Dopo Libia e Siria, l’ONU è un relitto del passato. E solo l’Italia ci si aggrappa ancora.

Gli antefatti della guerra mondiale in corso…

In Siria l’ONU paga il disastro libico. La Francia ha fatto (troppo) da sola.

I blocchi ai ferri corti. Dopo anni le prime conferme sui media ufficiali.

La Siria è una nazione di grande rilevanza nella storia del mondo. I primi Vangeli furono scritti tra Aleppo e Antiochia, l’Ismaelismo (e per favore, non crediate che sia storia ammuffita… il nonno dell’attuale Aga Khan ismaelita fu uno degli ideatori della Società delle nazioni, progenitrice dell’ONU, nonchè presidente dell’assemblea generale) ebbe là una delle sue culle più rilevanti, l’impero Ottomano trasse da quei territori una parte importante dei suoi alti funzionari… nazione cristiana, sunnita, ismaelita, sciita, drusa, maronita, esoterica, nazista, alawita.

Il porto di Tartus nella mappa siriana

E poi finanziatrice di Hezbollah, sorellastra del baathismo iracheno, depositaria di parte del’arsenale chimico di Saddam, che li fu spostato. Amica della Russia, che ha sempre riaffermato l’intenzione di mantenere la propria base nell’alawita Tartus, anche nell’eventualità di una guerra occidentale contro l’Iran. E storica alleata dei Francesi, sobillatrice anti-saudita… chi più ne ha più ne metta, non è facile intervenire in Siria. Persino adesso sono appena sufficienti gli sforzi congiunti turchi, sauditi, qatarioti, americani. Tanto da darsi la stura alla costruzione in provetta dell’arcinoto ISIS. Ma toccherà riparlarne in futuro.

Molto meno agevole che metter mano al pur ingestibile Afghanistan (e relativo Pashtunistan) od alla desertica e riottosa Libia, che troppo si fidava della pochezza italica per contenere gli appetiti generati dalle sue risorse energetiche e dai ricchi appalti, permessi dai proventi petroliferi (Quel che invece manca in Siria ed è l’altra grande concausa del non intervento). Troppi interessi, troppi legami, troppo difficile controllare la Siria: dai tempi dei crociati, che non a caso lì costruirono il “Crac des Chevaliers”. … Ma tutti questi non sono i soli motivi nè i più rilevanti, a mio giudizio, per cui l’intervento internazionale, aereo o peggio se di terra, non è sinora avvenuto sotto egida dell’ONU e non avverrà nemmeno in futuro.
Crac des chevaliers, dell’ordine gerosolimitano

Si badi bene, a parità di condizioni umanitarie con le note vicende libiche, distanti pochi mesi, che invece videro il massiccio intervento NATO-ONU che ricordiamo… e non a caso insisto su questo paese, di recente “liberato” (da sè medesimo):  ho ragione di ritenere che proprio gli accadimenti che fecero seguito alla risoluzione 1973, riguardante la Libia e la protezione dei suoi civili, siano la chiave per poter affermare che l’Organizzazione delle Nazioni Unite ben difficilmente troverà più al suo interno l’accordo indispensabile, fatto di rinunce, compromessi e bilanciamento di interessi contrapposti, giochi e doppiogiochi, che ha consentito in passato una serie di interventi “armati”. Sia pure per motivi umanitari o di stabilità d’area.
A mio giudizio, il caso siriano è il primo di una serie di accadimenti che dimostreranno la concretezza di questa inquietante previsione.

Sorvolando sull’incompetenza dei nostri allora ministri alla difesa ed esteri, i pessimi Larussa e Frattini, i quali seppero dare il peggio al tempo del pericolo, sfiorando ed a volte immergendosi nel ridicolo; bypassando la presunzione e l’elusività del Cavaliere, nonchè la megalomania sanguinaria del colonnello, tipica dei vertici politici di qualsiasi nazione islamica, concentriamoci sulla situazione determinatasi nel paese nordafricano, sia prima che soprattutto dopo la risoluzione ONU 1973. Qui la cronistoria degli eventi, per chi volesse rinfrescarsi la memoria dei fatti. La risoluzione ONU, infatti, la trovate qui, testo inglese: riassunta, invece, su wikipedia ed in Italiano:

Dieci membri del Consiglio di sicurezza hanno votato a favore (Bosnia ed Erzegovina, Colombia, Gabon, Libano, Nigeria, Portogallo, Sudafrica e dei membri permanenti Francia, Regno Unito e Stati Uniti), mentre cinque paesi (Brasile, Germania, India e dei membri permanenti Cina e Russia) si sono astenuti dal voto; nessun membro ha espresso parere contrario e Russia e Cina, pur potendo porre il veto, non hanno esercitato questa misura.

La risoluzione chiede “un immediato cessate il fuoco” e autorizza la comunità internazionale ad istituire una no-fly zone in Libia e a utilizzare tutti i mezzi necessari per proteggere i civili ed imporre un cessate il fuoco.

Il testo integrale inglese è molto più dettagliato, ovviamente, ma ne riporto solo la parte che mi interessa maggiormente, al punto 4:

“Authorizes Member States that have notified the Secretary-General, acting nationally or through regional organizations or arrangements, and acting in cooperation with the Secretary-General, to take all necessary measures, notwithstanding paragraph 9 of resolution 1970 (2011), to protect civilians and civilian populated areas under threat of attack in the Libyan Arab Jamahiriya, including Benghazi, while excluding a foreign occupation force of any form on any part of Libyan territory, and requests the Member States concerned to inform the Secretary-General immediately of the measures they take pursuant to the authorization conferred by this paragraph which shall be immediately reported to the Security Council”

Onu, 1973

Cina e Russia non apposero il veto perchè si attendevano una scrupolosa attuazione della risoluzione, che concede si ad ogni stato di buona volontà “di assumere tutte le misure necessarie per proteggere i civili e le zone abitate sotto la minaccia di attacco all’interno della Libia Jamahiriya etc.etc.”, ma appunto solo a questi fini. E senza giungere ad alcuna occupazione straniera, di quasiasi forma ed in qualsiasi zona.
Russia in primis, poi Germania, infine Cina, avevano distinti interessi, eppur coincidenti, a che Gheddafi, o quantomeno il clan con cui esse avevano trattato per decenni (e noi italiani in testa…), non fosse escluso troppo celermente e radicalmente dal potere.
Interessi leciti tanto quanto quelli concorrenti di Francia, Inghilterra, Stati Uniti, se vogliamo ragionare di quella politica internazionale che resta pur sempre il regno della forza, più che del diritto.
L’ONU funziona per compromessi incidenti su quegli interessi contrapposti. Mediante patti a volte alti, più spesso bassi… ma comunque incorporanti la parvenza della legalità internazionale, persino processuale: una grande valvola di sfogo a cui tutti i grandi player sacrificano qualcosa dei loro obiettivi, pur di evitare che le tensioni e gli attriti giungano ad esiti catastrofici ed imprevedibili.
Il clan Gheddafi fu bombardato a tappeto, messo in rotta, braccato sino all’uccisione del leader carismatico. Di cui abbiamo immagini indimenticabili ed efferate: eppure non vi era già da un mese la minima necessità di proteggere i civili, nessuno forzava più la no flights zone, l’esercito regolare ed irregolare del colonnello era in rotta inarrestabile, lo stesso Gheddafi fu ucciso a sangue freddo… Eppure i bombardamenti occidentali, senza cui i cosiddetti “ribelli” non avrebbero mosso un passo verso Tripoli, non smisero mai. Così come mai mancò la presenza di servizi segreti e reparti speciali francesi, inglesi ed americani a fianco della guerriglia “spontanea”, dal primo giorno all’ultimo: “uomini con occhiali da sole e fuoristrada, inglesi, francesi, dell’est europa, che coordinavano, spiegavano…” e via dicendo… sul suolo libico.
Bene, lo stesso accade ora in Siria, mutatis mutandis.
Ma gli interessi contrapposti non trovano più la via pattizia presso l’ONU, perchè la violazione degli accordi è stata patente. I tempi di un confronto con l’Iran potrebbero non essere così lontani. Come immaginano i russi di Tartus, ad esempio.
L’Iran è anche una catena di alleanze, alcune delle quali siedono come membri permanenti all’ONU.
L’aver incrinato gravemente la valvola di sfogo che le Nazioni Unite avevano pur sempre rappresentato potrebbe pesare per molto, molto tempo sulle coscienze dei responsabili e sul futuro del mondo.
Questa amara conclusione sta trovando sempre più conferme, dalla tregua fittizia in Ucraina alla recentissima svolta militare in Yemen… ma facciamo nuovamente un passo indietro, per inquadrare una volta di più le dinamiche sottostanti e le scelte, sottaciute dai media di massa, che rendono l’oggi così come è.

Riassumendo, la tesi summenzionata era che il leader libico, scalzato dall’uso massiccio di armi e truppe europee (soprattutto francesi ed anche britanniche), chiamate ad occuparsi delle vicende militari più rilevanti ed ad inquadrare la massa informe dei rivoluzionari locali, fosse stato oggetto di una caccia all’uomo ben lontana dal mandato ONU, che autorizzava l’uso della forza per proteggere i civili ma non per sovvertire un regime o ucciderne il leader.

E che tutto ciò avesse fatto alquanto incrudelire i già tesi rapporti fra i due grandi schieramenti che attualmente si vorrebbero contendere il mondo. Alla fine l’Italia rimaneva privata di uno dei suoi asset più importanti, sottratto in precedenza all’influenza francese anche grazie alla Germania, secondo partner energetico del paese africano.
Il trentennale rapporto con la Russia ne rimaneva altrettanto vulnerato ed anche le più recenti trame cinesi e sudamericane.
Insomma l’esito finale della guerra libica accontentava una parte e pesantemente scontentava l’altra.
Per questo motivo avevo ipotizzato e detto a chiare lettere che molto probabilmente non vi sarebbe mai stata più alcun’altra risoluzione ONU condivisa, da allora in poi.
I fatti mi hanno dato ahimè ampia ragione, così come altra ne troverete qui.
Direttamente ed indirettamente.
Direttamente perché Lorenzo Cremonesi, guarda caso un giornalista italiano, riesce a far dire ad un Mohammad Jibril ben lieto di dirlo che Gheddafi fu addirittura venduto ai servizi segreti di Parigi da Assad, dittatore siriano, al fine di ingraziarsi ulteriormente i suoi vecchi amici francesi e di ottenere appoggio nella sua battaglia antistorica a difesa dello status quo. Magari anche in Consiglio di sicurezza dell’ONU.
Oppure, che so, con forniture d’armi ad hoc. Ma al momento di ciò non ho contezza.
Ma come mai quest’ansia bruciante di tagliare lo capo a tondo al fondatore della Jamahiriya ?
Perché il mitico colonnello, messo all’angolo, aveva minacciato di tirar fuori i tipici documenti segreti ed i saperi occulti della politica internazionale, che di volta in volta l’avevano visto a fianco dei principali potentati mondiali ed assai al Sarkozy, all’epoca all’Eliseo. Con tanto di finanziamenti milionari e occulti.
La regola del “far fuori il tiranno sconfitto” è stata smentita pochissime volte nella storia, più che per ansia di vendetta e di giustizia proprio per turare la bocca a chi poco prima si invitava a cena… e le poche occasioni in cui ciò non accadde, per resipiscenza democratica e civile, tutti se ne pentirono (amici e nemici) e 9 volte su 10 furono costretti poi a sopprimere ugualmente, ma in modo più complesso, difficoltoso e surrettizio. Vedasi il famoso caso Milosevic. Avranno deciso di nuovo che non ne vale la pena. Prima è, meglio è.
Il rais con tutti quanti i suoi carnefici

Credo immaginerete da soli, in un contesto del genere, che effetto fece alle cancellerie del mondo la nobile, umana, legittima, razionale, democratica, illuministica proposta preventiva di Marco Pannella di concedere esilio e salvacondotto a Saddam, in cambio di una svolta pacifica, per quanto possibile, nel paese mediorientale. Anzi, secondo il leader radicale, questa è una delle cause principali dell’ “assassinio del Rais” (così lo definisce e siamo d’accordo e pare appunto ormai ve ne siano anche le prove). Eccovi qui le sue parole:

Senza l’aiuto di Gheddafi non sarebbe stato possibile realizzare quello che forse è il maggiore crimine dell’ultimo ventennio nel mondo; parlo della guerra in Iraq che ha deposto Saddam; e credo che senza di lui difficilmente potremo conoscere anche i dettagli luridi e lerci di quella pagina.  E’ ormai assodato che Saddam avrebbe accettato la proposta dell’esilio volontario. Aveva solo chiesto che la proposta non gli fosse fatta dagli Stati Uniti, ma dalla Lega Araba. I rappresentanti dei paesi arabi si erano riuniti a Sharm el Sheik, in Egitto, la proposta stava per essere formalizzata, quando Gheddafi scientificamente, ha provocato incidenti, ha cominciato a offendere pesantemente il re dell’Arabia Saudita, ha fatto insomma saltare tutto. La proposta dell’esilio è sfumata, George W. Bush e Tony Blair hanno scatenato la guerra….
Dico che Bush e Blair il 19 marzo 2003 hanno fatto scoppiare la guerra per evitare che scoppiasse, con il possibilissimo e probabile esilio volontario di Saddam, e che con la pace, si affermasse in quel paese anche la democrazia e la libertà. Per questo ritengo che Bush e Blair siano infinitamente più infami di Gheddafi.
E’ una morte, forse un delitto, che mi colpisce molto: avremmo avuto bisogno ancora una volta, come già per Saddam, come per tutti i Caino della terra, della sua vita e non della sua morte.

E fin qui abbiamo direttamente ricevuto conferma, come dicevamo, di quanto affermato mesi addietro.

L’informazione indiretta è che l’importante intervista del giornalista Cremonesi, per conto del Corriere della sera, proviene appunto da una testata italiana.

Ora, italiani e francesi, con diverse prospettive e potenzialità (tutte a favore dei cugini d’oltralpe) si contendono una posizione non troppo dissimile nello scenario mondiale.
Ma la Francia, in genere poco filoamericana, anzi, riserva a sé una ben maggiore libertà di muoversi nello scacchiere internazionale: in sostanza, conserva una specifica e  spregiudicata politica estera nonchè la capacità di perseguirla, diplomaticamente o anche no, come l’intervista al leader libico dimostra.
L’Italia, attaccata sempre a carrozzoni che possono essere di volta in volta inglesi, americani, russi, cinesi, tedeschi, francesi e via dicendo, prova a far lo stesso ma sempre con scarsi mezzi e capacità. Peraltro soffocata dalla superiorità diplomatica vaticana, che ci considera il cortile di casa sua. Le fulminanti dichiarazioni dei nostri ministri degli esteri, da Frattini a Terzi, ci dicono tutto a riguardo.
Ciò non vuol dire che non conserviamo però astio per lo “scippo” libico o che non ci ripromettiamo di strappare ancora qualcosina su quello scenario, non fosse altro che per far sopravvivere enormi carrozzoni di Stato quali l’Impregilo, specializzata in appalti mediati da mafie, politica corrotta e stati dispostici e sanguinari.
N.B. Solo per occhi profani!!!
Ma soprattutto vuol dire che, a differenza della Francia del Charlie Hebdo (il quale ha pagato a caro prezzo la svolta nazionale), rimaniamo ben incardinati nell’asse antiamericano, la quale scelta tanti dolori sta causando, a mio giudizio, alla nostra debolissima ed assistita economia.
Ma questo è altro discorso e sarebbe impossibile affrontarlo qui.

In uno scenario internazionale così fluido, l’intervista di Cremonesi andava già vista quale

  • smarcamento dalle posizioni francesi
  • rivendicazione della presenza economica italiana nel paese africano
  • rassicurazione all’asse antiamericano di una posizione immutata, nonostante gli incontri amichevoli del presidente Monti negli Stati Uniti, che avrebbero potuto far storcere il naso a tanti nostri amichetti asiatici e sudamericani. A questo proposito potrei citare, per deduzione, lo strano caso dei giornalisti italiani, a Cuba per fare sensazionalismo sul sangue, finiti quasi sotto sequestro.
La capacità di prevedere gli eventi della politica internazionale sta molto, a mio giudizio, nel concepirla sporca, brutta, cattiva. E guidata, spesso esclusivamente, dalla volontà di potenza degli Stati e dei loro plessi economici, militari e paramilitari.
Really wish it was not like that. But it seems it is. *
* Riproposizione rivisitata di un pezzo scritto per CorporeusCorpora nel 2012. Da notare che solo il 12.5.2015 si inizia a parlare apertamente, sui media ufficiali, del problema ONU con la Russia, tradita su Gheddafi dalla Francia. Da un ottimo, serio articolo di G.Micalessin su Il Giornale :
gheddafi
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8 commenti su “Dopo Libia e Siria, l’ONU è un relitto del passato. E solo l’Italia ci si aggrappa ancora.

  1. […] le farneticazioni su un futuro seggio in Consiglio ONU (guardacaso quando non conta più nulla, come potete legger qui e confermare con la cronaca libica e siriana), dovesse mai trovarsi una quadra (davvero […]

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  2. […] tutta italiana del continuo riferirsi ad un ONU che, nella sua attuale conformazione, come altrove si è detto approfonditamente, pare purtroppo aver del tutto esaurito la sua funzione s… E al contempo racconta quanto sia importante possedere forze armate efficienti e capaci di […]

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  3. […] 2011, poco prima del disastro libico – cui abbiamo dedicato ampio spazio in passato – il ministro degli esteri Frattini esterna […]

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  4. […] in grado di incidere per compromessi sulla scena mondiale (chi volesse approfondire sul serio, legga QUI). Ma pur di proseguire un’impossibile politica di influenza autonoma – senza averne i […]

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  5. […] in grado di incidere per compromessi sulla scena mondiale (chi volesse approfondire sul serio, legga QUI). Ma pur di proseguire un’impossibile politica di influenza autonoma – senza averne i mezzi […]

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  6. […] di un attacco chimico, per via aerea, compiuto in Siria – fonte millennaria di grandi guai, fra cui il decesso dell’ONU – dalla forze governative di Assad, alleato tradizionale di Russia e Iran (e Francia). Le […]

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  7. […] penosi tentativi. Il discorso è molto lungo e complesso, ci porterebbe anche in Sud America e attraversa le guerre di Iraq, Libia e Siria. in cui Francia e Stati Uniti hanno truffato ed umilato Cina e Russia (recuperando poi con la seconda, ma mai con la prima). Non distinto da esso […]

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