Muhammad Ali: un campione (molto) controcorrente

Oggi ci lascia un grande boxeur. Ed un uomo coraggioso.

Quel che l’uomo di colore può dire ed il bianco no: intervista indimenticabile.

Dalle parole di Cassius Clay agli elefanti d’Africa e d’India.

L’ammissione della differenza presupposto per la sua accettazione? A Theleme crediamo di si.

cassius

Il vero Muhammad Alì, quello che mai si fece tappare la bocca…

In un’annata che è sembrata simboleggiare più di altre la definitiva conclusione del XX secolo – con le dipartite di Eco, Pannella, Cruyff, Prince, David Bowie, Ettore Scola, Cruyff, Silvana Pampanini, Keith Emerson, Paul Bley,  Massimo Ottolenghi, Paolo Poli, Giorgio Albertazzi, Cesare Maldini… la lista è lunghissima – arriva oggi la triste notizia della morte di Muhammad Ali. Cassius Clay. Non è qui che troverete la sua biografia completa, né le vicende della sua conversione islamica né le (mirabili) riprese delle sua grandissima abilità sportiva. Un video però vogliamo presentarlo, debitamente sottotitolato in italiano… ritenendolo degno d’esser visto più di altri, perché rappresenta una parte tanto importante quanto sottaciuta, per ossequio al conformismo totalizzante, del pensiero di Muhammad Ali. Che tutti si affrettano ora a ricordare oleograficamente (un po’ come accaduto al nostro Pannella), senza davvero sapere chi ricordano. Ma anche perché esso fa da spunto ad un discorso della massima importanza e delicatezza. Che ha a che fare con la verità, i diritti umani, la politica, la società, la cultura, i media. 

Premetto che, nonostante difenda strenuamente l’idea che il mondo sia bello perché composto dal molteplice – come è evidente dai post precedenti (vedi qui sul popolo Romanì) – non ritengo che un’ipotesi di autosegregazione, pur proveniente da quella che storicamente è stata la parte debole e segregata, sia una prospettiva vantaggiosa. E’ solo la più antica ed istintiva tra le possibilità: laddove esasperata e ribaltata in affermazione di superiorità può essere certamente fonte di drammi e tragedie ben note.

Quel che sentirete dire al grande Cassius Clay sulla BBC non ha complessivamente la mia benedizione, sebbene comprenda le motivazioni di fondo, alla luce del periodo e dei trascorsi individuali e collettivi. Non ho nulla a che fare con “Ereditàbianca”, di cui nemmeno sapevo l’esistenza. Una fonte è una fonte, fosse pure diabolica. Posso solo suggerire di leggere il commento di grupploso, in calce al video. 

Non riteniamo affatto si debba aver troppa titubanza nell’accostarsi a chi ha colore, cultura, esperienze diverse: tutt’altro. Crediamo però che l’attuale scelta occidentale di confondere tutto nell’indistinto, dettata dall’inevitabile senso di colpa  che seguì la brutale colonizzazione rinascimentale e poi le scelte europee d’inizio novecento, fino all’esclusione razziale negli stati americani del sud ed all’apartheid sudafricano (giunto quasi ai nostri giorni), sia non solo irrealistica ma alla lunga controproducente. E che tale scelta abbia senso solo per noi bianchi occidentali e per nessun altro. Questa intervista del 1971 lo dimostra. Essa chiarisce come ci sia bisogno di accettare la diversità – e proprio su quella base sostenere in alternativa la bellezza e la ricchezza del melting pot – per avere argomenti contro chi sostiene l’ineluttabilità della difesa ad oltranza della differenza, quale unico baluardo identitario. Il giornalista americano, palesemente a disagio, non riesce a replicare con efficacia a Muhammad Ali, da tempo prossimo al black power, perché egli parte da un assunto indifendibile: siamo diversi solo perché la società ci ha resi tali. Quando invece siamo diversi perché la natura ci ha resi tali. Diversi, ma con pari diritto al nostro posto nel mondo e pari dignità.

Negare la differenza scaturita dall’adattamento, che ha operato per milioni di anni su ogni vivente, non ci aiuta a costruire un mondo diverso. Al valore dell’identità possiamo controbattere col valore della fusione, ma per fondere devi necessariamente partire da componenti eterogenee.

muhammad ali malcom x

Malcom X e Muhammad Ali, Black Power

Le differenze sul pianeta non sono create esclusivamente dalla cattiveria degli uomini. La ‘cattiveria degli uomini’ crea la pretesa di superiorità e di dominio, non certo la fisiologia di base. Facciamo un esempio naturalistico: affermiamo che gli elefanti indiani sono uguali a quelli africani. Anche se di diverso colore, dimensione, abitudini. Sono elefanti? Si. Sono uguali? No.
Ce n’è uno più bello? Dipende dai gusti. Ce n’è uno più “normale”, uno più “giusto”? No.
Uno si è adattato all’Africa, l’altro all’India. Sono ambedue belli, normali, giusti.
Se dicessimo ad un veterinario, ad un etologo o anche al passante che essi sono uguali, quale reazione avremmo? Incredulità.

elefante indiano ed africano.JPG
Qualsiasi discorso facessimo in seguito sugli elefanti, le loro qualità e la loro vita,  per l’interlocutore risulterebbe viziato da questa nostra prima affermazione “irrealistica”.
Se invece accettiamo che il percorso evoluzionistico che ogni creatura vivente ha passato per essere come è ha prodotto delle differenze – ma sempre e comunque la perfetta rispondenza alle esigenze della vita – abbiamo al tempo stesso reso possibile la discussione con chiunque, conservato aderenza al vero e conferito dignità a tutti. Cioè fatto il possibile. Che coincide col realistico.

Non vedo nulla di reazionario in ciò, anzi trattasi del superamento progressivo di quel senso di colpa giustificatissimo che secoli di violenza sulla diversità non potevano non comportare. Questo al fine di seppellire definitivamente l’ossessione identitaria che ci porta a vedere nel diverso un pericoloso estraneo. Temo che la negazione alla radice della diversità sia un altro aspetto, pur mosso da nobili obiettivi, del rifiuto di fondo di accettarla come parte della vita, senza darne un giudizio di valore. Non si comprende bene perché debba essere una fola la possibilità di dare pari dignità se si accetta l’esistenza di una diversità naturale, come invece molti sostengono: qui ci riteniamo liberali e democratici, anche se par di vedere delle differenze tra i viventi, che accettiamo quali parte dell’esperienza umana, senza sognarci di discriminare chicchessia. Per chi ci crede, lo sente e lo desidera, bellezza e libertà del mondo contemporaneo consistono anche e soprattutto nel superare ogni barriera. O almeno nel provarci.
Nascondersi però l’esistenza delle barriere significa sbatterci sempre contro. Chi ha opinioni diverse le abbia pure: purché non si senta depositario del meglio assoluto o di superiorità razziali, quelle si davvero indimostrabili. Purché non costringa gli altri a far ciò che non desiderano, purché ciò non sia pretesto per guerra, violenza, eugenetica. Purché si accontenti di ciò che ritiene essere il meglio per sé, sic et nunc.
A tutti la storia racconterà chi, tra queste posizioni, aveva visto più lontano.

Bene, questo è quello che importava sottolineare e sostenere, ricordando al contempo il coraggioso Mohammed Ali. Immaginate se oggi uno sportivo prendesse posizioni così spigolose… e capirete cosa egli fu per gli anni ’60 e ’70. 

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