L’ Aporia non è solo una farfalla: ancora una volta la Grecia è l’unica a sapersi descrivere

Un memorandum dei punti in gioco

Una vera aporia? L’unica chance… in cui poco crediamo.

Nei post precedenti dedicati alla crisi greco-comunitaria

abbiamo provato a delineare la condizione dei due contendenti, sottolineando quelli che ci paiono punti salienti del problema.
Adesso che il dunque è vicinissimo, pare cosa utile enuclearli sotto forma di breve elenco per punti. Se non altro a storica memoria, capace di contrapporsi, nel suo piccolo, allo sciaguratissimo tam tam di regime, sciorinato dai media nazionali:

  • La Grecia ha già goduto di ingenti aiuti e sussidi, a condizioni assai agevolate, nel decennio trascorso. Sino ad un complesso bailout che ha comportato il trasferimento dei debiti ellenici dalla banche, “private”, agli stati europei.
  • La Grecia è storicamente una plaga di grande debolezza economica, vuoi per l’oggettiva ristrettezza delle risorse naturali del paese, vuoi per un’economia arretrata e zeppa di privilegi, vuoi per l’adozione di un impianto produttivo parasovietico, figlio della guerra fredda: “Un’economia parasovietica, gestita con logiche mediorientali, chiamata a sostenere un welfare scandinavo”.
  • E’ da notare che, come sempre accaduto, gli stati europei hanno anche approfittato di alcune contingenze negative per procurare utili ingiustificati all’industria bellica ed alla finanza. Altrettanto miope e pachidermica l’erogazione dei prestiti, che evidentemente non sono stati in grado di insegnare a pescare il pesce, ma solo a fornirne un (bel) po’ per un certo periodo, con l’unico risultato di ‘drogare’ le scelte politiche ed economiche di governi mediterranei, tipicamente clientelari.
  • La necessità di riforme, allo scopo di sostenere temporaneamente welfare, stipendi e sistema bancario per poi veder crescere finalmente l’economia greca, si è fatta questione di vita o di morte. Ed è del tutto normale che, a fronte del proseguire di ogni pratica protezionista ed assistenzialista, siano i creditori del passato, chiamati ad esser anche i creditori del futuro sia perché il debito non può esser ripagato adeguatamente,sia perché sempre da loro deve venir fuori la liquidità necessaria negli anni a venire, ad imporre delle condizioni ritenute indispensabili alla crescita di Atene e quindi, allo stesso tempo, alla possibilità di veder tornare i denari indietro.
  • L’elezione di Syriza, col suo programma populista per antonomasia, in cui si vendeva all’elettore ellenico una posizione di estrema debolezza come fosse una di forza e si programmavano invece che tagli nuove spese (sempre coi soldi degli altri stati, cioè degli altri cittadini del continente), ha rappresentato un’estremizzazione dello scontro e l’apertura della fase finale della crisi.
  • Vistosi scoperto e rifiutato il loro bluff dai paesi del nordeuropa (quelli con la finanza più sana), Tsipras e Varoufakis avevano la possibilità di perire politicamente, piegando la testa, ma risparmiando catastrofi al paese. Oppure salvare loro stessi e la loro parte politica (temporaneamente), nascondendosi dietro un referendum in cui si chiedeva ai greci di votare a favore, o contro, sacrifici economici. Infilandoli però nelle sabbie mobili. La scelta, spinta da tutti i populismi d’Europa, è stata la seconda.
  • Il referendum, vinto nettamente dai no, ha determinato l’impossibilità per il governo greco di accettare le riforme richieste ed in generale ogni austerità e sacrificio. Cionondimeno, la Grecia senza un accordo con i creditori può solo fare default, ribattere moneta e vivere anni di miseria, disoccupazione ed instabilità politica. In quanto la sua economia e la sua politica se hanno fallito nonostante il sostegno della BCE e del mercato unico non potranno che far molto peggio nel mercato globale.
  • La Comunità Europea, dal canto suo, subisce certamente un grave danno di credibilità, oltreché finanziario, dall’uscita ellenica dalla zona euro, in quanto ciò evidenzia la reversibilità del processo sinora inarrestabile di ingrandimento della UE e soprattutto che le nazioni più deboli hanno coperture limitate. Ma il danno che potrebbe causare l’accettazione delle richieste populiste greche rappresenterebbe una minaccia ben più grave: i popoli che hanno accettato di sottostare alle severe riforme richieste, in cambio di assistenza, non potrebbero se non pretendere medesimo trattamento. Idem, se non peggio, i paesi UE con reddito pro capite inferiore alla Grecia. Inevitabile a quel punto la crescita esponenziale dei movimenti tardocomunisti e più in generale demagogici di ogni nazione, perché sarebbe evidente che a gridare contro le istituzioni ed il concetto stesso di Europa Unita si tira fuori molto più che aderendovi. Ciò significherebbe un’altissima instabilità non nella sola Grecia, quanto ovunque. Passerebbe l’idea che ciascuno può contrarre debiti e fare politiche lassiste grazie al bancomat di Mario Draghi, ed in sostanza grazie in buona parte al rigore ed all’efficienza dei paesi del blocco germanico. I quali vedrebbero crollare risultati di decenni di grande regolarità. Pare anche razionale, peraltro, che a guidare l’Europa nel campo siano gli esempi di maggior pragmatismo ed efficienza.
  • Se ne deduce che ogni proposta sufficiente per la “Troika” è da escludersi a causa del referendum. Ed ogni proposta figlia del referendum non può andar bene alla “Troika”. La situazione è definita mirabilmente da un termine noto alla filosofia greca, Aporia (ἀπορία passaggio impraticabile, strada senza uscita).
  • E’ probabile che la dinamica della crisi sia stata scossa da un errore notevole nella prospettiva geopolitica, commesso dal mediocre governo greco (se considerate gli esiti a tutt’oggi). Infatti la possibilità che la Cina e la Russia possano farsi carico, per ricadute strategiche, delle sorti della nazione ellenica, laddove uscisse dall’alveo della Comunità, sono ridottissime. La Cina è infatti assai lontana geograficamente, non ha punti di contatto culturali ed ha già ottenuto molto al Pireo, senza doversi impelagarsi in altro. Per di più vive anch’essa una sonora, e ancora non ben compresa, esplosione della bolla finanziaria generata da una crescita così rapida da essere insostenibile ed illusoria. La Russia, molto più prossima e affine culturalmente, con una lunga storia di contiguità politica comunista, ha però oggi due enormi freni ad un’azione realmente credibile: il primo è la recessione economica con un fortissimo calo di liquidità, dovuto al calo drastico del prezzo dell’energia (voluto appositamente dagli avversari americani e sauditi), quindi non potrebbe far fronte nell’immediato – come apertamente dichiarato ieri da Mario Draghi; il secondo, forse anche più importante, è la guerra in Ucraina, in cui finora ha goduto di un certo appoggio della UE franco-tedesca, che le ha lasciato la Crimea ed impedisce a tutt’oggi agli angloamericani un intervento muscolare in Donbass. Fare sgarbi alla Comunità, come acquisire preminenza strategica in Grecia in cambio di aiuti, sarebbe molto rischioso.
  • Gli americani, dal canto loro, non sono interessati a difendere la presenza greca nella UE per timore della Russia, che sanno non essere realistico (come invece era 30 anni fa, non a caso al tempo in cui la dirigenza di Syriza studiava politica). Ma proprio perché il permanere della Grecia alle condizioni di Tsipras, minerebbe alle fondamenta il progetto UE, che da quando si è legato a doppio filo con l’Asia antiamericana (Iran, Russia, Cina) viene visto con notevole preoccupazione. Ma poiché la posizione USA sarebbe appunto distruttiva, Germania e Francia non ne potranno tenere conto.
  • Le notizie sui fatti di qui sopra vengono costantemente alterate in Italia. Come e più di tutte le altre. Perché l’Italia è la prossima a potersi trovare nella acque greche, perché sarà la prima vittima della speculazione in caso di uscita, perché le salta il DEF (avendo 40 miliardi in avere, con relativi interessi, che svaniscono), perchè la politica assistenzialista e populista di Syriza è del tutto affine a quella della sinistra italiana, in specie. Quindi riuscisse Tsipras davvero a estorcere quel che chiede, sarebbe una vittoria per tutti. Dovesse invece uscire, il suo popolo si libererebbe presto di lui, sotto il peso ulteriore della miseria che gli verrebbe, correttamente, imputata. E la cosa finirebbe per segnare la fine del tardocomunismo e populismo europeo, perché moltissimi capirebbero le conseguenze della visione irrealistico/demagogica propugnata. Insomma, come dicemmo, un’uscita tardiva dal ‘900 e dalle sue fallimentari ideologie. Capirete bene quindi, perché tantissimi in Italia, dall’amorfo Pittella a D’Alema a Grillo, la raccontino come la vorrebbero, cioè ipotizzando accordi ad ogni costo: è una questione di vita o di morte.

AporiaNon c’è nessun’altra possibilità, siamo allora di fronte ad un’aporia insuperabile? Beh, forse se si trovasse un inganno semantico per cui Syriza alla fine facesse quel che la UE chiede, senza andare formalmente contro il risultato del referendum… allora qualche chance che la Grecia possa uscire dal guado in cui si è messa si potrebbe dare. Ma parliamo di alchimie linguistiche su fili sottilissimi. E, credo, di crisi governativa immediata ad Atene. Un percorso risicato ed improbabile in cui non possiamo aver grande fiducia, né particolare speranza.

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