Ciascuno prenda il suo Crocetta e mi segua. Fino a Sciascia, sgranando tanti misteri poco gaudiosi

Crocetta, l’uomo che s’era sposato la Sicilia e rinunziava al sesso. Ma non a dire (ed ascoltare) boiate pazzesche.  Rosario il fariseo.

Da dove sbuca l’intercettazione? Che strana tempistica… di certo il PD non ci guadagna.

Prima spunta fuori il medico di Ingroia, passato a Crocetta. E poi Ingroia stesso. L’amore fra giovani boss e 500.000 voti almeno dalla sanità regionale.

Sciascia unico finale possibile…

A somiglianza del Doge della Serenissima Venezia e del matrimonio col mare, il governatore Crocetta s’era sposato la sua amena Sicilia. Ma nell’eccessivo barocco palermitano, disegnato da passioni brucianti sconosciute all’algida laguna, spingevasi ben oltre… sino al punto di proteggere questo amore (suggellato nel voto della regione più indebitata d’Europa) dalla sua incontinente sessualità “diversa”: prete mancato, faceva questo bel regalo alle Curie della Trinacria (che l’avevano sostenuto), sterilizzandosi in una castità monacale battuta e ribattuta da decine di agenzie. Perché non concederci il gusto di rivedere un bel titolone dell’epoca?

crocetta sesso

Rammento la cosa certo non per maramaldeggiare, bensì per dare misura di come amore e morte, successo e sconfitta, piacere e dolore abbiano affiancato da sempre il cursus honorum di Rosario Crocetta… un predestinato sin dal nome e cognome. Perché è proprio dal rosario, gioiello cattolico per eccellenza realizzato in ogni foggia e materiale, che pende una Crocetta. Ed ogni grano di Rosario è un’ipostasi mistica di strazio e di mistero. Sovente anche di pianto.

Rosario con Crocetta

Rosario con Crocetta

A sgranare il rosario di Rosario, in questi anni di dolori ne affiorano montagne. Giusto per ricordarne qualcuno, la bocciatura del bilancio regionale, impugnato ripetutamente dal Commissario Aronica. L’arrivo di Faraone, ennesimo “fenomeno politico” inviato da Renzi a concludere nulla, un Orfini siculo. La riscrittura tutta tagli alla spesa pubblica, da cui però provengono i voti che sostengono qualsiasi formazione politica della Trinacria (tanto è vero che i tagli non si realizzano e il debito cresce). E come dimenticare Il disastro delle promesse populiste sul Muos e la sconfitta completa presso il TAR? Oppure il caso Zichichi, la figuraccia di Battiato, i due assessori “di grido” che son durati appena qualche mesetto.

Insomma pareva che la Sicilia si fosse per una volta trovata uno sposo casto e fedele, ma pure imbranato e narciso e “busciaro”, di quelli che non ne fanno una dritta… Il sospetto, molto forte presso la sede cefaludese di Theleme, ha infine avuto una risposta affermativa (seppur zeppa di misteri all’italiana): pure la figlia di Borsellino lascia la giunta, o meglio l’assessorato alla sanità. Forse proprio in seguito all’arresto di Tutino, medico personale di Crocetta (ma non solo, come dopo vedremo). Non è la prima volta, peraltro, che la Borsellino si dimette, era già accaduto nel Febbraio del 2015 per un fatto di cronaca… ma questa volta la faccenda prende una piega ben diversa e non rientra, anzi. Con una tempistica singolare, dopo pochi giorni l’espresso online pubblica il testo di un’intercettazione dal contenuto particolarmente odioso: Tutino direbbe a Crocetta che “la Borsellino va fatta fuori come suo padre” . Ed il governatore, forse distratto da quella carica ormonale che non trova più sfogo da anni, sa solo tacere. E chi tace acconsente. Soprattutto in Sicilia. Cosa ancor più curiosa, tra poco vi sarà la pubblica commemorazione per la morte del giudice Borsellino… con tanto di Mattarella. E già fioccano i comunicati per cui la figlia non parteciperà alla cerimonia (che ormai considera ipocrita) e per cui si invita il Crocetta a far lo stesso, per ragioni opposte.

Rosario, giunto a sgranare gli ultimi misteri dolorosi del suo omonimo, si è intanto autosospeso, affidando il proprio stato d’animo ad una telefonata che sfinisce in  calde lacrime. Sofferente per il martirio del Cristo, ma anche per il suo personale… in una straordinaria, barocca commixtio in cui c’è spazio anche per censurare l’anima nera del predecessore Cuffaro. Il fariseo del celebre passo lucano non seppe far di meglio:

9 (Gesù, il Signore) disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano d’essere giusti e disprezzavano gli altri:
10 “Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
11 II fariseo, stando in piedi, pregava cosi tra se: “O Dio ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti,adulteri, e neppure come questo pubblicano.
12 Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di quanto possiedo”.

Ma lasciamo il Vangelo, di cui il cattolicesimo italiano fa ormai strame continua, per concentrarci sulla successione degli eventi: arresto di Tutino, dimissioni Lucia Borsellino, pubblicazione dell’intercettazione, cerimonia commemorativa di Paolo Borsellino, autosospensione… parrebbe la più classica delle orologerie giudiziarie. Certo se l’intercettazione fosse recentissima il retropensiero potrebbe non esser necessario. Ma così non è: apprendiamo infatti che l’intercettazione data 2013 ed in realtà essa costituisce l’ennesimo mistero non gaudioso della faccenda: Infatti Espresso online ne pubblica la trascrizione, ma la procura ne nega l’esistenza. Si viene poi ad apprendere che tale intercettazione sarebbe in faldoni secretati, su altro filone di indagine. Ma anche questo la procura si affretta a smentire.

Dobbiamo rilevare, quindi, come tale pubblicazione da un lato segua una cronologia apparentemente legata al volontario sgambetto alla pessima giunta Crocetta. Ma dall’altro come paia estremamente improbabile trattarsi di pura invenzione di giornalista: la gravità della cosa rende inimmaginabile qualsiasi leggerezza, soprattutto in una nota testata. Lo stesso non potremmo dire di fortissimi interessi rivolti a depotenziare l’impatto mediatico della “rivelazione”. Questa sensazione è rafforzata dall’autosospensione del Governatore, che sostiene di non aver mai udito la frase in questione (ma evidentemente non ritiene impossibile Tutino l’abbia davvero detta). E anche dal fatto che nessuno stia chiedendo conferma al Tutino stesso. Né risulta che quest’ultimo abbia negato di aver pronunciato tali parole.

Alcuni movimenti politici hanno ipotizzato che dietro queste oscurità ci potesse essere l’interesse dello stesso PD: scacciare Crocetta per sostituirlo col renziano Faraone… ma poiché ciò dovrebbe passare attraverso una nuova votazione, basti qui riportare i dati elettorali delle ultime amministrative. Essi mostrano inequivocabilmente un PD defunto, sia in contesto regionale che comunale. Da nostro post precedente:

Confrontiamo quei dati “non abissali” e vediamo che in tali casi la sinistra ha sempre perso, dimostrando di non avere alcuna capacità di allargare il consenso, anzi perdendo elettori per strada, finiti in qualche caso addirittura alla controparte o più spesso alla totale astensione. Elettori beninteso disposti, quindi, ad esser governati da avversari evidentemente non più avvertiti come irredimibili.

Renzi, che doveva mangiare Berlusconi per andare avanti, è stato quantomeno “sbocconcellato” dalla destra a trazione leghista. E non solo, se pensiamo ai tanti casi al sud.

Si partiva così:

  • Ad Arezzo Matteo Bracciali (centrosinistra) – 44,21 e Alessandro Ghinelli (centrodestra) – 35,98. Vince Ghinelli col 50,83%

  • A Chieti Umberto di Primio (centrodestra) – 37,00 e Luigi Febo (centrosinistra) – 30,27. Vince Febo col 55,01%

  • A Matera Salvatore Adduce (centrosinistra) – 40,13 e Raffaello De Ruggieri (centrodestra) – 36,00. Vince De Ruggieri col 54,51%

  • A Nuoro Alessandro Bianchi (centrosinistra) – 29,94 e Andrea Soddu (liste civiche) – 21,45. Vince Soddu col 68,39%

  • A Venezia Felice Casson (centrosinistra) – 38,01 e Luigi Brugnano (centrodestra) – 28,56. Vince Brugnano col 53,21%

  • A Rovigo Nadia Romeo (centrosinistra) – 24,15 e Massimo Bergamin (Lega Nord) – 18,84. Vince Bergamin col 59,72%

  • A Enna Mirello Crisafulli (centrosinistra) – 40,95 e Maurizio Dipietro (Patto per Enna, centrodestra) – 24,36. Vince Dipietro col 51,89%

Interessanti in sommo grado sono i valori assoluti e percentuali del crollo verticale del partito democratico

voti pd regionali

Appare chiaro che una dietrologia sensata potrebbe semmai vedere la mano del PD non tanto nell’aver creato il caso, quanto nella cortina fumogena di smentite successive, rivolte a depotenziarlo: andare rapidamente al voto segnerebbe quasi certamente l’ennesima sconfitta di Renzi. Lo stesso Faraone chissà se accetterebbe di fare la partita, in queste condizioni.

il dottor Tutino, l'uomo dello sbiancamento

il dottor Tutino, l’uomo dello sbiancamento

Non si può chiudere questa pagina sicula senza aver rammentato che Tutino, prima di esser medico di Crocetta lo era stato di Ingroia, ex PM ex Politico oggi amministratore ed avvocato. Quest’ultimo aveva già recitato maldestramente la sua parte d’infinito Rosario… proprio ultimamente Ingroia è tra l’altro ritornato prepotentemente alla ribalta, in trasmissioni televisive e giornali. E finanche nel ruolo di analista della situazione greca: altra curiosa coincidenza temporale. Infine, allo stesso Ingroia Tutino era stato presentato da ulteriore magistrato, Lia Sava. Che è, incredibilmente, la toga dell’ “amore fra i giovani boss”, registrato su ambigui pizzini. Ma soprattutto quello dei casi Dell’Utri e Schifani.

Tantissimi magistrati. Un medico, Tutino, celebre per la pratica estetica dello sbiancamento anale (che molto ha ispirato l’ottimo Buttafuoco), assai in voga fra etero e meno etero. Un giornalista romano, che ascolta e trascrive la ormai nota frase. Ma il vero protagonista non è di carne ed ossa: parliamo del  famigerato assessorato regionale alla salute. Quello che, per intenderci, pagava le cure di Provenzano in Francia. E che da lavoro a 52.000 persone. Ovvero 500.000 voti diretti e chissà quanti da appalto. Suggestivo, tutto molto suggestivo.

Come concludere più opportunamente questa carrellata di suggestioni, appunto, che con le parole di un grande (lui si) siciliano, sempre più dimenticato… Per sua stessa grandezza:

direi che il dato più probante e preoccupante della corruzione italiana non tanto risieda nel fatto che si rubi nella cosa pubblica e nella privata, quanto nel fatto che si rubi senza l’intelligenza del fare e che persone di assoluta mediocrità si trovino al vertice di pubbliche e private imprese. In queste persone la mediocrità si accompagna ad un elemento maniacale, di follia, che nel favore della fortuna non appare se non per qualche innocuo segno, ma che alle prime difficoltà comincia a manifestarsi e a crescere fino a travolgerli. Si può dire di loro quel che D’Annunzio diceva di Marinetti: che sono dei cretini con qualche lampo di imbecillità: solo che nel contesto in cui agiscono l’imbecillità appare – e in un certo senso e fino a un certo punto è – fantasia. In una società bene ordinata non sarebbero andati molto al di là della qualifica di “impiegati d’ordine”; in una società in fermento, in trasformazione, sarebbero stati subito emarginati – non resistendo alla competizione con gli intelligenti – come poveri “cavalieri d’industria”; in una società non società arrivano ai vertici e ci stanno fin tanto che il contesto stesso che li ha prodotti non li ringoia.

Leonardo Sciascia

Dobbiamo augurarci per l’avita Sicilia che sia arrivata l’ora che “Il contesto” se li ringoi. Tutti.

*N.B. 19.5.2017: in seguito ad eventi successivi, anche processuali, l’affermazione dei giornalisti riguardo alle intercettazioni che abbiamo qui presentato è rimasta non provata. Da qui il loro rinvio a giudizio per calunnia. La vicenda resta, naturalmente, oscura. Tutino, ad esempio, è ancora sotto processo. Nulla toglie però al senso del Post, dedicato ad una Sicilia immensamente immatura e torbida. Come in data odierna pare riconfermarsi. Sciascia resta l’unica certezza. 

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