Buon Anno con Leopardi e le dicerie del 2016!

Theleme augura buon anno a tutti, belli e brutti.

Principali uscite previste nel mese prossimo.

Salutiamo il 2016 insieme a Giacomo Leopardi – ed Ermanno Olmi – che la sapeva lunga sull’italica pochezza.

Leopardi,_Giacomo_(1798-1837)_-_ritr__A_Ferrazzi,_Recanati,_casa_Leopardi

G. Leopardi, 1820. Di A.Ferrazzi

Un altro anno ci saluta, ricco di poco e povero di molto. Non è qui intenzione di fare un consuntivo delle notizie principali del 2015, che troverete in altre sedi. Ma di far gli auguri a chiunque abbia voglia di riceverne dalla storica abbazia di Theleme, brutto o bello, buono o cattivo, di destra di sinistra di centro e di nulla che sia. Servi di regime inclusi, anche perché laddove li escludessimo probabilmente almeno un quarto della popolazione potrebbe non riceverne. E non ci parrebbe affatto giusto.

Cogliamo inoltre l’occasione per segnalare che a Gennaio e Febbraio 2016 ci interesseremo principalmente di:

  • Movimento cinque stelle: a che serve, quali sono le sue idee, i suoi scopi. Da dove viene e dove va. Segue da il Palantir
  • Nuovi scenari della geopolitica: sogno imperiale turco, terrorismo internazionale, paesi emergenti. Inclusa la (brutta) fine dell’Italia nello scacchiere internazionale. Segue da Marmaray…
  • ILVA e il suo percorso tormentato: le nuove bufale che certamente ci attendono, sulla strada verso il crack. Segue da Apprendisti Stregoni…
  • Roma ed il Giubileo: come mai si poté infine allontanare Marino e a cosa dovrebbe servire in realtà il Giubileo. Segue da I calcoli viscidi del PD…

Infine, ci sembra cosa buona e giusta, mentre i novizi di Theleme approntano le fastose cerimonie edonistiche del 31 – naturalmente al servizio del Gran Cerimoniere di Theleme, discendente diretto di quello citato in apertura della straordinaria “Ifigonia in Culide” (Qui il testo, vietato ai minori, per chi non la rammentasse) – omaggiare i lettori con sincronica citazione leopardiana:

DIALOGO DI UN VENDITORE D’ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest’anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

Per chi proprio fosse refrattario alla lettura, è possibile ascoltarne la recitazione in un bel frammento girato da Ermanno Olmi:

Presa di peso dalle “Operette morali“, è testimonianza importante della filosofia del nostro grande e al contempo dell’opinione che nutriva dell’uomo in genere e dei suoi connazionali in specie. Inutile dire che è possibile, per chi lo volesse, intendere nel “Venditore di almanacchi” Matteo Renzi e nel “Passeggere” qualsiasi italiano di buon senso e cultura, senza troppi legami clientelari. Per farla breve, chiunque non si riconosca in marchette come questa, made in La Repubblica: “…L’Italia del 2016 è il paese di Matteo”.

BUON ANNO E SPLENDIDE FESTE A TUTTI!!!

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Un commento su “Buon Anno con Leopardi e le dicerie del 2016!

  1. […] voluto avere il tempo di stigmatizzare le nuove favole governative su ILVA, preconizzate già negli auguri thelemiti di capodanno. La faccenda dello stabilimento s’è fatta ancora più intricata e quasi sconfina nel […]

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