere il pregiudizio che gli elettori nutrivano per i loro governanti. […]

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...