La droga del potere vs il potere della droga: chiudiamo i partiti, non le discoteche!

La nostra riflessione coinvolge due uomini politici oggi come oggi un po’ in ombra, ma pur sempre attivi e vivi e vegeti.

Poco importa, è semplicissimo attualizzare. Facciamolo con Renzi, Padoan e Moretti: un morbo terribile attanaglia il paese.

Perché il PD è un fantasma del ‘900 e sarebbe piaciuto a Mary Shelley.

Il King’s College ci dice che la droga fa meno male al cervello del potere. Suggerimento ai prefetti, chiudete i partiti. Che proseguono lo scempio di Stefano Cucchi.

Quel che leggerete a seguire proviene dal nostro vecchio “laboratorio di idee”, che ci fu chiuso d’amblais. I protagonisti del raffronto sono pertanto due uomini politici (se così vogliamo chiamarli) 3 anni fa assai in voga, stante il loro ruolo

“Un fantasma percorre l’Europa”, A. Pizzinato, 1949. Il fantasma del PD.

governativo, oggi in ombra. La cronaca delle più dinamiche discoteche italiane – cioè quelle in cui non si fa salotto o si cerca solo il partner per una noiosa vita di coppia, ma si va sul serio “a ballare”, intendendosi con ciò un’attività motoria frenetica e in sintonia con musica genericamente elettronica, stimolata sovente dal consumo di psicotropi – ci parla ahinoi di un paio di decessi, uno in Emilia l’altro in Puglia, la prima reginetta storica di vita notturna, la seconda promettente new entry. Riteniamo quindi sia il caso di traghettare qui quel testo. Non senza aver prima dato conto di come il ragazzo deceduto al Guendalina di Santa Cesarea fosse in realtà cardiopatico. Infatti è ben difficile oggi morire di colpo in seguito all’assunzione degli stupefacenti in voga, proprio perché i derivati dall’oppio sono di uso infinitamente meno frequente che negli anni ’80.

Altrettanto sembra opportuno ripetere quel che si è fatto allora con Frattini e Giovanardi: però con nomi più freschi, ad eterna riprova che il nefasto potere della droga sembra impallidire di fronte alla droga del potere.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è un caso di scuola, stante la quasi totale incongruenza fra il detto e l’accaduto. E’ molto faticoso star dietro alle sue continue “amnesie” o “psicotiche rappresentazioni della realtà”, se vogliamo, come dobbiamo, ritenerlo in buona fede. Pertanto ricordiamo appena che egli, in una trasmissione di Dicembre 2014, dava già nelle mani del tribunale milanese il famoso “tesoro dei Riva”. Cioè in procinto di esser usato per risollevare le sorti (segnate invero dalla storia e dall’economia) dello stabilimento ILVA di Taranto, che sarebbe

“un’azienda straordinaria, una delle migliori acciaierie del mondo, la più efficiente forse in Europa”

per il cui salvataggio potranno impiegarsi capitali pubblici, ma soprattutto

“il miliardo e 200 milioni del sequestro […] nella disponibilità dei pm di Milano […] saranno loro a deciderne cosa farne”.

Qui trovate la puntata intera, “bersaglio mobile” di Mentana. Se non ricordate, né credete, ascoltate.

Ora, leggete quel che proprio avantieri dice l’ex presidente di Confindustria Taranto, certo non un ambientalista, riguardo alla qualità ed alle speranze dello stabilimento :

Ma è possibile che dobbiamo restare paralizzati da anni a piangere l’Ilva e a tentare impossibili respirazioni bocca a bocca per rianimare piccoli pezzi superstiti della grande industria?

Qui invece un estratto da articolo di un mese fa: senza entrare nel merito (ché sarebbe faticoso e ulteriormente devastante per Premier e PM suggeritori), si scopre come a tutt’oggi quei denari – fondamento sedicente dell’ottavo, dicasi ottavo, decreto ILVA – non solo non siano nella disponibilità dei PM ma restino ancora in Svizzera, soggetti a decisioni di cui nulla è dato, in realtà, sapere. Tanto è vero che leggiamo come la “decisione” sia attesa nei “prossimi giorni”… sebben l’articolo dati 8 luglio (non certo l’unico, lascio a voi il gusto di reperire). A Theleme, peraltro, non risulta affatto la magistratura elvetica avesse precedentemente “sbloccato” un bel nulla, ma restiamo sul punto:

Restano ancora in Svizzera gli 1,2 miliardi di euro di fondi sequestrati alla famiglia Riva e destinati al risanamento dell’Ilva di Taranto, nonostante lo scorso 11 maggio il gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo abbia messo la somma a disposizione della società.

Il complicato iter per riportare la somma in Italia, come previsto dal decreto ‘Salva Ilva’ convertito in legge il 3 marzo scorso, subisce un ulteriore rallentamento dal momento che le due figlie dell’ex patron Emilio Riva (Alessandra e Stefania, avute dalla seconda moglie) hanno presentato ricorso al Tribunale Federale di Bellinzona

E’ impensabile credere che il nostro beneamato Premier menta tanto inutilmente e spudoratamente, pertanto dobbiamo immaginare egli sia vittima della medesima “patologia” di cui c’era parso di rilevare gravi sintomi già con Giovanardi e Frattini.

Alessandra Moretti

Alessandra Moretti

Perché, però, fermarsi a Renzi quando il ministro del tesoro Padoan aveva affermato con assoluta sicurezza, sino a settembre 2014, che la crescita italiana era dello 0,8% del PIL… per poi dichiarare, appena ad ottobre, che la cifra reale era del -0,3%? Potremmo mai noi pensare che l’egrigio, pardon l’egregio, Padoan (cui va notoriamente tutta la fiducia del Premier) non sappia per nulla il suo mestiere? Anche in tal caso fa capolino questo morbo terribile, non c’è altra soluzione. Che la sua diffusione nella politica italiana sia non solo vastissima, ma anche galoppante (forse per contagio), lo dimostrano le parole dell’incomparabile Alessandra Moretti. La quale, trombata clamorosamente in Veneto dalla Lega (come del resto il fiero Casson), ha dichiarato che la sua sconfitta dipendeva dalle mises troppo dimesse impostele dalla severità fuori moda del suo partito:

il mio errore è stato voler far passare il messaggio che ci fosse un forte collegamento tra la mia candidatura e il governo nazionale. […] Mi sono dovuta vestire con un look castigato, da ferrotranviere

Quando lei stessa aveva cercato di appioppare ad ogni anziano in difficoltà economica un migrante in casa, in cambio delle fatidiche 35euro… beccandosi persino la censura di famiglia cristiana, per cui le cose si fanno ma non si dicono, secondo la gesuitica prassi della doppia verità.

Capirete bene che il morbo, cui un giorno speriamo si dia nome, deve aver contagiato tutto il PD, in specie coloro i quali negli anni hanno selezionato le “nuove leve”. Cioè, in sostanza, la generazione dei D’Alema, dei Cuperlo e dei Bersani, che oggi lottano proprio contro il Frankenstein che hanno, evidentemente, generato. “Un fantasma” del ‘900 “percorre l’Europa”, dipingeva l’ottimo Pizzinato. Ma non avrebbe mai potuto prevedere si trattasse infine dell’erede diretto del suo amato PC.

Dopo tutte queste riprove e ragionando a fortiori, come è d’uopo per dei bennati giuristi (sebben gaudenti) quali i thelemiti sono, se si pensa di chiudere le discoteche esistenti per rischi gravi alla salute, a maggior ragione c’è da chiudere subito i partiti esistenti, incluso quello di Grilloche ad insanità non è secondo a nessuno. E lasciar liberi finalmente gli italiani di provare a rifarseli secondo raziocinio.

Magari pure sotto effetto di qualche psicotropo che, come avrete modo di leggere, parrebbe esser molto meno dannoso. E meno persistente.

Buona lettura.

primo ottobre 2012, Corporeus Corpora:

Franco Frattini nella giornata di ieri ha detto una cosa sensata. Per la prima volta da quando si ha nozione della sua esistenza.

Cioè che

 “…sia una porcheria averla candidata (la Minetti,N.d.R.). Che sia una porcheria che dinanzi al segretario politico Alfano che la invita a dimettersi, lei non si dimette. Sono stati gli errori di selezioni delle candidature che non dovremo piu’ rifare. E’ triste vedere che nella politica la cooptazione rischia di prevalere, questa legge ha fatto cooptare a tutti i segretari dei partiti che c’erano nel 2008 praticamente chi volevano loro”.

Sfugge però all’ex ministro degli esteri, le cui esternazioni durante la carica sarebbero meritevoli di un post specifico sino ai grandi exploit del caso Libia, che egli stesso fu candidato nel 2008 nel collegio del Friuli-Venezia Giulia ed eletto alla Camera dei Deputati.

Ordunque anch’egli, per sua stessa ammissione, è stato propinato al popolo bue italico per esclusiva volontà di codesti segretari di partito.
Nicole Minetti

Nicole Minetti

Poiché è sommamente improbabile che il dr. Frattini volesse accomunarsi ad una Nicole Minetti dalla quale prendeva sdegnosamente le distanze, possiamo ritenere che egli soffra di una certa forma faziosa di amnesia, ancora sconosciuta alla scienza ma certamente molto presente nella politica italiana.

Un morbo terribile capace di generare fatti eclatanti, uno per tutti la famosa, ma mai abbastanza rammentata, forte opposizione di Di Pietro ad un referendum elettorale per cui aveva raccolto, anche personalmente, fiumi di firme pochi mesi prima.
Non vi è ragione di ritenere che il dr. Frattini abbia mai assunto stupefacenti, nemmeno occasionalmente, nemmeno all’università, che pure incredibilmente frequentò.
Nel deliberato convincimento di disvelare gli aspetti meno battuti e più reconditi del mondo contemporaneo, soprattutto quando essi contrastano con una visione tanto acritica quanto comune dei fatti, ovvero quella proposta dall’ordinaria informazione (e a dar ragione della nostra onestà intellettuale vi sono anche i pubblici alterchi degli autori, su questioni particolarmente controverse), non possiamo esimerci dal menzionare un recente studio di grande interesse, condotto da un team di ricercatori del King’s College di Londra su 11.000 adulti inglesi tra i 42 anni ed i 50.
Questo l’esordio e qualche estratto rappresentativo (traduzione made in Theleme):
In the context of an aging world population, the preservation of cognitive functioning represents a major public health
concern. In past decades, there has been increasing interest from researchers and health professionals in understanding
risk factors and identifying protective factors for cognitive decline (l). Several risk factors for cognitive decline have been
proposed, including diabetes, hypertension, stroke, alcohol abuse, smoking, and hypercholesterolemia (2-5). It has also
been suggested that illicit drug use might be associated with impaired cognitive functioning.
 
Nel contesto dell’invecchiamento della popolazione mondiale, la conservazione delle funzioni cognitive rappresenta un’importante preoccupazione per la sanità pubblica. Nei decenni passati si è registrato un crescente interesse di ricercatori e professionisti della salute nella comprensione dei fattori di rischio e di fattori di protezione per il declino della capacità cognitive (l). Fattori di rischio per il declino cognitivo sono stati proposti, compresi diabete, ipertensione, ictus, abuso d’alcool, fumo e ipercolesterolemia (2-5).  E’ stato anche
suggerito che l’uso illecito di stupefacenti può essere associato con la compromissione di funzioni cognitive.
Specifically, there were greater odds of illicit drug use for men,single persons, and participants with degree-level qualifications for each of tbe 3 classes of illicit drugs in all analyses, smoking was strongly associated with illicit drug use.

In particolare, ci sono maggiori probabilità di consumo di droghe illecite per gli uomini, i singles e chi possiede livelli di studio superiore, per ciascuna delle 3 classi di droghe illecite.  In tutte le analisi, il fumo è stato fortemente associato con  l’uso di droghe illegali.

The aim of the present study was to estimate long-term cognitive functioning in the midlife of adults with varying
patterns of illicit drug use. The findings differed between participants who had ever used drugs and those who currently
used them. No association was observed between current illicit drug use at age 42 years and cognitive functioning at
a to-year follow-up. However, current or past illicit drug use was associated with marginally higher cognitive functioning
 scores than was no illicit drug use. Similar results were obtained for all 3 cognitive function measures investigated
and across different groups and types of illicit drugs after adjusting for a wide range of confounding factors.
The positive association between ever use of illicit drugs and cognitive functioning suggests that any cognitive deficits
associated with immediate illicit drug use (7,9) might dissipate with time. Cognitive impairment due to persistent intoxication
(25) might not be present among past recreational illicit drug users. Thus, the association between past use and cognitive
function might be explained by residual confounding with higher educational level among ever illicit drug users, leading to higher cognitive abilities or increased familiarity with cognitive tests.

Lo scopo di questo studio era di stimare nel lungo termine le funzioni cognitive nella mezza età con diversi
modelli di consumo di droghe illecite. I risultati differivano tra partecipanti che non hanno mai fatto uso di droghe e coloro che le hanno usate. Nessuna associazione è stata osservata tra 
l’uso di droghe illecite all’età di 42 anni e il funzionamento cognitivo per ogni anno di follow-up. Tuttavia, l’attuale o passato l’uso illecito di stupefacenti
è stato associato con punteggi, relativi alle funzioni cognitive, leggermente superiori 
a quelli di chi non era dedito a droghe illecite. Risultati simili sono stati ottenuti per tutte e 3 le misure di funzionalità cognitive esaminate
e tra i diversi gruppi e tipi di droghe illecite dopo gli aggiustamenti di una vasta gamma di fattori confondenti.
L’associazione positiva tra l’uso di droghe illecite e il funzionamento cognitivo suggerisce che eventuali deficit cognitivi associati con l’uso in quel momento di droghe illecite (7,9) si dissiperebbero nel tempo. Il deficit cognitivo dovuto all’intossicazione persistente (25) potrebbe non essere presente tra chi faceva uso ricreazionale di droghe nel passato.
Pertanto, l’associazione tra l’uso in passato e funzioni cognitive potrebbe essere spiegato da fattori di confusione residuali come il più alto livello di istruzione tra i consumatori di droghe illeciteche comporta maggiori abilità cognitive o maggiore familiarità con i test.

Daniela Silva su Mediapolitika affronta la lettura, alludendo simpaticamente, considerata l’età, ai figli dei fiori. E ci fa sapere che

I test hanno portato i ricercatori, guidati dal professor Alex Dregan, a concludere che non esiste un legame necessario fra uso di droghe leggere e compromissione delle facoltà cognitive a 50 anni.
È evidente che l’intenzione dei ricercatori del King’s College non è quella di fare da paladini alla salvaguardia delle sostanze stupefacenti, ma piuttosto di dimostrare che i cosiddetti figli dei fiori, ripetutamente dediti al consumo di marijuana, Lsd e funghi allucinogeni hanno superato i cinquanta anni con la memoria paragonabile a tutti i coetanei che, invece, da qualsiasi sorta di sostanza stupefacente si sono sempre tenuti alla larga.

Lo studio, pubblicato sulla rivista “American Journal of Epidemiology”, conferma e smentisce altre ricerche precedenti.

Il testo scientifico presentato giunge effettivamente a queste conclusioni. Ma le sorpassa. Perché non si testano solo le droghe leggere ma anche, ad esempio, l’LSD o la cocaina. E perché addirittura vi sarebbe un piccolo vantaggio dei consumatori, rispetto ai non consumatori.
Concludiamo la pubblicazione degli estratti con questo passo, in cui gli autori provano a dare una spiegazione plausibile dei dati ottenuti. Sempre bilingue per non ingenerare dubbi sulla traduzione, in quanto stiamo di nuovo affrontando argomenti taboo, con un taglio più che taboo:
A more plausible explanation is that any effects of illicit drug use on cognition are generally temporary and might disappear after a short period of time (25). This is likely to be true among people for whom illicit drug use is constrained to early life
periods, such as adolescence or young adulthood, and does not become a long-term severe habit. This suggestion is supported to a certain extent by the observed, albeit not statistically significant; negative association between drug dependency and long-term illicit drug use and subsequent cognitive functioning. Further investigations usingcobort studies and with better recording of data on drug dependency and length of illicit drug use are warranted to confirm this suggestion.
La spiegazione più plausible è che gli effetti del consumo di sostanze illecite sulla cognizione siano generalmente temporanei e possano sparire dopo breve periodo di tempo (25). Questo è probabile sia vero tra persone per le quali l’uso di sostanze illecite è stato prevalentemente confinato nei primi anni dell’esistenza, quali l’adolescenza o la giovane età adulta, e non diviene una grave abitudine di lungo termine. Questa possibilità è supportata
in una certa misura dalle osservazioni, anche se non statisticamente significative; associazione negativa tra tossicodipendenza a lungo termine, l’uso illecito di stupefacenti e il susseguente funzionamento cognitivo.
Ulteriori indagini e studi, con migliore registrazione dei dati sulla tossicodipendenza 
e la durata del consumo di droghe illecite sono necessari per confermare questa intuizione.

Questo detto, parrebbe quindi che il potere della droga sia in effetti molto meno afflittivo delle funzioni cognitive rispetto alla droga del potere.

Il caso Frattini potrebbe però non bastare. Qualche parola su di un altro campione dell’astinenza, il quale nondimeno presenta a volte delle carenze di logica e di memoria che confermerebbero i dati riportati nello studio tradotto. Parliamo naturalmente dell’ex ministro Giovanardi, già rammentato in questo Blog quando si trattava di Stato Etico.

Eccolo qui in alcune sesquipedali affermazioni, negatorie di secoli di conquiste occidentali che consentono in primis a lui medesimo di esprimersi liberamente, a Radio 24: 

“Ci sono organi costruiti per ricevere e organi costruiti per espellere”,

  “A lei che effetto fa se uno fa pipì? Se lo fa in bagno va bene, ma se uno fa la pipì per strada davanti a lei, può darle fastidio” – riguardo al bacio in pubblico fra due donne.

 Ma possiamo continuare con:

 “anoressico, drogato e sieropositivo” 

 riferito al povero Stefano Cucchi, di cui l’ultima completamente falsa (infatti seguirono scuse alla famiglia). Ma al di là di ciò ancora un buco cognitivo, in quanto chi si definisce cristiano come l’ipercattolico Giovanardi, di certo dimentica il suo stesso credo quando giudica, addirittura impietosamente, una più che probabile vittima di brutalità poliziesche e di abbandono medico. E comunque un figlio di quel Dio che rialzava le prostitute e cenava coi pubblicani.
Ma nemmeno la borsa può star tranquilla, le troppe oscillazioni inducono Giovanardi a ritenere che 
 
“Dopo piloti, autisti, funzionari pubblici, chirurghi, poliziotti e carabinieri, e’ assolutamente auspicabile che siano rapidamente effettuati controlli antidroga anche a Piazza Affari. Auspico di farlo in collaborazione con Borsa Italiana. Il nostro intento e’ intervenire prima per evitare che si pianga dopo a causa dei danni provocati dalla droga”.
Nonostante questo paventare continuamente consumi e debosce, egli è però capace di battersi contro le statistiche ONU sul consumo di canapa in Italia, pari al 14,8% dei viventi, diciamo (fonte Corriere della sera). Che pure potrebbero spingerlo a suonare per l’ennesima volta il campanello d’allarme… sostiene infatti che il consumo sia più basso e comunque in riduzione (contestato in questo persino dai Muccioli), grazie a studi sulle acque reflue. Metodologia unica al mondo, pare.
Al fine di dare un senso alle sue azioni, dimostrando l’incidenza benefica delle politiche antiproibizioniste (cosa che ammette pubblicamente in margine di un convegno che non sono riuscito a reperire… se voleste aiutarmi voi ci sono i commenti…), gli viene in soccorso quella grave amnesia cui accennammo all’inizio del testo per Frattini: essa gli impedisce di vedere la contraddizione tra immaginare canapa ovunque, persino a piazzale Cordusio, rifiutando al contempo le dimensioni del fenomeno che vorrebbe combattere duramente, a causa della sua gravità e diffusione.
Ovviamente non tutti restano supini di fronte a tali atteggiamenti patologici.
Qui troverete due opinioni più che argomentate, di cui abbiamo notevole stima:
Ultimo documento presentato, proprio un’intervista alla dr.ssa Sterzi che riteniamo pragmaticamente riassuntiva del problema:

A seguito delle prove qui offerte alla consultazione, non possiamo evitare di concludere che la droga del potere ha conseguenze molto più pericolose e croniche sulla salute mentale di chi ne fa uso rispetto a quelle impercettibili, rilevate dai più recenti studi scientifici, su consumatori saltuari di sostanze psicotrope illecite.

La vittoria va alla droga del potere. Ogni italiano credo sappia di che parliamo.

Grazie per l’attenzione.

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Un commento su “La droga del potere vs il potere della droga: chiudiamo i partiti, non le discoteche!

  1. […] svizzero dei Riva – per lui in Italia, a disposizione della magistratura, già un anno fa (Bersaglio Mobile) – incorporate nell’ultima legge di stabilità. Tesoro di cui sappiamo […]

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