Krisis, Hybris, Demagogia, Catarsi, Proskýnesis: Grecia interprete tragica di sè stessa. Per il bene d’Europa

La Krisis del greco Ippocrate, il momento di passaggio…

Dalla Grecia di allora a quella di oggi, la sorpresa del “no” (almeno per noi e Claudio Velardi):  hybris ellenica.

Il populismo tardocomunista schiacciato fra l’ideologia, le promesse e la fame: I greci ci ammoniscono da loro stessi.

Perché non si tratteranno nuove concessioni… la vittoria di Pirro ed un percorso obbligato.

giuramento_ippocrateKrisis

La parola “krisis” viene dalla radice che indica giudizio, capacità di distinzione, capacità di scegliere. Vicina al verbo krino, “giudicare”, ma anche a kritèrion, “norma di giudizio” ed a kritikòs, “capace di distinguere”. L’uso iniziale del lemma fu medico… proprio il greco Ippocrate, padre della medicina occidentale, se ne servì sistematicamente per indicare il momento di mutamento nella vicenda clinica del paziente, da cui in poi o si migliora rapidamente o si peggiora altrettanto rapidamente.

Vedete quanto dobbiamo al mondo greco di 3000 anni fa? E’ difficile anche immaginarlo. Nonostante tantissime generazioni si siano succedute da allora (ed il sangue immortale di Solone, Ipparco, Aristotele, Eraclito si sia via via disciolto in quello mortalissimo di Tsipras, Varoufakis, Papandreu, Kammenos), a Theleme crediamo che la “crisi” secondo l’intuizione semantica Ippocratica si attagli perfettamente al percorso “terapeutico” europeo, guardacaso pervenuto al suo momento “topico” proprio ad Atene. Un momento in cui la UE “o si ammazza o si ingrassa”, come la tradizione popolare dell’altra Grecia, quella Magna, tramanda da secoli.

Avevamo già analizzato in un post precedente gli antefatti della (triste) vicenda negoziale fra Ellade e resto d’Europa… li costatavamo che si cercava di spacciare per credibile

un sistema economico di stampo sovietico azionato con efficienza mediorientale, chiamato a generare un tenore di vita tedesco. *

* Migliore ancora sembra la riformulazione di Carnevale Maffè, proposta su Twitter:

Un’economia parasovietica, gestita con logiche mediorientali, chiamata a sostenere un welfare scandinavo

E senza dimenticare

i continui accessi di furia della sinistra greca nei confronti dei creditori internazionali (per non parlare dei debiti di guerra della Germania, essenzialmente saldati col sostenere i costi della riunificazione) a cui [Tsipras prima delle elezioni] sapeva benissimo avrebbe dovuto poi tendere la mano, per un motivo o per l’altro: ciò dimostra nuovamente quanto la logica sovente non faccia per le masse, realtà già appurata e dichiarata dai dittatori del secolo scorso, i quali sono gli inventori di queste roboanti strategie di comunicazione, nonché della maggioranza del loro sostrato ideologico.

Hybris

Eppure, nonostante tanto pessimismo della ragione, non immaginavamo il popolo greco avrebbe votato compatto per il ‘no’. Certo, avvisaglie ce n’erano state… in primis un tweet di Claudio Velardi (poi cancellato), il quale si diceva certo di una vittoria del “si” col 60% di consensi. Ci eravamo associati a tale ipotesi, non foss’altro presumendo la maggioranza avrebbe votato per continuare a ricevere uno stipendio… ma mai fidarsi dei cattocomunisti, magari giornalisti desiderosi di ingraziarsi un Renzi, che so… il risultato finale è stato diametralmente opposto: 60% esatto di “no”: Abbiamo imparato la lezione.

Diciamo la verità, ad un “no” così tondo non era davvero preparato nessuno. Forse nemmeno Varoufakis, che stamattina si è dimesso (ci torneremo). E certo non le istituzioni internazionali e le cancellerie degli stati (tralasciando il nostro patetico/retorico Renzi, sempre più adatto alla sua Rignano e sempre meno all’Europa).

Già, perché adesso che si fa? La situazione ha un pò del paradossale:

Uno stato già salvato e risalvato dal crack, con poche risorse autoctone ed un’economia storicamente asfittica, viene spinto dal suo nuovo governo, populista di sinistra (che da mesi insulta i creditori a cui sa di dover poi tendere la mano), a rifiutare con un referendum le proposte degli altri membri della Comunità europea e delle istituzioni internazionali, che avevano proprio lo scopo di consentire il rispetto delle scadenze pattuite di debiti pregressi. Questo essenzialmente per poterne accordare di nuovi allo Stato greco, permettendogli di corrispondere regolarmente stipendi, sostenere un minimo di stato sociale e proseguire con le famigerate riforme (di un sistema che evidentemente non funziona). Last but not least, per tale democratica convocazione si era andati già oltre scadenze improrogabili. Il popolo greco ha dimostrato di non aver scelto a caso Syriza, ma di credere fortemente nella sua leadership: il rifiuto delle proposte europee è stato certificato. Nessun accordo potrà più esser trovato che non tenga conto del desiderio del popolo greco di non compiere le riforme richieste. Eppure governo e popolo, come non avessero appena votato contro, si dicono desiderosi di rimanere nell’Europa comunitaria. Evidentemente, però, solo alle loro “condizioni”. Ancora una volta non c’è nulla di meglio di una parola greca, “hybris”, che basta da sola a descrivere l’accaduto.

A questo punto si aprono 2 prospettive:

  • la prima è che tutti gli altri stati facciano per la Grecia quello che non è stato fatto per nessuno prima. Ovvero taglino drasticamente il debito, cedano su pensioni e tasse, temendo più di ogni altra cosa il vulnus all’unità della Comunità Europea.
  • la seconda è che attendano sia la Grecia a presentare nuove soluzioni, riservandosi di valutarle quando e se dovessero arrivare. Accettando quindi l’ipotesi che in breve la penisola ellenica esca quantomeno dalla valuta condivisa.

Demagogia

Analizziamo la prima ipotesi, partendo dalla logica per cui l’unico punto di forza della Grecia nella contrattazione è il rischio spaccatura di un progetto sinora assai solido, da cui turbolenze economiche e rischi geopolitici per tutti. Ma siamo sicuri che accondiscendere alle richieste greche sarebbe meno distruttivo, per la stessa comunità europea?

Al di là dello scontro sulla linea precisa da seguire, che si aprirebbe (e già si è aperto) fra stati del nord e quelli mediterranei, darla vinta a Tsipras e Varoufakis, magari riattivando immediatamente la liquidità di emergenza mediante la BCE ed accettando poi il taglio dei crediti senza alcuna riforma in cambio, farebbe esplodere elettoralmente in tutta Europa i movimenti “similari” a Syriza, che vanno trasversalmente dall’estrema destra all’estrema sinistra, passando per Grillo… soprattutto nei paesi già sottoposti a severe misure, in cambio di sostegno, il quale la Grecia riceverebbe invece “gratis” (e pensiamo a Spagna, Irlanda, Portogallo, Paesi Baltici e persino Italia). Poiché tali movimenti si dicono populisti, o demagogici, per la caratteristica di accondiscendere ad ipotesi fantasiose ed irrealizzabili – reperite, e foraggiate, negli ambienti meno sviluppati e dinamici delle rispettive società europee – una loro crescita elettorale esponenziale porterebbe quasi tutto il continente in uno Stato di demenziale anarchia, infarcita di rivendicazioni di diritti rigorosamente indifferenti alla produzione dei mezzi economici necessari a consentirli. E chi se non i greci stessi da millenni ammonisce sugli immensi danni della demagogia, funesto alter ego della democrazia? E quale maggior demagogo di Vendola, il poeta sindacalizzato e cattolico che ghignava dei morti al siderurgico tarantino, poteva candidare in Italia il fratellino tardocomunista Tsipras? Come vedete, tutto si tiene… tutto, tranne la Comunità Europea, in cui chiunque vorrebbe a quel punto restare, ma solo per fare i fatti propri con i soldi dei bancomat di Draghi. Paga Pantalone”, come dicemmo in proposito, su scala planetaria

Catarsi

A questo punto la seconda prospettiva, per quanto funesta, inizia ad apparire in una luce differente. Il populismo tardocomunista, incarnato perfettamente da Syriza, può gridare quanto vuole contro la perfida Troika… ma per sopravvivere ha bisogno disperato del rinnovarsi della liquidità e dei prestiti. Cosa accadrebbe se BCE, UE ed FMI non sostenessero più la Grecia? Che essa dovrebbe iniziare a far da sola, attraversando una fase tumultuosa di ritorno ad un’economia di sussistenza. La cui valuta, fosse dracma o qualche alchimia monetaria fatta di certificati, avrebbe un potere di acquisto al di fuori del paese (produttore di ben pochi beni) praticamente nullo. Altro che stipendi e pensioni e doppie case… altro che sacrifici imposti dall’usura bancaria, come ho sentito dire fino alla nausea in tv. Persino acquistare un tostapane diventerebbe un’impresa, per non parlare dei costi necessari a generare elettricità… e tutto questo in attesa che l’economia riprendesse a macinare in qualche modo… un’economia che non ha macinato nonostante anni di crediti miliardari saprebbe ripartire in loro assenza? E cosa ne sarebbe nel mentre del partito che tanta sicurezza ha mostrato (e tante promesse ha fatto) per farsi eleggere al governo prima e suggerire poi al suo popolo la linea dura contro l’Unione Europea, rigettando aiuti e riforme? La storia insegna che i demagoghi deludono sempre e tendono a fare brutta fine. Chissà se alcune dimissioni resteranno isolate a lungo…

Se davvero l’unico asso nella manica di Tsipras è la paura degli altri stati di perdere un pezzo di Comunità, costituendo un precedente pericoloso che brucia crediti e fa subire i mercati a tutti (Qui un’ottima descrizione di Stefano Cingolani relativamente all’Italia), abbiamo visto che sull’altro piatto della bilancia c’è la quasi certezza di perderne molti di più, azzerando decenni di progressi, limitati ma costanti, in una folle gara populista. I cui campioni non a caso erano tutti ad Atene, ieri. A scaldarsi vicino al blocco di partenza.

Voi bene informati direte che la Grecia potrebbe avere un altro paio di carte buone… la Cina e la Russia, ad esempio. Vediamo perché invece non sono probabili: la Cina è interessata solo al Pireo, che in parte già utilizza… la Grecia le resta geopoliticamente e culturalmente troppo lontana, né Tsipras potrebbe immaginare di trovare grandi consensi sostituendo agli occhiuti tedeschi gli occhiuti cinesi. Per la Russia ortodossa il discorso sarebbe stato diverso, in un altro momento storico. Tanto è vero che i legami sovietici, in piena guerra fredda, fruttarono non poco credito al paese… ma oggi la Russia ha necessità di conservare qualche buon ufficio (e rapporto) con una Comunità Europea che, se è vero abbia imposto sanzioni, ha comunque “lasciato” la Crimea alla Russia e sta evitando che Stati Uniti e UK scatenino l’inferno nel Donbass. Uno “sgarbo” a Francia e Germania sul fronte ellenico, come ad esempio scambiare sostegno liquido con influenza geopolitica, sarebbe molto pericoloso per Mosca. Non dimentichiamo infine che le sanzioni e l’inabissarsi del prezzo del petrolio hanno messo in estrema difficoltà Vladimir Putin.

E’ molto facile, quindi, che nessuno corra in soccorso del popolo greco… il quale potrebbe decidere, di fronte agli stenti inevitabili, di scontare sui propri governanti (e cattivi consiglieri) il malumore. In modo brutale… o semplicemente eliminandoli dallo scenario politico. Ecco allora che la Catarsi greca, figlia di Krisis e di Hybris (sembra di stare nella Teogonia…) potrebbe essere Catarsi per l’Europa intera, il tragico sacrificio che purifica e rigenera: infatti, così come cedere a Tsipras oggi significherebbe la vittoria del populismo tardocomunista in tutto il continente (che non  a caso sta spingendo ai massimi livelli la propaganda ovunque possa), così attendere semplicemente che le cose facciano il loro corso ne sancirebbe la sconfitta internazionale. Se i popoli d’Europa vedessero – in primis quello greco – cosa significa in concreto tornare ad una valuta nazionale nel 2015, con alle spalle un’economia fragilissima dispersa di colpo nel mare magnum della competizione internazionale e senza più un mercato unico, tutte le sirene demagogiche, vecchie e nuove, perderebbero ogni seduzione e fascino.

E l’Europa potrebbe finalmente archiviare il secolo delle ideologie materialiste, quel novecento che ancora ci perseguita. Paradossalmente, quindi, chi davvero tenesse all’Europa Unita dovrebbe desiderare che la UE mantenga il polso di ferro.

Proskýnesis

E siamo arrivati al “bacio della pantofola”: la Proskýnesis, appunto. Lanalisi di cui sopra non sarà certo sfuggita agli attori di questa tragedia greca: servendo assolutamente molti denari, allo strattone brusco del referendum ha fatto seguito sia l’appoggio internazionale dei partiti “fratelli”, pro accordo incondizionato, sia la genuflessione ad Angela Merkel, secondo la tradizione del bizantina: Varoufakis, sgradito a tutto il parterre comunitario, ha preferito dimettersi lasciando il timone ad altri, nonostante il pienissimo supporto del suo popolo. Malignamente si potrebbe anche ipotizzare l’abbia fatto con piacere, tirandosi fuori dal rischio di futuri giudizi sommari, che crediamo concreti per tutti i membri del governo attuale…

draghiBasterà? Temiamo di no… è di queste ore la notizia che la BCE non incrementa ulteriormente la liquidità di emergenza, come invece le era stato chiesto da tutti i partiti greci riuniti. Anzi, chiede garanzie maggiori (essendosi nel frattempo i titoli di stato greci, unica garanzia delle banche per ottenere liquidità, ridotti praticamente a spazzatura).

Rimaniamo in attesa degli esiti dei futuri incontri, programmati nei prossimi giorni… ma è evidente che, come conferma l’incontro bilaterale franco-tedesco , spetterà alla Grecia avanzare proposte “credibili”. E non più all’Eurogruppo: quest’ultimo, a differenza di Tsipras, può prendersi il tempo che vuole, attendendo che le avversità inducano tutti i greci a più miti consigli

La vittoria di Syriza, festeggiata in tutta Europa da ogni possibile “antagonista”, sembra proprio una vittoria di Pirro. Di quelle che se vinci un’altra battaglia così, perdi sicuro la guerra.

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Un commento su “Krisis, Hybris, Demagogia, Catarsi, Proskýnesis: Grecia interprete tragica di sè stessa. Per il bene d’Europa

  1. […] Molti mesi fa scrivemmo a chiare lettere, capiti da nessuno, che la sconsiderata reazione dell&#8217… in ogni angolo d’Europa, fintamente o veracemente nazionalista. Non fosse altro allo scopo di estorcere sempre nuovi concessioni e variazioni al percorso di necessaria fatica e sofferenza immaginato per aumentare sempre più la coesione fra stati, l’unico a dar qualche speranza di progresso nell’interazione statuale, ai fini di un’integrazione sempre maggiore fra tradizioni e culture in origine assai disomogenee. Per farla breve, il tentativo di far coesistere su base paritaria dimensione germanica, francese, latina, inglese. In primis nell’ambito, sempre dirimente, della gestione della cassa, in sostanza affidata alla Germania (sebbene con banchiere italiano). […]

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