Carceri, tortura, Governo, clientele, DEF: quell’eterno “Modulo H” che ci manda a fondo

Ennio Flaiano

Ennio Flaiano

Presentano al direttore generale il progetto per lo snellimento della burocrazia. Ringrazia vivamente. Deplora però l’assenza del modulo H. Conclude che passerà il progetto, per un sollecito esame, all’ufficio competente, che sta creando“, E. Flaiano

Mentre la nazione attende, estenuata, qualche benedetto dettaglio del documento di programmazione economica (DEF) – e invece la si costringe a sperare nell’ennesima elemosina di un tesoretto oppure a bestemmiare la palese falsità, condita di triti trucchi mediatici, di chi la governa – la diceria odierna è dedicata ad un altro provvedimento ministeriale prossimo venturo.

Che riguarda le carceri e passa e passerà assai sotto silenzio, secondo la peggiore tradizione italiana.

Sappiamo che questo paese è stato più e più volte condannato per il trattamento invero inumano riservato ai detenuti (ad esempio, vedi carcere italia-4foto). Come del resto per l’intera macchina processuale penale e civile, notoriamente inefficiente, illiberale, fallace. Non a caso agli ultimi posti nel mondo. Chi volesse addentrarsi sul serio sui come e sui perché la casta dei legulei imponga al paese un tal prezzo di mediocrità e infine sangue, può leggere QUI. Con buona pace del senescente Presidente Mattarella, del presidente dell’associazione magistrati e di chiunque si indigni al pensiero che il discredito colpisca sempre più la funzione giudiziaria.

Le condanne europee sono state sempre più pesanti, stante la non ottemperazione italiana alle norme ed alle sentenze. Ad oggi è possibile per molti detenuti far cause (vincenti) contro lo Stato e il DAP, ottenendo cospicui risarcimenti. Da pagarsi poi con i soldi di tutti, ovvero le famose tasse che non dovrebbero aumentare col nuovo DEF ma, per la crudeltà insita nell’algebra, aumenteranno certamente.

Il numero di tali procedimenti in corso è ancora assai ridotto, anche per scarso stimolo dell’avvocatura italiana, timorosa certo di crear problemi seri al suo principale datore di lavoro, lo Stato… nondimeno molto si è già mosso ed ancor più si muoverà. La migliore disamina giuridica sulle nuove norme e la loro concreta azionabilità la troviamo sull’ottimo sito PENALE CONTEMPORANEO . Ma torniamo ai provvedimenti del Governo, in materia. E quindi al grande Flaiano.

Citazione letterale da Business online:

Tutto pronto per l’entrata in vigore del garante dei detenuti, la nuova struttura prevista dal decreto svuota carceri dello scorso anno. Si tratta di un istituto che vigilerà sulle condizioni di reclusione dei detenuti per prevenire eventuali violazioni di diritti fondamentali, che hanno portato il nostro Paese ad essere condannata da Bruxelles. Vi saranno impiegate venticinque persone, che saranno prelevate dagli organici del ministero della Giustizia, che subirà modifiche interne tra uffici, aree e personale nei prossimi mesi. Il Garante avrà sede proprio nei locali che ospitano il ministero della Giustizia in via Arenula ed entrerà in vigore ufficialmente mercoledì 15 aprile.

Non è straordinario? Invece di indicare dettagliatamente le risorse ed il loro utilizzo, magari affidato alle già esistenti e straesistenti “autorità” (dai magistrati di sorveglianza ai cappellani) per intervenire sul problema (chiedendone conto mediante ispettori, anch’essi già esistenti), si creano ulteriori strutture burocratiche (con relativi extracosti e lunghezze di rodaggio), dai profili sfumati e dalle indistinte competenze. Nuove clientele politiche di nomina governativa, nascoste dietro esigenze d’umanità e modernità, sovente buone solo a sistemare trombati che, in primis, deploreranno certamente l’assenza del Modulo H.

Per comprendere appieno l’inopportunità, la meschinità, che tale approccio sottende è necessario però aver più chiara la dimensione del problema carceri, in tutta la sua sconcertante gravità. Non dimentichiamo infatti che mentre è possibile a tutti noi fare un salto in ospedale o all’ufficio collocamento, anche solo per trovare un amico o ritirare un documento, pertanto potendo avere di essi una visione reale e non mediata, ciò è impossibile, per ovvie ragioni, nelle carceri.

Solo i parlamentari dispongono infatti, tra le loro prerogative (mutuate dal passato), della facoltà di visita senza autorizzazione. Facoltà a dire il vero esercitata quasi esclusivamente (e con notoria continuità) dagli onorevoli del Partito Radicale, da sempre in prima linea sulla questione.

Allo scopo di superare questo oggettivo limite nella percezione e comprensione del disastro carcerario, che molto spesso integra perfettamente la definizione di tortura (proprio in questi giorni divenuta, a tutti gli effetti e di per sé, reato, grazie all’ennesima censura europea di spregevoli comportamenti italiani, segnatamente il caso della Caserma Diaz al G8), non vedo di meglio se non proporvi una serie di videoinchieste straordinarie del Corriere della Sera online, con cui l’ottimo Antonio Crispino, vecchio e coraggioso amico di Theleme, vinse 3 anni fa il “premio Siani”.

L’argomento e le riprese sono certamente “forti”, ma devo insistere perché se ne prenda visione ed atto. Non credo, infatti, sarà mai realizzato più nulla di simile, di così approfondito, ben documentato e completo, in futuro. Una vera falla nell’occhiuto controllo dell’informazione italiana, che La diceria come sempre sottolinea e divulga.

Se andate di fretta o non ve la sentite di vedere tutto, indispensabili la prima e la quinta puntata.
Elenco:
  • Prima puntata: presentazione delle inchieste, alcuni dati generali, vita quotidiana a Messina 
  • Seconda puntata: visita a Canton Mombello, il carcere più affollato d’Italia
  • Terza puntata: la condizione delle madri detenute e dei loro bambini
  • Quarta puntata: casa di detenzione per il recupero di giovani Rom, nel deserto della Lunigiana
  • Quinta puntata: la violenza nelle carceri, tutti contro tutti. Le responsabilità degli agenti: il tragico caso di Asti – qui si accenna all’assenza, all’epoca, della previsione del reato di tortura.

Per quanto questa nazione “di pancia” si rifiuti di accettarlo, sia nei suoi vertici che nella cittadinanza, un’amnistia realizzata con intelligenza sarebbe certamente il primo mattone per ricostruire dimensioni carcerarie efficienti e non sadiche, fatte solo di tortura, scuola di malavita, tossicodipendenza, devianza, uso strumentale del pentitismo. E tardivi risarcimenti a nostro carico.

Che insomma sia finalmente sia degna di un paese civile, non di quello del “modulo H”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...