Dal cavallo di Roma esce armata la Raggi. Ad attenderla c’è Malagò?

Rompiamo gli indugi, la Raggi non ci è, ci fa.

Proseguiamo da dove c’eravamo lasciati, per arrivare dove eravamo già arrivati.

Tante azioni autolesioniste, una sola spiegazione logica?

Grillo e Casaleggio, l’ultimo mistero.

L’ipotesi sulfurea, quel voto futuro della giunta: se sconfessa il NO della Raggi salva (quasi) capra e cavoli.

Prosegue la guerra all’ultimo sangue. Il nostro, si intende.

 

– Aggiornamenti in fondo –

raggi-malago

Ci eravamo lasciati con Virginia Raggi la quale, dopo esser stata eletta a sindaco di Roma grazie alla complicità, appena un po’ occulta, di Berlusconi e del PD – grazie al suo curriculum tutto legato alla destra romana – poneva in atto, appena insediata, numerose scelte autolesive del buon nome del Movimento Cinque Stelle. Il tutto consigliato ed assistito dai vari Marra e Frongia, ‘cervelli’ locali dell’operazione ‘cavallo di troia al Campidoglio’, o meglio ‘cavallo di Roma’.

Oggi, senza alcuna spiegazione plausibile, la medesima sindaca salta deliberatamente l’incontro concordato con Malagò, trito rappresentante sportivo della partitocrazia italica, affamata di deficit spending, che negli ultimi anni le è stato spesso impedito, per averlo praticato in passato sino al quasi default. Malagò/CONI, non a caso in combutta olimpica con Montezemolo/Renzi e Marchini/Caltagirone, ha oggi provocatoriamente chiesto che l’incontro mancato si tenesse in streaming, secondo gli stessi ideali di democrazia diretta ed ipertrasparente, contrabbandati dai cinque stelle come praticabili. Ma solo in campagna elettorale.

Perché, ci chiediamo, invece di seppellire l’interlocutore con alcuni dei tanti argomenti inaffondabili a disposizione dei contrari alla candidatura di Roma (che all’epoca non piacque nemmeno al tetro Monti, salvo oggi mutare opinione) ha lasciato la possibilità ai detrattori di darle della inaffidabile dilettante ed opaca?

Ad esempio, come mai non gli ha snocciolato che si trattava di:

Un ‘no’ obbligato visto che i costi per Roma 2020, stimati in oltre 8 miliardi di euro, sarebbero dovuti essere garantiti dalle finanze dello Stato nonostante i tentativi da parte dei promotori di dimostrare che gli investimenti del privato avrebbero coperto gran parte dei costi. Inoltre, sul tavolo i sostenitori hanno messo anche la carta dello sviluppo economico e occupazionale che un appuntamento così importante avrebbe potuto incentivare. Ma la storia recente, e anche quella più remota, dimostra che i grandi eventi non solo sono stati caratterizzati da uno sperpero di ingenti risorse pubbliche, ma anche da gestioni clientelari, a volte criminali, ai danni della cittadinanza, dell’ambiente e del paesaggio. A guadagnarci sono stati sempre speculatori e costruttori, amici degli amici che con la complicità dei politici di turno riempivano il grande evento solo di cemento per impianti costosi e inutili. L’ultimo esempio è rappresentato dai mondiali di nuoto del 2009 a Roma, quando si sono costruiti impianti pubblici, alcuni rimasti solo scheletri inutilizzati, e impianti privati in deroga ai piani regolatori e alle leggi di tutela ambientale e paesaggistica, utilizzando anche tanto lavoro nero. Niente per la cittadinanza, niente per lo sport per tutti. «Da Melburne 1956 ad oggi, tranne l’edizione di Atlanta, dopo le Olimpiadi tutte le economie nazionali hanno subito una frenata» ha giustamente ricordato Pietro Mennea, medaglia d’oro olimpica nel 1980 e record mondiale per 17 anni nei 200 metri piani, autore del libro “I costi delle Olimpiadi” (Ed. Delta 3). Mennea parla anche di un altro evento recente, le Olimpiadi invernali di Torino 2006: «Per le finanze pubbliche, Torino 2006 è stato un pozzo senza fondo. Da un budget iniziale di 705 milioni di euro la spesa complessiva si è aggirata intorno al miliardo e 700 milioni a cui vanno aggiunte le opere connesse (si stima una cifra di circa 2miliardi di euro, ndr)».

Anche per Roma 2020 era previsto lo stesso copione: soldi pubblici gestiti dai privati con il meccanismo perverso del comitato promotore aperto a personaggi della finanza, palazzinari e industriali. L’elenco è lungo, ma basta citare alcuni nomi come quelli di Abete, Caltagirone, Montezemolo, Marcegaglia, Geronzi, Malagò per capire di cosa e di chi stiamo parlando.

Dunque, il punto non è solo dire ‘no’ perché i soldi non ci sono, come ha fatto il Governo ieri. Ma è rimettere in discussione l’intero modello dei grandi eventi, sostenuto da destra a sinistra, che ha solo fatto danni in Italia per ricominciare a parlare di politiche sportive come politiche di welfare, cioè finalizzate alla promozione dello sport come elemento di inclusione e coesione sociale, di superamento dei disagi, di mantenimento della salute. E per farlo è necessario ripensare anche la progettazione pubblica sull’impiantistica sportiva, che dovrebbe rispondere alle esigenze della cittadinanza, essere a misura dello sport sociale. Basterebbe valorizzare le tante strutture delle scuole pubbliche e costruire, quando servono, solo impianti cosiddetti ‘leggeri’ e accessibili a tutte/i, comprese le persone con disabilità.

Insomma, c’è bisogno di una nuova cultura sportiva che deve contaminare anche la politica e le istituzioni, spesso più attente a fare gli interessi di pochi privati che della collettività.

N.d.A. Per un liberale liberista libertario è stato un piacere, per una volta, citare Rifondazione.

Ordunque, pare abbastanza agevole ricollegare questa ennesima falla autolesionista nell’azione della Raggi ad un intento surrettizio, dovuto all’esser lei cavallo di Roma della partitocrazia presso un movimento che non spicca certo per acume, né fra la base né fra i rappresentanti. Valga per tutti il feroce Venezuela di Pinochet del buon Di Maio, per carità presto rintuzzato dalla celebre battaglia di Marzabotto di Matteo Renzi… ma questa è altra storia…

Risolta la posizione della Raggi rispetto al complotto – di cui a questo punto è difficile non ritenerla parzialmente consapevole – resta il dubbio sulle reali intenzioni di Grillo e Casaleggio junior. C’è da pensare, come già scrivemmo, che si siano lasciati infiltrare tanto agevolmente? Se così fosse, quale azione potrebbero ora intraprendere, posto che qualsiasi scelta a disposizione comporterebbe delle importanti perdite di consenso? O forse anche loro hanno altri obiettivi, non dichiarati, a cui questa autodistruzione farebbe gioco? E In questo caso, quali sarebbero? Il mistero s’infittisce…

Ma tornando allo specifico del Coni e delle Olimpiadi del 2024, c’è da rilevare come siano fondamentali per la partitocrazia. Quasi quanto la vittoria del SI al referendum (assai improbabile). Esse infatti fornirebbero sangue fresco al vecchio vampiro dell’oligarchia nepotista italiana, con cui tentare di campare alla giornata sperando nel miracolo e sfuggendo alla sicura, rapida morte per esaurimento. Non si starà esagerando? Pare di no: fra i sintomi più evidenti dell’agonia in corso, spiccano i casi ILVA ed MPS, che ai meno accorti possono sembrare lontani fra loro ed invece evidenziano ambedue la stessa carenza di risorse reali del potere, per come costituitosi negli ultimi 50 anni. Finanza clientelare e industria di Stato si sono ridotti, non a caso, ad aggrapparsi a quel capo della propaganda spacciatoci da Presidente del Consiglio che, per venderci sorti magnifiche e progressive, si imbarca in continue improvvide dichiarazioni. Fra le varie:

Inutile infierire, sappiamo bene come è andata e come va ad ambedue queste ‘grandi risorse del paese’. Fallimenti, morti, impossibilità di ricapitalizzare, sostituzione continua degli amministratori, interventi legislativi incessanti, pubblico scandalo le accomunano in una danse macabre che volge sinistramente al termine. 

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La danse macabre della partitocrazia: al centro MPS ed ILVA. Renzi saluta da sotto il sudario.

Eppure, seguendo il filo del nostro stesso ragionamento, come mai la Raggi – e soprattutto chi la manovra – ha oggi comunque detto un secco no alle Olimpiadi, pur evitando di incontrare Malagò? Come si potrebbe conciliare un danno così grande alla partitocrazia da cui proviene – e che la imbecca – con la nostra ipotesi? Siamo di fronte ad un paradosso insuperabile? No, forse no. L’estremo tentativo di salvare capre grilline e cavoli di regime forse è ancora possibile, con un escamotage…

Il rifiuto della Raggi è, infatti, essenzialmente obbligato dalla campagna elettorale condotta. Sarebbe stato impensabile un aperto voltafaccia: l’immediata reazione dei consiglieri non si sarebbe fatta attendere, determinando certo la caduta del sindaco, fra feroci insulti di nemici apparenti (che sono amici) ed ex amici ingannati, divenuti nemici. Ma una soluzione di compromesso potrebbe essere comunque a portata di mano: demandare tutto ad un voto di giunta, di cui infatti i giornali di regime iniziano a favoleggiare come necessario, che finisca per sconfessare ‘a sorpresa’ la decisione del sindaco. Magari mediante un accordo sottobanco di qualche consigliere M5s con Marchini – leggete qui, c’è uno storico (Dagospia) –  o chi per lui. In tal modo tutto potrebbe andare come deve, conservando anche parte della faccia. Considerato l’elettorato medio grillino, potrebbe anche funzionare.

Sia come sia, di certo prosegue la guerra senza esclusione di colpi fra populisti ignoranti e farisei cialtroni. All’ultimo sangue.

Il nostro, si intende.

Aggiornamento 22.9.2016

La Raggi viene mostrata addirittura al ristorante, mentre Malagò attendeva. Notizia ripresa da molti giornali, perfette per contribuire al peggioramento dell’immagine del Movimento a cinque stelle. E non solo, acquista centralità mediatica il futuro voto della giunta e l’eventuale richiesta di risarcimento del CONI contro il comune reo di aver cambiato posizione sulle Olimpiadi. Malagò ci dice che, guardacaso, ‘formalmente non è finita’. Ciò per ora conferma assunti e previsioni.

Aggiornamento 29.9.2016

Finalmente, in data odierna e dopo una lunga seduta, il Consiglio Comunale di Roma sembra aver messo la parola FINE sul percorso olimpico, votando la mozione M5s. Perché diciamo ‘sembra’? Domani Theleme ve lo spiegherà per filo e per segno. 

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5 commenti su “Dal cavallo di Roma esce armata la Raggi. Ad attenderla c’è Malagò?

  1. wwayne ha detto:

    Mi hai fatto tornare in mente un film che ho visto tempo fa, e che rifletteva proprio sul mondo della politica e sulle sue storture. Il film è questo: https://wwayne.wordpress.com/2014/01/08/il-fine-giustifica-i-mezzi/. L’hai visto?

    Liked by 1 persona

  2. […] è la gestione della vicenda olimpica. Che dovrebbe esser ormai considerata morta e sepolta, stante il NO espresso dal sindaco e confermato in consiglio comunale. Ma, prima di cominciare questo resoconto, non possiamo evitare […]

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