Il vero Renzi: da Kevin Spacey a Totò, da Ryiad a Taranto

L’americano de noantri e la Rai di Campo Dall’orto. Nuovo canone, vecchio imbonimento.

Altro che House of Cards. Per capire Renzi serve Totò, suo palese ispiratore.

ILVA come la fontana di Trevi. Totò, Nino Taranto e Deciocavallo ci spiegano tutto il “piano Scaroni” (o chi per lui).

Iraq o Iran, pari sono. L’Italia finalmente degradata a macchietta comica, dice il Gufo.

Ricordare il Renzi esordiente leader del suo Partito Democratico è cosa assai simpatica. Quel giro italiano con le slide e gli slogan, più l’ostentata matrice yankee, da Kennedy ad Obama (per inciso, passò anche  da Taranto, senza ammettere domanda alcuna). Quanto di americano potesse esserci a Rignano, dispersa nell’agro toscano, ce lo rivelò poco dopo la spettacolare padronanza dell’inglese del nostro Matteo, squadernata di fronte ad una basita platea anglosassone. I video di quell’evento fanno da anni milioni di visualizzazioni, nonché la surreale gioia di Fabrizio Rondolino meglio noto come “il senza vergogna”. Strapperà un sorriso, forse, rammentarlo:

Nel lontano 2014, questa inclinazione americana di Renzi fu confermata da citazioni pubbliche di ottime serie televisive statunitensi. Che la Rai nemmeno si sogna di proporci, lasciandoci alle prese con Don Matteo (grande sostenitore di Banca Etruria, oggi dichiarata ufficialmente fallita), Padre Pio, mitizzazioni di malavita spiccia, giochi a premi in cui non

frank underwood

Kevin Spacey, “House of cards”

si vince nulla e fotoromanzi variamente malrecitati. Il canone televisivo è stato rivoluzionato e proposto in versione bolletta, i vertici Rai sono stati cambiati, eppure la cara vecchia propaganda e l’imbonimento delle masse proseguono inalterati. Ma torniamo all’America, terra di libertà, pistole, business e self made men. La serie televisiva di cui parlavamo è House of Cards. Protagonista lo spietato Kevin Spacey, eroe negativo le cui vicende molto insegnano della dura realtà del potere, in ogni epoca e luogo (ma non diciamolo ai grillini, quell’esercito di babbioni che crede possano esser validi contratti e multe incidenti sulla libertà di pensiero e di scelta degli eletti dal popolo. E nemmeno ai media italiani, altrettanto babbioni o in malafede, che fanno mostra di abboccare).

Renzi si esprimeva così, su Kevin Spacey e compagni :

Si potrebbero alternare gli strumenti tradizionali di formazione politica con le serie tv americane. So che qualcuno si mette le mani nei capelli, ma imparare anche un racconto è importante

L’autore dei libri da cui fu tratta la versione televisiva, Michael Dobbs, si affrettò all’epoca a spiegare al Premier che quei testi non si prestavano affatto alla formazione politica… ma crediamo di poterlo definitivamente tranquillizzare. L’avevamo già intuito in passato e possiamo oggi confermarlo. Il vero ispiratore di Renzi e del suo team non è americano. E nemmeno toscano. E’ di Napoli, anzi di Napoli è anima principesca ma al tempo stesso proletaria. Parliamo naturalmente di Antonio De Curtis, in arte Totò. E se vogliamo anche di Scarpetta, di Camillo Mastrocinque, di Age e Scarpelli, autori di teatro e registi col dono naturale e meraviglioso di quella farsa “di getto” che si tiene talmente lontana dalla politica, dalla società e dalla realtà, da saper essa sola renderle appieno. Come comprendere, senza il Totò di Miseria e Nobiltà, l’episodio indimenticabile della delegazione di Renzi in Arabia Saudita e della zuffa per i Rolex? Vicenda degna delle mille e una notte, da noi prontamente analizzata in

Totò d’Arabia: con Renzi si finisce in farsa

A chi accostare se non al Nino Taranto di “Totò Truffa ’62” il sedicente sceicco Al Habahbeh che, dalla pensione ad una stella in cui alloggiava a Piombino, prometteva tre miliardi per le acciaierie toscane, appoggiato da politica DEM, sindacati e media? Un accenno, con corredo fotografico, lo trovate in

(II) A qualcuno serve altro acciaio? No, grazie

Ed ecco che le vicende siderurgiche ci riportano a Taranto, squassata in questi giorni da sussulti pre default… e di nuovo solo Totò, in un celeberrimo episodio, può spiegarci ciò che frulla per la testa del Governo e dei suoi consiglieri. Sappiamo che il nono decreto ILVA, ormai legge, prevede la cessione o l’affitto degli stabilimenti e la procedura relativa. Sappiamo anche che tali stabilimenti sono di proprietà della società Riva Fire, mai confiscati né espropriati ma sottoposti a sequestro cautelare con diritto di uso, di cui sono responsabili i custodi giudiziari nominati dal tribunale. Gli attuali Commissari ne risultano gestori e curatori, all’interno di una rivoluzionata concezione di procedure d’amministrazione controllata e concorsuale, che però non salvaguarda né proprietari né creditori. Anzi, li depaupera (!). A tutt’oggi, pertanto, restano proprietari i soci di Riva Fire, principalmente la Famiglia Riva e gli Amenduni, mai coinvolti nelle vicende processuali, perché senza responsabilità nell’amministrazione. Per chi volesse approfondire la cosa, in ogni senso, troverà QUI – e nei link relativi – molta soddisfazione. Come pure su La Gazzetta del Mezzogiorno, riguardo ai procedimenti giurisdizionali in corso attivati, presso sede civile e TAR, sia dai Riva che dagli Amenduni.

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Totò, Nino Taranto, Deciocavallo -leggi: Renzi, “Cordata” ILVA, Arcelor/Posco/etc.

Cosa fanno quindi Governo e Commissari di uno stabilimento che perde 50 milioni al mese, è sotto sequestro, non è pubblico e le cui procedure di trasferimento sono sotto giudizio al TAR e sotto infrazione europea? Lo mettono in vendita, naturalmente, con pubblico bando. Ed incredibilmente pare ricevano oggi 29 manifestazioni di interesse. La stampa italiana fa subito da acritica grancassa, praticamente tutta tranne il Foglio, perché tanto più una notizia è fragile tanto più la si deve pompare, se si vuole cavarne qualcosa: sia chiaro che fra Governo, Confindustria, Eni, Sindacati, Clero, non c’è un solo potere forte che non sia coinvolto in ILVA e non brighi… e con loro i media a libro paga.

Per provare a comprendere la farsesca dinamica in corso, dobbiamo dimenticare per sempre l’America di Obama, Spacey e Donald Trump. Andiamo a Roma, immaginiamo Renzi nel ruolo di Totò che vende la Fontana di Trevi/ILVA allo sprovveduto oriundo Deciocavallo (da identificarsi in un AD di Posco o Arcelor Mittal etc.), attraverso la finta gara con Nino Taranto (io direi Costamagna di CDP, o più in generale la “cordata italiana”, Marcegaglia, Arvedi, Eusider etc.etc.), ordita in origine con Renzi/Totò. E la similitudine è perfetta, se al posto dei poliziotti che portano via Deciocavallo/Mittal,Posco etc. ci mettiamo la Procura di Taranto. E adesso godiamoci il video, questo si esplicativo della politica e del grande business italiano:

Vedete? Tutto si tiene. Persino il toscano di Nino Taranto, che casca a fagiolo. Quello che non si tiene è invece l’esito. Se l’accoppiata Totò -Nino Taranto riesce nel colpaccio, quella Renzi-Cordata italiana fallirà certamente, per due semplici ragioni. La Fontana di Trevi è bellissima, da utili tangibili e Deciocavallo è un fessacchiotto. Viceversa, ILVA è bruttissima, da perdite tangibili e i grandi player, europei e mondiali, sono tutt’altro che non avvertiti. Anzi venderebbero pure loro una parte di quel che hanno, se qualcuno la volesse.

Torneremo presto a chieder consiglio a Totò, per cogliere appieno le nuove scelte di Cassa Depositi e Prestiti, che sembrano confermare le nostre previsioni. Oggi però vogliamo chiudere da dove abbiamo cominciato, ovvero Roma. Capitale capace di offrirci un altro esempio di farsa tramutato in realtà, grazie allo splendido staff dell’altrettanto splendido Premier. Se abbiamo oltraggiato la delegazione Kuwaitiana dimenticando di invitare il Capo di Stato Maggiore al tavolo in cui si trattava della vendita di Eurofighters, se a Rohani proponevamo scatoloni, perché non approfittare della visita del Primo Ministro dell’Iraq, nazione in guerra ultradecennale con l’Iran, per presentarlo solennemente come Primo Ministro proprio dell’Iran?

Ecco come mai nelle favole antiche il gufo era considerato l’animale saggio cui i fatti avrebbero dato ragione.

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Un commento su “Il vero Renzi: da Kevin Spacey a Totò, da Ryiad a Taranto

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