Ilva: Guidi, Galletti e De Vincenti apprendisti stregoni

A Taranto non si possono pagare nemmeno gli stipendi, nel porto ILVA è sinonimo di lavorare aggratis.

Lo strumento legislativo si trasforma progressivamente in formula magica. Un’evocazione (fallita) dopo l’altra.

Dopo Clini, Bondi, Gnudi, Guerra, Renzi arrivano De Vincenti e Galletti, apprendisti stregoni. E la sacerdotessa Guidi.

Le banche non ci stanno più. E nemmeno le commesse. Come agevolare i compratori ponendogli a carico miliardi di spesa.

Sarà forse la Libia, oggetto di nuove bislacche speranze, a salvare ILVA?

Un suggerimento natalizio per Renzi e la compagine di Governo, “E vatt’ a curcà…”

Nonostante la vicenda del siderurgico si trascini da anni, c’è da ammettere che è ancora oggi capace di suscitare forti emozioni. Infatti, essendo la madre di tutte le battaglie del cattocomunismo essa da un lato catalizza gli sforzi dell’oligarchia moribonda della nazione, dall’altra rappresenta di quest’ultima uno straordinario sunto sociale, economico, politico.

Abbandonato ogni contatto con la realtà, cullato dal sonno della ragione che genera mostri, il paese viene scosso sin ne precordi dalla prepotente realtà di un’industria gigantesca – con un indotto gigantesco – senza più chance di vendere il suo prodotto e di sostenere i suoi giganteschi costi. E non solo, commissariata, sequestrata, indebitata, processata. Un tarlo incessante, che da anni trapana le propagande più varie. Un tafano mostruoso per cui sul pianeta non esiste insetticida selettivo che eviti di portare con sé anche l’intera baracca italiana del novecento, basata sulla grande industria di Stato che diviene banchetto per sindacati, imprenditori appaltanti, politici locali e nazionali, chiesa (con la c minuscola), malavita e perché no popolazione.

Della condizione generale della siderurgia in Italia, in specie a Taranto, abbiamo parlato spesso. Una nostra traduzione dal The Economist spiega assai bene lo stato dell’arte. Conferma ne siano le notizie che giungono dal Porto mercantile e dalle banchine di uso esclusivo ILVA: sempre più frequenti i casi di liberi professionisti che si rifiutano di prestare la loro necessaria opera, in quanto ripetutamente non pagati. La medesima difficoltà si incontra oggi nella corresponsione degli stipendi di Dicembre agli operai, essendo terminate a Novembre sia le somme prestate per l’ennesima volta dalla banche – ormai determinate a non sovvenzionare più un simile pozzo senza fondo… e che si perdano pure i soldi già investiti) – sia le risorse che FINTECNA aveva conservate per danni ambientali provocati dall’industria pesante italiana. Per non parlare dell’indotto, già “andato”. Questa la vera ragione dell’urgenza del nuovo “atto legislativo” di cui stiamo per occuparci: evitare di non saldare gli stipendi degli operai a Natale.

Ma perché virgolettare “atto legislativo”? Non proviene forse dagli organi che il nostro sistema giuridico autorizza alla promulgazione? Certamente si…ma le analogie con una vera “legge” si fermano qui. Per l’ennesima volta. Sia perché si tratta di ossessivi provvedimenti ad aziendam, ovvero sprovvisti dei requisiti di generalità che si richiedono alle norme. Sia perché esso viola precedenti disposizioni, che già ne violavano altre precedenti… finendo per sconfinare nell’esoterismo.

Esoterismo direte? Certamente… ripensate alle dichiarazioni del premier Renzi sul famoso “tesoro” svizzero dei Riva – per lui in Italia, a disposizione della magistratura, già un anno fa (Bersaglio Mobile) – incorporate nell’ultima legge di stabilità. Tesoro di cui sappiamo invece l’ingloriosa fine, nonostante le risibili trame poste in essere da una pluralità di soggetti. A Theleme gli abbiamo sempre dato del bugiardo, dell’incompetente, del propagandista… come pure ai suoi ministri. Ma non avevamo capito la svolta legale/esoterica immaginata da questi eredi della Blavatsky 

gnudi e blavatsky - visitors

Piero Gnudi e, presumiamo, madame Blavatsky

(qui ritenuta ancora vivente… anzi ci pare di averla identificata, un po’ invecchiata, proprio in compagnia di Piero Gnudi). E ce ne scusiamo.

E’ questo il vero #cambiaverso: perché limitarsi alla normazione dell’esistente, quando si può normare con più diletto l’inesistente?? La politica italiana, grazie alla guerra fredda, s’era abituata a provvedimenti noiosi, tipici. Fondati su vero denaro scaturito da vero debito pubblico (che infatti pesa oggi su noi, i nostri padri, i nostri figli e arriverà grazie al cielo a mortificare anche i nipoti). Ad una cifra, ad un comando corrispondeva una somma identificabile, un oggetto distinguibile, un soggetto determinato. Diciamolo su, che palle. E va bene che il compito affidato a Renzi dalla combutta clericalmassonicomunista è quello della neoDC, malamente definita quale “partito unico della nazione” . Ma fare pari pari come Gava, Forlani, Colombo, Andreotti, De Mita, peraltro con pareggio di bilancio in Costituzione, e come si fa, non sarebbe compreso dalle nuove generazioni… la svolta sta nel dare cifre, promettere erogazioni, individuare soggetti di fantasia a cui attribuire obblighi, imprese e iniziative. O, se pure esistenti, del tutto al di fuori della portata delle norme stesse. Il più grande passo in avanti nella storia statuale occidentale da Hobbes in poi.

La lista degli esempi è davvero lunga e ci porterebbe lontano. Limitiamoci a citare, alla rinfusa, la clausola migranti, la crescita del Pil del 2014, il mitico “sceicco beige” Al Habahbeh, di Aferpi, Grifa, il concorso per i precari della scuola, le obbligazioni del fondo giustizia. Chiunque potrebbe aggiungervi infiniti altri esempi… tutti casi in cui il diritto si fa mantra, formula magica, anzi evocazione. E l’ente pubblico, nei suoi rappresentanti, diventa pittoresco negromante, druido, paragnosta… anzi, apprendista stregone, suvvia. Già, perché iniziare quello che non si sa come portare a termine è cosa pericolosa e fallimentare. Così insegna la Disney in un bellissimo episodio di “Fantasia” che, evidentemente, né Renzi né Guidi ne De Vincenti ebbero mai il tempo di vedere, confinati come erano nelle sezioni e nelle parrocchie: Nessuna delle evocazioni qui citate ha prodotto l’esito sperato. Ma si sa, s’impara solo provando e riprovando… veniamo quindi al tentativo di queste ore, chiamato a mettere le pezze all’evocazione precedente.

La Guidi non rassicura, in termini di estetica esoterica. Invece la barbetta del sottosegretario potrebbe far presumere qualche frequentazione arcana. Nell’attesa di trovar riscontro a tale speranza (che già rianima l’esercito servile dei media italiani) diamo conto dei nuovi mantra:

De Vincenti - Guidi.JPG

Non sarà sterile fare presente che la facilitazione di cui il sottosegretario parla, ovvero i 300 milioni, pare sia da ritenersi somma anticipata da porre a carico del futuro compratore. Puerilmente sottratta, in tal modo, all’incombente procedura europea per aiuti di Stato. Inutile aggiungere che il compratore difficilmente si riterrà “facilitato” da tale addebito, certamente destinato a ripetersi, considerato il ritmo a cui ILVA brucia denaro senza guadagnarne. Altrettanto superfluo notare che al momento nessuno sa da chi, da dove e come questa pioggia di sesterzi dovrebbe calare sul siderurgico. Vedi Repubblica. Ad aggiungersi al caos c’è la dichiarazione del commissario numero X, Carrubba: secondo lui, nonostante la catastrofe svizzera, gli 800 milioni della legge di stabilità rimarranno … e quindi ora saremmo a 1 miliardo e 100 milioni. Il segreto è sempre quello, non chiedersi dove siano e se qualcuno li ha poi visti davvero.

Ma andiamo oltre. Per il favoloso Galletti, in passato certo del recupero delle somme svizzere e grande banditore di miliardi, queste son le parole giuste per comunicare che, per l’ennesima volta, si rimanda la realizzazione di tutte le opere di “bonifica” rilevanti:

 La scadenza delle circa 100 prescrizioni imposte dall’Aia riveduta nel 2012 era prevista per agosto 2016, mentre ora viene rimandata al 31 dicembre dello stesso anno.

Una posticipazione, spiega il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, “dovuta dal fatto che il piano che presenterà l’aggiudicatario potrà portare modifiche al piano ambientale”.

Chi volesse approfondire la grama storia delle varie AIA, la troverà qui. Comunque, vedete, tutto dipende dall’aggiudicatario – come prima dai soldi svizzeri. Aggiudicatario … ma di cosa? E chi sarebbe?

Nelle migliori scene dei film d’orrore, è qui che viene il bello: le formule cabalistiche dei due alfieri ministeriali, posti ai lati dell’albero delle Sefirot, preparano infatti all’evocazione suprema della sacerdotessa del rito renziano, Federica Guidi:

abbiamo disposto la data del 30 giugno come data ultima per la scelta di un soggetto aggiudicatario, che sarà valutato attraverso una procedura a evidenza pubblica, per arrivare a una cessione degli asset. Questo per dare un’accelerazione al rilancio industriale del gruppo Ilva e, per accompagnare e sostenere questa accelerazione, sono disposti 300 milioni di finanziamento…È stato previsto che il soggetto aggiudicatario sarà valutato in base alla bontà del piano industriale che proporrà e della trasparenza ambientale. Potrà presentare un nuovo piano Aia che sarà valutato con le stesse procedure e modalità adottate in precedenza”.

Ora:

  • ILVA è in vendita da anni. Da Bondi a Gnudi a Guerra tutti hanno avuto mandato di trovare un possibile acquirente. Senza mai intravederne la punta del naso.
  • Per di più in pochi anni la produzione di acciaio globale è aumentata esponenzialmente, i siderurgici stanno chiudendo in tutta Europa e forse persino in Cina, responsabile del 60% dell’eccesso mondiale (vedi il già citato e linkato The Economist).
  • la Comunità Europea vede in ILVA la fabbrica, obsoleta, inquinante e aiutata, che produce squilibrio continentale.

Ne consegue che locuzioni quali “abbiamo disposto”, “data ultima”, “bontà del piano industriale” nascono certamente dalla confusione del piano logico con quello ontologico, caratteristica delle formule magiche. La legge diventa incantesimo, capace di generare interesse dove non c’è, acquirenti dove mai nessuno si offerse, valutazioni di bontà senza alcun piano su cui esercitarle. Conforto ulteriore alla tecnica medianico-esoterica scelta dalla politica, sullo Ionio pochi giorni fa si dibatteva del ritorno dei Riva – ubicati attualmente fra galera e camposanto – nella compagine imprenditoriale dei futuri “aggiudicatari”:

franzoso riva

Lasciamo al loro destino d’apprendisti stregoni questi italiani di mezza età, romani e ionici, in compagnia dei loro seguaci, media e popolo, incantati dallo stesso serpente per cui suonano il piffero. Ora torniamo sulla terra.

E sulla terra c’è la Libia, a fuoco e fiamme. Per un insieme assai complesso di dinamiche internazionali, da non trattarsi qui, per l’Italia si riapre un barlume di speranza di riottenere un qualche ruolo nella sua ex colonia, perso dopo aver aiutato a sloggiarne l’alleato Gheddafi a suon di bombe, tradendolo in cambio di nulla. Tanto è vero che si preannuncia una conferenza internazionale di Roma, in merito. Lasciando perdere le farneticazioni su un futuro seggio in Consiglio ONU (guardacaso quando non conta più nulla, come potete legger qui e confermare con la cronaca libica e siriana), dovesse mai trovarsi una quadra (davvero lontanissima), ILVA riavrebbe accesso ad un mercato prossimo, con appalti pilotabili in suo favore (ex Impregilo). Non dimentichiamo che il siderurgico tarantino è stato immaginato dopo una guerra, per ricostruire ed ampliare dopo la distruzione. E un  nuovo dopoguerra farebbe al caso suo.

Oggettivamente le speranze son quasi nulle, Gentiloni e Renzi essendo null’altro che druidi in erba – ma non quella buona – sprovvisti di risorse economiche, culturali  e militari. Ecco perché, se potessimo, suggeriremmo loro di fare a Natale quello che diceva il grande Carosone. Che il mondo è grande e fa paura:

 

 

 

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6 commenti su “Ilva: Guidi, Galletti e De Vincenti apprendisti stregoni

  1. Francesca Rana ha detto:

    Sarcastico, ironico, convincente, Carosone salvaci tu

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  2. […] ILVA e il suo percorso tormentato: le nuove bufale che certamente ci attendono, sulla strada verso il crack. Segue da Apprendisti Stregoni… […]

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  3. […] dalla prosecuzione di attività pericolose per la salute e l’ambiente… e invece no!! Le “evocazioni normative” degli apprendisti stregoni De Vincenti e Galletti, che noi ingiustamente dileggiavamo, sono state capaci di risvegliare […]

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  4. […] per Renzi ancora nel 2014, perde quasi 2 milioni di euro al giorno da quel dì ed è stato ‘venduto’ per decreto qualche mese fa, con scadenza al 30 Giugno: Ma a sei giorni dal termine si è ancora alla ricerca miseranda di un compratore. Eppure la […]

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  5. […] con diploma di scuola da assistente sociale, va esattamente nella stessa direzione. Il De Vincenti ripetutamente fallimentare nelle varie crisi su cui ha messo mano, inclusa l’oscena vicenda delle risorse per gli ospedali di Taranto, […]

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