Russia e Cina, strette fra vecchi patti e nuovi pericoli: Traduzione dal “The Economist”

I blocchi contrapposti di cui pochissimo si parla, in specie nella buonista Italia.

Flotte contro flotte. La durezza dello scontro in atto spinge Mosca e Pechino ad un abbraccio assai instabile. Non dimentichiamo Michele Strogoff.

Un traduzione necessaria, dal “The Economist”

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Autentica partita di Risiko. Uno dei riti maggiori di Theleme.

Dalla caduta del muro di Berlino in poi, il binomio USA-UK ha in qualche modo governato il mondo in solitaria. Non sempre le posizioni dei due paesi anglosassoni hanno trovato la quadra, e dietro tale ambivalenza si nascondono fra i più feroci segreti degli ultimi 20 anni. Purtuttavia l’implosione della Russia sovietica, quale grande antagonista globale, ha reso il mondo unipolare.

Come per ogni cosa nell’Universo, però, tale condizione non si è rivelata affatto stabile, anzi è degradata anche più rapidamente di altre condizioni, magari diarchiche, verso un caos sempre più palese.

Secondo ciò che accade in ogni partita di Risiko che si rispetti (gioco da tavolo fondamentale nell’educazione dei ragazzi, come degli adulti, perché consente di vivere in prima persona i nudi meccanismi dell’egemonia, della politica di potenza, delle alleanze e via dicendo), non appena al “tavolo” si è affacciato un chiaro vincitore tutte le potenze, ormai regionali, si sono coalizzate a vari livelli per contenerne lo strapotere economico, tecnologico, militare. Persino le più prossime, all’apparenza.

Agli Stati Uniti e vari vassalli si sono contrapposti, progressivamente, soprattutto 3 giganti asiatici (e loro satelliti). Uniti da un patto ormai ventennale, parzialmente segreto. L’argomento, cruciale, andrebbe assai approfondito. Ma toccherà farlo in altro contesto: quel che occorre ricordare subito è che non il male e il bene si confrontano, ma due o più volontà di potenza… sta a noi ipotizzare quale preferiamo, dal punto di vista pragmatico più che ideologico. Liberi restando, naturalmente, di ipotizzare e lottare per un mondo migliore.

L’esasperazione dei conflitti, in buona parte proposti sull’antica rivalità sunnita – sciita, di cui non a caso ci siamo occupati in dettaglio la settimana scorsa, accelera verso possibili punti di non ritorno. Citerei, per fermarmi all’oggi, l’episodio della nave turca bombardata dal “governo” libico di Tobruk.

Tale esasperazione, di cui le sanzioni alla Russia sono parte non trascurabile, non può far altro che rinsaldare le alleanze interne ai blocchi, per controbilanciare meglio la pressione avversaria. Esempio pratico, alla squadriglia mista russo-cinese di cui leggerete nella traduzione fa da contraltare, guardacaso non troppo lontano, una flotta mista anglo-francese.

E’ tempo, perciò, che si inizi a rilevare le conseguenze, già abbondantemente in atto, di tali dinamiche. Fingere che non vi siano blocchi e non vi sia attrito fra essi crescente ci rende semplicemente incapaci di prevedere il corso degli eventi. E di decidere consapevolmente sia il nostro profilo pubblico che quello privato.

L’Italia, soggiacente alla preponderante diplomazia vaticana, oltreché alla ben nota “fedeltà atlantica” – da cui cerca malamente di affrancarsi, finendo dalla padella nella brace – è nazione priva di coesione e visione sufficiente per compiere le scelte che pure le saranno imposte, con le buone o le cattive (un paragone con la fase pre seconda guerra mondiale non sarebbe poi così errato, stante la notoria incertezza nella scelta degli alleati, rivelata dall’amicizia fra Mussolini e Churchill, dovuta alle aspettative di un ruolo “coloniale” da grande potenza ). E i nostri media, tutto tranne che indipendenti, non fanno altro che assecondare tale condizione, mettendo la testa dentro al sacco.

Per iniziare a sopperire a questa condizione infausta (di cui il nostro premier è cospicua espressione… nonmichele strogoff dimentichiamo che, per quanto bleffi, non sa nemmeno l’inglese), vediamo cosa ci dice “The Economist” del (pencolante) rinsaldarsi dei legami russo cinesi. Inutile dire che la traduzione è mia, mentre la speranza che tali legami siano pencolanti è nettamente anglo-americana. Ma è una speranza ben fondata: al di là di quel che leggerete, infatti, i rapporti storici fra la Russia varega e le popolazioni mongoliche d’Asia (fossero sultanati, kanati o celesti imperi) non sono mai stati troppo a lungo digiuni di spada e scimitarra.

Come dimenticare Michele Strogoff?

Buona lettura

An uneasy friendship – Una difficile amicizia

Le celebrazioni moscovite del 9 maggio, per commemorare la capitolazione della Germania nazista, 70 anni fa, ci dicono molto circa la geopolitica di oggi.

Mentre i leader occidentali sono lontani, in segno di protesta contro l’aggressione russa in Ucraina (la prima annessione di un territorio sovrano in Europa dopo la seconda guerra mondiale), il presidente cinese, Xi Jinping, sarà ospite d’onore del suo amico Vladimir Putin. Le sanzioni occidentali sull’Ucraina, e quello che sembra un raffreddamento a lungo termine delle relazioni con l’America e l’Europa, non hanno lasciato alla Russia altra scelta se non abbracciare la Cina il più strettamente possibile. La prossima settimana, simbolo ulteriore della partnership strategica che cresce tra i due paesi, tre o quattro navi cinesi da guerra e sei russe si incontreranno per condurre esercitazioni dal vivo, con vera artiglieria, nel Mediterraneo orientale. L’esercitazione, che dal 2013 fa seguito a parecchie altre simili nel Pacifico, ha lo scopo di trasmettere un messaggio chiaro all’America e ai suoi alleati. Per la Russia le manovre indicano che ha un potente amico e un forte rapporto militare, con una crescente proiezione geografica. Per la Cina anche un’esercitazione su piccola scala come questa (le sue navi sono provenienti dall’azione anti-pirateria nel Golfo di Aden) racconta una crescente ambizione a livello mondiale, in linea con lo slogan del Premier Xi su un “sogno cinese”, che ricomprende il “sogno di possenti forze armate”.

Al livello più pratico, l’esercizio fornisce una vetrina per la fregata lanciamissili Tipo 054 cinese, che vorrebbe vendere ai russi. Inoltre offre esperienza operativa in una regione instabile, in cui essa ha presenza economica in espansione. Nel 2011 la Cina ha organizzato l’evacuazione di più di 38.000 cinesi dalla Libia, durante la sollevazione di quel paese. Il mese scorso la sua marina ha tirato via diverse centinaia di cittadini dallo Yemen, dilaniato dalla guerra civile. Si pensa siano almeno 40.000 cinesi che lavorano in Algeria e più di 1 milione di tutta l’Africa. Le relazioni tra la Cina e la Russia sono cresciute assai dopo la fine della guerra fredda. Entrambi, per motivi diversi, risentono dell’”egemonia” degli Stati Uniti e condividono il desiderio di un ordine mondiale multipolare. La Russia, una grande potenza in declino, è alla ricerca delle vie per recuperare almeno una parte dello status perduto; mentre la Cina, una potenza in ascesa, soffre le briglie di ciò che vede come tentativi americani di vincolarla. Ambedue membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ed ambedue dotate di governi autocratici, la Russia e la Cina hanno una causa comune nel ‘cecchinare’ l’interventismo liberale occidentale.

I due paesi risolsero tutte le loro dispute di confine di lunga data nel 2008, appena ad un mese dalla guerra in Georgia, voluta dai russi. La Russia vide il trattato come un modo per concentrare maggiormente le sue forze militari in Occidente, quale deterrente contro l’ulteriore espansione della NATO.
Ma ci sono stati occasionali tensioni. La Russia ha giocato un ruolo chiave negli anni ‘90 per aiutare la Cina a modernizzare le sue forze militari. In tal modo è stata in grado di mantenere una piattaforma di industria bellica che sarebbe altrimenti appassito per mancanza di ordini interni. Ma a partire dalla metà dello scorso decennio, infastidite dai furti cinesi di tecnologia militare e dal suo conseguente emergere come rivale nel mercato delle armi, le vendite di armi della Russia ai vicini di casa sono rallentate. La Russia teme anche di diventare poco più di un fornitore di risorse naturali per la macchina industriale della Cina, una condizione umiliante se parliamo di un paese che fino a poco tempo considerava arretrato. Fino a quando la Russia poteva vendere all’Europa tutto il gas necessario per mantenere la propria economia in crescita, gli accordi commerciali con la Cina potevano restare in attesa. Tra questi progetti, due gasdotti dalla Siberia in Cina che, annunciati nel 2006, finivano sempre e per bloccarsi, poiché le due parti litigavano sui prezzi. Tutto ciò oggi è cambiato. La crisi ucraina, come gli stessi media russi raccontano, costringe la Russia a “pivotare” la propria economia verso l’Asia, nel tentativo di ridurre l’impatto delle sanzioni occidentali, trovando mercati alternativi e fonti di capitale. Per la Cina si tratta di un’occasione d’oro, per ottenere maggiore accesso alle risorse naturali della Russia, a prezzi vantaggiosi, nonché garantire l’accesso a contratti per grandi infrastrutture che sarebbero andati ai concorrenti occidentali, al contempo fornendo finanziamenti per i progetti di cui beneficerebbero le imprese cinesi.

In teoria, le incursioni della Russia in Ucraina e il suo sequestro della Crimea violano due più costanti principi di politica estera cinese: la non ingerenza e separatismi di ogni sorta. Ma la Cina si è astenuta dal voto sulle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che condannano la Russia, mentre i media cinesi le hanno dato un forte sostegno. La Cina ha accolto volentieri una nuova guerra fredda in Europa, che può distrarre l’America dal suo dichiarato “riequilibrio” dell’Asia.

Evidenza schiacciante della nuova vicinanza tra la Cina e la Russia è un accordo sul gas da 400 miliardi dollari, siglato nel maggio dello scorso anno, in base al quale la Russia fornirà la Cina con 38 miliardi di metri cubi (bcm) all’anno, a partire dal 2018 per 30 anni. Su insistenza della Cina, il gas verrà da nuovi giacimenti in Siberia orientale e passerà attraverso un oleodotto da costruirsi apposta, per garantire meglio che non sarà deviato altrove. Altre accordi sono seguiti. Il più grande è un accordo preliminare firmato nel mese di novembre per vendere ulteriori 30 miliardi di metri cubi l’anno, attraverso un gasdotto che attraversa la Siberia occidentale. In ogni caso è probabile che la Cina sia stata in grado di fare un ottimo affare.

La debolezza della Russia emerge anche chiaramente nella recente decisione di riprendere le esportazioni di armi high-tech in Cina. Nel mese di aprile ha accettato di vendere un sistema di difesa aerea, S-400, per circa $ 3 miliardi. Ciò contribuirà a dare alla Cina il dominio dell’aria su Taiwan e le isole Senkaku (Diaoyu per i cinesi, disputate col Giappone). Nel mese di novembre la Russia ha detto che era disposta a vendere in Cina la sua ultima serie di aerei da combattimento Sukhoi-35S. Inizialmente si era rifiutata di venderne meno di 48, al fine di compensare le perdite che avrebbe subito a causa dell’inevitabile furto dei disegni. Ora ha accettato di venderne solo 24.

Ma i problemi in arrivo sono distinguibili. Il primo è che entrambi i paesi sono in competizione per l’influenza in Asia centrale, una volta cortile della Russia (Mr Xi sarebbe dovuto passar di lì, prima di arrivare a Mosca). Putin vuole stabilire la sua Unione economica eurasiatica, in parte per contrastare il crescente potere economico della Cina in Asia centrale, mediante quella che dai cinesi viene definita una “cintura economica della Via della Seta”. La Cina sta usando l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), di cui la Russia e le nazioni dell’Asia centrale sono anche membri, allo scopo di aumentare i legami di sicurezza nella regione. Infatti tiene spesso esercitazioni antiterrorismo con i suoi partner SCO. L’altra difficoltà sta nei legami militari ed energetici che la Russia ha con paesi quali l’India e il Vietnam, entrambi i rivali della Cina. Ma il problema più grande di tutti potrebbe essere l’irritazione della Russia per esser costretta in un ruolo sempre più asservito nelle relazioni con la Cina.

Per la Russia, la partnership con la Cina è diventata dolorosamente necessaria. Per la Cina è ottima da avere, ma tutt’altro che essenziale *

*Contrariamente a quanto ritiene l’autore (o gli autori) dell’articolo, abbiamo buone ragioni di credere che il gap tecnologico militare fra Pechino e Mosca sia ancora assai elevato. Quanto quello fra Stati Uniti e Russia. Altrettanto è notorio come le risorse energetiche cinesi indipendenti siano limitate. Il rapporto appare pertanto assai meno sbilanciato.

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2 commenti su “Russia e Cina, strette fra vecchi patti e nuovi pericoli: Traduzione dal “The Economist”

  1. […] USA. E pronta a mendicare l’amicizia della Cina, di recente e non a caso raffreddatasi assai, dopo anni in cui aveva tenuto banco… ma una rondine, in specie di plastica, non fa […]

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  2. […] che si risolvono in parole – ha la necessità urgente di indebolire una crescita cinese che iniziava a farle paura. E’ consapevole che la Cina e L’Iran, durante l’amministrazione Obama, avevano […]

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