Bonus DEF, la propaganda o la sai fare o no: Padoan non sbaglia solo i calcoli…

renzi-padoan-640Povero Renzi, bravo solo a far propaganda e circondato da chi non è buono. La vista lunga di O. Giannino, la ricostruzione de La diceria: Mai dire Povero!

Dobbiamo ammetterlo, Renzi sa fare solo una cosa, la propaganda. Cresciuto fra preti e pretini, che si allenano in ciò da migliaia di anni, riuscendo ininterrottamente a spacciarsi quali unici tramiti con la divinità (e bisogna proprio esser bravi…), abbiamo visto ieri come il Premier poco sappia e nemmeno possa definirsi fortunato o di buona stella.

Purtroppo per lui, nel grande disastro del paese, (dove #labuonascuola significa un crollo al mese – questa volta è toccato ad Ostuni, ci torneremo) il povero Matteo non viene seguito nemmeno in quel campo, di cui è maestro. A farmi riflettere sulla cosa è l’acuto (e nevrile) Oscar Giannino, al quale Thélème, nel bene e nel male, ha sempre prestato orecchio.

Giustamente egli si meraviglia di un articolo odierno della Repubblica: Il BONUS sarà per 7 milioni. E si domanda su twitter

giannino propaganda

Una domanda assolutamente nello spirito de La diceria. La copertura è certo in deficit, cioè la si fa con denaro che  non avanza (anzi, avremmo bisogno di decine di miliardi per evitare l’innalzamento ennesimo dell’IVA, di altri per pagare i fornitori della PA, di altri per “salvare” ILVA, AST TERNI e tante altre ditte decotte…), denaro che dobbiamo prendere a prestito. Quindi non si tratta di aver trovato nulla, zero “tesoretti”. Bensì di ingraziarsi l’elettorato, se si vuol esser cortesi; di aumentare il dinamismo economico se si vuol esser servili. O di far assistenzialismo finalizzato al voto di scambio, se si vuole andar giù duri (memori della imponente tradizione cattocomunista di cui Renzi è erede).

Pertanto, argomenta con efficacia Giannino, perché non ottenere un effetto propagandistico maggiore, parlando del triplo di beneficiari?? In perfetto stile renziano, basti ricordarsi delle imponenti assunzioni nella scuola. L’importante è dirlo, non farlo… ci sarà sempre tempo per inventare, goebbelsianamente, altro. E distrarre l’audience.

Azzardiamo una risposta ed una ricostruzione 🙂

A tale fine necessita ricordare come il ministro del tesoro Padoan (l’uomo della crescita 2014 a + 0,8%, che però dopo due mesi risulterà essere a -0,4%, apprendista stregone del più scafato Renzi) si sia lasciato andare ad una precisazione che ha finito per legare le mani proprio alla stessa propaganda cattocomunista cui voleva fare un gran favore. Vediamo perché.

Non dimentichiamo che i cronisti, sebbene facenti parte della macchina della propaganda, hanno bisogno di parole per riempire di speranza gli spazi vuoti fra le pubblicità. Di una certa quantità e tipologia di parole, tale da rendere efficace la propaganda stessa, che altrimenti non sortisce il suo effetto sedativo confortante. Nella presentazione del Bonus Def, inizialmente indicato come tesoretto dai media presi in contropiede (presto rimbrottati dal premier), Renzi aveva del tutto omesso la destinazione di tale somma miliardaria. E come si può fargliene colpa? Già era stato il solito drago ad  inventarlo in extremis, riuscendo ad evitare di parlare dei duri tagli che saranno tasse, oppure direttamente delle tasse che servono per evitare altre tasse, ad esempio l’aumento IVA. Sapere anche a chi destinarlo, questo teorico Bonus, sarebbe stato chiedergli troppo…

La mezza dritta data dal Premier a Padoan sulla questione doveva esser questa: “Se ti cercano, al limite dì qualcosa di vago, fai capire che è per chi ne ha bisogno, sai, la redistribuzione, la spesa… cose così… poi si pensa! intanto usciamo da questo guaio, vacca boia…”. Lui del resto aveva chiuso in grande stile, alla presentazione del DEF:

Non è il DEF la sede in cui decidere come spendere il miliardo e seicento, lo verificheremo nelle prossime settimane.

Purtroppo ai giornalisti mancava proprio quella parte, a chi và?, per dare un minimo, un pizzico di corpo alla notizia. Per poter fare il loro stesso lavoro di pennivendoli di regime. Non potendosi accanire su Renzi, nel frattempo volatilizzatosi, nelle ore seguenti hanno tutti chiesto qualche ragguaglio al ministro Padoan, titolare del dicastero giusto. Apriti cielo!!!

E già… finché si parlava di “reddito basso“, termine ambiguo e neutro, il discorso era ancora ok. Ma il povero ministro, di fronte all’incalzare delle domande e a far maggior chiarezza, ha commesso il peccato capitale. Quello che ai corsi di PNL per vendere i tappeti ti insegnano ad evitare a tutti i costi.

Padoan ha usato sbrigativamente termini dal forte connotato negativo. Sia per chi da il bonus, sia per chi lo riceve, sia per chi ne deve parlare: “Il povero”,  “la povertà”. La frittata era fatta, finita in titoloni.

Dal Secolo XIX

Dal Secolo XIX

Tornando all’osservazione acuta di Oscar Giannino, credo si sia capita ormai l’idea de La Diceria: dopo queste dichiarazioni, ormai il numero di beneficiari del bonus coincide col numero dei poveri nel paese. Se vuoi ottenere un effetto propagandistico su larghissima scala, implicitamente ti dichiari nazione con milioni e milioni di miserabili. Se invece contieni il numero dei poveri, perdi la scala larga. Quindi il fantomatico effetto economico desiderato, a sedicente fondamento del bonus.. così come l’interesse dei futuri beneficiari e votanti.

Un cul de sac insuperabile. Per noi segno tangibile della lenta, ma inesorabile, agonia del renzismo: non dimentichiamo che per fare assistenzialismo democristiano, come la bella vita, servono tanti soldi. Non solo tante cambiali.

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