Boschi – Parisi Celebrity Deathmatch: Il vecchio, il compare e il ministro.

Monte Pathos, il sancta sanctorum: Boschi e Parisi sfidano la pazienza dei santi monaci di Theleme.

Il paradosso di Maria Elena. Ripetita juvant: la riforma è un abuso malriuscito.

Parisi, il compare al tavolo da poker.

Il copione pro referendum in due semplici step. Ma tutto ciò vale a pochissimo: non c’è Peron senza manganelli.

celeb-boschi-parisi

Già duramente provato dal precedente dibattito Renzi – Zagrebelsky, l’Abate si è circondato dei suoi più fidi accoliti per affrontare degnamente un nuovo confronto referendario che pochissimo faceva presagire di buono. I santi padri si sono pertanto rinchiusi nel sancta sanctorum dell’Abbazia, un’altura inaccessibile nota come Monte Pathos. Lì si conservano le potentissime reliquie che permettono a Theleme di resistere al Kali Yuga: Il manoscritto di ‘Gargantua e Pantagruel’; l’edizione principe di ‘Nuova Atlantide’ di Francis Bacon; ex voto di vario genere (coreografiche lingerie lasciateci da star dell’intrattenimento per adulti, portapeni di remote tribù amazzoniche, catetere d’argento del compianto Kalergi, etc…); un Palantir della terra di Mezzo; la brillantina Linetti usata da Groucho Marx negli ultimi anni; un plettro di John Lee HookerIl baffometto di cui parlarono i delatori al processo dei templari (peculiare la somiglianza con Massimo D’Alema); i dischi di platino dei Traffic con dedica; un pelo di cane tripede (arcano, appunto); il rossetto di una nipote di Mubarak; l’unico VHS esistente (a parte la copia personale dei Papi, conservata in Vaticano) in cui Benigni canta gratis l’inno del corpo sciolto seduto sul water di Berlinguer; le sei bottiglie di vero Cirò appartenute a Antonio Pelle (le altre sei le tiene in carcere, grazie ad una classica trattativa Stato – Mafia), una foto di modella cicciona scattata da Donald Trump (sul retro si legge distintamente, ‘fat ass, I’ll win big’. La CNN la cerca da mesi, invano); la miniatura drone con cui Hilary Clinton giocava ad assassinare Assange (dotata di missili a molla realmente esplosivi); tre obbligazioni del Monte dei Paschi su cui Daevid Allen ha praticato riti candomblè nel 2010; La storia Universale di Toynbee in folio; la collezione di mudra cristiani, nu cuorne’ i curall’, nu manic’ ‘mbrell ed il becco di un pappagallo che perdemmo nel ’23. E altri parafernalia troppo tremendi perché li si possa anche nominare.

dalema-superba2

D’Alema – Baphomet

Inutile dire che qui si riunisce un consesso sciovinista, machista, sessista, non migrante. Per fare solo un esempio, i gay possono entrare solo se dichiarano di non sposarsi mai, se non in Chiesa. Conserviamo lettere di protesta vergate da Pio Filippani Ronconi, Salvini, Farage e Rocco Siffredi. L’Abate di Theleme racconta che Orban ha pianto, durante un meeting, stringendo al petto il suo scarafaggio pelouche, che gli ricorda Kafka e la grandezza della patria.

Perché io cronista abbaziale mi dilungo così tanto sugli arcani di Theleme? Perché del confronto televisivo fra Boschi e Parisi non c’è da dir nulla, se non quel poco – ma importante – che seguirà: il tedio ha presto attanagliato l’elevatissimo consesso. Lunghe volute di fumo hanno sostituito le discussioni, una volta compreso il gioco delle tre carte che Bruno Vespa ospitava compiacente a ‘Porta a porta’. 

Riguardo le ragioni del NO possiamo solo riportare in epitome quanto già scritto giorni fa (per chi volesse approfondire consiglio vivamente di leggere per intero quei passaggi, QUI):

  • E voi, amici del si, siete sicuri che l’Italia non abbia più bisogno di due camere che si controllino a vicenda e della sicurezza data dal numero dei componenti come base per la legittimità elettiva? Noi, il paese di Capaci e di Enzo Tortora, del Piano Solo e del Piano Gladio, di Tobagi e di Moro? Di Calvi, di Licio Gelli, del Vaticano, di Kappler? Capirete anche che non erano, quindi, argomenti e scelte da referendum popolare… ma ci torneremo. Vorrei terminare l’inciso con quello che mi pare possa definirsi ‘il paradosso di Renzi’. In sintesi riformare profondamente la Costituzione significa riformare il patto sociale e le salvaguardie poste a sua garanzia. Si preferisce quindi ad un plus in sicurezza – alto numero di rappresentanti, bicameralismo perfetto, elezione a maggioranza dei componenti, etc. – un plus di speditezza – almeno in alcuni casi e sempre che ulteriori leggi ed interventi dell’Alta Corte rendano poi non intralciante il nuovo senato dei sindaci e dei consiglieri – e di governabilità – fermo restando che il trasformismo come lo fai con due camere lo fai anche con una camera e mezza, appartenendo tale costume alla Costituzione materiale che poi davvero governa, appunto. Ciò si può fare se immaginiamo un contesto in cui il paese non è socialmente, economicamente e politicamente a rischio di grandi scossoni. Ma vi pare questa l’Italia di oggi, che nemmeno iniettando decine di miliardi e decreti riesce a tenere in vita MPS e ILVA – su cui Renzi ha più volte messo la faccia, sempre perdendola? E vi pare che un Premier come l’attuale, le cui parole al vento – iniziando col ‘mi dimetto’ smentito appena non conveniva più – pervengono sino a questi unicum televisivi, sia la testimonianza dell’elevazione culturale, civile e politica del Paese, quella di cui avremmo bisogno per privarci di alcune protezioni? E’ proprio necessario immaginare i tempi della Costituente, che ci diedero un De Nicola, un Einaudi ed un De Gasperi, come più oscuri degli attuali? E se fosse il contrario? 

    Il paradosso di Renzi è alfine questo: egli sponsorizza una riforma della Costituzione che richiederebbe, per esser plausibile – oltre alla profonda revisione formale e sostanziale – una fase storica la cui esistenza è negata in primo luogo dalla presenza di sé medesimo a Palazzo Chigi. 

    A corroborare queste gufate, chiamiamo Giampaolo Pansa ed il suo generale ‘Rambaudo’, protagonisti di una distopia datata 2014. Ordunque, torniamo al dibattito. 

    1. Il Parlamento che si è attribuito il compito di riformare completamente le Camere è quello che è arrivato alle camere con una legge dichiarata anticostituzionale dalla Consulta. E’ quindi esso stesso – sia pure non dichiaratamente, perché l’Alta Corte ha scelto arbitrariamente di non trarre tutte le conseguenze di quel che aveva sentenziato – logicamente anticostituzionale, il primo della Storia della Repubblica. La sua unica funzione sarebbe stata quella di fare una nuova legge elettorale,  secondo i dettami della Corte, ed andare a casa. Invece è ancora qui e tenta, senza nemmeno la maggioranza qualificata – già essendo minoranza nel paese, ma gonfiata dal premio elettorale anticostituzionale – di imporre al paese un testo mediocre, che da Novembre potrebbe divenire la nuova pietra miliare del nostro vivere (in)civile. Napolitano ieri e Mattarella oggi, non dicendo una sola parola avversa, anzi sostenendo l’abuso, si rendono correi di questo scempio, custodi scellerati della partitocrazia, non della Repubblica.
    2. Le obiezioni di Zagrebelsky sul ‘senato ballerino‘ ed il doppio munus insostenibile sono essenzialmente insuperabili, facendo presagire con sicurezza gravi intralci all’azione politica e legislativa del futuro.
    3. Avere una camera e non eleggerla non ne riduce sensibilmente i costi, ma solo la rappresentatività della volontà popolare. Non dimentichiamo che il ceto politico dei consiglieri regionali è fra i più squallidi del paese e che nemmeno è chiaro come fra loro saranno selezionati i ‘fortunati’ vincitori del premio ‘senatore con immunità’. Di sicuro sceglieranno i partiti, ancora una volta. C’è molto da riflettere anche sull’opportunità di ridurre i parlamentari. Su questo punto, prossimamente, vi riporterò un’opinione del grande Marco Pannella, ascoltata con le mie orecchie in un’intervista/colloquio rilasciatami qualche anno fa. 
    4. Le Costituzioni nacquero anche per poter essere lette dai normali cittadini, in quanto sono una summa dei loro diritti e doveri e consentono la comprensione delle principali architetture dello Stato cui appartengono. Senza questa comprensione, il potere repubblicano finisce per somigliare troppo a quello regio, volontà e norme calate dal cielo sul suddito. L’attuale Costituzione, scritta dal meglio del paese di allora, ha queste caratteristiche in somma grado. La riforma no, per nulla. E’ un testo ideato da mediocri burocrati faziosi per l’uso esclusivo dei loro simili. Renderlo ‘rigido’ sarebbe un gravissimo errore. Rileggete l’articolo 70, almeno.
    5. Quando il governo ed il parlamento hanno voluto ben 10 decreti per ‘salvare’ il siderurgico di Taranto (che peraltro è ormai inattivo da mesi, nella realtà) sono diventati legge in un battibaleno. L’argomento ‘velocità’ è quindi esso stesso specioso. Idem l’argomento ‘stabilità’: il trasformismo oggi è in due camere, domani sarà in una sola. Non cambia nulla, perché non è dalla legge che dipende la mentalità di un popolo e dei suoi rappresentanti.
    6. Altre sono le necessità del paese. Su cui agire con urgenza. Prima, la riforma della giustizia, che ci da un così pessimo servizio. Poi la riforma delle spese dello Stato, affogato nel clientelismo a beneficio del potere ma a danno di tutti. Ancora, la riforma del fisco, con aliquote da ridurre drasticamente, per consentire la nascita e la sopravvivenza delle imprese, che creano e sostengono il lavoro salariato. Un’idea realistica della situazione la trovate in tabella. Con queste pessime riforme stiamo solo sprecando del tempo preziosissimo, forse l’ultimo che abbiamo. E chi le sostiene o non vede, quindi deciderà da cieco, oppure non vuol vedere. Per interesse o per paura. Guardiamoli col giusto sospetto. La Storia non è finita con Hilter e nemmeno conFukuyama, figuriamoci se dopo Matteo non ci sarà tempo e modo per far ciò che si deve, nella Costituzione e fuori.

Ciò che ricaviamo invece dal nuovo dibattito è che non esiste solo il ‘Paradosso di Renzi’, ma anche il ‘Paradosso di Maria Elena‘. Infatti il titolo del referendum da lei voluto, in quanto ‘ministro per le riforme’, e difeso a spada tratta anche in tv, perché direbbe ‘la verità’ sulle meraviglie della riforma – come se essa, al modo di tutte le cose del mondo, anzi ben di più, non avesse ‘un rovescio della medaglia’ – è di per sé stesso argomento sufficiente a non credere all’intelligenza dei proponenti o addirittura alla loro buona fede. E quindi alla sostanza dei testi su cui dovremmo esprimerci. Esaminiamo infatti alcuni dei quesiti referendari che han preceduto questo (ringraziando @BeatricedimaDi) :

testo-precedenti-referendum

Naturalmente i quesiti erano neutri rispetto alla scelta del corpo elettorale. Non carichi di positività o negatività verso nessuna scelta, perché avevano rispetto dell’elettore, la cui valutazione è libera e non deve essere indebitamente influenzata al momento del voto. Ora esaminiamo l’attuale :

scheda-referendum-755x515.pngQuella che a Maria Elena Boschi pare essere la verità, è solo la sua verità. Il bicameralismo paritario è infatti solo parzialmente superato – con meccanismi ancora da ideare, nel concreto, demandati a future leggi – in quanto in molti casi le camere operano ancora necessariamente ‘insieme’. E ciò al costo della comprensibilità ‘popolare’ della Carta (vedi il famigerato articolo 70) e della garanzia del reciproco controllo, che ‘Il paradosso di Renzi’ induce invece a conservare. La riduzione del numero dei Parlamentari viene in cambio della loro elezione diretta popolare, come abbiamo visto. Il contenimento delle spese è impercettibile ed, appunto, si paga ad esempio con sindaci costretti ad un doppio lavoro quando in genere non riescono a svolgerne nemmeno uno. La norma della legge che regolamenta i referendum è sì rispettata. Ma viene violato il significato profondo del referendum, costruito anche sull’oggettività e neutralità del quesito rispetto alla ignota volontà del singolo elettore. Ora, l’uso spregiudicato di ogni trucco da parte dell’attuale potere, mai direttamente scelto dall’elettorato ed aggrappato ad una maggioranza parlamentare ottenuta mediante una legge dichiarata incostituzionale, è proprio uno dei motivi più forti per impedire che se ne rafforzi il potere, con leggi elettorali ad hoc e ulteriore arbitrio nella scelta dei rappresentanti. 

Ma andiamo oltre. L’opponente della Boschi è stato Stefano Parisi. In una delle sue peggiori performance televisive di sempre. Addirittura imbarazzante. Questo perché non si possa con gran forza ed efficacia difendere le ragioni del NO? Macché, ne abbiamo appena lette alcune oggettivamente formidabili. E allora? E allora, in questa nazione di magliari oggi ce ne sono tantissimi al potere, politico, economico, mediatico. Quindi gli opponenti dei paladini del Si sono scelti al deliberato scopo di aiutarli ad ottenere facili vittorie televisive. Infatti, Parisi è sempre stato un fiacchissimo sostenitore del NO, sino al punto che ciò gli è probabilmente costato l’elezione a sindaco di Milano, perché i grillini che facevano al ballottaggio da ago della bilancia hanno visto in ciò una brutta tendenza al centrismo, all’inciucio. Ma ascoltiamo le sue parole:

Vedete che tiepido paladino? E tiepidissimo è stato, anche da Vespa. Non a caso pochi giorni prima un De Benedetti in vena di manipolazioni e ‘confessioni’ aveva squadernato questa bella profezia sul dopo referendum, nell’ipotesi assai più probabile, quella della vittoria del NO:

“Berlusconi – aggiunge – aspetta col cappello in mano. Comunque finisca il referendum, ci guadagna: anche se vince il Sì Renzi avrà bisogno di lui. La scelta di Parisi si spiega così. Insieme, Renzi e Parisi si accorderanno, ridimensionando la sinistra e restituendo Salvini alle valli che aveva disceso con orgogliosa sicurezza. Di sicuro per combattere i populismi appare inevitabile che al partito di Renzi si sommino una parte dei voti e dell’apparato del centrodestra.

Lasciamo ora le conclusioni al diletto Abate:

Ordunque, sommando a questo punto i due celebrity death match già andati in onda e persuasi che ve ne saranno ben altri, possiamo così concludere:

Nel primo caso, Renzi ha scelto come ‘avversario’ un anziano costituzionalista. Per sfruttarne gli intrinseci limiti espositivi, in un contest televisvo, come dissi

Ora, un anziano professore/giudice costituzionale è chi è. Idem un giovane politico centrista, attualmente Premier. Non a caso, nella storia culturale politica e televisiva italiana credo sia stato un unicum. Ahinoi, non perché geniale ma perché insensato. E’ come immaginare Andreotti che in tribuna elettorale avesse avuto un testa a testa sulla Mafia con Giovanni Falcone. O Leonardo Sciascia. Gli scopi dell’analisi, e gli strumenti, di queste due figure divergono così tanto da non renderle affatto raffrontabili, impedendo quindi una dialettica costruttiva e certamente una sintesi. Il giovane era tutto preso dall’effetto sullo spettatore e aveva come scopo la sopraffazione dell’avversario. L’anziano voleva dimostrare in primo luogo al suo interlocutore – come ciò fosse accettabile per Renzi – le conseguenze perniciose del testo legislativo oggetto del referendum. Che poi vi fosse un pubblico a casa era per lui fatto accessorio.Vittima di questo celebrity deathmatch nostrano è stato lo spettatore medio, il quale immagino in buona parte aver lasciato precipitosamente il canale dopo i primi 5 minuti. Ma vittima di chi? In primis del Premier, dei suoi spin doctor e di Mentana che si è prestato. A ben pensarci, c’è della megalomania inquietante che serpeggia nel paese… la disonestà intellettuale – e la scortesia – del politico che fingeva di attendersi dal vecchio professore una tempistica di intervento diversa dal convegno e più simile alla sua, al mero scopo di ottenerne la confusione, la dice sulla lunga sulla qualità di quel che la partitocrazia è arrivata a proporre al popolo, dopo decenni di clientelismo e nepotismo. […]

Ma la scarsa sottigliezza di pensiero di Renzi, unita alla conservazione di una certa qual forma minima di vitalità e reattività del Professore, del tutto imprevista, si sono rivelate nel prosieguo un ostacolo troppo duro per lui… 

essenzialmente il Premier non ha fatto altro che richiamare alla pedissequa testualità Zagrebelsky, il quale si dilungava invece nelle complessità di cui abbiamo appena parlato. Renzi in sostanza ripeteva: ‘ma dove legge sugli articoli della riforma queste cose che dice, questi rischi… stia al testo che presentiamo, non divaghi con fantasie ‘professorali’… mantra che, unito all’atteggiamento da conferenziere del costituzionalista e alle difficoltà di rappresentare una dimensione giuridica sfaccettata, per i primi tre quarti d’ora si è rivelato funzionale a lasciare interdetti gli spettatori, senza convincerli di alcunché ma inducendoli se non altro a dubitare della lucidità del più anziano. Ma non appena questi si è reso conto dell’impossibilità di discutere di quanto gli stava a cuore con un Renzi del tutto disinteressato alle obiezioni concettuali e concentrato su come annullare il loro effetto sul pubblico a casa, è cambiato tutto. Zagrebelsky è passato, lento pede e talvolta ‘protetto’ dall’ospite Mentana, all’analisi delle norme previste nella riforma. E lì abbiamo visto ogni limite culturale e caratteriale di Matteo Renzi, tutti i mezzucci imparati in anni di parrocchie, scout e sezioni toscane. […] 

….dovete sapere che mentre questi notevoli, autoevidenti, limiti venivano sciorinati con flemma e degnazione da Zagrebelsky, un Renzi isterizzato – a malapena tenuto a bada dal divertito Mentana – cercava in ogni modo di interrompere il flusso di quell’esame testuale che proprio lui aveva sollecitato in ogni modo, sino a qualche minuto prima. I vari ‘Io sono stato sindaco…lei è un professore’ ‘… si va e si viene continuamente da Roma…’ ‘il paese aspetta da 30 anni…’ culminavano infine nella madre di tutti gli argomenti fittizi in mano al Governo: ‘o si accetta la riforma come è oppure è il pantano’. Ma nemmeno questa raffica arrestava il lento incedere professorale… ecco quindi il trucco retorico più penoso, l’arma finale da oratoriousata proprio quando ci si accingeva alla lettura del famigerato articolo 70, mal scritto e mal pensato da una burocrazia governativa che si avvale ormai, evidentemente, di penne estratte a sorte fra i cugini dottorandi degli uscieri delle Università di Roccacannuccia e Vergate sul Membro. Senza vergogna, in palese difficoltà, Renzi erompe in ‘Non penserà certo professore che a quest’ora dopo tutte queste tecnicalità i nostri spettatori possano ascoltare la lettura…‘ (la citazione virgolettata non è testuale, ma ci va assai vicina). Mentana capisce che la situazione sta diventando critica e pone fine, con garbo, alle ostilità, senza che ci si possa addentrare nel fatidico articolo.

Nel secondo caso, la Boschi ha scelto come interlocutore una persona meno avanti con gli anni, che aveva dato non cattiva prova di Sé in tv e su vari palchi… col notevole limite, però, di una troppo recente acquisizione al partito del NO e pesanti voci di trame consociative proprio col PD. La sua performance, imbarazzante tanto più che non proviene da un incapace, ha confermato ogni più fosca illazione.

Del resto, se io avessi poche carte in mano ma dovessi far finta di averne tante, chi potrei chiamare come giocatore al tavolo da poker, per simulare uno scontro di cui però voglio controllare l’esito in anticipo? Una vecchia gloria, cui l’età ha tolto completamente smalto, ma il cui nome ancora significa qualcosa… oppure il classico ‘compare’, quello che fa finta di opporsi duramente ma sa già che deve perdere, trascinando con sé tutte le buona ragioni di vittoria che si è però ben guardato dall’usare. Con Parisi è filato tutto liscio, il compare è sempre il top. Con Zagrebelsky no, è stato fatto un errore di valutazione che poteva costare caro. Ed in effetti è già costato.

La scelta della propaganda di Renzi è evidente. Ai ministri verranno via via opposti un’alternanza di anziani bolsi – da scegliersi con attenzione per non aver sorprese (vedere anche Renzi sul palco contro il terribile presidente ultranovantenne dell’ANPI) e di maturi ‘compari’, che garantiscano di lusco o di brusco il prevalere mediatico del SI referendario. Non vedremo mai costituzionalisti quarantenni, o nemici politici senza dentiera (persino Brunetta sarebbe troppo). Deve passare che il NO è sostenuto dagli anziani ed il SI dai giovani (quando nei sondaggi è l’opposto) e che le ragioni del NO sono inesistenti, in quanto nessuno le tirerà fuori. L’unica chance di vedere qualcosa di più serio è che i sondaggi continuino ad essere così negativi da tentare  il tutto per tutto .a pochissimi giorni dalla consultazione.. con probabilità di successo vicine allo zero. 

Un tedio mortale, uno spettacolo per allocchi degno di Borat. Ma consoliamoci. Questi incontri sono così pallosi ed è talmente complesso l’argomento per il pubblico medio (quello che da il grosso consenso numerico) che nessuno seguirà più di tanto questo genere di dibattiti fra quelli che non sappian già da loro cosa c’è scritto nella riforma. E cosa votare. Per ottenere i risultati di Peron non basta la sola propaganda. Servono anche i manganelli.  

Aggiornamento h. 11, 7.10.2017

Quel che immaginavamo improbabile – e legato agli ultimi giorni che precederanno le votazioni – si è già reso concreto il giorno dopo la pubblicazione di questo testo. Maria Elena Boschi questa sera si sarebbe dovuta confrontare con Matteo Salvini, su La 7. Il drawback della strategia scelta, ovvero la presenza come interlocutori di anziani tecnici o politici ‘compari’ – necessariamente non troppo noti – addomesticati, consiste nello scarso appeal originario delle trasmissioni, unito al probabile abbandono del canale, per noia, durante esse. Facile sia già giunta notizia, via auditel e polls, che è necessario intervallare con ‘scontri’ più appetibili, per ottenere qualche risultato numericamente sensibile. Questo ci conferma del grande vantaggio del No e del dilemma insolubile che attanaglia i ‘riformatori’. Il problema è che i dibattiti, già inevitabilmente poco seguiti, o sono di pochissimo ritorno elettorale oppure sono troppo rischiosi. Stante la messe di ragioni opposte a quelle del SI, che in parecchi – se non moribondi o preventivamente d’accordo – potrebbero far valere, senza scampo per la controparte. Tra i parecchi c’è Salvini, si spera. E infatti il confronto è stato annullato, all’ultimo momento. 

Aggiornamento h.14, 7.10.2017

Colpo di scena, la propaganda di Renzi costringe la Boschi a tornare sui suoi passi, a causa del micidiale rinculo che la ‘fuga’ aveva già causato. Qui il tweet dell’accettazione del guanto di sfida di Matteo Salvini. A questa sera, su Monte Pathos. 

salvini-boschi-tweet

Annunci

5 commenti su “Boschi – Parisi Celebrity Deathmatch: Il vecchio, il compare e il ministro.

  1. Erre ha detto:

    Lei vuole forse farsi emulo del Zagrebesky, prendendosi un’ora sabatica di orientamento e confusione prima di ritrovare sé stesso. Ecco, eviti. Perché il suo articolo è veramente ben scritto e ben argomentato, ma solo a partire dalla frase: “del confronto televisivo fra Boschi e Parisi non c’è da dir nulla, se non quel poco – ma importante – che seguirà:” prima, è immondezza dal colore lucarelliano. Il perché insistiate a profondere sforzi inumani per far perdere tempo e attenzione all’interlocutore/lettore propinandogli tonnellate di minkiate – si, perché l’umorismo di certo stampo è intellettualmente stimolante solo quando è novità; ripetuto nello stesso modello ovunque mostra i suoi limiti e genera tedio e disistima verso chi il tedio lo distribuisce a piene mani, senza neppure rendersene conto.
    Lasci dunque a pagine social in odor di cretineria il tipo di scrittura che precede il periodo da me citato. E scriva invece come fa dopo, perché così fanno gli adulti intelligenti che hanno argomenti serio e sincera intenzione di comunicare.
    Cordialità

    Mi piace

    • Abate di Theleme ha detto:

      Buondì. Lei dovrebbe sapere che all’accesso di ogni sapere ‘nascosto’, per quanto limitato sia, v’è sempre un guardiano. Occultate fra quelle che dice ‘minchiate’ vi sono cospicui indizi su fatti vicini e lontani, debitamente linkati.
      Ad ogni modo Il sapore lucarelliano deve essere tremendo al palato, pertanto porgo le nostre sentite scuse per aver involontariamente evocato tale catastrofica organolessi. Si figuri che immaginavamo, con quell’elenco, di render tributo a Pére Rabelais…
      Dovesse pungerle vaghezza, qui troverà moltissimi contenuti e fonti, talvolta confezionati come lei dice, talvolta no.
      Ringrazio dell’attenzione e del puntuale commento.
      Vale et ego.

      AdT

      Mi piace

    • Abate di Theleme ha detto:

      Peraltro, credo possa risultare interessante l’aggiornamento.

      Mi piace

  2. […] esteso QUI – insieme ad una prima rapida disamina della questione riforme – la seconda invece QUI – con gli aggiornamenti del […]

    Mi piace

  3. […] quanto da noi scritto con estrema chiarezza (e sommo spasso) poche settimane fa – in  Boschi Parisi Celebrity Deathmatch: Il vecchio, il compare e il ministro – riguardo a tale serie di incontri, il cui scopo altro non è se non convincere una platea […]

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...